Assolutamente, ma proprio assolutamente da leggere – Sara, 18 anni: “Ho il cancro, non ho più i capelli e tu ti lamenti se il parrucchiere te li taglia troppo”…!

 

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Sara ha 18 anni e ha scritto a Fanpage.it per raccontare la sua lotta contro un “Linfoma Non Hodgikn del mediastino a grandi cellule B, maligno II° stadio di 14cm. Non ci guardate male, non sapete cosa vuol dire aver paura di addormentarsi pensando di non svegliarsi più”.

Salve a tutti!

Sono Sara, una ragazza di 18 anni ed ho il cancro. Una frase che ti leva il respiro eh? Già è proprio così, ho un Linfoma Non Hodgkin del mediastino. Cos’è?  Il linfoma è un tumore maligno del sistema linfatico, ci sono anche i linfomi Di Hodgkin. Nel complesso rimangono tumori rari, lo chiamano tumore giovanile perché la maggior parte delle persone colpite sono giovanissimi.

Ovviamente vi chiederete “ma come fa a venirti questo tumore?!”

Beh, è quello che vorremmo sapere tutti, purtroppo nel 2017 abbiamo i robot, abbiamo telefoni da migliaia di euro che fanno tutto al posto nostro, stiamo crescendo in tutto… ma ancora non si sa da cosa hanno origine i tumori e come prevenirli. Sappiamo solo che un bel giorno il nostro caro midollo smette un attimo magari di funzionare ed ecco qua che le nostre cellule impazziscono moltiplicandosi e formando masse, i tumori, detto molto semplicemente.

Credo che vi stiate chiedendo “ma perché ne stai parlando?” Sinceramente ne parlo primo per uno sfogo personale, ma soprattutto perché il mondo è ignorante su queste malattie. Perchè? Ora vi racconto la mia storia.

Il 2 gennaio 2017 iniziai a sentire la febbre, niente di che, finche i giorni a seguire, sdraiandomi non riuscivo a respirare (premetto che sono il tipo di persona che sopporta tutto e pensa ‘massi è normale poi passerà’), venne un dottore a visitarmi e mi disse che il polmone destro non ventilava mentre quello sinistro stava messo male e quindi ci disse di andare al pronto soccorso.

Il 9 gennaio andiamo al pronto soccorso, ovviamente potete immaginare quante sono state le ore di attesa, alla fine dopo aver fatto prelievi, lastra e quant’altro verso 03:15 di notte del 10 gennaio ci richiamano in visita e c’era una dottoressa del reparto di Ematologia, mi fa delle domande strane: Sudi la notte? Hai difficoltà a respirare? Le rispondo subito senza pensarci: SI!

Mi dice “dobbiamo ricoverarti subito e iniziare le cure perché abbiamo visto dei linfonodi ingrossati e degli addensamenti nei polmoni” io purtroppo non capii subito cosa diceva, comunque prima mi avevano detto che si trattava di polmonite quindi pensavo a quello. Fatto sta che in quel momento c’era mio padre con me e la dottoressa mi disse che mi sarebbero venuti a prendere con la carrozzina e nel frattempo lei avrebbe parlato con lui, tempo un quarto d’ora e arrivai in questo reparto blindato, arrivo nella mia stanza e vedo mio padre con gli occhi rossi (pensavo fosse stanco, insomma si erano fatte ormai le 5 della mattina), ma io nella mia ingenuità non capivo.

Dormo giusto un paio d’ore e la mattina mi trovo in stanza mia zia che fa l’infermiera, mamma, papà e mio fratello, e c’era un via vai continuo di infermieri che mi facevano analisi e dottori, ma il problema è che avevano tutti la mascherina! Si come quelle dei cinesi per proteggersi dallo smog. Ad un certo punto arriva il vice primario e mi dice che ho un sospetto Linfoma e perciò dovevano effettuare diverse analisi, io molto ingenuamente le rispondo ‘basta che mi fate dormire potete farmi quello che volete!‘ sorridendo anche.

E fu cosi che mi fecero prima il puntato, cioè il prelievo del midollo, la biopsia, non l’autopsia  che avete capito!!, per analizzare la massa, ovviamente per non farmi mancare niente l’intervento non si concluse molto bene infatti ho avuto una complicanza, un enfisema sottocutaneo polmonare cioè una presenza o una raccolta anomala di aria o gas, nei tessuti situati appena sotto la pelle, a quanto mi hanno detto in poche parole ho inglobato tutta aria e sono diventata un palloncino, veramente ero un pallone ahahah.

E quindi mi sono fatta anche 24 ore in terapia intensiva, dopodiche sono tornata in reparto ed ero attaccata alla bombola dell’ossigeno, avevo il catetere per fare la pipì perchè non potevo alzarmi dal letto, avevo il drenaggio nel polmone per elminare i liquidi che si erano accumulati ed avevo la flebo, dolori ovunque che non potete immaginare, paura, ero triste ed arrabbiata, iniziavo a capire che cosa stava succedendo.

Sapete sono cresciuta a pane, ER e Grey’s Anatomy quindi li i tumori sono all’ordine del giorno, perciò ho iniziato a pensare. Il pomeriggio di un venerdì c’era mia zia a farmi compagnia e le ho chiesto ‘Zia ma io sto qui perché ho un tumore?’ e ovviamente mi rispose di si… Feci altre analisi come la Tac Pet, puntura lombare (prelievo del liquido della spina dorsale), ed infine mi misero il Gronshong, un catetere venoso che ho nella vena succlavia (sul petto).

Arrivano i risultati, Linfoma Non Hodgikn del mediastino a grandi cellule B, maligno II° stadio di 14cm. Iniziamo subito la chemio-terapia, facendo poi anche la radio-terapia. Si le terapie sono veleno che solo noi che ci passiamo sappiamo cosa si prova. Sono stata ricoverata un mese e penso che una ragazza di 18 anni, o comunque nessuno, dovrebbe mai vedere e vivere in un ospedale.

Forse vi chiederete perché? Perché ovviamente vivendo in un ospedale, per di più il mio reparto è ‘speciale’ perché non potevano venirti a far visita molte persone ma solo una e non potevi uscire da li e potevi solo mangiare il cibo dell’ospedale, che sconsiglio vivamente ahahah, comunque ne vedi di cotte e di crude.

La situazione che mi ha fatto più paura è vedere una persona con cui praticamente ormai vivevo tutti i giorni da quasi un mese morire davanti ai miei occhi, non è per i deboli di cuore. Continuerete a chiedervi magari ‘Si ma perché ci dici queste cose?’ Perché troppo spesso mi hanno detto frasi del tipo ‘eh ma tanto tu sei forte’, ‘ma tanto di cancro non si muore più’, ‘vabbè ma tanto i capelli ricrescono’.

Certo, io da una parte le capisco queste persone perché ovviamente che cosa puoi dirmi? Non ci sono parole da dire, se non solo tanta rabbia, ma dall’altra avrei preferito spaccargli la faccia per l’odio che provavo, perché ho visto troppi amici nella bara perché purtroppo non ce l’hanno fatta, anche amici della mia età. Perché si è vero mi ricrescono i capelli ma nel frattempo mi sono cascati e tu ti lamenti se il parrucchiere ti taglia 3cm invece che 1cm.

Vedersi allo specchio e vedersi sempre più bianca, con le occhiaie, senza capelli e vederli cadere, non riuscirsi a fare una doccia per via del tubo nel petto ed essere deboli, sempre, avere dolori… Avere paura di andare a dormire la notte per poi non risvegliarsi più… Perché SI di cancro si muore ancora purtroppo, SI si ha paura di tutto, si diventa ipocondriaci, perché pensate che anche dopo finite le chemio o radio terapie allora si vive una vita serena? Non credo proprio.

Durante la mia malattia andavo in giro con la mascherina o comunque dopo non avevo i capelli e la cosa che mi lascia senza parole è che nel 2017 TUTTI e dico TUTTI mi guardavano come una malata che poteva infettare qualcuno ed ucciderlo. Vorrei dire una cosa a tutte quelle persone piccole di cervello che non capiscono cosa si sta passando o provando, io la mascherina la mettevo per proteggermi da voi! Perché io ero debole, non la mettevo perché potevo attaccare qualcosa a qualcuno o come mi sono sentita dire una volta in fila alla cassa da un signore che era tutta scena perché non sapevo cosa inventarmi per passare avanti. Sicuramente è brutto da dire, perché nessuno dovrebbe passare questo, ma se proprio il nostro ‘Dio’ deve ‘punire’ qualcuno credo che ci siano altre persone che se lo meriterebbero molto di più. Noi siamo persone come voi, un po’ sfortunate si, ma siamo uguali, non allontanateci e non fate né le facce tristi quando ci vedete e né quelle schifate perché stiamo male, perché primo noi siamo più forti di voi e non ci serve la vostra compassione e secondo beh… siamo noi a schifarvi se ci guardate in quel modo. Tutta la nostra vita è cambiata, anche dal semplice farsi la doccia che non ci riusciamo, alle nostre uscite che magari prima uscivamo con gli amici e invece ora sono i dottori i nostri amici.

Ma da una parte devo anche ringraziare questa malattia e la mia esperienza, perché mi ha fatto capire e conoscere tante cose, ad esempio ho capito chi era veramente amico e chi no, ho capito il senso della vita ed ora non mi vergogno più di nulla, ad esempio al mio paese c’era una festa e delle ragazze si vergognavano, io un anno fa ero uguale, invece quest’anno ho ballato con tutto che avevo un tubo nel petto e senza capelli e sapete una cosa? Non mi sono mai divertita cosi tanto. Mi ha fatto conoscere persone meravigliose ed ognuna di loro mi ha insegnato tantissimo, portiamo tutti la mascherina e guardandoci solo con gli occhi ci capiamo subito.

E senza tutta la mia famiglia io non sarei riuscita ad essere cosi forte! E la cosa più importante è che ho capito quanto è bella la vita. C’è un ragazzo che ho conosciuto che si chiama Simone e qualche giorno fa ero arrabbiata e non volevo fare una puntura e lui mi ha detto: E’ normale che sei arrabbiata e magari non vuoi fare qualche puntura o altro, ma tu ti fidi dei tuoi medici, dobbiamo tribolare ancora un po’ ma noi siamo ancora qui! Grazie a loro noi siamo ancora qui!

Infatti devo ringraziare i miei medici perché io credo in loro e nel loro lavoro! In tanti mi hanno detto che tornerò quella di prima e tornerò alla mia vita, ma invece non è cosi perchè ormai sono un altra persona, ho un altra vita.

E’ vero.

Noi siamo forti.

Noi siamo ancora qui.

La vita è bella.

Fonte: Dal Web

 

Dalla Germania un nuovo studio conferma ancora una volta: “La cannabis uccide le cellule del tumore” !!

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Dalla Germania un nuovo studio conferma ancora una volta: “La cannabis uccide le cellule del tumore” !!

La ricerca è stata pubblicata sul numero che uscirà a gennaio 2015 della rivista “Biochemical Pharmacology”. La pubblicazione è firmata da Robert Ramer e Burkhard Hinz, con il titolo “New Insights into Antimetastatic and Antiangiogenic Effects of Cannabinoids”.

ROSTOCK, GERMANIA – Marijuana news: nella cannabis ci sono componenti che possono distruggere le cellule tumorali. È la conclusione di uno studio dell’Istituto di Tossicologia e Farmacologia dell’Università di Rostock, guidato dal professorBurkhard Hinz. Il suo gruppo di ricerca sta sperimentando gli effetti dei cannabinoidi sulle cellule tumorali.
In particolare il tetraidrocannabinolo (noto come THC o Delta-9-Tetraidrocannabinolo) e il cannabidiolo, rispettivamente un principio attivo e un metabolita della cannabis, contribuiscono alla distruzione delle cellule tumorali stimolando la formazione di una proteina specifica, la ICAM-1, che agendo sulla superficie delle cellule aggredite dal tumore fa “legare” fra di loro le cellule killer del sistema immunitario, facendole scoppiare. I cannabinoidi così impediscono alle cellule killer di formare dei vasi sanguigni, quelli che fanno crescere il tumore.
La ricerca è stata pubblicata sul numero che uscirà a gennaio 2015 della rivista “Biochemical Pharmacology”. La pubblicazione è firmata da Robert Ramer e Burkhard Hinz, con il titolo “New Insights into Antimetastatic and Antiangiogenic Effects of Cannabinoids”. Ma è lo stesso Hinz a sottolineare come lo studio sia ancora a uno stadio iniziale: “Siamo ancora lontani dal mettere in pratica la nostra scoperta in una terapia clinica. Tuttavia, i nostri risultati sono un’ulteriore prova che i cannabinoidi mediare una serie di effetti potenzialmente terapeuticamente utili”.
In effetti, spiega la ricerca, il THC è stato a lungo usato per alleviare la nausea e il vomito. Mentre ilcannabidiolo, che a differenza del THC non ha effetti psicotropi, è approvato per il trattamento dei sintomi spastici nei pazienti affetti da sclerosi multipla. Inoltre si sa dal 1990 che le cellule umane possono formare da sole dei cannabinoidi che, spiega Hinz, “hanno effetti antidolorifici e sul controllo dell’appetito”. Infine già nel 2008 Hinz e il suo gruppo di ricerca hanno dimostrato che i cannabinoidi rallentano la migrazione delle cellule tumorali nel tessuto circostante. Ed è proprio questa migrazione a causare la metastasi.

Fonte: blitzquotidiano.it

Tramite: http://curiosity2015.altervista.org/dalla-germania-un-nuovo-studio-conferma-ancora-una-volta-la-cannabis-distrugge-le-cellule-del-tumore/

La fantastica scoperta tutta italiana sulla molecola che limita lo sviluppo del tumore.

 

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La fantastica scoperta tutta italiana sulla molecola che limita lo sviluppo del tumore.

La ricerca del team di Mantovani dell’Humanitas pubblicata su «Nature»

Come una Ferrari. Così funziona il nostro sistema di difesa immunitario: è potente, dotato di acceleratori che lo fanno partire e viaggiare ad alta velocità, quando si tratta di difendere l’organismo da aggressioni pericolose, ma anche di freni, che gli impediscono di andare fuori strada. Se, però, il sistema frena troppo, la macchina finisce per fermarsi. È più o meno quello che succede a certe cellule immunitarie di fronte a un tumore, un nemico da raggiungere e annientare: tirano il freno e lasciano alle cellule cancerose campo libero per espandersi e dare metastasi.
È questa la metafora che aiuta a capire l’ultima, sofisticata, scoperta del gruppo di ricerca di Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Istituto Humanitas di Milano e docente all’Humanitas University, appena pubblicata su Nature e finanziata da Airc, l’Associazione per la ricerca contro il cancro: si tratta della scoperta di un nuovo «freno» che si chiama in sigla IL-1R8.

L’importanza della scoperta

Perché è così importante? Perché oggi l’ultima frontiera delle terapie anti-cancro si chiama immunoterapia: permette di tenere a bada tumori prima difficilissimi da curare, come il melanoma, e agisce proprio sul sistema immunitario, sbloccando i freni che lo inibiscono e rendendolo di nuovo capace di distruggere le cellule tumorali. Tanto per dire: i pazienti con melanoma, fino a poco tempo fa, potevano sopravvivere qualche mese, oggi arrivano anche a dieci anni di vita in più.
Al momento sono fondamentalmente due i «freni» che possono essere neutralizzati dalle immunoterapie: si chiamano Pd1 (e Pdl1) e Ctl4. «Questi “freni” appartengono a cellule del sistema immunitario chiamate linfociti T – spiega Mantovani -. Noi, invece, abbiamo scoperto un altro “dispositivo frenante”, l’IL-1R8 che si trova su altre cellule immunitarie chiamate Natural Killer , cellule con “licenza di uccidere”. Se ne trovano tante in organi come il fegato e il polmone, spesso bersaglio di metastasi». Ecco perché l’idea di riattivare i «killer di professione», potrebbe portare a nuove terapie anti-metastasi in questi organi.

Il team

Alberto Mantovani e il suo gruppo continuano a lavorare alacremente e presto ci potranno essere novità: grazie all’aiuto dei giovani e delle donne. Perché il «gruppo di testa» della ricerca pubblicata da Nature è la coppia «senior» formata da Mantovani e da Cecilia Garlanda, ricercatrice dell’Humanitas (cui si aggiunge Angela Santoni dell’Università La Sapienza di Roma), ma i primi firmatari del lavoro sono due giovanissimi «scienziati», Martina Molgora e Eduardo Bonavita, studenti di dottorato di ricerca che hanno appena ricevuto il Mit Award, un premio assegnato dal prestigioso Massachusetts Institute of Technology di Boston. Sono al lavoro in Italia.

fonte: http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/17_ottobre_26/scoperta-italiana-molecola-che-limita-sviluppo-tumore-121e02d6-ba26-11e7-b70e-7d75d3b9777f.shtml

Le ultime parole di Steve Jobs – Il grande, fantastico testamento spirituale di un uomo eccezionali.

 

Steve Jobs

 

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Le ultime parole di Steve Jobs – Il grande, fantastico testamento spirituale di un uomo eccezionali.

– Le ultime parole di Steve Jobs –

Ho raggiunto l’apice del successo nel mondo degli affari.

Agli occhi altrui la mia vita è stata il simbolo del successo.

Tuttavia, a parte il lavoro, ho una piccola gioia. Alla fine, la ricchezza è solo un dato di fatto al quale mi sono abituato.

In questo momento, sdraiato sul letto d’ospedale e ricordando tutta la mia vita, mi rendo conto che tutti i riconoscimenti e le ricchezze di cui andavo così fiero, sono diventati insignificanti davanti alla morte imminente.

Nel buio, quando guardo le luci verdi dei macchinari per la respirazione artificiale e sento il brusio dei loro suoni meccanici, riesco a sentire il respiro della morte che si avvicina…

Solo adesso ho capito, una volta che accumuli sufficiente denaro per il resto della tua vita, che dobbiamo perseguire altri obiettivi che non sono correlati alla ricchezza.

Dovrebbe essere qualcosa di più importante:
per esempio le storie d’amore, l’arte, i sogni di quando ero bambino…

Non fermarsi a perseguire la ricchezza potrà solo trasformare una persona in un essere contorto, proprio come me.

Dio ci ha dato i sensi per farci sentire l’amore nel cuore di ognuno di noi, non le illusioni costruite dalla fama.

I soldi che ho guadagnato nella mia vita non li posso portare con me.

Quello che posso portare con me sono solo i ricordi rafforzati dall’amore.

Questa è la vera ricchezza che ti seguirà, ti accompagnerà, ti darà la forza e la luce per andare avanti.

L’amore può viaggiare per mille miglia. La vita non ha alcun limite. Vai dove vuoi andare. Raggiungi gli apici che vuoi raggiungere. E’ tutto nel tuo cuore e nelle tue mani.

Qual è il letto più costoso del mondo? Il letto d’ospedale.
Puoi assumere qualcuno che guidi l’auto per te, che guadagni per te, ma non puoi avere qualcuno sopporti la malattia al posto tuo.

Le cose materiali perse possono essere ritrovate. Ma c’è una cosa che non può mai essere ritrovata quando si perde: la vita.

In qualsiasi fase della vita siamo in questo momento, alla fine dovremo affrontare il giorno in cui calerà il sipario.

Fate tesoro dell’amore per la vostra famiglia, dell’amore per il vostro coniuge, dell’amore per i vostri amici…

Trattatevi bene. Abbiate cura del prossimo.

Scienziati italiani sintetizzano molecole anticancro dal luppolo

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Scienziati italiani sintetizzano molecole anticancro dal luppolo

 

Scienziati italiani sintetizzano molecole anticancro dal luppolo

Nuovi derivati di sintesi dello Xantumolo, molecola contenuta nel luppolo della birra, sono in grado di contrastare l’angiogenesi, meccanismo alla base della proliferazione dei tumori

Pubblicato dalla rivista scientifica ‘European Journal of Medicinal Chemistry’ uno studio, tutto italiano, condotto dall’IRCCS MultiMedica di Milano, dall’Università di Pisa e dall’Università dell’Insubria di Varese su un gruppo di nuove molecole derivate da un fitocomposto contenuto nel luppolo della birra che avrebbero la capacità di ‘affamare’ le cellule tumorali, contrastando l’angiogenesi. La capacità preventiva dello Xantumolo (XN) – questo il nome della molecola base da cui sono state create le nuove formulazioni di sintesi – rispetto allo sviluppo delle cellule tumorali, consiste nel privarle dei ‘viveri’ dei quali si nutrono, inibendo i meccanismi grazie ai quali si procurano ossigeno e si diffondono nell’organismo. Esercitano un’azione anti-angiogenesi che rappresenta una delle più diffuse strategie terapeutiche anti-tumorali che, spesso, viene affiancata alla chemioterapia. La ricerca è frutto di una collaborazione tra istituti di ricerca italiani: il laboratorio di Biologia Vascolare e Angiogenesi di MultiMedica, diretto dalla dottoressa Adriana Albini, il professor Armando Rossello del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa e il professor Douglas Noonan dell’Università dell’Insubria di Varese. Più nel dettaglio, lo studio, durato quattro anni, ha evidenziato in test sperimentali una capacità di riduzione dell’angiogenesi, da parte dei nuovi Xantumoli, dell’80 per cento.

Lo Xantumolo possiede anche un’azione antiossidante, anti radicali liberi, ed è in grado di combattere le cellule che presentano un alterato equilibrio ossidoriduttivo, come quelle tumorali. Di qui l’importanza di svilupparne una serie di varianti sintetiche con proprietà farmacologiche più spiccate. La dottoressa Albini, direttrice del laboratorio di Biologia Vascolare e Angiogenesi di MultiMedica e direttore scientifico della Fondazione MultiMedica Onlus illustra le fasi del progetto di ricerca che ha portato alla scoperta delle proprietà di queste nuove molecole: “Abbiamo intrapreso una collaborazione con un team di chimici farmaceutici del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa, coordinati dal professor Armando Rossello, che hanno progettato e sviluppato modificazioni strutturali della molecola base contenuta nel luppolo, per renderla più efficace e utilizzabile a concentrazioni più basse. Si tenga presente che il luppolo è utilizzato nella preparazione della birra sin dal VII secolo, non solo per le sue qualità rinfrescanti e aromatiche, ma anche per la sua capacità di garantire una più lunga conservazione, caratteristica legata alle sue proprietà antibiotiche”. Per scoprire se la sostanza possa essere utilizzata per la terapia e la prevenzione di tumori, sia solidi che ematologici, dopo un’analisi dell’attività biologica dei singoli, i gruppi di ricerca sono riusciti a identificare due tra i 13 nuovi derivati dello Xantumolo da loro brevettati, che sono in grado di esercitare un’attività anti-angiogenica ancora maggiore rispetto al principio naturale base dello XN.

“Abbiamo testato i derivati neo-sintetizzati che sono risultati particolarmente efficaci nell’interferire con funzioni chiave della cellula endoteliale, il mattone fondamentale che costituisce i vasi sanguigni tumorali, quali la proliferazione, l’adesione, la migrazione, l’invasione e la formazione di strutture simil-capillari. Lo studio – conclude la dottoressa Albini – apre la strada per lo sviluppo futuro su più ampia scala di analoghi sintetici dello Xantumolo da sperimentare come possibili agenti chemio-preventivi. Il passo successivo sarà quello di testare i più attivi derivati brevettati del luppolo in modelli cellulari complessi e individuare i principali interruttori molecolari coinvolti nel loro effetto anti-angiogenico e anti-tumorale come possibili bersagli da colpire, sia in approcci terapeutici sia di prevenzione”. La ricerca è stata condotta da giovani ricercatori dei laboratori partecipanti (Antonino BrunoBarbara Bassani e Denisa Baci per l’IRCCS MultiMedica, Elisa NutiCaterina CamodecaLea RosaliaElisabetta Orlandini e Susanna Nencetti, per l’Università di Pisa, Cristina Gallo per l’IRCCS Arcispedale Santa Maria Nuova Reggio Emilia) ed è stata realizzata grazie al supporto di un finanziamento da parte dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc), di una Borsa della Fondazione Umberto Veronesi (Fuv) e di fondi di ricerca dell’Università di Pisa (Fondi di Ateneo 2009-2010 e PRA-Progetti di Ricerca di Ateneo 2016/27). (EUGENIA SERMONTI)

Oncologia, tagliati la treccia e mettila in banca…

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Oncologia, tagliati la treccia e mettila in banca…

Parte da Buenos Aires, Roma e Bari.Il tam tam in rete: donate i capelli naturali che diventano parrucche a basso costo. Per i malati curati con la chemioterapia

di GIUSEPPE DEL BELLO

UNA RAGAZZA allo specchio, il suo sorriso e quella treccia nera che la forbice sta per recidere. È uno spot, una semplice foto. Che racconta perché e come si può aiutare chi sta combattendo contro il cancro. Donare i propri capelli, sapendo che non saranno spazzati via ma che, riciclati, diventeranno una parrucca. Naturale, e che tornerà sulla testa di chi li ha persi a causa della chemio. Emmina, Sabrina, Paula, Yvette. Quattro nomi, la sintesi di una solidarietà che non conosce confini. Che unisce un continente all’altro. Che parte da lontano e che, per magica sincronia, scatta in contemporanea tra Roma, Bari e Buenos Aires. Un tam tam che potrebbe (e dovrebbe) espandersi. Sabrina è la prima a postare su Facebook: «Qualche giorno fa ho donato i miei capelli. Adesso sono sulla testa di Belén, una bimba di Moreno (Buenos Aires) in chemio». Segue una sfilza di ringraziamenti a chi ha partecipato alla catena solidale. E quindi l’hashtag #Contagiate #donatupelo@ sabrinasuarezpombo, vuol dire “Diffondete, donate i vostri capelli”.

Dall’altra parte della terra c’è chi legge e lo fa suo. Paula abita a Roma, anche lei è di Buenos Aires, anche lei ha una figlia che di anni ne ha cinque. A Emmina racconta la storia di una bimba come lei: «Belén sognava di riavere i suoi bei capelli, li aveva persi perché malata. Noi possiamo aiutarla, le mandiamo in segreto una tua treccia»?
La piccola non è molto convinta, piuttosto i capelli lunghi e lucidi la proiettano nel mondo delle fate. E di Rapùnzel, la principessa dalla treccia di 20 metri. Poi però, prevale il senso di giustizia di una mamma che sa educare. Grazie anche al parrucchiere che attenua quel primo dolore infantile con un taglio corto che mette in risalto i lineamenti della bimba. “Nuova vita ai capelli di Emmina”, è il post che, subito dopo, Paula affiderà a Fb: «La banca dei capelli crea e distribuisce le parrucche ai malati di cancro ».

E sempre in rete, su Google, si scopre che anche in Italia era partita un’iniziativa simile a quella di Sabrina. Ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, dove Yvette Portelli, ha mosso mezzo mondo per portare avanti il progetto. Yvette è di Malta, ma vive in Puglia da tre anni. Nel 2014 perde Nirvana, l’amica del cuore morta di cancro al seno: «Aveva fatto la chemio, e io riuscivo solo a dirle: vedrai, starai bene. Invece se n’è andata, anche lei aveva perso i capelli. Ne aveva risentito molto. Come spesso accade, le pazienti non si riconoscono più in un’estetica mutata. Così organizzai “Non siete sole”, la prima manifestazione di solidarietà con il coinvolgimento di un parrucchiere di Acquaviva. Per prima, mi sottoposi a un taglio radicale, ne soffersi ma pensai a quelle donne per le quali la rinuncia è obbligata». Ma recidere una ciocca o tutta la chioma non basta. Yvette va in giro per la Puglia. Cerca e trova un’azienda di Bari che fa parrucche. Stringe un patto. Che prevede l’invio dei capelli veri da parte dei donatori e la restituzione da parte della ditta di una parrucca sintetica che oggi ha un costo tra i 250 e i 500 euro. Uno “scambio” solidale che consentirà a tante pazienti con reddito basso di ricevere un toupet fatto apposta.

«Da ogni chilo di capelli si otteneva una parrucca sintetica – spiega Portelli – poi, dopo quella prima esperienza abbiamo trovato un’altra piccola ditta in Sicilia, dove fanno parrucche con capelli veri. Noi mandiamo a spese nostre i capelli con corriere. E loro ci spediscono gratis la parrucca che a sua volta inviamo alla paziente per solo 15 euro». Ma Yvette ha ancora un obiettivo. Ambizioso, non impossibile: «Fare noi le parrucche ad Acquaviva, così chi vuole può scegliere direttamente ciò di cui ha bisogno».
fonte: http://www.repubblica.it/salute/medicina/2017/09/22/news/oncologia_tagliati_la_trecca_e_mettila_in_banca-176192184/?ref=fbp5

Tumori: nel luppolo della birra l’arma che aiuterà a contrastare il cancro?

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Tumori: nel luppolo della birra l’arma che aiuterà a contrastare il cancro?

Birra contro i tumori? A patto che se ne beva poca e con responsabilità, la scienza avrebbe già confermato parecchie volte i suoi benefici. E ora è stato dimostrato che questa bevanda potrebbe contenere anche alcune sostanze utili per contrastare il cancro. Tutto merito del luppolo.

Secondo gli studiosi del dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa, infatti, la birra ha in sé una molecola in grado di “affamare” il tumore al punto da contrastarne la diffusione.

I ricercatori, guidati da Armando Rossello, si sono basati sulle proprietà antiangiogeniche di un fitocomposto, il cosiddetto Xantumolo (XN), un flavonoide che si trova  in discrete quantità proprio nel luppolo e nella birra e ha notevoli proprietà benefiche.

La ricerca è stata svolta in collaborazione con il gruppo della dottoressa Adriana Albini, direttrice del laboratorio di Biologia vascolare e angiogenesi di MultiMedica e direttore scientifico della Fondazione MultiMedica Onlus, e del professor Douglas Noonan, dell’Università dell’Insubria di Varese. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista internazionale “European Journal of Medicinal Chemistry”.

Lo studio

Due dei nuovi derivati dello Xantumolo brevettati sono in grado di esercitare un’attività anti-angiogenica ancora maggiore rispetto al principio naturale base dello XN.

Da questa ipotesi, lo studio è arrivato a dimostrare che i nuovi Xantumoli sono in grado di ridurre l’angiogenesi dell’80% in test sperimentali e sono  efficaci nell’interferire con le funzioni chiave della cellula endoteliale, che è la struttura di base cellulare che costituisce i vasi sanguigni tumorali.

Questa ricerca – spiega il professor Rossello – ha avuto l’obiettivo di progettare e sviluppare modificazioni strutturali della molecola dello xantumolo per migliorarne le proprietà anti angiogeniche mantenendo la sua bassa tossicità”.

Il passo successivo – ha aggiunto la dottoressa Albini – sarà quello di testare i più attivi derivati brevettati del luppolo in modelli cellulari complessi e individuare i principali interruttori molecolari coinvolti nel loro effetto anti-angiogenico e anti-tumorale come possibili bersagli da colpire, sia in approcci terapeutici sia di prevenzione”.

Si tratta di risultati che chiaramente aprono la strada a uno sviluppo futuro su più ampia scala di analoghi sintetici dello Xantumolo, ma è ancora tutto da sperimentare.

Germana Carillo

 

fonte: https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/25190-luppolo-tumori

Cancro al seno: la diagnosi in un respiro

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Cancro al seno: la diagnosi in un respiro

Parte in California un trial clinico per testare BreathLink, apparecchio che analizza il fiato delle pazienti per trovare indizi del tumore

La promessa non è nuova e infatti non è da oggi che la ricerca studia come rintracciare nelle sostanze contenute nel nostro respiro i segni del nostro stato di salute fisica. Già da una ventina d’anni i ricercatori hanno scoperto per esempio che le donne con tumore al seno hanno composti chimici volatili al di fuori della norma nel proprio fiato. Ora la sperimentazione è in fase avanzata per l’uso di strumenti che aiutino a diagnosticare questo tipo di cancro e non solo.

Potere dell’algoritmo

BreathLink, prodotto dall’azienda americana Menssana, analizza proprio il respiro per trarre indicazioni sulla possibile presenza di disturbi. Il Norris Comprehensive Cancer Center dell’Università della California del Sud sta reclutando partecipanti per un trial clinicoche metta alla prova l’efficacia del test del respiro con questo apparecchio nel diagnosticare il cancro della mammella.

Tutto quello che la paziente deve fare è respirare in un tubo collegato alla macchina che cattura un campione del fiato per due minuti, analizza i composti organici volatili presenti e promette di fornire risultati immediati. Le informazioni raccolte sul fiato del paziente vengono inviate al centro di elaborazione dati di Menssana. Qui il sistema identifica i marcatori di stress ossidativo e di malattiausando algoritmi proprietari. E rivela nel giro di pochi minuti se ci sono segnali che possano far pensare a un tumore al seno in corso.

Alleato contro la paura

“La diagnosi del cancro al seno richiede la massima vigilanza, ma dobbiamo temperare questa vigilanza con l’accuratezza per evitare esami inutili“, spiega Linda Hovanessian-Larsen, professoressa associata di radiologia clinica, che conduce il trial alla USC. Gran parte della sua ricerca si concentra sul miglioramento della precisione e dell’efficienza delle tecniche diagnostiche del cancro al seno.

Se da un lato gli screening possono salvare molte vite, rimane il problema dei falsi positivi e della sovradiagnosi che spesso comporta inutili approfondimenti e causa un senso di ansietà non giustificato dalle reali condizioni di salute della persona. “Questo tipo di tecnologia sarebbe benvenuto nel nostro campo e siamo ansiosi di valutare la sicurezza e l’efficacia di questo test”. L’esame del respiro non può diagnosticare la malattia, ma è in grado di fornire un’indicazione sull’opportunità di ulteriori accertamenti, il che può far risparmiare tempo e denaro oltre a prevenire inutili preoccupazioni.

Al momento la ricerca sta cercando di mettere alla prova l’efficacia di questo strumento nel rilevare il cancro al polmone e al seno, il rigetto del trapianto di cuore, l’esposizione a radiazioni e la tubercolosi polmonare. Si tratta pur sempre di un dispositivo in fase sperimentale, tant’è vero che non ha ancora ricevuto l’approvazione della Food and Drug Administration, l’ente preposto a dare il via libera alla commercializzazione di farmaci e dispositivi medici, una volta che se siano state comprovate efficacia e sicurezza. Ma se questo trial dovesse provare che BreathLink è affidabile, il test potrebbe un domani affiancare la mammografia per esempio per escludere falsi positivi, e risparmiare così alle pazienti il fastidio, lo stress e il dolore di una biopsia che non era necessaria.

 

fonte: http://www.panorama.it/scienza/salute/cancro-al-seno-la-diagnosi-un-respiro/

Tumori: una penna li diagnosticherà in 10 secondi

Tumori

 

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Tumori: una penna li diagnosticherà in 10 secondi

Diagnosticare un tumore in un attimo e così arrivare alla sua rapida asportazione. Non si ferma la ricerca per debellare uno dei mali che causa più decessi in tutto il mondo, il cancro, e che ha, nella maggioranza dei casi, un iter di diagnosi e di cure lunghi oltre ogni tempo.

Un team di scienziati e ingegneri dell’Università di Austin, nel Texas, hanno ora messo a punto un potente strumento in grado di identificare rapidamente e accuratamente i tessuti cancerosi durante un intervento chirurgico, fornendo risultati in circa 10 secondi, più di 150 volte più veloci della tecnologia esistente.

Si tratta della penna MasSpec, uno strumento palmare innovativo che fornisce ai chirurghi informazioni diagnostiche precise su quali tessuti asportare e quali conservare, aiutando a migliorare il trattamento e ridurre le probabilità di recidiva del cancro.

La nostra tecnologia potrebbe migliorare notevolmente le probabilità che i chirurghi veramente eliminino fino all’ultima traccia del cancro durante l’intervento chirurgico”, spiega Livia Schiavinato Eberlin, assistente di chimica presso l’Università di Austin che ha coordinato il progetto.

Come spiega la ricerca pubblicata su Science Translational Medicine, la rivista dell’Associazione americana per l’avanzamento della scienza, la “penna” ha una punta stampata in 3D e di un materiale biocompatibile. La punta consente di estrarre le molecole da controllare dal tessuto con poche gocce d’acqua e le trasferisce allo spettrometro di massa, che calcola la massa delle molecole presenti nel campione. Dopo una manciata di secondi circa compare il risultato. In alcuni casi il dispositivo è in grado anche di riconoscere il sottotipo del tumore.

Su 253 pazienti affetti da tumore, la penna MasSpec ha impiegato circa 10 secondi per dare una diagnosi ed è stato più preciso al 96%.

guarda QUI il video

Ogni volta che possiamo offrire al paziente una chirurgia più precisa, una chirurgia più veloce o una chirurgia più sicura, non desideriamo altro che farlo”, spiega James Suliburk, responsabile della chirurgia endocrina presso il Baylor College of Medicine e collaboratore del progetto. “Questa tecnologia fa tutte e tre le cose e ci permette di essere molto più precisi su quali tessuti rimuovere e quali lasciare”.

Anche se la massimizzazione della rimozione del cancro è fondamentale per migliorare la sopravvivenza del paziente, la rimozione di un numero troppo elevato di tessuti sani può anche avere profonde conseguenze negative per i pazienti, si pensi a coloro affetti da cancro al seno o con cancro alla tiroide, con possibili danni ai nervi o ai muscoli. Questa “penna” riesce ad essere 150 volte più veloce rispetto alle attuali tecnologie nell’identificare i tumori e riesce a farlo anche senza provocare danni ai tessuti sani.

È per questo che, ottenuto il brevetto, i ricercatori sperano in una sua rapida applicazione.

fonte: https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/24981-penna-tumori

Melograno: veleno per i tumori !!

 

Melograno

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Melograno: veleno per i tumori !!

 

Il succo di melograno, potente arma contro la diffusione del cancro

Alcuni componenti del succo di melagrana riescono a inibire il movimento delle cellule tumorali. Lo studio
Un aiuto alla lotta contro il cancro pare arrivare dal succo della melagrana, il frutto del melograno.
In particolare, gli scienziati dell’Università della California, hanno scoperto che i componenti del succo possono essere un efficace preventivo. In più, questi componeneti, riescono a indebolire l’attrazione delle cellule tumorali a un segnale chimico che favorisce la diffusione delle metastasi del cancro alla prostata fino all’osso. Questa scoperta si pone in quella branca di ricerca atta a prevenire le metastasi del cancro, ma non solo, come vedremo.

I risultati di questo studio sono stati presentati dalla dottoressa Manuela Martins-Green al 50th meeting annuale della American Society for Cell Biology, in corso a Philadelphia dall’11 al 15 dicembre 2010.
La ricercatrice ha applicato, in laboratorio, del succo di melagrana alle cellule del cancro alla prostata che erano risultate resistenti al testosterone.
Dalle analisi poi condotte, Martins-Green e colleghi hanno scoperto che le cellule tumorali trattate con il succo di melagrana, e che non erano morte con il trattamento, mostravano una maggiore adesione cellulare e una diminuzione della migrazione.

Alcuni dei componenti responsabili di questi effetti, identificati dai ricercatori, sarebbero i fenilpropanoidi, gli acidi idrobenzoici, i flavoni e gli acidi grassi coniugati.
«Avendoli identificati, ora possiamo modificare i componenti inibenti il cancro nel succo di melagrana per migliorare le loro funzioni e renderli più efficaci nel prevenire le metastasi del cancro alla prostata, portando a terapie farmacologiche più efficaci», hanno spiegato i ricercatori.

Oltre a ciò, ha ricordato Martins-Green, è possibile studiare terapie efficaci contro altri tipi di cancro e non solo per quella alla prostata. Questo sarebbe possibile poiché «i geni e le proteine coinvolte nel movimento delle cellule del cancro alla prostata sono essenzialmente gli stessi di quelli coinvolti nel movimento di altri tipi di cellule tumorali».

Buone speranze, e tutte naturali, quindi quelle che arrivano da Philadelphia. Ora non resta che attendere gli ulteriori studi che possano, nel caso, aprire la strada sulla sperimentazione in ambito umano.

fonte: http://www.lastampa.it/2010/12/14/scienza/benessere/medicina/il-succo-di-melograno-potente-arma-contro-la-diffusione-del-cancro-tgZIbqwCnZxVWjZPwzgssO/pagina.html