La farina di Canapa: ricca di proteine e fibre e senza glutine – un vero portento per la nostra salute!

 

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La farina di Canapa: ricca di proteine e fibre e senza glutine – un vero portento per la nostra salute!

La canapa è uno dei prodotti agricoli più antichi del mondo, infatti viene usata dagli esseri umani da quasi 10.000 anni. Per secoli, prima della proibizione per uno degli usi più stupidi, ovvero fumarla, la canapa è stata usata come materia prima per la produzione di una grande varietà di prodotti tra cui corde, abbigliamento, alimenti, olio e più in generale come fonte di proteine per l’uomo e per gli animali.

Questa pianta oggi finalmente, anche se non come dovrebbe, è stata rivalutata ed è possibile trovare molti prodotti in commercio. Tra questi da qualche anno la farina di canapa si è affacciata nel panorama dei prodotti salutistici disponibili nel nostro paese.

La farina di canapa si realizza dalla macinazione dei semi che sono avanzati dalle procedure di estrazione dell’olio di canapa. È quasi sempre un prodotto proveniente da agricoltura biologica e può essere consumata anche cruda.

Viene realizzata attraverso la macinazione a freddo puramente meccanica e questo ci riconsegna un prodotto che non contiene in alcun modo né residui chimici né conservanti derivanti dalla sua lavorazione. Ha un sapore molto simile a quello della nocciola e può essere utilizzata (si può mischiare con altre farine) per la panificazione (pane e panini), per i muffin, per i biscotti, per il latte (bliss) ecc. Viene spesso impiegata dai vegani (ma non solo) per aumentare l’apporto proteico degli alimenti panificati, sostituendola parzialmente alla farina di frumento in misura variabile tra il 10 ed il 25%.

Si tratta di una farina priva di glutine, nelle preparazioni in cui è necessaria la lievitazione è meglio utilizzarla insieme a farine che invece contengono questa proteina come ad esempio il frumento o il farro. Ma se invece si soffre di celiachia è possibile comunque sperimentare degli impasti senza glutine utilizzando questa farina e mescolandola magari ad altre come quella di riso o mais.

Proprietà
La farina di Canapa contiene tutti gli 8 amminoacidi essenziali, inclusi metionina e cisteina che normalmente sono scarsamente rappresentati in altre proteine di origine vegetale.

Il 65% delle proteine della canapa è rappresentato dalla edestina, una proteina che si digerisce facilmente, mentre sono completamente assenti la gliadina e la glutenina, ovvero il glutine.

Per questo motivo la farina di canapa è adatta alle persone affetta da celiachia e inoltre è utile per rinforzare il sistema immunitario, quello nervoso e il sistema ormonale.
Le fibre sono molto abbondanti e la rendono un alimento ideale per la lotta o la prevenzione alla stitichezza. I Sali minerali presenti in modo significante sono: potassio, magnesio, ferro e zinco, mentre per quanto riguarda le vitamine sono presenti prevalentemente i tocoferoli (vitamina E).

La farina di semi di Canapa è un alimento ricco di omega 3 e omega 6, acidi grassi importanti per il nostro organismo per le loro proprietà antiossidanti, utile inoltre per la prevenzione dei disturbi cardiovascolari.

 

La Cannabis per la cura dei tumori? Una ricerca italiana fa sperare.

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La Cannabis per la cura dei tumori? Una ricerca italiana fa sperare.

 

Cannabis e cura dei tumori: la ricerca (italiana) che fa sperare

Nonostante i pregiudizi, sono centinaia gli studi sulle cure a base di cannabinoidi. E i risultati sono molto importanti. Intervista al Prof. Massimo Nabissi

C’è chi pensa che la pianta della cannabis sia usata esclusivamente per produrre prodotti “di svago”. E c’è chi invece su questa pianta ci ha scommesso molto: non solo agricoltori e imprenditori ma anche ricercatori e medici. Se l’uso della cannabis per alleviare le sofferenze dei pazienti è ormai una realtà, non sempre accettata, ma conosciuta, molto meno conosciuto è il campo della ricerca nel ridurre la crescita, o indurre la morte, delle cellule tumorali.

Sono centinaia gli studi in questo senso, svolti in silenzio nei laboratori di tutto il mondo fin dagli anni ’90, che hanno l’obiettivo di ampliare le conoscenze attuali sui farmaci antitumorali e dare nuove speranze ai malati.

Come nel laboratorio di Camerino, dove il Dr.Massimo Nabissi, ricercatore del gruppo di Patologia ed Immunologia della Scuola del Farmaco e dei Prodotti della Salute, lavora fin dal 2008 allo studio sul ruolo anti-tumorale dei cannabinoidi sia nel GBM (tumore del cervello) sia nel mieloma multiplo. E i risultati sono davvero importanti.

“L’idea dello studio nel mieloma è nata – ci racconta Nabissi – da una collaborazione con il Dipartimento di Ematologia degli Ospedali Riuniti di Ancona. Il nostro lavoro aveva dimostrato che la maggior parte delle cellule tumorali isolate dai pazienti analizzati mostrava la presenza di un recettore di membrana che rispondeva se stimolato con i cannabidiolo (CBD). Da questo dato siamo andati a valutare “in vitro” l’effetto del CBD sia da solo sia in combinazione con un farmaco utilizzato di solito nella terapia del mieloma multiplo (il Bortezomib). I dati hanno dimostrato un ruolo anti-proliferativo del CBD e un’azione sinergica della combinazione CBD insieme al farmaco.”. Che cosa vuol dire in concreto? Che l’aggiunta del principio attivo della cannabis, insieme al farmaco già conosciuto, permette di ottenere una risposta maggiore rispetto a quella dei due farmaci usati singolarmente.Da qui la spinta a continuare. “Nel lavoro successivo – continua Nabissi- abbiamo testato la combinazione THC/CBD in combinazione con un nuovo farmaco (Carfilzomib) sempre nel mieloma multiplo e anche in questo caso i dati hanno dimostrato che la combinazione è più efficace dei singoli farmaci ed inoltre riduce la migrazione (processo di metastasi) delle cellule tumorali. Questi dati “in vitro” che abbiamo ottenuto, sono stati presi ad esempio, da una Biotech Israeliana, per la richiesta di avvio del primo studio “in vivo”, in pazienti affetti da mieloma multiplo”.

 Per la prima volta quindi la sperimentazione non si limiterà ad essere studiata su delle cellule (fasi pre cliniche di una ricerca) ma arriverà su veri e propri pazienti che utilizzeranno, insieme al farmaco “ufficiale”, anche quello a base di THC e CBD.

Se quindi per il mieloma multiplo la sperimentazione sui pazienti sta per cominciare,per altri tipi di tumori la ricerca è già molto avanti. Ci spiega Nabissi: “La sperimentazione con THC/CBD in combinazione con Temodal (il farmaco attualmente in uso nella terapia per il tumore al cervello), ha ormai superato la fase clinica II, con risultati che sono stati appena pubblicati nel sito della casa farmaceutica che ha svolto la sperimentazione . Da quello che si legge, a breve organizzeranno la fase clinica III che se darà risultati positivi potrà permettere di utilizzare questa combinazione nella terapia futura su centinaia o migliaia di pazienti. Per altri tipi di tumore, come il tumore al seno, al polmone, melanoma, pancreas la ricerca è in una fase avanzata a livello di studi pre-clinici”.

Nonostante i risultati diano ragione a queste ricerche e suggerirebbero di continuare su questa strada, Nabissi non nasconde il suo rammarico: “Quello che noto in Italia è che ci sono due principali prese di posizione, chi è a favore e chi è contro all’uso terapeutico dei cannabinodi. Trattandosi di farmaci, facendo una comparazione semplicistica, è come se in Italia ci fossero due prese di posizione pro e contro alla morfina, agli anti-depressivi o agli oppiacei. Se i cannabinoidi vengono viste come “droghe”, lo stesso dovrebbe valere per la morfina, per gli oppiacei (utilizzati nei cerotti antidolorifici ed acquistabili in farmacia) o per gli anti-depressivi (es. le benzodiazepine), tutti farmaci che possono indurre dipendenza psicologica e fisica (tutti dati reperibili sul sito del Ministero della Salute o nel sito dell’Agenzia Italiana del Farmaco). Quindi mi chiederei, perché esiste questo pregiudizio per i farmaci cannabinodi? All’estero, almeno in alcuni paesi europei e negli Sati Uniti d’America, l’argomento cannabis terapeutica viene trattato in modo molto più approfondito e lo sviluppo d’imprese che lavorano nell’ambito della cannabis è in forte espansione. Solo in Europa (Olanda, U.K., Germania, Spagna Svizzera, Repubblica Ceca, ecc…) sono presenti diverse ditte che si occupano nello sviluppare nuovi incroci di piante, nella purificazione di cannabinodi, nello sviluppo di nuove formulazioni, nella ricerca pre-clinica”. In Italia fare ricerca in questo campo è davvero difficile da punto di vista burocratico o di autorizzazioni, chissà se nel futuro qualcosa cambierà seguendo il caso della Repubblica Ceca ha investito milioni di euro nel 2015 per avviare il primo centro per lo studio dei cannabinoidi in ambito terapeutico.

“Personalmente – ci dice ancora Nabissi – credo che in futuro l’uso terapeutico, in specifiche patologie tumorali, avrà applicazione clinica. A livello di ricerca, sono abbastanza convinto che la sperimentazione sui cannabinoidi avrà un grosso sviluppo in alcuni stati europei.”