Aloe Vera? Gli Egiziani la chiamavano la pianta dell’immortalità! Ecco perché…

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Aloe Vera? Gli Egiziani la chiamavano la pianta dell’immortalità! Ecco perché…

 

Per gli egiziani era la pianta dell’immortalità e per i nativi americani era la bacchetta del cielo, l’aloe vera può vantare una vasta gamma di proprietà curative sorprendenti. Si potrebbe anche avere la propria pianta di aloe vera in casa per le piccole emergenze come graffi, tagli e ustioni, ma l’aloe vera non è solo limitata ad uso topico, in realtà ha tantissimi altri vantaggi per il vostro corpo.

Aloe vera contiene più di 200 costituenti biologicamente attivi che includono polisaccaridi, vitamine, enzimi, aminoacidi e minerali che favoriscono l’assorbimento dei nutrienti.

Secondo il Journal of Environmental Science possiede anche proprietà antibatteriche, antivirali e anti-fungine che aiutano il sistema immunitario nella pulizia del corpo dalle tossine e agenti patogeni.

MINERALI

L’Aloe vera contiene diversi minerali compreso calcio, magnesio, zinco, cromo, selenio, sodio, ferro, potassio, rame e manganese. Questi minerali lavorano insieme per aumentare le vie metaboliche.

ENZIMI

L’Aloe Vera contiene enzimi importanti come amilasi e lipasi, che possono aiutare la digestione, abbattendo le molecole di grassi e zuccheri. Una molecola in particolare, Bradykinase, aiuta a ridurre l’infiammazione.

VITAMINE

Uno studio ha dimostrato che l’aloe vera contiene effettivamente  la vitamina B12 , che è richiesto per la produzione di globuli rossi. Sarebbe una grande notizia per i vegetariani e vegani in particolare, che spesso non ricevono adeguate quantità di vitamina B12 attraverso la loro dieta regolare. Tenete a mente però, che era solo un esempio e non si dovrebbe fare affidamento soltanto sull’aloe per le vostre esigenze quotidiane di vitamina B12.

Altri studi hanno dimostrato che l’assunzione di aloe può aiutare con la biodisponibilità della vitamina B12, cioè il corpo la riesce ad assorbire e utilizzarla più facilmente. L’Aloe vera è anche una fonte di vitamine A, C, E, acido folico, colina, B1, B2, B3 (niacina), e B6. Può essere utilizzata in combinazione con un integratore  per contribuire ad aumentare l’assorbimento.

AMINOACIDI

L’Aloe vera contiene 20 dei 22 amminoacidi essenziali che sono richiesti dal corpo umano. Contiene anche l’acido salicilico, che combatte l’infiammazione, quindi i batteri.

ALTRI USI PER L’ALOE

Oltre ad essere un ottimo detergente per il corpo, eliminando sostanze tossiche dallo stomaco, reni, milza, della vescica, del fegato e del colon, l’aloe può anche offrire sollievo efficace ai disturbi più immediati, come indigestione, mal di stomaco, ulcere, e l’infiammazione dell’intestino. Rafforza anche il tratto digestivo e allevia l’infiammazione delle articolazioni, il che rende una grande opzione per chi soffre di artrite.

Uno studio ha dimostrato che il succo di aloe vera, quando utilizzato come colluttorio, è altrettanto efficace. Questa è un’alternativa migliore, perché tutta naturale, a differenza delle opzioni tipiche chimiche chr si trovano nei negozi.

Il gel di aloe vera è anche un ottimo rimedio per curare in modo efficace l’ulcere della bocca.

COME PRENDERE L’ALOE?

L’Aloe può essere consumata direttamente dalla pianta, ma l’opzione più semplice e più gradevole al palato è probabilmente il succo di aloe, che potete trovare nella maggior parte dei negozi di alimenti naturali.

Celiachia, scovati virus che potrebbero scatenare la malattia

 

Celiachia

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Celiachia, scovati virus che potrebbero scatenare la malattia


Non solo origine genetica: in soggetti predisposti il contatto con reovirus può provocare l’intolleranza e il glutine viene visto come un virus da combattere . Lo studio su Science

Non solo origine genetica. Anche un virus potrebbe avere un ruolo nella celiachia (intolleranza alla proteina del grano, il glutine): si tratta di un virus di per sé asintomatico che sembrerebbe ridurre la tolleranza naturale dell’organismo per la molecola. Lo suggerisce uno studio sulla rivista Science condotto tra università di Chicago e University of Pittsburgh School of Medicine che potrebbe gettare le basi per un vaccino preventivo da somministrare a bambini ad alto rischio di celiachia. Lo studio vede tra gli autori anche l’italiana Valentina Discepolo dell’Università di Chicago e Università Federico II di Napoli.

La malattia

La celiachia, che colpisce circa 170 milioni di italiani, è sempre stata considerata di origine generica, ma da qualche anno si susseguono studi che indicano come ad accelerare la sua comparsa potrebbero essere infezioni virali in soggetti già predisposti. La malattia è autoimmune: le difese immunitarie del paziente, impropriamente «risvegliate» dal glutine, vanno a danneggiare le pareti dell’intestino.

Il glutine come un virus da combattere

«In questo lavoro sono stati studiati i Reovirus, che – spiega uno degli autori Terence Dermody – sono una comune famiglia di virus che infettano quasi tutti gli esseri umani durante la loro vita. La maggior parte delle persone risultano infettate già in età prescolare. Tali infezioni raramente causano una malattia». Gli esperti hanno testato due ceppi di reovirus su topi vedendo che solo uno dei due è in grado di ridurre la tolleranza al glutine e quindi scatenare lo sviluppo della celiachia. L’infezione con questo virus induce una reazione infiammatoria intestinale e la perdita della tolleranza al glutine nella bocca. «L’infezione ha scatenato un meccanismo che ha mandato in confusione il sistema immunitario e gli ha fatto “vedere” il glutine come fosse un virus da combattere» , spiega a la dottoressa Discepolo, dell’università Federico II di Napoli e dell’università di Chicago.

Gli anticorpi

Gli esperti hanno poi visto che pazienti celiaci presentano nel sangue una quantità eccessiva di anticorpi specifici contro i reovirus e che questi pazienti presentano anche una quantità eccessiva della molecola «IRF1», coinvolta nella perdita di tolleranza al glutine nella bocca. «I nostri dati suggeriscono che in bambini ad alto rischio di celiachia (con familiari malati) l’infezione da reovirus al momento dell’introduzione del glutine nella dieta (durante lo svezzamento) potrebbe scatenare una reazione immunologica al glutine culminando nella malattia», conclude Dermody.

fonte: http://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/17_aprile_07/celiachiascovati-virus-che-potrebbero-scatenare-malattia-c9f4a998-1baa-11e7-a7aa-d3cb5d83b09d.shtml

Il Cumino – La spezia che riduce la massa grassa. Un cucchiaino al giorno aiuta a perdere peso, ridurre la massa grassa e abbassa il colesterolo !!

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Il Cumino – La spezia che riduce la massa grassa. Un cucchiaino al giorno aiuta a perdere peso, ridurre la massa grassa e abbassa il colesterolo !!

Chi sta provando a perdere peso dovrebbe considerare di inserire ilcumino nella propria dieta: uno studio dell’Università iraniana Shahid Sadoughi ha rilevato che questa spezia è utilissima per perdere peso, riduce la massa grassa e aiuta ad abbassare il colesterolo. I ricercatori iraniani hanno diviso 88 donne obese o in sovrappeso in due gruppi. Per tre mesi entrambi i gruppi hanno ricevuto consulenza da nutrizionisti e diminuito l’apporto calorico giornaliero di 500 calorie. Ad uno dei due gruppi, però, sono stati somministrati 3 grammi di cumino al giorno e alla fine dello studio, durato tre mesi, le donne che avevano assunto cumino erano dimagrite di 1,4 kg in più rispetto a quelle dell’altro gruppo. Per di più, le donne che hanno integrato il cumino nella propria dieta hanno visto ridurre la propria massa grassa del 14,64%.

Non solo per ridurre la massa grassa: tutti i benefici del cumino

Leggiamo su Greenme:

Il cumino è considerato come una spezia particolarmente ricca di ferro. I suoi benefici per la salute sono stati presi in considerazione fin dai tempi antichi dall’Ayurveda, la medicina tradizionale indiana, che ha attribuito al cumino proprietà che al giorno d’oggi iniziano a trovare conferma all’interno della ricerca scientifica.

Riguardo al cumino è possibile reperire numerosi studi scientifici, che si sono occupati di verificarne le proprietà benefiche di applicazione in caso di diabete, nella riduzione di colesterolo e trigliceridi, per il miglioramento della risposta immunitaria e nel contrastare l’osteoporosi.

Al cumino inoltre è stato attribuito un elevato contenuto di antiossidanti, la cui presenza si manterrebbe più a lungo nei semi interi, piuttosto che nel cumino pestato o macinato, che a tale scopo dovrebbe essere conservato in frigorifero. Il cumino può essere annoverato tra gli alimenti a cui ricorrere per la disintossicazione naturale dell’organismo, insieme ad altre spezie utili in proposito, come zenzero, cannella, semi di finocchio, curcuma e pepe nero.
Il cumino contribuisce ad aiutare l’organismo nell’assorbimento degli elementi nutritivi, migliora la digestione e stimola le difese immunitarie. Il suo olio essenziale è considerato benefico nel combattere le affezioni respiratorie. Al cumino vengono attribuire proprietà anti-infiammatorie, che hanno motivato il suo impiego tradizionale per dare sollievo in caso di problemi di stomaco e di irritazioni della pelle.

I semi di cumino vengono considerati una spezia dal potere riscaldante, adatta ad essere utilizzata durante la stagione invernale. Il consumo di semi di cumino viene considerato utile per contrastare i gonfiori addominali. Al cumino sono state, infine, riconosciute, proprietà calmanti e sedative“.

 

by Curiosity

Sorpresa: mangiare cioccolato a colazione fa dimagrire. È la scienza che lo sostiene!!

cioccolato

 

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Sorpresa: mangiare cioccolato a colazione fa dimagrire. È la scienza che lo sostiene!!

 

Sorpresa: mangiare cioccolato a colazione fa dimagrire

Secondo una ricerca degli scienziati dell’Università di Tel Aviv mangiare cioccolato a colazione fa dimagrire: vediamo perché.

Generalmente quando pensiamo ad una dieta e alla necessità di #dimagrire, il cioccolato è uno dei primi alimenti a cui ci proponiamo di rinunciare, ritenendolo il nemico numero uno della perdita di peso. Ma secondo più di uno studio, in realtà se assunto a #colazione – e ovviamente senza esagerazioni – potrebbe essere persino un alleato della perdita di peso. Proprio così: nonostante abbia un elevato apporto calorico, mangiare cioccolato a colazione avrebbe un effetto positivo, poiché eliminerebbe o quanto meno riduce la voglia di zuccheri durante il resto della giornata. Inoltre il nostrometabolismo lo elabora rapidamente, fornendo le energie necessarie per iniziare al meglio la giornata. E’ quanto sostiene una ricerca israeliana coordinata dalla dottoressa Daniela Jkubowicz.

La ricerca degli scienziati dell’Università di Tel Aviv

Molte persone che cercano di dimagrire vanificano i loro sforzi cedendo alle “tentazioni”, voglie che talvolta riescono a sopraffare la forza di volontà,  con spuntini fuori dai pasti e magari in orari inappropriati. I ricercatori dell’Università di Tel Aviv sostengono che ingerire cioccolato a colazione, insieme a carboidrati e proteine, avrebbe l’effetto di placare la voglia di zuccheri per il resto della giornata, aiutando a controllare le proprie abitudini alimentari e dunque la possibilità di “cedere” alle voglie nel pomeriggio.

Lo studio che lo dimostra

Lo studio è stato condotto su un campione di 193 persone ritenute “clinicamenteobese” e si è protratto per circa otto mesi. I partecipanti alla ricerca sono stati divisi in due gruppi di una novantina di persone: al primo gruppo è stato chiesto di iniziare la giornata con una prima colazione composta da 300 calorie, mentre il secondo gruppo ne ha assunte 600, includendo nel pasto anche un budino al cioccolato.

Gli esiti della ricerca sono stati sorprendenti: il gruppo che iniziava la giornata con la colazione più sostanziosa è riuscito durante il periodo della ricerca a perdere in media 16kg in più rispetto a coloro che iniziavano la giornata con un pasto piùpovero, e che per questo erano maggiormente sottoposti a voglie di zucchero durante il resto della giornata. L’assunzione di cioccolato a colazione pertanto renderebbe più “controllabile” la voglia di zuccheri, riducendo quelle tentazioni che spesso finiscono per vanificare gli sforzi di chi cerca di dimagrire.

By Curiosity

Glifosato e malattie: non solo Sla, c’è anche l’autismo. Ecco gli studi del MIT

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Glifosato e malattie: non solo Sla, c’è anche l’autismo. Ecco gli studi del MIT

 

Non solo SLA e Alzheimer, ma una lunga lista di malattie legate all’uso di glifosato nelle coltivazioni di grano che importiamo e che finiscono nella nostra pasta e nel nostro pane. Ecco i link agli studi del Massachusetts Institute of Technology

C’è chi è scettico per natura. E questo articolo è per loro. C’è anche chi parla per conto di quelle multinazionali che si sono non poco infastidite (lo hanno dimostrato con una controffensiva a pagamento su alcuni siti) dal rumore che i nostri articoli sui veleni contenuti nel grano importato (e che finiscono nel pane e nella pasta) hanno fatto sulla rete. E questo articolo è anche per loro.

Parliamo, ovviamente, dell’articolo sul glifosato: “E’ ufficiale: il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla e il morbo di Alzheimer”  che ha registrato un vero e proprio boom di lettori interessati alla propria salute e consapevoli della loro forza (ricordiamo che se le industrie stanno dicendo addio all’olio di palma è proprio grazie alla mobilitazione del web).

La pubblicazione di questo articolo, come detto, oltre all’apprezzamento di migliaia e migliaia di lettori, ha suscitato qualche domanda anche tendenziosa.Del tipo “il link al citato studio del Massachusetts Institute of Technology porta in realtà ad un altro sito, chi ci dice che sia vero”? Nell’articolo, infatti, come è corretto che sia, noi abbiamo riportato il link del sito che aveva dato la notizia. Non avendo nessun motivo di dubitare della sua affidabilità.

Ora, che il glifosato sia un veleno, lo dicono tutti. Che i grandi media non diano spazio a questo problema è scontato: quanta pubblicità perderebbero dalla multinazionali della pasta?

In ogni caso, per gli scettici di buona fede e per i salariati delle multinazionali ecco i link che riportano direttamente agli studi dei ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, Anthony Samsel e Stephanie Seneff. Che come potrete vedere, dicono molto più di quello che noi abbiamo scritto. I testi sono in inglese ma di facile comprensione, basta ricordare che alcuni acronimi sono diversi: la SLA, ad esempio, in inglese diventa ALS. 

Ebbene, troveremo un lunghissimo elenco di malattie oltre a quelle da noi citate legate al glifosato, tra cui anche l’Autismo, l’asma, la celiachia, l’Alzheimer, il Parkinson e tante altre patologie.

Cominciamo:

Questo lo studio da noi citato e pubblicato dal Journal of Biological Physics and Chemistr

Questa una presentazione di Samsel in power point

Questa una presentazione di Seneff al Congresso USA

Tutti i link, come potete vedere, portano direttamente al MIT.

Buona lettura.

By I Nuovi Vespri

Le cose più abominevoli che facciamo in cucina tutti i giorni e che è meglio non fare più…

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Le cose più abominevoli che facciamo in cucina tutti i giorni e che è meglio non fare più…

Ecco un elenco delle cose peggiori che si possono fare in Cucina. Si tratta di comportamenti molto comuni, ma molto dannosi per la salute.

Nella nostra epoca è già difficile fidarsi di quello che troviamo nei supermercati (e infatti è meglio non fidarsi e leggere sempre le etichette), quindi, almeno, prestiamo attenzione a come ci comportiamo durante la preparazione dei nostri pasti!

1 – Usare la Vanillina

Quando si inizia a preparare un dolce, nella lista degli ingredienti troviamo spessissimo la cosiddetta Vanillina. Ma cos’è la Vanillina? Non è nient’altro che un aroma artificiale, utilizzato in maniera diffusa nell’industria alimentare. Molto meglio, quindi, utilizzare la vera vaniglia per fare una torta!

2 – Lavare le pentole senza risciacquarle bene

I detersivi moderni non sono certo ecologici, ne tanto meno adatti ad essere ingeriti; lasciarne perciò dei residui sulle stoviglie non è certo salutare. Questi residui finiranno infatti, come è ovvio, nel cibo che mangiamo e di conseguenza dentro di noi. Quindi quando lavate piatti e pentole, fate molta attenzione a come le sciacquate.

3 – Bruciare i cibi

I cibi sbruciacchiati non fanno per niente bene alla salute, sono cancerogeni e non sono nemmeno buoni al palato.

4 – Utilizzare pentole in Alluminio

L’alluminio è un metallo tenero, basta pochissimo per graffiarlo. Le pentole di alluminio rilasciano sempre alluminio negli alimenti, soprattutto se sono rovinate. L’alluminio può provocare serie malattie come la Sclerosi Multipla.

5 – Utilizzare la carta di Alluminio per impacchettare limone, aceto o cibi acidi

Anche la carta di alluminio a contatto con sostanze acide, come limone, aceto, pomodoro ecc. rilascia molecole di alluminio.

6 – Utilizzare la scorza di Agrumi Trattati

Gli agrumi vengono trattati in superficie per mantenere la buccia bella lucida e omogenea, con composti chimici come l’E230 (difenile), un composto derivato dal carbone che è anche utilizzato come pesticida. Quindi prima di utilizzare la buccia, assicurarsi che gli agrumi provengano da agricoltura biologica.

7 – Utilizzare il Dado da cucina

Il dado è da molti considerato indispensabile, ma il dado che acquistiamo al supermercato contiene ingredienti altamente dannosi (anche quello senza glutammato monosodico). Molto meglio perciò non utilizzarlo. Se volete un Dado saporito, sano e soprattutto fatto con ingredienti di cui sapete la provenienza, fatevelo voi in casa.

Il glutammato monosodico fa parte degli additivi alimentari utilizzati a livello industriale per insaporire i cibi confezionati, e soprattutto per la preparazione dei dadi da brodo, vegetali o di carne. E’ sufficiente controllare gli elenchi degli ingredienti presenti sulle confezioni, per rendersi conto della sua onnipresenza. Il suo consumo è stato, purtroppo associato ad obesità, intolleranze, allergie, sensibilizzazioni, sintomi momentanei e patologie degenerative molto gravi.

8 – Cuocere il soffritto per troppo tempo

Cuocendo per tanto tempo il soffritto, le proprietà di qualsiasi verdura spariscono, le vitamine se ne vanno, le proprietà nutritive scompaiono; in pratica si finisce per mangiare qualcosa privo di qualsiasi nutrimento.

Benessere: il deodorante naturale è nel nostro frigo

 

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Benessere: il deodorante naturale è nel nostro frigo

È il lime il deodorante naturale per eccellenza! Grazie alla sua azione disinfettante, non avremo più bisogno di ricorrere ai deodoranti chimici che spesso non ci soddisfano

 

Addio al deodorante! Stanchi con quei deodoranti chimici che garantiscono i loro effetti soltanto per qualche ora? Niente paura, arriva il deodorante naturale, dovete soltanto assicurarvi di avere nel vostro frigo un unico ingrediente. Quale? Il lime! La scoperta arriva ancora una volta dalla beauty blogger Farah Dhunkai, che ha mostrato alle sue centinaia di migliaia di followers un trucco provato sulla sua stessa pelle. Inutile dire che il video in cui la blogger mostra come utilizzare il frutto per deodorare le ascelle è diventato virale in pochissimo tempo, tra i commenti dei più scettici che la tacciano come folle, e quelli invece più entusiastici, convinti effettivamente delle proprietà di questo frutto ancora troppo poco diffuso.


Ma veniamo all’utilizzo del lime come deodorante naturale
: in realtà, non c’è molto da spiegare, Farah si limita a tagliare a metà un comunissimo lime, per poi procedere a passarlo sotto le ascelle dalla parte della polpa (qui potete vedere il video completo). È la stessa blogger a rivelare le motivazioni di questa beauty routine così singolare: “È così difficile trovare un deodorante che garantisca assorbenza e freschezza perpetue senza doverlo riapplicare, usare il succo del lime invece, mi fa sentire asciutta e mi fa profumare di fresco per tutto il giorno!”.In realtà, non si tratta di una trovata del tutto assurda, il lime infatti vanta tantissime proprietà: applicare il succo di lime direttamente sulla pelle la mantiene brillante e sana, proteggendola dalle infezioni. L’effetto deodorante sarebbe poi garantito dalla presenza in grandi quantità di vitamina C, flavonoidi, antibiotici e disinfettanti. Tra l’altro, non è la prima volta che la blogger dispensa consigli utilissimi per l’igiene e la cura personali, avevamo infatti già parlato della possibilità di far crescere velocemente i capelli grazie al collutorio e della pasta di curcuma e olio di cocco per ottenere denti bianchissimi. Pare proprio che l’era dei prodotti beauty costosissimi sia finita e questo deodorante naturale ne è soltanto l’ultima dimostrazione.

La morte? “Niente paura, è come farsi una bella dormita” – Lo afferma un testimone.

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La morte? “Niente paura, è come farsi una bella dormita” – Lo afferma un testimone.

 

Il suo nome non è noto, ma una cosa è certa: nessuno al mondo può dire di conoscere la morte meglio di lui.

Sì perché il lui in questione è ‘morto’, e poi tornato in vita, per ben due volte: la prima dopo un incidente in moto; la seconda, in sala operatoria, a causa di un’overdose di antidolorifici. In entrambe le occasioni il suo cuore ha smesso di battere per alcuni minuti (due secondo i medici).

Scampato per ben due volte alla morte l’uomo ha deciso di raccontare la sua esperienza su Reddit, dove – a beneficio degli scettici – ha allegato anche le ‘prove’ dell’incidente e del ricovero. “La prima volta – scrive sul social network – è stata poco prima dell’incidente, e l’unico pensiero nella mia mente era: ‘Oh dannazione’. Poi ho sentito il mio corpo venire meno per il dolore e ho perso completamente coscienza”.

La sua seconda esperienza è avvenuta in sala operatoria: “Sentivo dolore dappertutto e ad un certo punto non ho sentito più nulla, semplicemente non c’era più la vita. Poi mi sono risvegliato e ho sentito di nuovo il dolore”.

Di quei momenti il sopravvissuto ha ricordi molto confusi. A chi gli ha chiesto di descrivere cosa si prova, ha risposto: “Era come un vuoto nero, senza pensieri e senza coscienza. Tutte e due le volte ho sentito di ‘non essere lì’. È stato come schiacciare un sonnellino senza sogni: ci si sveglia e si ha la sensazione di aver dormito a lungo, anche se in realtà sono passati solo pochi minuti. Se i medici non mi avessero detto nulla, avrei pensato di aver fatto solo un un lungo sonno”.

Insomma, se avete paura di morire sappiate che è un timore mal riposto. Lui ne è sicuro: “Ora so che non è molto peggio che farsi una dormita. Quando si muore, semplicemente si smette di esistere: non c’è nulla di cui preoccuparsi!”.

Ciao mondo!

Questo è un articolo (o post) di esempio per il tuo nuovo blog su MyBlog 🙂
Puoi modificarne titolo o testo, inserire immagini e video o, se vuoi, cancellarlo.
Inizia subito a scrivere sul tuo blog ciò che più ti piace e ti interessa, pensa alle persone che lo leggeranno (da pc, da smartphone e da tablet) e buoni post!
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Per rinfrescarVi la memoria – L’oncologa Patrizia Gentilini: Bayer-Monsanto, chi fa profitto con farmaci e pesticidi può avere a cuore la salute?

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L’oncologa Patrizia Gentilini: Bayer-Monsanto, chi fa profitto con farmaci e pesticidi può avere a cuore la salute?

La recente notizia dell’acquisto della Monsanto da parte di Bayer è fonte di preoccupazioni molto serie in chi ha a cuore la salute pubblica perché le grandi manovre condotte dalle multinazionali dell’agrochimica stanno portando alla concentrazione in pochissime mani di un enorme potere di controllo sia sulla produzione di cibo che su quella dei farmaci: elementi fondamentali per la salute delle popolazioni. Se prima bastavano le dita di due mani per contare i soggetti che controllavano il settore, oggi, dopo le concentrazioni in atto, le dita di una mano sono sovrabbondanti: in pratica, quando le fusioni in atto andranno definitivamente in porto, saranno solo tre i soggetti che si spartiranno un mercato da cui dipendono le vite dell’intera popolazione mondiale: Du Pont-Dow ChemicalSyngenta- ChemChina e Bayer-Monsanto. L’unica multinazionale del settore che è rimasta tagliata fuori è la Basf, che pure aveva tentato la scalata a Syngenta, ma è stata battuta dal colosso cinese ChemChina, lo stesso che ha acquisito la nostra Pirelli.In particolare è l’ultimo accordo in ordine di tempo tra Bayer e Monsanto, quello destinato a generare il maggiore scalpore per la grande esposizione mediatica della multinazionale statunitense, leader nella produzione di sementi Ogm, in particolare di quelli resistenti all’erbicida Roundup. Come è ben noto anche l’erbicida è prodotto dalla Monsanto ed è a base di glifosato, sostanza recentemente classificata come probabile cancerogeno per l’uomo ed al centro di grande dibattito nei mesi scorsi per quanto riguarda il rinnovo della sua commercializzazione in Europa.

In realtà le promesse degli Ogm faticano sempre di più ad essere mantenute, sia perché le spese a carico degli agricoltori sono quadruplicate ed guadagni non sono quelli sperati, sia perché stanno aumentando le piante che presentano resistenza al glifosato e molecole sempre più potenti e pericolose per la salute vengono messe in commercio con tutto ciò che ne consegue. Già nel 2015 un articolo sul New England Journal of Medicine segnalava l’utilizzo di un nuovo composto ottenuto dalla aggiunta al glifosato del 2-4D, un componente del famigerato “agente arancio” usato come defoliante in Vietnam.

Ma sia ben chiaro, l’effetto cancerogeno è solo la punta dell’iceberg del complesso delle patologie umane cronico-degenerative correlabili ad esposizione cronica a pesticidi, compreso il glifosato. La letteratura scientifica che correla l’esposizione a pesticidi a malattie quali Parkinson, Alzheimer, Sla, diabete, infertilità, endometriosi, patologie respiratorie, autoimmuni, renali, cardiache, malformazioni etc è imponente e purtroppo si conferma che il solo vivere in prossimità di aree in cui si pratica l’agricoltura industriale diminuisce nei bambini le capacità cognitive e ne aumenta il rischio di cancro.

Anche la Bayer è una delle massime multinazionali della chimica, produttrice contemporaneamente di farmaci e di pesticidi, specie insetticidi organofosforici utilizzati in ambiente domestico, ma estremamente pericolosi se l’esposizione avviene durante l’infanzia, la gravidanza o addirittura prima del concepimento. Dati raccolti a livello internazionale e di recente pubblicati hanno dimostrato che i rischi per tutti i tipi di leucemia nella prole aumentano dal 30 al 55% e lo studio conclude con la raccomandazione di limitare il più possibile l’esposizione indoor a tali sostanze nelle fasi più precoci della vita. Ma come si può pensare che chi trae profitto dal vendere farmaci e pesticidi non eserciti ancor più di ora azioni lobbistiche volte ad intralciare qualunque politica orientata alla prevenzione primaria, alla sostenibilità e alla sicurezza alimentare?