Lotta al colesterolo, ecco la svolta: basta un’iniezione per ridurlo del 70%

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Lotta al colesterolo, ecco la svolta: basta un’iniezione per ridurlo del 70%

Un’iniezione che riduce fino al 70% del colesterolo. I farmaci più innovativi per combattere colesterolo e trigliceridi alti sono piccoli “sabotatori” che vanno a intralciare il metabolismo dei lipidi, impedendo che i livelli nel sangue diventino eccessivi. Si chiamano oligonucleotidi antisenso e ne hanno discusso gli esperti riuniti per il Congresso nazionale della Società italiana di medicina interna (Simi) a Roma, sottolineando come questi piccolissimi frammenti di Rna siano molto efficaci nel bloccare “dall’interno” la produzione di proteine implicate in numerose malattie come le coronaropatie, l’arteriosclerosi o anche il cancro. Le sperimentazioni cliniche di fase 2 su vari oligonucleotidi antisenso mirati al controllo dei lipidi hanno infatti dimostrato che con questo approccio è possibile ridurre fino al 70% trigliceridi e colesterolo in eccesso con minor costi rispetto agli anticorpi monoclonali e meno effetti collaterali delle statine.

Colesterolo, ecco come abbassarlo

Ulteriori studi (circa una trentina) sono attualmente in corso o in fase di avvio con gli oligonucleotidi in varie malattie, in quanto l’approccio è universale e si può adattare a moltissimi disturbi metabolici. «Il meccanismo d’azione è semplice – spiega Domenico Girelli, docente di medicina interna dell’Università di Verona, coinvolto nell’individuazione dei bersagli molecolari e in una sperimentazione in fase di avvio anche in Italia – si tratta di piccoli frammenti di Rna costruiti in laboratorio usando molecole, i nucleotidi, acidi nucleici identici a quelli che compongono sia Dna che l’Rna, ma con una sequenza invertita, per questo si chiamano “antisenso”. In altre parole si utilizzano gli stessi mattoni, ma si costruisce un muro alla rovescia». «Quando questa catena si inserisce in quella vera – aggiunge l’esperto – crea una serie di errori che bloccano la proteina Pcsk9 responsabile della concentrazione del colesterolo cattivo. Infatti, quando entra in circolo la Pcsk9 degrada una seconda proteina “spazzina” incaricata di rimuovere l’Ldl nel sangue: mettendo fuori uso la Pcsk9 i livelli di Ldl restano bassi proteggendo dalle malattie cardiovascolari correlate al colesterolo».

Le sperimentazioni

In passato le terapie con oligonucleotidi antisenso, studiate anche in oncologia come possibili antitumorali, fallivano perché spesso non si riusciva a portare il farmaco dove necessario prima che venisse degradato dall’organismo; gli oligonucleotidi antisenso di seconda generazione sono modificati chimicamente per essere più resistenti e vengono associati a molecole che li aiutano ad arrivare agli organi bersaglio, come fegato, cuore e muscoli. Le sperimentazioni cliniche di fase 1 e 2 con i nuovi oligonucleotidi antisenso mostrano riduzioni di colesterolo e trigliceridi fino al 70%, sono perciò molto promettenti.

«Lo sono anche perché i costi di realizzazione del farmaco sono stimati in circa un decimo rispetto agli anticorpi monoclonali – interviene Franco Perticone, presidente Simi – Inoltre, si tratta di farmaci con una durata d’azione molto lunga: nel caso dell’oligonucleotide antisenso mirato a Pcsk9 due, tre somministrazioni l’anno con iniezione sottocute sono sufficienti a ottenere un effetto anti-colesterolo simile a quello delle statine. Soprattutto, sono terapie estremamente selettive e quindi con il potenziale di un’ottima sicurezza e tollerabilità: gli oligonucleotidi antisenso possono legarsi solo al loro bersaglio, una volta individuato il target giusto possiamo costruire farmaci super-selettivi certi che non influenzeranno negativamente nessun altro organo o sistema. Esiste già un farmaco a base di oligonucleotidi antisenso approvato dalla Food and Drug Administration – ricorda – si tratta di mipomersen, indicato per l’ipercolesterolemia familiare. Molti sono gli studi in corso con altri prodotti, la speranza è avere in un prossimo futuro nuove armi per combattere le iperlipidemie e ridurre così il rischio cardiovascolare, sia nei casi in cui c’è una predisposizione genetica, sia nei pazienti in cui il problema dipende soprattutto da uno scorretto stile di vita».

fonte: http://www.secoloditalia.it/2017/11/lotta-al-colesterolo-la-svolta-basta-uniniezione-per-ridurlo-del-70/

Dalla Germania un nuovo studio conferma ancora una volta: “La cannabis uccide le cellule del tumore” !!

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Dalla Germania un nuovo studio conferma ancora una volta: “La cannabis uccide le cellule del tumore” !!

La ricerca è stata pubblicata sul numero che uscirà a gennaio 2015 della rivista “Biochemical Pharmacology”. La pubblicazione è firmata da Robert Ramer e Burkhard Hinz, con il titolo “New Insights into Antimetastatic and Antiangiogenic Effects of Cannabinoids”.

ROSTOCK, GERMANIA – Marijuana news: nella cannabis ci sono componenti che possono distruggere le cellule tumorali. È la conclusione di uno studio dell’Istituto di Tossicologia e Farmacologia dell’Università di Rostock, guidato dal professorBurkhard Hinz. Il suo gruppo di ricerca sta sperimentando gli effetti dei cannabinoidi sulle cellule tumorali.
In particolare il tetraidrocannabinolo (noto come THC o Delta-9-Tetraidrocannabinolo) e il cannabidiolo, rispettivamente un principio attivo e un metabolita della cannabis, contribuiscono alla distruzione delle cellule tumorali stimolando la formazione di una proteina specifica, la ICAM-1, che agendo sulla superficie delle cellule aggredite dal tumore fa “legare” fra di loro le cellule killer del sistema immunitario, facendole scoppiare. I cannabinoidi così impediscono alle cellule killer di formare dei vasi sanguigni, quelli che fanno crescere il tumore.
La ricerca è stata pubblicata sul numero che uscirà a gennaio 2015 della rivista “Biochemical Pharmacology”. La pubblicazione è firmata da Robert Ramer e Burkhard Hinz, con il titolo “New Insights into Antimetastatic and Antiangiogenic Effects of Cannabinoids”. Ma è lo stesso Hinz a sottolineare come lo studio sia ancora a uno stadio iniziale: “Siamo ancora lontani dal mettere in pratica la nostra scoperta in una terapia clinica. Tuttavia, i nostri risultati sono un’ulteriore prova che i cannabinoidi mediare una serie di effetti potenzialmente terapeuticamente utili”.
In effetti, spiega la ricerca, il THC è stato a lungo usato per alleviare la nausea e il vomito. Mentre ilcannabidiolo, che a differenza del THC non ha effetti psicotropi, è approvato per il trattamento dei sintomi spastici nei pazienti affetti da sclerosi multipla. Inoltre si sa dal 1990 che le cellule umane possono formare da sole dei cannabinoidi che, spiega Hinz, “hanno effetti antidolorifici e sul controllo dell’appetito”. Infine già nel 2008 Hinz e il suo gruppo di ricerca hanno dimostrato che i cannabinoidi rallentano la migrazione delle cellule tumorali nel tessuto circostante. Ed è proprio questa migrazione a causare la metastasi.

Fonte: blitzquotidiano.it

Tramite: http://curiosity2015.altervista.org/dalla-germania-un-nuovo-studio-conferma-ancora-una-volta-la-cannabis-distrugge-le-cellule-del-tumore/

Influenza: il succo di melograno è un vero vaccino naturale

 

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Influenza: il succo di melograno è un vero vaccino naturale

Secondo molti esperti bere regolarmente succo di melograno rende meno probabile ammalarsi di influenza. Per alcuni, infatti, può essere definito un vero vaccino naturale. Ecco perché

Influenza: il succo di melograno è un vero vaccino naturale – La stagione fredda è sempre più vicina e con lei arrivano tutti i malanni del periodo, compresa l’influenza. In questi giorni sull’argomento c’è una grande discussione. Ci si aspetta una diffusione del virus influenzale senza precedenti e per questo l’ordine dei medici si è già espresso invitando soprattutto le persone anziane e i bambini a sottoporsi al vaccino. Se, però, non ne avete intenzione, esiste un rimedio che secondo molti esperti agisce proprio come un vaccino ma è completamente naturale e si basa sul succo di melograno.

Forse non tutti ne sono a conoscenza, ma il succo di melograno è un vero e proprio concentrato di vitamine, minerali e antiossidanti. La comunità scientifica, negli ultimi anni, ha focalizzato la sua attenzione sui benefici di questo prodotto e vari studi sono riusciti a dimostrare che questo prodotto, grazie ai suoi nutrienti come vitamina C, ferro, magnesio, sodio, manganese, rame, zinco, tannino, è una vera bomba in grado di rinforzare il sistema immunitario. Per questo si consiglia di consumarlo per in questo periodo per evitare di ammalarsi di influenza e degli altri malanni tipici della stagione fredda.

Oltre a prevenire la comparsa dell’influenza, il succo di melograno favorisce il lavoro del sistema cardiocircolatorio, previene l’arteriosclerosi, ritarda la progressione di alcuni tumori come quello della prestata del colon e del seno. Ottenere il succo di melograno è molto semplice: sarà sufficiente uno spremiagrumi.

Tratto da: www.centrometeoitaliano.it

Oncologia, tagliati la treccia e mettila in banca…

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Oncologia, tagliati la treccia e mettila in banca…

Parte da Buenos Aires, Roma e Bari.Il tam tam in rete: donate i capelli naturali che diventano parrucche a basso costo. Per i malati curati con la chemioterapia

di GIUSEPPE DEL BELLO

UNA RAGAZZA allo specchio, il suo sorriso e quella treccia nera che la forbice sta per recidere. È uno spot, una semplice foto. Che racconta perché e come si può aiutare chi sta combattendo contro il cancro. Donare i propri capelli, sapendo che non saranno spazzati via ma che, riciclati, diventeranno una parrucca. Naturale, e che tornerà sulla testa di chi li ha persi a causa della chemio. Emmina, Sabrina, Paula, Yvette. Quattro nomi, la sintesi di una solidarietà che non conosce confini. Che unisce un continente all’altro. Che parte da lontano e che, per magica sincronia, scatta in contemporanea tra Roma, Bari e Buenos Aires. Un tam tam che potrebbe (e dovrebbe) espandersi. Sabrina è la prima a postare su Facebook: «Qualche giorno fa ho donato i miei capelli. Adesso sono sulla testa di Belén, una bimba di Moreno (Buenos Aires) in chemio». Segue una sfilza di ringraziamenti a chi ha partecipato alla catena solidale. E quindi l’hashtag #Contagiate #donatupelo@ sabrinasuarezpombo, vuol dire “Diffondete, donate i vostri capelli”.

Dall’altra parte della terra c’è chi legge e lo fa suo. Paula abita a Roma, anche lei è di Buenos Aires, anche lei ha una figlia che di anni ne ha cinque. A Emmina racconta la storia di una bimba come lei: «Belén sognava di riavere i suoi bei capelli, li aveva persi perché malata. Noi possiamo aiutarla, le mandiamo in segreto una tua treccia»?
La piccola non è molto convinta, piuttosto i capelli lunghi e lucidi la proiettano nel mondo delle fate. E di Rapùnzel, la principessa dalla treccia di 20 metri. Poi però, prevale il senso di giustizia di una mamma che sa educare. Grazie anche al parrucchiere che attenua quel primo dolore infantile con un taglio corto che mette in risalto i lineamenti della bimba. “Nuova vita ai capelli di Emmina”, è il post che, subito dopo, Paula affiderà a Fb: «La banca dei capelli crea e distribuisce le parrucche ai malati di cancro ».

E sempre in rete, su Google, si scopre che anche in Italia era partita un’iniziativa simile a quella di Sabrina. Ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, dove Yvette Portelli, ha mosso mezzo mondo per portare avanti il progetto. Yvette è di Malta, ma vive in Puglia da tre anni. Nel 2014 perde Nirvana, l’amica del cuore morta di cancro al seno: «Aveva fatto la chemio, e io riuscivo solo a dirle: vedrai, starai bene. Invece se n’è andata, anche lei aveva perso i capelli. Ne aveva risentito molto. Come spesso accade, le pazienti non si riconoscono più in un’estetica mutata. Così organizzai “Non siete sole”, la prima manifestazione di solidarietà con il coinvolgimento di un parrucchiere di Acquaviva. Per prima, mi sottoposi a un taglio radicale, ne soffersi ma pensai a quelle donne per le quali la rinuncia è obbligata». Ma recidere una ciocca o tutta la chioma non basta. Yvette va in giro per la Puglia. Cerca e trova un’azienda di Bari che fa parrucche. Stringe un patto. Che prevede l’invio dei capelli veri da parte dei donatori e la restituzione da parte della ditta di una parrucca sintetica che oggi ha un costo tra i 250 e i 500 euro. Uno “scambio” solidale che consentirà a tante pazienti con reddito basso di ricevere un toupet fatto apposta.

«Da ogni chilo di capelli si otteneva una parrucca sintetica – spiega Portelli – poi, dopo quella prima esperienza abbiamo trovato un’altra piccola ditta in Sicilia, dove fanno parrucche con capelli veri. Noi mandiamo a spese nostre i capelli con corriere. E loro ci spediscono gratis la parrucca che a sua volta inviamo alla paziente per solo 15 euro». Ma Yvette ha ancora un obiettivo. Ambizioso, non impossibile: «Fare noi le parrucche ad Acquaviva, così chi vuole può scegliere direttamente ciò di cui ha bisogno».
fonte: http://www.repubblica.it/salute/medicina/2017/09/22/news/oncologia_tagliati_la_trecca_e_mettila_in_banca-176192184/?ref=fbp5

Tumori: nel luppolo della birra l’arma che aiuterà a contrastare il cancro?

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Tumori: nel luppolo della birra l’arma che aiuterà a contrastare il cancro?

Birra contro i tumori? A patto che se ne beva poca e con responsabilità, la scienza avrebbe già confermato parecchie volte i suoi benefici. E ora è stato dimostrato che questa bevanda potrebbe contenere anche alcune sostanze utili per contrastare il cancro. Tutto merito del luppolo.

Secondo gli studiosi del dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa, infatti, la birra ha in sé una molecola in grado di “affamare” il tumore al punto da contrastarne la diffusione.

I ricercatori, guidati da Armando Rossello, si sono basati sulle proprietà antiangiogeniche di un fitocomposto, il cosiddetto Xantumolo (XN), un flavonoide che si trova  in discrete quantità proprio nel luppolo e nella birra e ha notevoli proprietà benefiche.

La ricerca è stata svolta in collaborazione con il gruppo della dottoressa Adriana Albini, direttrice del laboratorio di Biologia vascolare e angiogenesi di MultiMedica e direttore scientifico della Fondazione MultiMedica Onlus, e del professor Douglas Noonan, dell’Università dell’Insubria di Varese. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista internazionale “European Journal of Medicinal Chemistry”.

Lo studio

Due dei nuovi derivati dello Xantumolo brevettati sono in grado di esercitare un’attività anti-angiogenica ancora maggiore rispetto al principio naturale base dello XN.

Da questa ipotesi, lo studio è arrivato a dimostrare che i nuovi Xantumoli sono in grado di ridurre l’angiogenesi dell’80% in test sperimentali e sono  efficaci nell’interferire con le funzioni chiave della cellula endoteliale, che è la struttura di base cellulare che costituisce i vasi sanguigni tumorali.

Questa ricerca – spiega il professor Rossello – ha avuto l’obiettivo di progettare e sviluppare modificazioni strutturali della molecola dello xantumolo per migliorarne le proprietà anti angiogeniche mantenendo la sua bassa tossicità”.

Il passo successivo – ha aggiunto la dottoressa Albini – sarà quello di testare i più attivi derivati brevettati del luppolo in modelli cellulari complessi e individuare i principali interruttori molecolari coinvolti nel loro effetto anti-angiogenico e anti-tumorale come possibili bersagli da colpire, sia in approcci terapeutici sia di prevenzione”.

Si tratta di risultati che chiaramente aprono la strada a uno sviluppo futuro su più ampia scala di analoghi sintetici dello Xantumolo, ma è ancora tutto da sperimentare.

Germana Carillo

 

fonte: https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/25190-luppolo-tumori

Curcuma e miele: lo straordinario antibiotico naturale contro freddo e mal di gola

 

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Curcuma e miele: lo straordinario antibiotico naturale contro freddo e mal di gola

Molti di noi conoscono alla perfezione la curcuma e le sue innumerevoli proprietà. Abbiamo visto come possa essere utilizzata per combattere i dolori e l’artrite, come sia capace di curare e prevenire il diabete. Abbiamo anche visto il Golden Milk, un’importante ricetta utile a combattere i dolori muscolari e il mal di gola, grazie all’azione antinfiammatoria della curcumina.

Pochi, però, conoscono il potere della curcuma abbinata al miele.

Il miele è da sempre considerato un antibiotico naturale. Se associato alla cannella, poi, può avere numerosi effetti benefici, utili per combattere, ad esempio: artrite, raffreddore e mal di gola.

Cosa possiamo ricavare allora, unendo il potere antibiotico del miele a quello antinfiammatorio della curcuma?

La prima cosa che possiamo dire è che questo mix genera un potente antibiotico naturale che non solo distrugge i batteri che causano le più comuni malattie, ma favorisce anche le difese naturali del nostro organismo.

A differenza dei comuni antibiotici sintetici, questa sorta di farmaco naturale non ha alcun effetto negativo sulla microflora intestinale.

La curcuma, lo ricordiamo, contiene un potentissimo principio attivo che prende il nome di curcumina, capace di raggiungere più di 150 potenziali attività terapeutiche, tra cui le proprietà antiossidanti, anti-infiammatorie e anti-cancro. Il consumo di curcuma e miele migliora significativamente la digestione e aumenta l’attività della flora intestinale.

Nella medicina Ayurvedica è uno dei più utilizzati rimedi tradizionali utili per combattere il freddo. Ai primi sintomi di mal di gola o malattie da raffreddamento, potreste decidere di ricorrere a questo “miele d’oro”. Una volta preparata la miscela, potrete conservarla tre giorni, il tempo necessario per veder sparire i sintomi del vostro malessere.

Per realizzarla vi servono semplicemente: 100 grammi di miele e 1 cucchiaio di curcuma in polvere. Mescolate bene i due ingredienti e conservateli in un barattolo.

Ai primi segni di raffreddamento, prendete: durante il primo giorno mezzo cucchiaino della miscela ogni ora; durante il secondo giorno ogni due ore e durante il terzo giorno la stessa dose, solo tre volte al giorno.

Potete aggiungere questa miscela nel tè o in altre bevande calde.

La curcuma fluidifica il sangue e riduce la pressione sanguigna. Da prestare attenzione se si soffre di diabete.

In caso di gravi malattie epatiche o alle vie biliari, inoltre, è sempre meglio evitare il fai da te e rivolgersi a uno specialista.

Se questo rimedio viene assunto prima dei pasti, agisce sull’apparato digerente. Durante i pasti, su quello respiratorio.

L’alternativa

Esiste anche un’alternativa molto interessante a questa ricetta che vede l’aggiunta di zenzero, pepe e una spruzzata di limone.

Ecco gli ingredienti:

  • 120 grammi di miele
  • 2 cucchiai di zenzero grattugiato
  • 2 cucchiaini curcuma in polvere
  • 1 limone
  • pepe nero un pizzico

Mescolate tutti gli ingredienti e conservate.

Questa alternativa unisce al potere antinfiammatorio e antiossidante della curcuma, quello dello zenzero che disintossica, aiuta la digestione e combatte i dolori articolari. Il pepe serve poi per aumentare la biodisponibilità della curcumina, come abbiamo visto in un nostro precedente articolo.

Anche in questo caso, la soluzione può essere consumata sciolta in una bevanda calda a piacere.

 

 

Tumori: una penna li diagnosticherà in 10 secondi

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Tumori: una penna li diagnosticherà in 10 secondi

Diagnosticare un tumore in un attimo e così arrivare alla sua rapida asportazione. Non si ferma la ricerca per debellare uno dei mali che causa più decessi in tutto il mondo, il cancro, e che ha, nella maggioranza dei casi, un iter di diagnosi e di cure lunghi oltre ogni tempo.

Un team di scienziati e ingegneri dell’Università di Austin, nel Texas, hanno ora messo a punto un potente strumento in grado di identificare rapidamente e accuratamente i tessuti cancerosi durante un intervento chirurgico, fornendo risultati in circa 10 secondi, più di 150 volte più veloci della tecnologia esistente.

Si tratta della penna MasSpec, uno strumento palmare innovativo che fornisce ai chirurghi informazioni diagnostiche precise su quali tessuti asportare e quali conservare, aiutando a migliorare il trattamento e ridurre le probabilità di recidiva del cancro.

La nostra tecnologia potrebbe migliorare notevolmente le probabilità che i chirurghi veramente eliminino fino all’ultima traccia del cancro durante l’intervento chirurgico”, spiega Livia Schiavinato Eberlin, assistente di chimica presso l’Università di Austin che ha coordinato il progetto.

Come spiega la ricerca pubblicata su Science Translational Medicine, la rivista dell’Associazione americana per l’avanzamento della scienza, la “penna” ha una punta stampata in 3D e di un materiale biocompatibile. La punta consente di estrarre le molecole da controllare dal tessuto con poche gocce d’acqua e le trasferisce allo spettrometro di massa, che calcola la massa delle molecole presenti nel campione. Dopo una manciata di secondi circa compare il risultato. In alcuni casi il dispositivo è in grado anche di riconoscere il sottotipo del tumore.

Su 253 pazienti affetti da tumore, la penna MasSpec ha impiegato circa 10 secondi per dare una diagnosi ed è stato più preciso al 96%.

guarda QUI il video

Ogni volta che possiamo offrire al paziente una chirurgia più precisa, una chirurgia più veloce o una chirurgia più sicura, non desideriamo altro che farlo”, spiega James Suliburk, responsabile della chirurgia endocrina presso il Baylor College of Medicine e collaboratore del progetto. “Questa tecnologia fa tutte e tre le cose e ci permette di essere molto più precisi su quali tessuti rimuovere e quali lasciare”.

Anche se la massimizzazione della rimozione del cancro è fondamentale per migliorare la sopravvivenza del paziente, la rimozione di un numero troppo elevato di tessuti sani può anche avere profonde conseguenze negative per i pazienti, si pensi a coloro affetti da cancro al seno o con cancro alla tiroide, con possibili danni ai nervi o ai muscoli. Questa “penna” riesce ad essere 150 volte più veloce rispetto alle attuali tecnologie nell’identificare i tumori e riesce a farlo anche senza provocare danni ai tessuti sani.

È per questo che, ottenuto il brevetto, i ricercatori sperano in una sua rapida applicazione.

fonte: https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/24981-penna-tumori

Combattere il tumore con un virus? La ricerca è a buon punto. Forse presto avremo una cura più efficace della chemioterapia e senza effetti collaterali.

 

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Combattere il tumore con un virus? La ricerca è a buon punto. Forse presto avremo una cura più efficace della chemioterapia e senza effetti collaterali.

Salute. Virus contro i tumori, a buon punto la ricerca

Cellule killer contro il cancro I virus sono considerati fonti di malattie. Vediamo come un laboratorio bio-tech invece li utilizza nel trattamento di malattie mortali come il cancro, cambiando il loro DNA.

Biotech: innovazione e finanziamenti europei. La biotecnologia e le ricerche scientifichevengono sono spesso utilizzate in vari settori: sanità, industria farmaceutica, cura degli animali, industria tessile, prodotti chimici o materie plastiche. Nel settore sanitario e farmaceutico, la biotecnologia ha portato alla scoperta e allo sviluppo di farmaci, terapie, diagnostica e vaccini innovativi. Le innovazioni biotecnologiche hanno creato nuovi farmaci per pazienti affetti da malattie metabolichesclerosi multiplaartrite reumatoidecancro o Alzheimer.

Per finanziare la ricerca, le imprese più innovative possono ottenere il sostegno dell’Unione europea nell’ambito dell’iniziativa InnovFin, sostenuta da Horizon 2020, il programma europeo per la ricerca e l’innovazione. InnovFin è un progetto di sostegno, con strumenti finanziari e servizi di consulenza, lanciati dalla Commissione Europea e dal Gruppo BEI, composto dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e dal Fondo europeo per gli investimenti, FEI, per aiutare le imprese ad accedere più facilmente ai finanziamenti. Infectious Diseases Finance Facility fornisce prodotti finanziari a imprese e società attive nello sviluppo di vaccini innovativi, farmaci, dispositivi medici e diagnostici o nuove infrastrutture di ricerca per combattere le malattie infettive. Maggiori info Biotecnologia e ricerca EU InnovFin InnovFin Infectious Diseases Facility Ricerca e innovazione sanitaria europea Ultime news su InnovFin Biotech: tra innovazione e finanziamenti Il nostro inviato Faruk Can è stato a Parigi e Strasburgo per incontrare ricercatori ed esperti.

Qual è la differenza tra i trattamenti convenzionali e questa nuova tecnica?

Secondo un esperto di biotecnologia Jean-Jacques Le Fur la differenza principale è che l’immuno-oncologia, agisce sul sistema immunitario per debellare le cellule tumorali. Quindi è più efficace e ha meno effetti collaterali; utilizziamo lo stesso farmaco per trattare diversi tipi di cancro. Il caso “Transgene Transgene è una società francese, con sede a Strasburgo. Progetta e sviluppa vaccini terapeutici, utilizzando i virus, per curare tumori e malattie infettive. Si modifica il DNA dei virus specifici in modo che possano scovare le cellule tumorali.

Questi virus distruggono la struttura delle cellule replicandosi o distruggendo le cellule cancerose segnandole e attivando il sistema immunitario. Inoltre non hanno effetti collaterali come la chemioterapia e la radioterapia. “Usiamo i virus ricostruiti per curare il cancro o le malattie infettive. Ad esempio, nel campo dell’oncologia stiamo studiando come aiutare il sistema immunitario a combattere e uccidere cellule anomali, proprio come quelle tumorali”, Phillipe Archinard, AD di Transgene. Una ricerca non facile, e soprattutto molto costosa. Ecco perché il progetto di Transgene è stato supportato dai suoi azionisti, con il sostegno speciale del governo francese e di un prestito del programma InnovFin della Banca europea per gli investimenti. Ora che la cura sta per essere ultimata, l’Amministratore Delegato si dice ottimista: “Stiamo completando un programma di sviluppo clinico molto ambizioso. L’obiettivo è quello di ottenere importanti risultati clinici e quello che vogliamo fare nei prossimi 12 mesi è riuscire a stringere partnership con grandi aziende farmaceutiche o biotecnologiche per condividere i nostri prodotti.”

Qual è il futuro di questo nuovo approccio?

Secondo l’AD di Trasngene è una vera rivoluzione nel trattamento del cancro. L’efficacia è chiaramente superiore alla chemioterapia e in alcuni casi c‘è una remissione completa. Questi sviluppi innovativi possono davvero rivoluzionare l’industria farmaceutica, ma non è sempre facile per le piccole imprese fare ricerche e effettuare costose prove cliniche. Ecco perché richiedono sostegni più specifici. Secondo punto: Come fanno queste società a finanziare i loro progetti di ricerca? In una prima fase, le imprese sono generalmente finanziate da iniziative private o da fondi per l’innovazione. In una fase più avanzata possono guardare al mercato e firmare accordi con i laboratori farmaceutici.

 

fonte: http://www.ilquaderno.it/salute-virus-contro-tumori-buon-punto-ricerca-122633.html

COLDIRETTI: IL SUCCO DI MELOGRANO È UN VACCINO NATURALE CONTRO L’INFLUENZA.

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COLDIRETTI: IL SUCCO DI MELOGRANO È UN VACCINO NATURALE CONTRO L’INFLUENZA.
Il succo di melograno rafforza il sistema immunitario,grazie ai suoi principi attivi pieni di vitamina c,che svolgono un’azione simile a quella di un vaccino.

Il succo di melograno è il vaccino naturale perfetto contro l’influenza: a dichiararlo sono stati gli esperti Coldiretti, che hanno individuato proprio in questo frutto il rimedio perfetto che la Natura mette a disposizione degli esseri umani per prevenire l’insorgere dell’influenza.

Infatti come citato sul sito della Coldiretti Puglia:

<<E’ il succo di melagrano il miglior vaccino contro influenza e raffreddore perché possiede il 40% del nostro bisogno giornaliero di vitamina C. Il frutto del melograno può essere impiegato non solo in campo alimentare ma anche in quello farmaceutico.>>

Stando ai dati presentati dai ricercatori infatti, un bicchiere di succo di melograno contiene circa il 40% del fabbisogno giornaliero consigliato di vitamina C, essenziale per riuscire a combattere fastidiose malattie stagionali come l’influenza ed il raffreddore.

Grazie alla vitamina C di cui è ricco, il melograno ha delle proprietà anti influenzali molto potenti, proteggendoci contro il raffreddore. Se credevamo che l’arancia riuscisse a proteggersi dall’influenza meglio di qualsiasi altro frutto, è arrivato il momento di ricredersi.

Si tratta comunque di una conclusione che non rappresenta certo una rivelazione per gli agricoltori pugliesi, che sono da tempo consapevoli delle straordinarie proprietà benefiche del melograno.

Infatti, in virtù di ciò Coldiretti, oltre a citare gli altri innumerevoli benefici di questo frutto della salute, specifica che negli ultimi 2 anni, in Puglia, la coltivazione del melograno è cresciuta addirittura del 422%, in seguito ad una esponenziale crescita della domanda e di una esplosione della sua popolarità.

Tuttavia questa situazione ha avuto anche risvolti negativi, perché numerosi agricoltori hanno deciso di cavalcare l’onda e speculare sulle richieste dei consumatori, spacciando partite di melograno provenienti dall’estero come made in Italy.
Infatti come dichiara il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele:

L’aumento della domanda di melograno alimenta le importazioni di prodotto oltre che dai paesi produttori dell’Europa del Sud, Spagna, Israele e Marocco, anche da Cile e Sudafrica, come al solito spacciati per ‘made in Puglia’. Oltre al prodotto fresco, sono i semi lavoratori ad essere importati perché destinati all’industria di trasformazione e alla cosmesi”. Oggi i paesi del bacino del Mediterraneo in cui la coltivazione è più diffusa, e si ha maggiore disponibilità di melegrane da commercializzare allo stato fresco, sono Israele e Spagna, ma altri Paesipossono diventare, in futuro, temibili concorrenti.

Sono proprio le melegrane importate dalla Turchia – commenta il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – al secondo posto dei cibi più contaminati da sostanze tossiche e il melograno importato da Israele sono al 9 posto dei cibi che inquinano maggioramene l’ambiente, dato che per raggiungere le tavole dei consumatori pugliesi percorrono 2.250 km, bruciando 1,3 chili di petrolio e liberando 4,05 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto

Quindi è un bene consumare succo di melograno, ma bisogna stare molto attenti nella scelta del made in Italy: molti spacciano le importazioni estere fatto da melograni contaminati per prodotti nostrani.

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/coldiretti-il-succo-di-melograno-e-un-vaccino-naturale-contro-linfluenza/

Trovata la cura per la leucemia con la genetica: una puntura che modifica il sistema immunitario. Risultati positivi per 8 casi su 10. Ma è cara, una puntura costa 475mila dollari.

 

leucemia

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Trovata la cura per la leucemia con la genetica: una puntura che modifica il sistema immunitario. Risultati positivi per 8 casi su 10. Ma è cara, una puntura costa 475mila dollari.

Ecco la cura genetica al tumore: una puntura batte la leucemia.

Le autorità americane approvano il metodo Car-T che modifica i linfociti per uccidere le cellule del tumore. Costa 475mila dollari ed è efficace in 8 casi su 10.

La leucemia curata con la genetica. Modificando il sistema immunitario con una puntura da 475mila dollari.

Tanto, ma la vita ha un suo costo e l’incredibile sistema di cura è stato finalmente approvato dalle autorità mediche americane. La medicina sembra aver vinto la sua battaglia col tumore.

Ai pazienti malati di leucemia linfoblastica acuta vengono estratti dei linfociti T che vengono modificati geneticamente in laboratorio per mezzo di un virus con il metodo Car-T. Il virus veicola un gene nei linfociti che li rende in grado di riconoscere le cellule tumorali. Una volta fatti moltiplicare in laboratorio, vengono immessi nel sangue del paziente attraverso trasfusioni. Le nuove cellule T modificate, quindi, sono in grado di aggredire e distruggere il tumore. Il processo di modificazione genetica de linfociti T dura circa 22 giorni e una volta che le “nuove” cellule vengono spedite dal laboratorio all’ospedale per essere impiantate nel paziente, dove si moltiplicano fino a tenersi pronte in casi di necessità contro il tumore.

Il caso più famoso, come riporta il Corriere, è quello d Emily Whitehead, che dopo 5 anni da quando si è sottoposta alla nuova cura finalmente ha smesso di combattere la sua battaglia con la leucemia (vincendola). “I medici che l’hanno curata a Filadelfia – spiega il quotidiano di via Solferino – in questi anni si sono occupati di altri 63 bambini, tutti con leucemie che la stessa Food and Drug Administration ha definito ‘devastating and deadly‘”.

Al momento i numeri sono confortanti: otto bambini su 10 hanno riportato effetti positivi (e senza la cura sarebbero morti in breve tempo). Ci sono ovviamente effetti collaterali: “Si abbassa la pressione – spiega il Corriere – possono esserci febbre e congestione polmonare e soprattutto problemi neurologici”. Ma per ora gli aspetti positivi sono superiori a quelli negatativi. Il metodo è diffuso principalmente negli Stati Uniti, ma presto dovrebbe arrivare anche in Italia a spese del Servizio Sanitario Nazionale. A fornire la cura, al momento, è l’azienda farmaceutica Novartis, che pur riconoscendo l’alto costo del trattamento ha già comunicato di voler venire incontro a chi, negli Usa, non ha una copertura assicurativa.

fonte: QUI