Su 29 euro che paghi la tua t-shirt, al lavoratore del Bangladesh restano solo 18 centesimi!

 

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Su 29 euro che paghi la tua t-shirt, al lavoratore del Bangladesh restano solo 18 centesimi!

Il costo di produzione di una t-shirt

Nel mondo vengono prodotte più di 2 miliardi t-shirt ogni anno. Ti sei mai chiesto quanto costa produrre una t-shirt? Il prezzo di un indumento base come la t-shirt può essere utile per capire l’incongruenza tra il prezzo all’ingrosso e quello al dettaglio.

Qual è il vero costo di una t-shirt?

Su 29 euro di costo, prezzo medio, cosa resta al lavoratore? Bene, solo 0,18 centesimi (0,6%). Il costo maggiore, 17 euro (59%), viene assorbito dalla distribuzione.

I lavoratori delle fabbriche del Bangladesh che producono queste magliette, vengono sfruttati con una paga da miseria, 30-40 euro al mese, uno dei salari più bassi al mondo, circa un quarto di quello cinese. Assurdo vero?

Spiega Deborah Lucchetti, portavoce della Campagna Abiti Puliti: “I marchi occidentali, committenti delle fabbriche tessili bengalesi, sono corresponsabili delle condizioni di sfruttamento in cui versano i dipendenti. Gli operai, la maggior parte bambini di età compresa tra i 5 e i 14 anni, lavorano 12-14 ore al giorno, fanno straordinari obbligatori e salari bassissimi. Uno stipendio dignitoso equivale a 337 euro, mentre il salario minimo si ferma a 40 euro. E gli ambienti sono pericolosi. Chi va a lavorare in una fabbrica tessile, rischia di non tornare a casa”.

Moda sostenibile, ecosostenibile e etica

Ogni volta che ci troviamo difronte alla tentazione di acquistare una t-shirt a 29€ dobbiamo fermarci e riflettere sul suo vero costo, ambientale e umano. L’indifferenza non è più ammessa. Il futuro della moda è etico e sostenibile!

 

fonte: http://www.mondoallarovescia.com/il-costo-di-produzione-di-una-t-shirt/

Una nuova rivoluzione colpirà i televisori italiani, ecco la guida per orientarsi

 

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Una nuova rivoluzione colpirà i televisori italiani, ecco la guida per orientarsi

Nella Manovra si dettaglia il pasaggio al nuovo digitale terrestre, che si completerà entro il 2022. Ecco una guida per orientarsi: servirà un nuovo decoder per i televisori acquistati prima del 2017

Dal 2020 al 2022 i televisori italiani vivranno una nuova rivoluzione, come quella che ci ha portato all’attuale digitale terrestre. Nelle pieghe della Manovra approdata al Senato c’è un articolo che dettaglia il calendario di questa transazione, già da tempo nell’aria in base alle normative europee. Entrerà in vigore infatti un digitale terrestre più evoluto e la conseguenza è che le tv non compatibili non riusciranno più a sintonizzarsi ai canali. Gli utenti dovranno cambiarle o dotarsi di un decoder.
Ecco una guida per orientarsi.

Che succederà dal 2020 al 2022
A fronte delle disposizioni contenute nella Legge di Bilancio 2018, i canali tv passeranno al nuovo digitale terrestre, il Dvb-T2, ossia smetteranno di funzionare sui televisori che non montano gli ultimi standard tecnologici. Il passaggio sarà graduale, regione per regione ed emittente per emittente. Comincerà nel 2018 e sarà completato nel 2022.

Che dovranno fare gli utenti
Chi non ha un televisore compatibile dovrà cambiarlo o comprare un decoder. Il Governo prevede 100 milioni di incentivi che potrebbero coprire in tutto o in parte l’acquisto di decoder (dal costo minimo di 25 euro). In certi casi sarà anche necessario intervenire sull’antenna condominiale per consentire una corretta sincronizzazione dei canali.

Perché questa nuova rivoluzione della tv?
L’Italia, come già altri Paesi europei, deve togliere alcune frequenze (a 700 MHz) dalle televisioni per consentire il debutto delle reti mobili a banda ultra larga 5G. Il nuovo standard Dvb-t2 serve a questo scopo perché consente alle emittenti di trasmettere gli stessi canali, anche in qualità maggiore, su una minore quantità di frequenze rispetto ad ora.

Esattamente quanti e chi saranno colpito dalla rivoluzione delle tv?
Non lo sappiamo con esattezza, come spiegano a Repubblica dalla Fondazione Ugo Bordoni (il braccio tecnico del ministero dello Sviluppo economico e che anche in passato ha monitorato il passaggio al digitale terrestre). Per prima cosa bisognerà aspettare ulteriori disposizioni per capire quali saranno le regioni che per prime subiranno il passaggio. Poi, “ciascuna emittente dovrà decidere se usare il normale Dvb-T2 (standard Mpeg 4) o anche il codec Hevc – dicono dalla Fondazione -. Nel primo caso, già il 60 per cento circa dei televisori è compatibile. Nel secondo, è circa il 5 per cento”. Il codec Hevc, che dà ulteriori vantaggi alle trasmissioni tv (verso la ultra alta definizione 4K), è supportato solo dalle tv in vendita dal 2017. Di conseguenza, è possibile prevedere che gli incentivi riusciranno a coprire l’acquisto di tutti decoder solo se le emittenti nell’immediato rinunceranno all’Hevc. Altrimenti, alcuni utenti saranno costretti a provvedere di tasca propria. Al momento, l’orientamento è favorire con gli incentivi le categorie esentate dal canone tv.

Quali svantaggi avranno gli utenti, in definitiva?
Quelli che hanno un televisore compatibile (sicuramente è il caso dei modelli acquistati nel 2017) o che intendevano comunque cambiarlo nei prossimi due-tre anni, nessuno svantaggio. Solo il vantaggio di una maggiore qualità video. Per tutti gli altri ci sono alcuni svantaggi. Eccoli. Anche se gli incentivi dovessero coprire l’acquisto di tutti i decoder, ci sarà comunque la scomodità di doversi procurare un decoder e di installarlo (cosa difficile soprattutto per molti anziani). Si sarà costretti a risintonizzare i canali e, in certi casi, far venire un tecnico per mettere mano all’antenna condominiale. In ogni caso, si subirà il disagio di un nuovo scatolotto che occupa spazio, ingombra con i cavi, e costringe all’uso di un doppio telecomando.

Da: Repubblica – http://www.repubblica.it/economia/2017/10/31/news/una_nuova_rivoluzione_colpira_i_televisori_italiani_ecco_la_guida_per_orientarsi-179881283/

I blue jeans? Non sarebbero mai esistiti senza la canapa italiana!

 

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I blue jeans? Non sarebbero mai esistiti senza la canapa italiana!

 

La canapa italiana all’origine dei blue jeans

 

All’origine dei blue jeans c’è anche la canapa italiana. E’ uno dei prodotti d’abbigliamento più diffusi a livello globale che spesso viene accostato a cow boy, cercatori d’oro e minatori del far west che li utilizzavano per cavalcare. Ma quello dei jeans è un racconto che affonda le radici in un passato di cui abbiamo testimonianza ancora oggi; i visitatori che si recano al Museo diocesano del capoluogo ligure, infatti, si possono vedere paramenti sacri su tele blu in fibra di linotinte con l’indaco risalenti al 1500. Secondo diversi studiosi, Giuseppe Garibaldi fu il primo “personaggio famoso” ad aver indossato un paio di jeans e quegli stessi pantaloni usati per lo sbarco a Marsala sono conservati al Museo del Risorgimento a Roma.

L’origine del tessuto è il fustagno, che aveva la trama (cioè il filo orizzontale) di cotone, mentre l’ordito (il filo verticale) di lino o canapa e talvolta di entrambi. Mentre a Genova a partire dal ‘700 viene creato il tessuto chiamato tela di Genova, che inizialmente veniva usato per ricoprire le navi in partenza e successivamente come pantalone robusto per i portuali a cui servivano abiti resistenti ed oltreoceano diventerà il jeans, blu perché tinto con l’indaco che si lavorava in città, in Francia usavano il tessuto di Nîmes, quindi de-Nîmes diventa denim.

“Forse non tutti sanno che nell’Ottocento nelle due valli si produceva la canapa, e che questa veniva lavorata con i mulini ad acqua della Val di Vara, soprattutto a Val di Pino, nel comune di Riccò. La canapa veniva battuta è trasformata in tela che veniva colorata con un blu naturale e poi cardata con acqua per renderla più morbida e scolorita. Questa tela veniva contrabbandata con il sale, allora monopolio della Repubblica genovese. Era la tela di Genova che, poi, al di là dell’Atlantico diventerà jeans”, ha raccontato presidente del Parco Montemarcello Magra-Vara Pietro Tedeschi, che a questa storia vorrebbe dedicare un museo.

La canapa potrebbe costituire una risorsa per la Valle? Era stato chiesto al presidente tempo fa. “Esattamente”, aveva risposto precisando che: “Credo che il ripristinare qualche mulino potrebbe essere interessante anche in termini di immagine. Si può pensare ad un museo del jeans coinvolgendo le grandi marche. Potrebbe essere una grande risorsa per la Val di Vara, ma anche per tutto il territorio. È una risorsa su cui lavoreremo, in accordo con i sindaci, per creare un’immagine positiva e propositiva del Parco”.

Oggi in America esistono diverse produzioni di Jeans in canapa, proposti ad esempio da Hemp Blue, da Dash Hemp o dalla canadese Rawganique, speriamo che una possibile ripresa della filiera tessile, possa far avviare anche una produzione nel nostro paese.

Mario Catania

 

fonte: http://www.canapaindustriale.it/2017/10/23/la-canapa-italiana-allorigine-dei-blue-jeans/

MADi, la casa prefabbricata in legno – Ecologica ed a prova di terremoto

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MADi, la casa prefabbricata in legno – Ecologica ed a prova di terremoto

 

MADi, la casa prefabbricata pop-up a prova di terremoto

Il sistema costruttivo dispiegabile permette in poche ore di avere una vera casa multilifunzionale di classe A

La casa prefabbricata in legno che pieghi come un origami

(Rinnovabili.it) – Ecologica, antisismica e modulare. Potrebbero bastare questi tre aggettivi per descrivere la casa prefabbrica in legno MADi, ma si perderebbe probabilmente uno degli aspetti più interessanti della sua progettazione. Sì, perché MADi è l’acronimo di modulo abitativo dispiegabile, il cui particolare sistema costruttivo – protetto da brevetto – la rende letteralmente ripiegabile su se stessa, quasi come una di quelle tende da campeggio auto montanti. Con la non piccola differenza che, in questo caso, ci troviamo di fronte ad una casa in legno multifunzionale, dotata di alta classe energetica e certificazione antisismica.

 

Dietro il progetto c’è la mano dell’architetto italiano Renato Vidal e del produttore abruzzese Area Legno. Quando ha pensato alla sua casa prefabbricata, Vidal l’ha fatto in maniera tale che l’abitazione potesse essere installata nel minor tempo possibile, con la possibilità, eventualmente, di richiudere nuovamente il modulo e trasferirlo in altro luogo.

Si legge sul sito del progetto “Le strutture M.A.DI. non consumano territorio perché non necessitano di fondazioni e, venuto meno l’uso, possono essere ripiegate e trasferite in altro luogo o semplicemente impilate in un deposito pronte per un nuovo utilizzo; l’ancoraggio è comunque assicurato da un innovativo, invisibile ed ecologico sistema di fondazione a vite”.

 

Come è fatto MADi, il modulo abitativo dispiegabile

La struttura ad A è realizzata con profili e tubi in acciaio (pretrattati per resistere alla corrosione) e particolari cerniere che garantiscono il movimento di apertura e chiusura. Le chiusure orizzontali di copertura sono ottenute con pannelli Xlam, ossia pannelli di legno massiccio a strati incrociati, impermeabilizzati e isolati termicamente, mentre le pareti frontali sono composte da una struttura a telaio coibentata con lana di roccia ad alta densità e rivestite esternamente in legno.

Ogni modulo si estende su due livelli è consegnato completa di impianto elettrico, idrosanitario, di climatizzazione (caldo/freddo), sanitari, allaccio cucina.

Poche ore per realizzarla e un paio di giorni prima di essere abitabile: il modulo rende quasi inesistente il cantiere e riduce all’osso i costi di gestione. Non solo. “Nella versione standard vengono prodotte in classe energetica B ma, se richiesto dal committente, possono essere facilmente portate ad una classe A e superiore. L’aggiunta di pannelli solari può rendere le strutture M.A.DI. energeticamente autonome. Le uniche veramente rimovibili, recuperabili e riutilizzabili al 100% e che s’installano senza deturpare l’ambiente ma semplicemente entrando in simbiosi con esso”.

Il prezzo? 800 euro per metro quadrato (che comprende anche trasporto e montaggio se entro 200 km dalla sede dell’Azienda). Attualmente la casa prefabbricata in legno pieghevole è realizzabile in tre diversi modelli, da 27 mq, 56 mq e 84 mq, ma spiega l’azienda, possono essere aggiunti ulteriori moduli per ampliarne la volumetria.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/greenbuilding/madi-casa-prefabbricata-pieghevole/

 

Dall’energia all’agricoltura, 7 fantastiche innovazioni tutte italiane da premiare

 

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Dall’energia all’agricoltura, 7 fantastiche innovazioni tutte italiane da premiare

Dai fitofarmaci naturali alle moto elettriche, dal riciclo dell’asfalto alla condivisione dell’energia rinnovabile: ecco le realtà che hanno ricevuto oggi Premio Innovazione amica dell’ambiente

Legambiente presenta le innovazioni italiane amiche dell’ambiente

 

Quando si parla di innovazione ecofriendly non bisogna necessariamente rivolgere lo sguardo all’estero. Esistono anche in Italia progetti e imprese che maneggiano con destrezza il futuro della sostenibilità. Lo dimostrano le 14 realtà segnalate oggi da Legambiente nella nuova edizione del Premio Innovazione amica dell’ambiente.

Il cigno verde ha assegnato questa mattina sette premi (uno per ogni categoria prevista) e sette menzioni speciali, alle migliori esperienze italiane sul fronte innovazione. Il campo è ampio: si va dai progressi verdi raggiunti in termini di prodotto, di processo, di servizi, a quelli di sistema, tecnologici e gestionali. L’elemento distintivo non è tanto il grado di novità, quanto la capacità di aver saputo innovare  mantenendo alta l’attenzione su ambiente e occupazione. E ovviamente risultando vincente sotto il profilo economico.

“All’inizio, l’innovazione amica dell’ambiente era limitata a miglioramenti nei cicli produttivi e al contenimento delle emissioni inquinanti – spiega il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani -. Oggi, premiamo innovazione industriale, servizi, comunità energetiche e prodotti, siamo in una fase di grandi cambiamenti in cui il desiderio di investire sulla sostenibilità ambientale appare irrinunciabile e, soprattutto, trasversale a più settori, come dimostrano bene i progetti premiati”.

Si va dai fitofarmaci naturali alle moto elettriche, dal riciclo dell’asfalto alla condivisione dell’energia rinnovabile: innovazioni italiane reali, esperienze già in campo, che si segnalano per originalità e per potenzialità di sviluppo.

Le 7 innovazioni italiane premiate

Premio Suolo, agricoltura e sistemi alimentari: a Green Code srl per DEMETRA fitofarmaco totalmente naturale prodotto per il trattamento post raccolta della frutta. Demetra consente l’arresto naturale della maturazione della frutta, prevenendo al contempo lo sviluppo di micosi e la proliferazione di batteri patogeni. Il risultato è un miglior mantenimento delle qualità organolettiche del frutto durante lo stoccaggio e il trasporto, un allungamento della sua shelf life, e una riduzione degli sprechi dovuti alla decomposizione.

Premio Mobilità sostenibile: a Energica Motor Company SpA, l’unica casa costruttrice di moto elettriche supersportive Made in Italy ad integrare la tecnologia di ricarica rapida DC sulla base CCS Combo. Le moto Energica si avvalgono di una batteria a polimeri di litio ad alta energia, inserita in un guscio ermetico che contiene anche il Battery Management System e tutti i dispositivi necessari per garantire la sicurezza del veicolo. Per ovviare al surriscaldamento delle batterie, ha progettato un sistema di raffreddamento che, grazie a specifici percorsi di ventilazione, consente di limitare lo stress del battery pack batterie con notevole beneficio sia in termini di prestazioni del veicolo sia della durata.

Premio Abitare in comunità smart al Comune di Barrali per la “La Grande sfida Riciclona”, ideata per promuovere la buona gestione dei rifiuti, premiando i cittadini più virtuosi. In base al progetto, ogni abitante riceve degli EcoPunti in cambio dei rifiuti portati in differenziata, le migliori famiglie “riciclone” sono premiate uno sconto in bolletta.

Premio Edilizia e rigenerazione urbana: Tubus System Italia srl per la loro tecnologia di relining. Si tratta di un processo non distruttivo che permette di riparare e risanare le tubazioni di scarico rivestendole dall’interno, con un materiale plastico privo di Bisfenolo-A, resistente ad agenti chimici e riciclabile al 100%. In questo modo si può realizzare un nuovo tubo dentro quello esistente senza alcuna demolizione, senza disagi e senza generare macerie.

Premio Economia circolare: a Iterchimica srl per un additivo innovativo che permette di produrre asfalto partendo al 100% da asfalto riciclato (proveniente dalla demolizioni di pavimentazioni ammalorate o a fine vita), senza aggiunta di bitume o aggregati (ghiaia e sabbia) vergini, a temperatura ambiente invece di 180°, e con la possibilità di colorarlo con ossidi (mentre in precedenza era possibile colorare con ossidi solo gli asfalti fatti a 180°).

Premio Società Benefit e B Corp: Mondora srl sb per Cycle2Work, letteralmente “vai al lavoro in bici”, progetto che nasce per incentivare i dipendenti all’utilizzo delle due ruote dolci o dei piedi come mezzo di trasporto preferito per recarsi al lavoro. Dal punto di vista finanziario, ogni collega può decidere di utilizzare il rimborso chilometrico prodotto nel viaggio casa-lavoro per l’acquisto di una bicicletta.

 

Premio Sistemi e comunità energetiche: ForGreen Spa per WeForGreen Sharing, cooperativa energetica, nata il 24 luglio 2015, che produce energia 100% rinnovabile e la consuma con i propri soci in tutta Italia. L’idea è quella di creare una comunità consapevole fatta di soci Autoproduttori o soci Consumatori. I primi, acquistando quote di impianti, producono e consumano energia rinnovabile e la cooperativa gli restituisce ogni anno un ristorno proporzionale al numero di quote sottoscritte. I secondi possono consumare nelle proprie abitazioni energia 100% rinnovabile ad un prezzo vantaggioso da mercato all’ingrosso.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/innovazione/energia-agricoltura-innovazioni-italiane/

Gli strangolatori dell’Africa

 

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Gli strangolatori dell’Africa

 

Il bilancio di molti stati africani non supera poche centinaia di milioni di dollari. Ciò non permette la benché minima politica sanitaria o scolasticaed assicura, invece, un debito estero crescente negli anni pur di tirare avanti. Il debito va ripagato ed ulteriori tagli colpiscono la già inesistente spesa sociale.
Le istituzioni finanziare internazionali sono ferree a tal proposito nei loro controlli.

In Guinea Bissau ho visto morire lentamente in un ospedale un povero diavolo per una banale ulcera perforata. Non lo avevano assistito perché volevano essere certi che realmente la sua famiglia non avesse soldi per pagare le cure. In sostanza si aspetta.

Politiche promosse da Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. Se la famiglia ha qualcosa, prima o poi la tira fuori pur di non perdere il proprio congiunto e concorrerà “giustamente” alle spese.

L’ultima inchiesta sui “Panama Papers”, cioè sulla mole di documenti finanziari riservati proveniente da un solo spezzone di paradiso fiscale, racconta di ben 1400 società offshore utilizzate per sfruttare le ricchezze africane e trasferirle in conti segreti.

L’Espresso di questa settimana documenta come in due soli paesi, Algeria e Nigeria, l’Eni e le sue consociate abbiano pagato tangenti per un miliardo e mezzo di dollari per assicurarsi petrolio, gas ed oleodotti. Un tesoro finito nei conti riservati di governanti africani corrotti ed in quelli di manager italiani e chissà quanti altri. Un miliardo e mezzo per due affari.

Provate ad immaginare quanto spaventosamente immensa sia la rapina in corso da decenni ad opera di multinazionali e loro lacchè locali sulla pelle di intere popolazioni, su quella di un intero continente. Nel silenzio di fatto delle istituzioni finanziarie internazionali.

Con un miliardo e mezzo di dollari si costruiscono tanti ospedali e tante scuole. Si cambia la qualità della vita per milioni di persone.
Sono divenuti invece lusso per corrotti e potere per farabutti.
Lì in Africa, qui da noi…

 

fonte: http://www.dolcevitaonline.it/gli-strangolatori-dellafrica/

 

Lo sapevate che la cascata delle Marmore è un “salto artificiale”? Il salto artificiale più alto al mondo? E sicuramente non sapete neanche che lo hanno realizzato gli antichi Romani? Ecco la storia.

 

cascata delle Marmore

 

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Lo sapevate che la cascata delle Marmore è un “salto artificiale”? Il salto artificiale più alto al mondo? E sicuramente non sapete neanche che lo hanno realizzato gli antichi Romani? Ecco la storia.

 

La Cascata delle Marmore è il “salto” Articiale più Alto al Mondo

Lo sapevate che la cascata delle Marmore è un “salto artificiale”? Il salto artificiale più alto al mondo? E sicuramente non sapete neanche che lo hanno realizzato gli antichi Romani? Ecco la storia.

La Cascata delle Marmore è una delle meraviglie più belle d’Italia, ma non tutti sanno che si tratta di un salto artificiale, costruito per la prima volta dai romani e modificato a più riprese nei secoli successivi. La cascata è alta complessivamente 165 metri, e rappresenta il salto artificiale più alto al mondo. La storia delle cascate affonda le radici nel 271 a.C., quando Manio Curio Dentato, il console che mise fine alle guerre sannitiche, ordinò la costruzione di un canale in grado di far defluire le acque del fiume Velino verso il salto naturale di Marmore, in grado poi di congiungersi al fiume Nera, naturale affluente del Tevere. L’opera si rese necessaria per sanificare la Piana Reatina, resa palustre dall’impossibilità del fiume Velino di trovare una via di fuga alle proprie acque.

Fotografia di Copertina realizzata da Croberto68 tratta da Wikipedia e condivisa in licenza CC BY 3.0.

La costruzione Romana

Nel 271 a.C. Dentato ordinò quindi il taglio delle rocce calcaree nei pressi dell’attuale località di Marmore, creando la prima versione della cascata e bonificando la Piana Reatina, che divenne quindi un luogo asciutto nel quale, nei secoli successivi, fiorirono le attività umane.

Due secoli dopo l’opera di Dentato, però, i Ternani tentarono di modificare lo stato delle cose a causa dell’enorme quantità d’acqua che il fiume Velino riversava nel Nera. In occasione delle piene stagionali si creavano frequenti allagamenti, dannosi per i ternani. Per risolvere la contesa fra Rieti e Terni furono inviati due avvocati d’eccezione: Quinto Ortensio Ortalo difendeva i diritti dei Ternani mentre Marco Tullio Cicerone quelli dei Reatini. A dirimere la disputa fu Appio Claudio Pulcro, console Romano fra i più influenti della storia. Cicerone riuscì a mantenere lo status-quo, paragonando la Valle Reatina alla splendida Tempe, in Grecia.

Similmente a quanto accaduto con gli acquedotti romani, anche la Cascata delle Marmore, senza adeguata manutenzione, finì per riempirsi di sedimenti calcarei, e l’afflusso al Nera diminuì progressivamente. Durante l’epoca Medievale la piana Reatina divenne nuovamente un bacino colmo d’acqua. Sarà solo nel 1547 che si reiniziò a scavare per liberare le acque del Velino. La prima versione della cava fu quella Paolina, progettata da Antonio da Sangallo il Giovane (morto di malaria durante la direzione dei lavori), e la seconda, che fu quella definitiva, fu la cava Clementina del 1598, progettata dall’Architetto Giovanni Fontana. Per arrivare allo stato odierno delle cascate sarà necessaria un’ultima opera, ordinata da Papa Pio VI e progettata dal’Architetto Andrea Vici, che nel 1787 modificò i salti della cascata dandogli l’aspetto attuale.

Opere Moderne 

Le cascate delle Marmore come le conosciamo oggi furono quindi completate nel XVIII secolo, ma l’afflusso delle acque del Velino era ancora troppo grande per riuscire a defluire interamente nel fiume Nera. Il problema fu risolto soltanto a ridosso della Seconda Guerra Mondiale, fra il 1938 e il 1939, quando vennero realizzate le dighe di Turano e del Salto su un progetto dell’ingegner Guido Rimini di oltre 20 anni prima. La portata delle cascate venne quindi definitivamente regolata, le dighe furono sfruttate per produrre energia elettrica e la situazione conobbe l’attuale semi-stabilità. Capita infatti sovente che, nonostante tutte le opere realizzate, il fiume Velino sia così carico d’acqua da riuscire ad inondare, almeno in parte, le valli sottostanti.

Di: Matteo Rubboli – Matteo Rubboli è un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porta la cravatta o capi firmati, e tiene i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa sua, lo hanno disegnato così…

 

fonte: http://www.vanillamagazine.it/la-cascata-delle-marmore-e-il-salto-artificiale-piu-alto-al-mondo/

La voce degli Indiani d’America: “L’uomo bianco è come un serpente che si mangia la coda per vivere”.

 

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La voce degli Indiani d’America: “L’uomo bianco è come un serpente che si mangia la coda per vivere”.

“L’uomo bianco è come un serpente che si mangia la coda per vivere. E la coda diventa sempre più corta. Le nostre usanze sono diverse dalle vostre. Noi non viviamo bene nelle vostre città, che sembrano un’infinità di nere verruche sulla faccia della terra. La vista delle città dell’uomo bianco fa male agli occhi dell’uomo rosso, come la luce del sole che colpisce gli occhi di chi emerge da una grotta buia.

Nelle città dell’uomo bianco ci si sforza sempre di superare in velocità una valanga. Il rumore sembra perforare le orecchie. Ma che senso ha vivere se non si riesce a sentire il verso solitario del tordo o il gracidare delle rane di notte intorno ad uno stagno? Ma io sono un uomo rosso e non capisco. Io preferisco il vento che dardeggia sulla superficie di uno stagno e il profumo del vento stesso, purificato da uno scroscio di pioggia a mezzogiorno.

L’aria è preziosa per l’uomo rosso, perchè tutte le cose condividono lo stesso respiro; gli animali, gli alberi, e l’uomo, partecipano tutto dello stesso respiro. L’uomo bianco non si preoccupa dell’aria fetida che respira. Come un uomo che ormai soffre da molti giorni, è insensibile al tanfo.

Tutte le cose sono collegate. Tutto ciò che accade alla terra accade ai figli e alle figlie della terra. L’uomo non ha intrecciato il tessuto della vita; ne è solamente un filo. Tutto ciò che egli fa al tessuto, lo fa a se stesso. IL DIO DELL’UOMO BIANCO GLI DIEDE IL POTERE SUGLI ANIMALI, SUI BOSCHI E SULL’UOMO ROSSO, per qualche scopo preciso, ma questo destino è un mistero per l’uomo rosso.

Noi forse potremmo arrivare a capire, se sapessimo che cosa sogna l’uomo bianco, quali sono le speranze di cui parla ai propri figli nelle lunghe notti d’inverno, quali sono le visioni che marcano a fuoco i suoi occhi e che questi desidereranno all’indomani. I sogni dell’uomo bianco sono ignoti, noi ce ne andremo sulla nostra strada”.

Capo Seattle Degli Suquamish, 1853

 

“I nostri figli devono andare a scuola per essere civilizzati. Lì vengono a conoscenza delle chiese. Sembra che esse siano state costruite con l’intenzione di addossarsi colpe l’uno con l’altro. Quando la gente trova da ridire sulle chiese anche Dio viene coinvolto nelle loro contese.

La chiesa di mio nonno non era costruita da uomini: quindi lui non avrebbe mai potuto insegnarmi a litigare con Dio. La nostra chiesa era la natura. Abbiamo perso così tanto. Sebbene le circostanze fossero contro di noi, la colpa è anche nostra. Non abbiamo saputo affrontare lo shock che l’uomo bianco ci inflisse.

Sono nato in una cultura che viveva in case aperte a tutti.Tutti i figli di mio nonno e le loro famiglie vivevano in un’abitazione di 26 metri e mezzo di lunghezza, vicino alla spiaggia, lungo una insenatura. Le loro camere da letto erano separate da una tenda composta di canne, ma un unico fuoco comune nel mezzo, serviva ai bisogni culinari di tutti. In case come queste, la gente imparava a vivere e a rispettare i diritti di ognuno.

I bambini dividevano i pensieri del mondo degli adulti e si trovavano circondati da zie e zii e cugini che li amavano e non li minacciavano. Oltre a questa reciproca accettazione, c’era un profondo rispetto per ogni cosa presente in natura che li circondasse. Per mio padre la terra era la sua seconda madre. Era un dono del Grande Spirito e l’unico modo di ringraziarlo era quello di rispettare i suoi doni.

L’uomo bianco invece ama solo le cose che possiede: non ha mai imparato ad amare le cose che sono al di fuori e al di sopra di lui. In realtà o l’uomo ama tutto il creato o non amerà niente di esso. La mia cultura dava valore all’amicizia e alla compagnia, e non guardava alla privacy come a una cosa cui tenersi aggrappati, poiché la privacy costruisce muri su muri e promuove la sfiducia.

La mia cultura viveva in grandi comunità familiari, e fin dall’infanzia le persone imparavano a vivere con gli altri.La mia gente non dava valore all’accaparramento di beni privati: tale azione era disonorevole per la nostra gente.L’indiano guardava a tutte le cose presenti in natura come se appartenessero a lui e supponeva di dividerle con gli altri e di prendere solo quelle di cui aveva bisogno. Ognuno ama dare nello stesso modo in cui riceve. Nessuno desidera continuamente ricevere.

Tra poco sarà troppo tardi per conoscere la mia cultura, poiché l’integrazione ci sovrasta e presto non avremo valori se non i vostri. Già molti fra i nostri giovani hanno dimenticato le antiche usanze, anche perché sono stati presi in giro con disprezzo e ironia e indotti a vergognarsi dei loro modi indiani”.

Testo di Capo Dan George

Il Mondo dopo la morte raccontata da un Nativo Indiano

 

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Il Mondo dopo la morte raccontata da un Nativo Indiano

 

Silver Birch ci descrive sinteticamente ciò che dobbiamo aspettarci dopo il “Passaggio”, e ‘come’ e ‘dove’ vivono i nostri cari che hanno già varcato la Soglia.
Silver Birch è uno Spirito-Guida che non si è mai incarnato sulla Terra. Per fornire un aspetto “umano” di se stesso al medium (colui che è capace di parlare con gli spiriti) Maurice Barbanell, si presentò a lui sotto le spoglie di un Nativo Americano vissuto più di 3.000 anni fa.

I messaggi da lui trasmessi nei primi decenni del secolo scorso sono ancora attualissimi e trovano pieno riscontro con tutto ciò che oggi sappiamo sull’Aldilà, grazie a migliaia e migliaia di testimonianze dei cosiddetti “ritornati”, e a svariati medium e canalizzatori sparsi in tutto il mondo.

Il giorno dopo la tua “morte” sarai lo stesso individuo che eri il giorno prima, tranne per il fatto che avrai buttato via il tuo corpo fisico. In questa nuova condizione, potrai esprimere te stesso attraverso il corpo eterico, che è una replica di quello fisico, senza però alcuna delle sue imperfezioni.
Tutte le malattie e le infermità saranno state lasciate dietro di te: i sordi udranno, i muti parleranno, i ciechi vedranno e lo storpio non sarà più tale.

È necessario cercare di capire che la vita nel mondo spirituale non è un sogno nebuloso. E’ invece piena di attività e altrettanto reale della vita che ognuno vive qui sulla Terra. Siamo abituati a pensare al mondo materiale come reale e solido, anche se in realtà non è così, come la Fisica dimostra. Le cose della mente, o dello Spirito, ci sembrano oscure e vaghe, ma per coloro che vivono dall’Altra Parte, il mentale è il ‘vero’, mentre il fisico è l’ombra.

Questo, senza dubbio, sarà un po’ difficile da cogliere per voi, ma troverete una perfetta analogia se pensate ai vostri sogni. Quando si sogna, tutte le cose che si incontrano sono reali nel momento del loro accadere, e diventano sogni solo quando vi svegliate. Ma se non vi svegliaste mai ed il sogno fosse lo stato perenne della vostra esistenza, allora quello stato onirico sarebbe la vostra realtà.

Il mondo degli Spiriti è intorno e su di noi.

Alcune persone lo vedono e lo sentono perché possono entrare in sintonia con le sue vibrazioni. Non si trova in qualche continente lontano, ma è una parte dell’universo, miscelato ed intrecciato con il mondo fisico.

È necessario allontanare dalla vostra mente la vecchia idea teologica che, dopo la “morte” c’è un sonno eterno ed indisturbato, sebbene ci possa essere, in un primo momento, un breve periodo di riposo per permettere allo Spirito appena arrivato, di adattarsi alla sua nuova vita. Questo richiede di solito un po’ di tempo, ma poi lo spirito incontra coloro che lo hanno preceduto. Le famiglie sono riunite e i vecchi legami vengono ristabiliti, come pure le antiche amicizie.

So che vi state chiedendo: “Come sarò in grado di riconoscere coloro che mi hanno preceduto?” Questa però non è una vera difficoltà, perché Essi vi conoscono bene, avendovi vegliati ed essendo rimasti in costante contatto con voi; poi, giacché il mondo degli Spiriti è un luogo dove il pensiero è realtà, essi saranno in grado di mostrarsi a voi per come li avevate conosciuti.
Vi è, tuttavia, un fattore di grande importanza operante sempre nel mondo dello Spirito: la ‘Legge Eterna di Attrazione’.
Solo coloro che hanno qualità spirituali affini, possono incontrarsi nella nuova vita, sullo stesso piano. Per esempio, il marito e la moglie che sono stati insieme sulla terra, uniti solo da un legame giuridico e tra i quali il vero amore non è mai esistito, non vivranno insieme nella vita dello Spirito.
A volte, le persone sono perplesse perché scoprono che qui ci sono anche molti edifici. È necessario ricordare, però, che non sono case fatte di mattoni e malta, ma costruite dal pensiero. Ciò vale anche per l’abbigliamento che viene indossato, perché l’istinto di vestirsi è profondamente radicato ed è diventato abituale.
Nessuno si sognerebbe mai di camminare per le strade senza veli, questa abitudine è parte della nostra formazione mentale, ecco perché persiste anche dall’Altra Parte, dove gli stati mentali sono la realtà.

“Che dire del cibo? Gli Spiriti mangiano?”

Finché c’è desiderio per il cibo, questo desiderio mentale viene soddisfatto. Fino a quando l’individuo desidera ardentemente cibo e bevande, può avere l’illusione di soddisfare tale desiderio. Lo si può chiamare un bisogno molto materiale, se volete, ma è molto più sano e logico delle porte del Paradiso e delle arpe d’oro!

Nel mondo dello Spirito, inoltre, non ci sono difficoltà linguistiche. Tutte le persone di tutte le nazioni parlano lo stesso linguaggio: quello del pensiero. Non ci sono parole emesse dalla bocca, perchéle idee vengono trasmesse telepaticamente, da una persona all’altra. Le parole, dopo tutto, sono goffi sostituti dei pensieri, mezzi artificiali con cui comunichiamo le nostre idee l’uno con l’altro e non potranno mai esprimere adeguatamente i pensieri che si stanno cercando di trasmettere.
Un giorno, quando la razza umana si sarà evoluta, la lingua verrà infatti abolita.
Avrete imparato come inviare le vostre idee telepaticamente e così molte delle difficoltà internazionali spariranno. Nel mondo dello Spirito, i pensieri di ogni persona sono noti e non possono essere nascosti: non ci può essere inganno nè finzione. Ogni individuo è conosciuto per quello che è, non può ingannare nessuno, perché mentire è impossibile.“Che dire dell’età?

Cosa succede alle persone anziane quando muoiono?” L’età fisica e la crescita mentale non procedono alla stessa velocità. Voi, in terra, avventatamente giudicate la mente di un uomo dall’età del suo corpo fisico, ma dall’altro lato della vita, è la mente che sopravvive e la crescita mentale consiste di progresso verso la maturità. I bambini invecchiano ed i vecchi diventano più giovani nello Spirito.

Qui ogni persona cerca di esprimere appieno le sue inclinazioni naturali. Durante la vita terrena ci sono migliaia di cantanti che non hanno mai cantato; attori che non hanno mai recitato; pittori che non hanno mai dipinto; poeti che non hanno mai scritto una riga di poesia; musicisti che non hanno mai composto una nota musicale. Tutti questi talenti non hanno mai avuto la possibilità di essere espressi, a causa, per esempio, di avverse circostanze economiche.

Queste persone sulla Terra hanno dovuto intraprendere qualche altra attività per garantirsi il pane quotidiano. Dall’altra parte, invece, costoro possono esprimere il proprio talento: non ci sono pioli quadrati da infilare in fori rotondi in quel mondo. Per loro, la vita è un continuo progresso, ognuno cerca di eliminare le scorie dalla propria natura e perfezionare il proprio essere.
In questa lotta per la perfezione, non c’è limite: si va avanti per l’eternità.

Il mondo dello Spirito non è però così sconosciuto come pensiamo, perché la maggior parte di noi lo visita durante il sonno, anche se pochi poi ricordano ciò che sognano. Quando però si arriva qui, grazie alla legge di associazione delle idee, ci ricorderemo anche delle nostre esperienze notturne.

Certo, ci vuole del tempo per lo Spirito appena arrivato, per acclimatarsi alle nuove condizioni di vita. Inoltre, questo processo di risveglio è diverso a seconda della conoscenza spirituale che il “morto” aveva prima della sua dipartita.

Quanto più‘ignorante’ era in materia, tanto più tempo gli ci vorrà per familiarizzare con le sue nuove condizioni. E’ per questo checoloro che sono stati educati con idee molto ortodosse, con concezioni rigide degli stati “post-mortem”, in questa fase sperimentano spesso grandi difficoltà di adattamento. La fase successiva della vita è infatti uno stato mentale: qui le persone vivono nel mondo mentale che hanno creato, fino a che non si saranno evoluti sufficientemente per eliminare questa illusione.

Quando moriamo, noi non entriamo in Cielo attraverso le “Porte del Paradiso”, né scendiamo all’Inferno attraverso laghi di “fuoco e zolfo”, né dormiamo per sempre.
Ognuno di noi gravita naturalmente nella sfera spirituale a cui è adatto, secondo la vita che ha vissuto ed il carattere acquisito in terra.

Non possiamo occupare una sfera superiore rispetto allo status spirituale che abbiamo raggiunto, né desidereremo occuparne uno inferiore. Automaticamente, andremo solo in quel piano di vita spirituale per il quale siamo adatti, né saremo in grado di far finta di essere migliori o peggiori, perché una volta spogliati del nostro corpo fisico, saremo conosciuti solo per quello che in realtà siamo.
Le persone che hanno vissuto una vita normale, non troveranno nulla di deludente quando arriveranno nel mondo degli Spiriti. E’ l’uomo egoista che dovrà affrontare grandi difficoltà– a causa delle abitudini terrene che agiscono come una barriera verso il progresso da raggiungere – prima di riunirsi a coloro che ama. Se, in virtù della vita che ha vissuto sulla terra, egli sarà tenuto lontano da coloro che ama, questo sarà il suo inferno.

“Che cos’è il Paradiso?”

E’ la ricompensa di una vita saggiamente spesa sulla terra, perché automaticamente vivremo con coloro che amiamo. Il Paradiso e l’Inferno sono solo stati mentali.Naturalmente, coloro che abitano su un piano superiore possono, se lo desiderano, visitare gli Spiriti che gravitano nelle sfere relativamente più basse e spesso lo fanno, mentre è impossibile per coloro che vivono nei piani inferiori recarsi in quelli superiori.

In molti casi, coloro che “muoiono” passano un difficile periodo di stress, a causa del fatto che non possono più contattare i loro cari sulla terra. Fino a quando non si saranno risvegliati nella loro nuova vita, continueranno quindi a tornare dai propri cari per cercare di dir loro che sono vivi.
I defunti spesso non riescono a capire perché, pur potendo vedere ancora i propri familiari e amici, questi ultimi non sono in grado di rilevare la presenza di coloro per i quali sono in lutto. Si tratta di un dolore molto intenso che migliaia di Spiriti provano, e sebbene facciano tutto il possibile per attirare l’attenzione dei loro cari, troppo spesso non ci riescono e devono lasciarli sconsolati.

Per qualche legge che non conosciamo, gli spiriti sanno un po’ in anticipo quando qualcuno sta per passare la Soglia, dal vostro al nostro mondo, così fanno i preparativi necessari per salutarli ed aiutarli durante il Passaggio. Questo spiega il fatto per cui in centinaia di occasioni i moribondi dicono di parlare con i propri parenti “defunti” che possono anche vedere accanto a loro e, a volte, questi parenti in Spirito vengono visti o percepiti anche da chi assiste al decesso.

I chiaroveggenti che assistono alla “morte” di un individuo, affermano di poter vedere, nei frangenti del trapasso, una replica del corpo fisico apparire gradualmente, collegato ancora per un po’ al corpo fisico, da un cordone (che è quello che la Bibbia descrive come il “cordone d’argento”) che si innesta nella testa. Quando il filo viene spezzato, avviene la “morte” vera e propria, e il corpo eterico è poi visto salire verso l’alto, fino a scomparire alla vista.

L’unica cosa che causa grande dolore a coloro che sono trapassati, è vedere il nostro eccessivo dolore.

Esso, curiosamente, agisce da deterrente, impedendo loro di stare vicino a noi. Non amano nemmeno le continue visite al cimitero, in quanto sanno di non essere lì, perciò la maggior parte degli Spiritualisti preferisce mettere fiori dinanzi alla fotografia dei propri cari, in particolare ricordando gli anniversari.

Questo serve a perpetuare l’idea che lo Spirito è sempre in casa.

Lo Spiritualista indulge anche nell’abitudine di comunicare mentalmente con quelli che sono passati, inviando loro messaggi, trattandoli come se fossero effettivamente presenti nella stanza. So, per certo, che questi messaggi vengono ricevuti; per più e più volte ho sentito Spiriti ringraziare per questa comunione e testimoniare che avevano ricevuto il messaggio, ripetendo al medium alcune delle idee espresse loro.
Ormai avrete capito che la vita spirituale, non è uno stato di indeterminatezza o di sonno eterno, ma è piena di attività e lavoro: l’ozio e la disoccupazione non esistono lì.
C’è abbondanza di cose da fare per tutti, anche se so che è difficile per voi che siete immersi negli affari materiali, apprezzare le attività del mondo spirituale. Oltre al lavoro, vi è svago e divertimento: ci sono possibilità di educazione ed istruzione in tutti i rami della vita ed in ogni particolare forma di conoscenza che lo Spirito desidera.
Naturalmente, molti spiriti sono impegnati in compiti di cooperazione con persone che vivono nel vostro mondo. Alcuni sono al lavoro per rendere più facile la comunicazione tra i due mondi, altri, attratti da persone vive che stanno seguendo linee di ricerca simili alle loro, tornano per aiutarle nei loro sforzi, anche se spesso tali persone non hanno interesse al mondo dello Spirito e non si accorgono dell’aiuto che ricevono.

fonte: http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/2017/09/il-mondo-dopo-la-morte-raccontata-da-un.html

Le 7 marche di cioccolato che sfruttano il lavoro minorile – Fareste bene ad appuntarvele per ricordarle quando siete al supermercato!

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Le 7 marche di cioccolato che sfruttano il lavoro minorile – Fareste bene ad appuntarvele per ricordarle quando siete al supermercato!

 

Conosciamo “il lato nero del cioccolato”

Nel settembre 2015 è stata presentata un’azione giudiziaria contro la Mars, la Nestlè e la Hershey sostenendo che stavano ingannando i consumatori che “senza volerlo” stavano finanziando il lavoro schiavo infantile del cioccolato in Africa Occidentale.

Bambini tra gli 11 e i 16 anni (a volte anche più giovani) sono chiusi in piantagioni isolate in cui lavorano tra le 80 e le 100 ore a settimana. Il documentario Slavery: A Global Investigation ha intervistato dei bambini che sono stati liberati, che hanno raccontato che spesso ricevevano pugni e venivano picchiati con cinte e fruste.

“Essere picchiato faceva parte della mia vita”, ha raccontato Aly Diabate, uno dei bambini liberati. “Quando ti mettevano addosso i sacchi [di chicchi di cacao] e cadevano mentre li trasportavi, nessuno ti aiutava. Anzi, ti picchiavano finché non ti rialzavi”.

Nel 2001, la Food and Drug Administration voleva approvare una legislazione per l’applicazione del marchio “slave free” (senza lavoro schiavo) sulle confezioni, ma prima che il provvedimento venisse votato l’industria del cioccolato – includendo Nestlé, Hershey e Mars – ha usato il suo denaro per bloccarla, promettendo di porre fine al lavoro schiavo infantile nelle sue imprese entro il 2005.

Questo limite temporale è stato ripetutamente rimandato, e attualmente la meta è il 2020. Nel frattempo, il numero di bambini che lavorano nell’industria del cacao è aumentato del 51% tra il 2009 e il 2014, in base a un resoconto del luglio 2015 della Tulane University.

Come ha detto uno dei bambini liberati, “godete di qualcosa che è stato fatto con
la mia sofferenza. Ho lavorato sodo per loro, senza alcun beneficio. State mangiando la mia carne”.

Le 7 marche di cioccolato che utilizzano cacao proveniente dal lavoro schiavo infantile sono:

  1. Hershey
  2. Mars
  3. Nestlè
  4. ADM Cocoa
  5. Godiva
  6. Fowler’s Chocolate
  7. Kraft

Per avere un’idea più chiara della questione, ecco il documentario O Lado Negro do Chocolate.

La situazione è stata denunciata anche dal The Guardian, mentre il Daily Mail ha sottolineato che i bambini impiegati in questa industria utilizzano strumenti e macchinari pericolosi, portano i chicchi di cacao su lunghe distanze, lavorano per molte ore e sono esposti a pesticidi e ad altre sostanze chimiche pericolose senza indumenti protettivi. Gran parte del pericolo deriva dal fatto di utilizzare machete con grosse lame.

Secondo l’Huffington Post, le violazioni dei diritti dei bambini sono alla base di oltre il 70% della produzione mondiale di cacao. In base a un rapporto investigativo della BBC, centinaia di migliaia di bambini vengono comprati o rapiti e poi portati in Costa d’Avorio, il più grande produttore mondiale di cacao, dove vengono schiavizzati nelle piantagioni.

I genitori spesso pensano che i figli troveranno un lavoro onesto fuori dal loro Paese e potranno mandare un po’ di denaro a casa, ma nella maggior parte dei casi non è così. I bambini non vengono pagati, non ricevono educazione, sono malnutriti e spesso non rivedranno più le proprie famiglie.

Insomma, prima di mangiare un pezzo di cioccolata sarebbe bene informarsi su com’è stato prodotto, e soprattutto sulle spalle di chi.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Ripubblichiamo integralmente una lettera  di chiarimento inviataci dal Gruppo Nestlé in Italia

Fonte: Aleteia

 

tratto da: https://www.informarexresistere.fr/le-7-marche-di-cioccolato-che-sfruttano-il-lavoro-minorile/