La voce degli Indiani d’America: “L’uomo bianco è come un serpente che si mangia la coda per vivere”.

 

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La voce degli Indiani d’America: “L’uomo bianco è come un serpente che si mangia la coda per vivere”.

“L’uomo bianco è come un serpente che si mangia la coda per vivere. E la coda diventa sempre più corta. Le nostre usanze sono diverse dalle vostre. Noi non viviamo bene nelle vostre città, che sembrano un’infinità di nere verruche sulla faccia della terra. La vista delle città dell’uomo bianco fa male agli occhi dell’uomo rosso, come la luce del sole che colpisce gli occhi di chi emerge da una grotta buia.

Nelle città dell’uomo bianco ci si sforza sempre di superare in velocità una valanga. Il rumore sembra perforare le orecchie. Ma che senso ha vivere se non si riesce a sentire il verso solitario del tordo o il gracidare delle rane di notte intorno ad uno stagno? Ma io sono un uomo rosso e non capisco. Io preferisco il vento che dardeggia sulla superficie di uno stagno e il profumo del vento stesso, purificato da uno scroscio di pioggia a mezzogiorno.

L’aria è preziosa per l’uomo rosso, perchè tutte le cose condividono lo stesso respiro; gli animali, gli alberi, e l’uomo, partecipano tutto dello stesso respiro. L’uomo bianco non si preoccupa dell’aria fetida che respira. Come un uomo che ormai soffre da molti giorni, è insensibile al tanfo.

Tutte le cose sono collegate. Tutto ciò che accade alla terra accade ai figli e alle figlie della terra. L’uomo non ha intrecciato il tessuto della vita; ne è solamente un filo. Tutto ciò che egli fa al tessuto, lo fa a se stesso. IL DIO DELL’UOMO BIANCO GLI DIEDE IL POTERE SUGLI ANIMALI, SUI BOSCHI E SULL’UOMO ROSSO, per qualche scopo preciso, ma questo destino è un mistero per l’uomo rosso.

Noi forse potremmo arrivare a capire, se sapessimo che cosa sogna l’uomo bianco, quali sono le speranze di cui parla ai propri figli nelle lunghe notti d’inverno, quali sono le visioni che marcano a fuoco i suoi occhi e che questi desidereranno all’indomani. I sogni dell’uomo bianco sono ignoti, noi ce ne andremo sulla nostra strada”.

Capo Seattle Degli Suquamish, 1853

 

“I nostri figli devono andare a scuola per essere civilizzati. Lì vengono a conoscenza delle chiese. Sembra che esse siano state costruite con l’intenzione di addossarsi colpe l’uno con l’altro. Quando la gente trova da ridire sulle chiese anche Dio viene coinvolto nelle loro contese.

La chiesa di mio nonno non era costruita da uomini: quindi lui non avrebbe mai potuto insegnarmi a litigare con Dio. La nostra chiesa era la natura. Abbiamo perso così tanto. Sebbene le circostanze fossero contro di noi, la colpa è anche nostra. Non abbiamo saputo affrontare lo shock che l’uomo bianco ci inflisse.

Sono nato in una cultura che viveva in case aperte a tutti.Tutti i figli di mio nonno e le loro famiglie vivevano in un’abitazione di 26 metri e mezzo di lunghezza, vicino alla spiaggia, lungo una insenatura. Le loro camere da letto erano separate da una tenda composta di canne, ma un unico fuoco comune nel mezzo, serviva ai bisogni culinari di tutti. In case come queste, la gente imparava a vivere e a rispettare i diritti di ognuno.

I bambini dividevano i pensieri del mondo degli adulti e si trovavano circondati da zie e zii e cugini che li amavano e non li minacciavano. Oltre a questa reciproca accettazione, c’era un profondo rispetto per ogni cosa presente in natura che li circondasse. Per mio padre la terra era la sua seconda madre. Era un dono del Grande Spirito e l’unico modo di ringraziarlo era quello di rispettare i suoi doni.

L’uomo bianco invece ama solo le cose che possiede: non ha mai imparato ad amare le cose che sono al di fuori e al di sopra di lui. In realtà o l’uomo ama tutto il creato o non amerà niente di esso. La mia cultura dava valore all’amicizia e alla compagnia, e non guardava alla privacy come a una cosa cui tenersi aggrappati, poiché la privacy costruisce muri su muri e promuove la sfiducia.

La mia cultura viveva in grandi comunità familiari, e fin dall’infanzia le persone imparavano a vivere con gli altri.La mia gente non dava valore all’accaparramento di beni privati: tale azione era disonorevole per la nostra gente.L’indiano guardava a tutte le cose presenti in natura come se appartenessero a lui e supponeva di dividerle con gli altri e di prendere solo quelle di cui aveva bisogno. Ognuno ama dare nello stesso modo in cui riceve. Nessuno desidera continuamente ricevere.

Tra poco sarà troppo tardi per conoscere la mia cultura, poiché l’integrazione ci sovrasta e presto non avremo valori se non i vostri. Già molti fra i nostri giovani hanno dimenticato le antiche usanze, anche perché sono stati presi in giro con disprezzo e ironia e indotti a vergognarsi dei loro modi indiani”.

Testo di Capo Dan George

Il Mondo dopo la morte raccontata da un Nativo Indiano

 

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Il Mondo dopo la morte raccontata da un Nativo Indiano

 

Silver Birch ci descrive sinteticamente ciò che dobbiamo aspettarci dopo il “Passaggio”, e ‘come’ e ‘dove’ vivono i nostri cari che hanno già varcato la Soglia.
Silver Birch è uno Spirito-Guida che non si è mai incarnato sulla Terra. Per fornire un aspetto “umano” di se stesso al medium (colui che è capace di parlare con gli spiriti) Maurice Barbanell, si presentò a lui sotto le spoglie di un Nativo Americano vissuto più di 3.000 anni fa.

I messaggi da lui trasmessi nei primi decenni del secolo scorso sono ancora attualissimi e trovano pieno riscontro con tutto ciò che oggi sappiamo sull’Aldilà, grazie a migliaia e migliaia di testimonianze dei cosiddetti “ritornati”, e a svariati medium e canalizzatori sparsi in tutto il mondo.

Il giorno dopo la tua “morte” sarai lo stesso individuo che eri il giorno prima, tranne per il fatto che avrai buttato via il tuo corpo fisico. In questa nuova condizione, potrai esprimere te stesso attraverso il corpo eterico, che è una replica di quello fisico, senza però alcuna delle sue imperfezioni.
Tutte le malattie e le infermità saranno state lasciate dietro di te: i sordi udranno, i muti parleranno, i ciechi vedranno e lo storpio non sarà più tale.

È necessario cercare di capire che la vita nel mondo spirituale non è un sogno nebuloso. E’ invece piena di attività e altrettanto reale della vita che ognuno vive qui sulla Terra. Siamo abituati a pensare al mondo materiale come reale e solido, anche se in realtà non è così, come la Fisica dimostra. Le cose della mente, o dello Spirito, ci sembrano oscure e vaghe, ma per coloro che vivono dall’Altra Parte, il mentale è il ‘vero’, mentre il fisico è l’ombra.

Questo, senza dubbio, sarà un po’ difficile da cogliere per voi, ma troverete una perfetta analogia se pensate ai vostri sogni. Quando si sogna, tutte le cose che si incontrano sono reali nel momento del loro accadere, e diventano sogni solo quando vi svegliate. Ma se non vi svegliaste mai ed il sogno fosse lo stato perenne della vostra esistenza, allora quello stato onirico sarebbe la vostra realtà.

Il mondo degli Spiriti è intorno e su di noi.

Alcune persone lo vedono e lo sentono perché possono entrare in sintonia con le sue vibrazioni. Non si trova in qualche continente lontano, ma è una parte dell’universo, miscelato ed intrecciato con il mondo fisico.

È necessario allontanare dalla vostra mente la vecchia idea teologica che, dopo la “morte” c’è un sonno eterno ed indisturbato, sebbene ci possa essere, in un primo momento, un breve periodo di riposo per permettere allo Spirito appena arrivato, di adattarsi alla sua nuova vita. Questo richiede di solito un po’ di tempo, ma poi lo spirito incontra coloro che lo hanno preceduto. Le famiglie sono riunite e i vecchi legami vengono ristabiliti, come pure le antiche amicizie.

So che vi state chiedendo: “Come sarò in grado di riconoscere coloro che mi hanno preceduto?” Questa però non è una vera difficoltà, perché Essi vi conoscono bene, avendovi vegliati ed essendo rimasti in costante contatto con voi; poi, giacché il mondo degli Spiriti è un luogo dove il pensiero è realtà, essi saranno in grado di mostrarsi a voi per come li avevate conosciuti.
Vi è, tuttavia, un fattore di grande importanza operante sempre nel mondo dello Spirito: la ‘Legge Eterna di Attrazione’.
Solo coloro che hanno qualità spirituali affini, possono incontrarsi nella nuova vita, sullo stesso piano. Per esempio, il marito e la moglie che sono stati insieme sulla terra, uniti solo da un legame giuridico e tra i quali il vero amore non è mai esistito, non vivranno insieme nella vita dello Spirito.
A volte, le persone sono perplesse perché scoprono che qui ci sono anche molti edifici. È necessario ricordare, però, che non sono case fatte di mattoni e malta, ma costruite dal pensiero. Ciò vale anche per l’abbigliamento che viene indossato, perché l’istinto di vestirsi è profondamente radicato ed è diventato abituale.
Nessuno si sognerebbe mai di camminare per le strade senza veli, questa abitudine è parte della nostra formazione mentale, ecco perché persiste anche dall’Altra Parte, dove gli stati mentali sono la realtà.

“Che dire del cibo? Gli Spiriti mangiano?”

Finché c’è desiderio per il cibo, questo desiderio mentale viene soddisfatto. Fino a quando l’individuo desidera ardentemente cibo e bevande, può avere l’illusione di soddisfare tale desiderio. Lo si può chiamare un bisogno molto materiale, se volete, ma è molto più sano e logico delle porte del Paradiso e delle arpe d’oro!

Nel mondo dello Spirito, inoltre, non ci sono difficoltà linguistiche. Tutte le persone di tutte le nazioni parlano lo stesso linguaggio: quello del pensiero. Non ci sono parole emesse dalla bocca, perchéle idee vengono trasmesse telepaticamente, da una persona all’altra. Le parole, dopo tutto, sono goffi sostituti dei pensieri, mezzi artificiali con cui comunichiamo le nostre idee l’uno con l’altro e non potranno mai esprimere adeguatamente i pensieri che si stanno cercando di trasmettere.
Un giorno, quando la razza umana si sarà evoluta, la lingua verrà infatti abolita.
Avrete imparato come inviare le vostre idee telepaticamente e così molte delle difficoltà internazionali spariranno. Nel mondo dello Spirito, i pensieri di ogni persona sono noti e non possono essere nascosti: non ci può essere inganno nè finzione. Ogni individuo è conosciuto per quello che è, non può ingannare nessuno, perché mentire è impossibile.“Che dire dell’età?

Cosa succede alle persone anziane quando muoiono?” L’età fisica e la crescita mentale non procedono alla stessa velocità. Voi, in terra, avventatamente giudicate la mente di un uomo dall’età del suo corpo fisico, ma dall’altro lato della vita, è la mente che sopravvive e la crescita mentale consiste di progresso verso la maturità. I bambini invecchiano ed i vecchi diventano più giovani nello Spirito.

Qui ogni persona cerca di esprimere appieno le sue inclinazioni naturali. Durante la vita terrena ci sono migliaia di cantanti che non hanno mai cantato; attori che non hanno mai recitato; pittori che non hanno mai dipinto; poeti che non hanno mai scritto una riga di poesia; musicisti che non hanno mai composto una nota musicale. Tutti questi talenti non hanno mai avuto la possibilità di essere espressi, a causa, per esempio, di avverse circostanze economiche.

Queste persone sulla Terra hanno dovuto intraprendere qualche altra attività per garantirsi il pane quotidiano. Dall’altra parte, invece, costoro possono esprimere il proprio talento: non ci sono pioli quadrati da infilare in fori rotondi in quel mondo. Per loro, la vita è un continuo progresso, ognuno cerca di eliminare le scorie dalla propria natura e perfezionare il proprio essere.
In questa lotta per la perfezione, non c’è limite: si va avanti per l’eternità.

Il mondo dello Spirito non è però così sconosciuto come pensiamo, perché la maggior parte di noi lo visita durante il sonno, anche se pochi poi ricordano ciò che sognano. Quando però si arriva qui, grazie alla legge di associazione delle idee, ci ricorderemo anche delle nostre esperienze notturne.

Certo, ci vuole del tempo per lo Spirito appena arrivato, per acclimatarsi alle nuove condizioni di vita. Inoltre, questo processo di risveglio è diverso a seconda della conoscenza spirituale che il “morto” aveva prima della sua dipartita.

Quanto più‘ignorante’ era in materia, tanto più tempo gli ci vorrà per familiarizzare con le sue nuove condizioni. E’ per questo checoloro che sono stati educati con idee molto ortodosse, con concezioni rigide degli stati “post-mortem”, in questa fase sperimentano spesso grandi difficoltà di adattamento. La fase successiva della vita è infatti uno stato mentale: qui le persone vivono nel mondo mentale che hanno creato, fino a che non si saranno evoluti sufficientemente per eliminare questa illusione.

Quando moriamo, noi non entriamo in Cielo attraverso le “Porte del Paradiso”, né scendiamo all’Inferno attraverso laghi di “fuoco e zolfo”, né dormiamo per sempre.
Ognuno di noi gravita naturalmente nella sfera spirituale a cui è adatto, secondo la vita che ha vissuto ed il carattere acquisito in terra.

Non possiamo occupare una sfera superiore rispetto allo status spirituale che abbiamo raggiunto, né desidereremo occuparne uno inferiore. Automaticamente, andremo solo in quel piano di vita spirituale per il quale siamo adatti, né saremo in grado di far finta di essere migliori o peggiori, perché una volta spogliati del nostro corpo fisico, saremo conosciuti solo per quello che in realtà siamo.
Le persone che hanno vissuto una vita normale, non troveranno nulla di deludente quando arriveranno nel mondo degli Spiriti. E’ l’uomo egoista che dovrà affrontare grandi difficoltà– a causa delle abitudini terrene che agiscono come una barriera verso il progresso da raggiungere – prima di riunirsi a coloro che ama. Se, in virtù della vita che ha vissuto sulla terra, egli sarà tenuto lontano da coloro che ama, questo sarà il suo inferno.

“Che cos’è il Paradiso?”

E’ la ricompensa di una vita saggiamente spesa sulla terra, perché automaticamente vivremo con coloro che amiamo. Il Paradiso e l’Inferno sono solo stati mentali.Naturalmente, coloro che abitano su un piano superiore possono, se lo desiderano, visitare gli Spiriti che gravitano nelle sfere relativamente più basse e spesso lo fanno, mentre è impossibile per coloro che vivono nei piani inferiori recarsi in quelli superiori.

In molti casi, coloro che “muoiono” passano un difficile periodo di stress, a causa del fatto che non possono più contattare i loro cari sulla terra. Fino a quando non si saranno risvegliati nella loro nuova vita, continueranno quindi a tornare dai propri cari per cercare di dir loro che sono vivi.
I defunti spesso non riescono a capire perché, pur potendo vedere ancora i propri familiari e amici, questi ultimi non sono in grado di rilevare la presenza di coloro per i quali sono in lutto. Si tratta di un dolore molto intenso che migliaia di Spiriti provano, e sebbene facciano tutto il possibile per attirare l’attenzione dei loro cari, troppo spesso non ci riescono e devono lasciarli sconsolati.

Per qualche legge che non conosciamo, gli spiriti sanno un po’ in anticipo quando qualcuno sta per passare la Soglia, dal vostro al nostro mondo, così fanno i preparativi necessari per salutarli ed aiutarli durante il Passaggio. Questo spiega il fatto per cui in centinaia di occasioni i moribondi dicono di parlare con i propri parenti “defunti” che possono anche vedere accanto a loro e, a volte, questi parenti in Spirito vengono visti o percepiti anche da chi assiste al decesso.

I chiaroveggenti che assistono alla “morte” di un individuo, affermano di poter vedere, nei frangenti del trapasso, una replica del corpo fisico apparire gradualmente, collegato ancora per un po’ al corpo fisico, da un cordone (che è quello che la Bibbia descrive come il “cordone d’argento”) che si innesta nella testa. Quando il filo viene spezzato, avviene la “morte” vera e propria, e il corpo eterico è poi visto salire verso l’alto, fino a scomparire alla vista.

L’unica cosa che causa grande dolore a coloro che sono trapassati, è vedere il nostro eccessivo dolore.

Esso, curiosamente, agisce da deterrente, impedendo loro di stare vicino a noi. Non amano nemmeno le continue visite al cimitero, in quanto sanno di non essere lì, perciò la maggior parte degli Spiritualisti preferisce mettere fiori dinanzi alla fotografia dei propri cari, in particolare ricordando gli anniversari.

Questo serve a perpetuare l’idea che lo Spirito è sempre in casa.

Lo Spiritualista indulge anche nell’abitudine di comunicare mentalmente con quelli che sono passati, inviando loro messaggi, trattandoli come se fossero effettivamente presenti nella stanza. So, per certo, che questi messaggi vengono ricevuti; per più e più volte ho sentito Spiriti ringraziare per questa comunione e testimoniare che avevano ricevuto il messaggio, ripetendo al medium alcune delle idee espresse loro.
Ormai avrete capito che la vita spirituale, non è uno stato di indeterminatezza o di sonno eterno, ma è piena di attività e lavoro: l’ozio e la disoccupazione non esistono lì.
C’è abbondanza di cose da fare per tutti, anche se so che è difficile per voi che siete immersi negli affari materiali, apprezzare le attività del mondo spirituale. Oltre al lavoro, vi è svago e divertimento: ci sono possibilità di educazione ed istruzione in tutti i rami della vita ed in ogni particolare forma di conoscenza che lo Spirito desidera.
Naturalmente, molti spiriti sono impegnati in compiti di cooperazione con persone che vivono nel vostro mondo. Alcuni sono al lavoro per rendere più facile la comunicazione tra i due mondi, altri, attratti da persone vive che stanno seguendo linee di ricerca simili alle loro, tornano per aiutarle nei loro sforzi, anche se spesso tali persone non hanno interesse al mondo dello Spirito e non si accorgono dell’aiuto che ricevono.

fonte: http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/2017/09/il-mondo-dopo-la-morte-raccontata-da-un.html

Genocidio dei Nativi Americani – Perchè giorno e notte non possono abitare insieme!

 

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Genocidio dei Nativi Americani – Perchè giorno e notte non possono abitare insieme!

All’epoca del genocidio dei nativi americani il mercato degli schiavi era florido: si alimentava con uomini catturati in Africa e portati in America.

Non era più semplice utilizzare come schiavi chi già abitava quelle terre?

NO, e la ragione non è banale: NESSUNO È MAI RIUSCITO A RENDERE UN PELLEROSSA SCHIAVO.

Giorno e notte non possono abitare insieme

Lo sterminio dei nativi d’America è una delle pagine più vergognosamente nascoste, mascherate e crudeli della storia recente. L’industria del cinema l’ha tramandata secondo i dettami di chi la alimentava e per molte generazioni, compresa la mia, non è stato facile documentarsi con obbiettività anche se personalmente, da bambino ho sempre tenuto agli indiani.

Una delle cose che non mi erano sfuggite ai tempi in cui la tv era ancora in bianco e nero e i film sui cow boycostituivano un must, era che il mercato degli schiavi allora particolarmente florido, si alimentava con uomini catturati in Africa e portati in America.

Io mi chiedevo perché non venissero utilizzati come schiavi gli uomini che già abitavano quelle terre; la ragione non è banale: nessuno è mai riuscito a rendere un pellerossa schiavo. Milioni di nativi americani sono stati uccisi dal raffreddore, perché non avevano difese immunitarie che li proteggessero dai batteri che i coloni portavano con sé, altri ingannati e ridotti ad abusare dell’alcool che i bianchi distribuivano generosamente loro come in seguito e con altri avrebbero fatto con droghe e psicofarmaci, ma mai e poi mai abbiamo visto un “indiano” schiavo!

Gli ideali che hanno fatto di questo straordinario Popolo una delle leggende che abitano il nostro immaginario collettivo, sono monoliti che sopravvivranno alla Casa Bianca ed al Colosseo, perché probabilmente avevano raggiunto un armonia ed una comunione con il mondo ed il suo Spirito, dalla quale noi siamo ancora molto lontani.
Un’altra leggenda dice che il cuore di Cavallo Pazzo sia sepolto a Wounded Knee, (luogo ove si è perpetrato un crimine contro l’umanità intera, non solo nei confronti delle donne e dei bambini barbaramente trucidati) ed attenda il ritorno del suo popolo.

La realtà poi la conosciamo tutti, tutti sappiamo chi comanda oggi in America e dei nativi ci giungono notizie frammentarie e filtrate; sappiamo ad esempio che molti furono impiegati nelle costruzioni dei grattacieli perché non conoscono la paura della vertigine e che qualche volta manifestano perché non vorrebbero che un oleodotto attraversi le terre a loro sacre e che noi invece continuiamo a profanare in onore ad ideali decisamente più effimeri di quelli che animano le proteste di chi li difendono. Questo è il tempo che viviamo e di cui siamo, o siamo stati, inevitabilmente complici.

tratto da: http://www.dolcevitaonline.it/giorno-e-notte-non-possono-abitare-insieme/

La differenza tra un cacciatore bianco e un cacciatore indiano

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La differenza tra un cacciatore bianco e un cacciatore indiano

“Un tempo noi eravamo felici nella nostra terra e solo raramente eravamo affamati.

Creature a 2 e 4 gambe vivevano insieme in pace come fratelli, e tutti avevano più del necessario. Ma poi vennero i Wasichu, gli uomini bianchi e fecero delle piccole isole nella terra per noi (riserve) ed altre piccole isole per le creature a 4 zampe, e queste isole divennero sempre più piccole…

Io posso ancora ricordare quei tempi, quando c’erano così tanti bisonti , che noi non potevamo contarli. Ma vennero sempre più uomini bianchi e li uccisero, fino a che giacevano là, dove le mandrie di bisonti avevano pascolato, ormai solo mucchi di ossa sbiancate.

I bianchi non uccidevano per sostentamento, ma per l’oro, che li rende pazzi. Essi prendevano solo le pelli, per venderle.
Talvolta non prendevano neppure queste: 

Ammazzavano per il piacere di uccidere.
 

Quando noi andavamo alla caccia del bisonte, abbattevamo solo quel tanto che ci serviva per vivere. (Alce Nero – Stregone indiano).

IL CACCIATORE INDIANO SI RIVOLGE AL CERVO ABBATTUTO (preghiera):
 

Mi dispiace di averti dovuto uccidere, piccolo fratello.

Ma io ho bisogno della tua carne, perché i miei figli soffrono la fame. Perdonami piccolo fratello.

Io voglio onorare il tuo coraggio, la tua forza e la tua bellezza – guarda!

Io appendo le tue corna a questo albero, ogni volta che vi passerò davanti, penserò a te e renderò onore al tuo spirito.

Mi dispiace di averti ucciso, perdonami piccolo fratello.
Guarda, in tua memoria io fumo la pipa, io brucio questo tabacco.
Jimalee Burton

Trovi qualche differenza con l’andare a caccia dell’uomo bianco?

“Gli animali che il Grande Spirito ha posto in questa terra, devono andarsene. Solo gli animali domestici, gli animali addomesticati dall’uomo, sono autorizzati a vivere, per lo meno fino a che non li si conduce al macello.

Questa tremenda superbia dell’uomo bianco, che si arroga di essere più di Dio, più della natura!

Il bianco dice; “Io lascio vivere questo animale, perché mi frutta denaro” ed egli dice: “Quell’animale deve morire, non posso trarne alcun guadagno, il posto che occupa posso utilizzarlo meglio. Solo un cojote morto è un buon cojote.”

Cervo Zoppo
 
Infine alcune immagini della “caccia” dell’uomo bianco, una caccia che nulla ha a che fare con la sopravvivenza, ma che al contrario di quella indiana è impregnata d’odio, di violenza ingiustificata e di pura esibizione dei trofei:
Nella prima foto possiamo osservare un massiccio sterminio di bisonti da parte dei nostri antenati bianchi, quelli che vedete sono tutti teschi…
Agendo in questo modo barbaro, arrogante e perfido,  nostri antenati bianchi non solo si divertivano ad uccidere animali indifesi come passatempo, ma facevano in modo che i tanto odiati indiani non potessero più sopravvivere, in quanto i bisonti per gli indiani significavano cibo, abiti, utensili e pelli per costruire le loro tende.
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Qui un ricco uomo bianco espone fiero le sue vittime innocenti.
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Qui una donna bianca, che in quanto donna, dovrebbe rappresentare la mente sensibile e amorevole, dimostra invece mancanza di sensibilità ed anch’essa va fiera della sua impresa tutt’altro che eroica.
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Una bestia ha ucciso un’altra bestia…
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Lo scopo del cacciatore bianco non è uccidere per sopravvivere, ma uccidere per divertirsi e quanti più animali egli abbatte, tanto più egli si sente fiero di sé.
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Se il nostro “eroe” non avesse avuto in mano un fucile sarebbe finita diversamente.
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Il culto della violenza e della fredda crudeltà viene passano in eredità fin dalla più tenera età, affinché i bambini trovino normale tutto questo.
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Possiamo riassumere tutto questo con ASSENZA DI AMORE.
Assenza di Amore che, ci sta portando inevitabilmente verso la catastrofe, tutto ciò che accade oggi è conseguenza delle nostre azione, tutte le brutte notizie che sentiamo oggi sugli omicidi, sui suicidi, sulle violenze, sulle ingiustizie sono le cause del frutto avvelenato che ci è stato tramandato dalla nostra falsa civiltà.
Violenza genera violenza, e quando le nostre azioni sono malvagie noi stessi siamo destinati a perire a causa della nostra malvagità.
Il mondo oscuro d’oggi ne è l’esempio…
Stiamo semplicemente raccogliendo i frutti che abbiamo seminato.
Di Daniele Reale
tratto da: Il Nuovo Mondo

 

Una vergogna per l’intera umanità che non possiamo assolutamente dimenticare: 29 dicembre 1890, il massacro di Wounded Knee, quando il glorioso esercito degli Stati Uniti sterminò 300 indiani disarmati (tra cui 200 donne e bambini)…

 

Wounded Knee

 

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Una vergogna per l’intera umanità che non possiamo assolutamente dimenticare: 29 dicembre 1890, il massacro di Wounded Knee, quando il glorioso esercito degli Stati Uniti sterminò 300 indiani disarmati (tra cui 200 donne e bambini)…

 

Da Wikipedia

Negli ultimi giorni del dicembre 1890, la tribù di Miniconjou guidata da Big Foot (Piede Grosso), alla notizia dell’assassinio di Toro Seduto, partì dall’accampamento sul torrente Cherry per recarsi a Pine Ridge, sperando nella protezione di Nuvola Rossa.

Il 28 dicembre furono intercettati da quattro squadroni di cavalleria Settimo Reggimento guidato dal maggiore Samuel Whitside, che aveva l’ordine di condurli in un accampamento di cavalleria sul Wounded Knee. 120 uomini e 230 tra donne e bambini furono portati sulla riva del torrente, accampati e circondati da due squadroni di cavalleria e sotto tiro di due mitragliatrici.

Il comando delle operazioni fu preso dal colonnello James Forsyth e l’indomani gli uomini di Piede Grosso, ammalato gravemente a causa di una polmonite, furono disarmati. Coyote Nero, un giovane Miniconjou sordo, tardò a deporre la sua carabina Winchester, fu circondato dai soldati e, mentre deponeva l’arma, partì un colpo a cui seguì un massacro indiscriminato. Il campo venne falciato dalle mitragliatrici e i morti accertati furono 153. Secondo una stima successiva, dei 350 Miniconjou presenti ne morirono quasi 300.

Venticinque soldati furono uccisi, alcuni probabilmente vittime accidentali dei loro compagni. Dopo aver messo in salvo i soldati feriti, un distaccamento tornò sul campo dove furono raccolti 51 indiani ancora vivi, 4 uomini e 47 tra donne e bambini. Trasportati a Pine Ridge, furono in seguito ammassati in una chiesetta ove (per gli addobbi natalizi) si poteva leggere la scritta:

« Pace in terra agli uomini di buona volontà. »

A Wounded Knee, sul cartello rosso dove si può leggere la storia del massacro, è riportata la scritta Massacre of Wounded Knee. La scritta massacre venne aggiunta sopra la vecchia scritta Battle in quanto inizialmente venne dato il nome di battaglia di Wounded Knee e, spesso, viene tuttora riportata e ricordata come ultimo scontro armato tra nativi e Governo.[1]

fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Wounded_Knee

Da Sentierorosso.com:

wounded knee 1890

Era quasi il crepuscolo quando la colonna avanzò lentamente sull’ultima altura e cominciò a scendere il pendio, verso Chankpe Opi Wakpala, il torrente chiamato Wounded Knee. L’oscurità invernale e i minuscoli cristalli di ghiaccio che danzavano nella luce morente davano una nota soprannaturale al paesaggio melanconico. In qualche luogo segreto lungo quel corso d’acqua ghiacciato giaceva il cuore di Cavallo Pazzo e i Danzatori degli Spettri credevano che il suo spinto disincarnato attendesse con impazienza la nuova, terra che sarebbe certamente venuta con la prima erba verde di primavera.
Nell’accampamento della cavalleria sul torrente Wounded Knee, gli indiani furono fermati e contati accuratamente. Vi erano 120 uomini e 230 donne e bambini. A causa della crescente oscurità, il maggiore Whitside decise di attendere il mattino per disarmare i suoi prigionieri. Egli assegnò loro per accamparsi un’area a sud nelle immediate vicinanze del campo militare, distribuì loro razioni e poiché scarseggiavano i rivestimenti dei tepee, fornì loro diverse tende. Whitside ordinò che venisse messa una stufa nella tenda di Piede Grosso e mandò un chirurgo del reggimento a curare il capo malato. Per essere sicuro che nessuno dei prigionieri fuggisse, il maggiore mise di guardia due squadroni di cavalleria intorno ai tepee dei Sioux e poi piazzò i suoi due Hotchkiss in cima a un’altura che dominava l’accampamento. Questi cannoni scanalati, che potevano lanciare cariche esplosive a più di due miglia, furono messi in posizione tale da colpire le tende degli indiani da un capo all’altro dell’accampamento.
Più tardi, in quella notte di dicembre, il resto del 7° reggimento marciò da est e bivaccò a nord degli squadroni di Whitside. Il colonnello James W. Forsyth, comandante dell’ex reggimento di Custer, prese ora il comando delle operazioni» Informò Whitside che aveva ricevuto ordine di mettere la banda di Piede Grosso su un treno della Union Pacific Railroad e di portarla in una prigione militare di Omaha.
Dopo aver piazzato altri due cannoni Hotchkiss sul pendio accanto agli altri, Forsyth e i suoi ufficiali si accinsero a trascorrere la notte con un barilotto di whiskey per festeggiare la cattura di Piede Grosso.
Il capo si trovava nella sua tenda, troppo ammalato per dormire, in grado appena di respirare. Perfino con le loro protettive Camicie degli Spettri e la loro fede nelle profezie del nuovo Messia, i Miniconjou avevano paura dei soldati a cavallo accampati intorno a loro. Quattordici anni prima, sul Little Bighorn, alcuni di questi guerrieri avevano contribuito alla sconfitta di alcuni di questi capi soldati – Moylan, Varnum, Wallace, Godfrey, Edgerly – e gli indiani si domandavano se nei loro cuori vi era ancora un desiderio di vendetta.
«II mattino seguente sentii uno squillo di tromba» disse Wasumaza, uno dei guerrieri di Piede Grosso che alcuni anni dopo cambiò il suo nome con quello di Dewey Beard. «Poi vidi i soldati che montavano a cavallo e ci circondavano. Fu annunciato che tutti gli uomini dovevano venire al centro del campo per un colloquio e che dopo il colloquio dovevano andare nell’agenzia di Pine Ridge. Piede Grosso fu portato fuori dal suo tepee e sedette davanti alla sua tenda e gli uomini più anziani si riunirono intorno a lui e si sedettero proprio vicino a lui al centro.»
Dopo aver distribuito le gallette per la colazione, il colonnello Forsyth informò gli indiani che ora dovevano essere disarmati. «Chiesero i fucili e le armi,» disse Lancia Bianca «così tutti noi consegnammo i fucili e li ammonticchiammo al centro.» I capi dei soldati non erano soddisfatti del numero delle armi consegnate e così mandarono squadroni di soldati a perquisire i tepee. «Entrarono nelle tende e uscirono con fagotti e li strapparono per aprirli» disse Cane Capo. «Presero le scuri, i coltelli e i pali delle tende e li ammonticchiarono vicino ai fucili.»
Non ancora soddisfatti, i capi dei soldati ordinarono ai guerrieri di togliersi le coperte di dosso e di sottoporsi a una perquisizione. I volti degli indiani esprimevano tutta la loro rabbia, ma solo lo stregone, Uccello Giallo, protestò apertamente. Accennò pochi passi della Danza degli Spettri, e intonò un canto sacro, assicurando i guerrieri che le pallottole dei soldati non avrebbero forato i loro indumenti sacri. «Le pallottole non andranno verso di voi» egli cantò in Sioux. «La prateria è grande e le pallottole non andranno verso di voi.»
I soldati di cavalleria trovarono solo due fucili, uno dei quali era un Winchester nuovo che apparteneva a un giovane Miniconjou di nome Coyote Nero. Coyote Nero sollevò il Winchester sopra la testa gridando che aveva pagato molto denaro per il fucile e che apparteneva a lui. Alcuni anni dopo Dewey Beard ricordò che Coyote Nero era sordo. «Se lo avessero lasciato solo egli sarebbe andato a deporre il fucile nel posto indicato. Essi invece lo afferrarono e lo spinsero in direzione est. Egli non si preoccupò nemmeno allora. Il suo fucile non era puntato su nessuno. La sua intenzione era di mettere giù quel fucile. Essi si fecero avanti e afferrarono il fucile che egli si stava accingendo a deporre. Lo avevano appena circondato quando si udì un colpo di fucile abbastanza forte. Non saprei dire se qualcuno fu colpito, ma dopo quel colpo ci fu un gran fracasso.»
« Quel rumore assomigliava molto al suo suono della tela strappata» disse Penna Frusta. Colui-Che-Teme-il-Nemico lo descrisse come lo «scoppio di un fulmine».
Falco Rotante disse che Coyote Nero «era un uomo pazzo, un giovane che aveva una cattiva influenza sugli altri e in realtà era una nullità». Disse che Coyote Nero sparò col suo fucile e «immediatamente i soldati risposero al fuoco e ne seguì un massacro indiscriminato».
All’inizio del tumulto, il fuoco delle carabine era assordante, e l’aria era piena di fumo. Fra i moribondi che giacevano accasciati sulla terra gelata vi era Piede Grosso. Poi il fragore delle armi cessò per un momento, mentre piccoli gruppi di indiani e di soldati combattevano corpo a corpo, usando coltelli, mazze e pistole. Poiché solo pochi indiani avevano armi, dovettero presto fuggire e allora i grandi fucili Hotchkiss sulla collina aprirono il fuoco su di loro, sparando quasi un proiettile al secondo, falciando l’accampamento indiano, facendo a pezzi i tepee con gli shrapnel, uccidendo uomini, donne e bambini.
«Cercammo di fuggire,» disse Louise Orsa Astuta «ma essi ci sparavano addosso come se fossimo bisonti. Io so che vi sono alcune persone bianche buone, ma i soldati che spararono sui bambini e sulle donne furono infami. I soldati indiani non avrebbero fatto una cosa simile ai bambini bianchi.»
«Corsi via da quel luogo e seguii quelli che stavano scappando» disse Hakiktawin, un’altra giovane donna. «Mio nonno, mia nonna e mio fratello furono uccisi quando attraversammo la gola, e poi una pallottola mi trapassò il fianco destro e poi anche il polso destro e lì mi fermai perché non ero in grado di camminare e dopo il soldato mi raccolse e si avvicinò una ragazzina e si nascose sotto la coperta.»
Quando finì l’esplosione di follia. Piede Grosso e più della metà della sua gente erano morti o erano gravemente feriti; i morti accertati furono 153, ma molti dei feriti si allontanarono strisciando e morirono in seguito. Secondo una valutazione, dei 350 Miniconjou che si trovavano lì, i morti, fra uomini, donne e bambini, furono quasi trecento. Fra i soldati vi furono venticinque morti e trentanove feriti, per la maggior parte colpiti dalle loro stesse pallottole o shrapnel.
Dopo che i soldati di cavalleria feriti furono mandati all’agenzia di Pine Ridge, un distaccamento di soldati si recò sul campo di battaglia di Wounded Knee, raccolse gli indiani che erano ancora vivi e li caricò sui carri. Poiché appariva chiaro che prima di sera si sarebbe scatenata una tempesta di neve, gli indiani morti furono lasciati là dove erano caduti. (Dopo la tempesta di neve, quando un gruppo di affossatori tornò a Wounded Knee, trovò i corpi, compreso quello di Piede Grosso, congelati in posizioni grottesche.)
I carri carichi di Sioux feriti (quattro uomini e quarantasette donne e Bambini) raggiunsero Pine Ridge quando era già notte. Poiché tutte le baracche disponibili erano occupate dai soldati, gli indiani furono lasciati sui carri scoperti, esposti al freddo intenso, mentre un inetto ufficiale dell’esercito cercava un riparo. Infine fu aperta la chiesa episcopale, furono tolte le panche, e il pavimento fu ricoperto con uno strato di paglia.
Era il quarto giorno dopo Natale dell’anno del Signore 1890. Quando i primi corpi straziati e sanguinanti furono portati nella chiesa illuminata dalle candele, quelli che non avevano perso la conoscenza poterono vedere gli addobbi natalizi che pendevano dalle travi del soffitto. Da un capo all’altro del presbiterio, sopra il pulpito, era appeso uno striscione con la scritta: PACE IN TERRA AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTÀ.
“Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose. Quando guardo indietro, adesso, da questo alto monte della mia vecchiaia, ancora vedo le donne ed i bambini massacrati, ammucchiati e sparsi lungo quel burrone a zig-zag, chiaramente come li vidi coi miei occhi da giovane. E posso vedere che con loro morì un’altra cosa, lassù, sulla neve insanguinata, e rimase sepolta sotto la tormenta. morì il sogno di un popolo. Era un bel sogno… il cerchio della nazione è rotto ed i suoi frammenti sono sparsi. Il cerchio non ha più centro, e l’Albero sacro è morto.”
Alce Nero (Hehaka Sapa)

 

fonte: http://www.sentierorosso.com/storia-dei-nativi-americani/la-storia-degli-indiani-d-america/wounded-knee-1890

Il Codice Etico dei Nativi Americani

Nativi Americani

 

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Il Codice Etico dei Nativi Americani

La rivista Inter-Tribal Times che tratta di notizie e storie delle popolazioni native di tutto il mondo, in special modo quelle nord-americane ha pubblicato più di 10 anni fa quello che viene considerato il codice etico dei nativi americani. E’ bellissimo e ci fa capire quanto sia facile vivere in gioia e armonia se solo volessimo.

1. Alzati con il sole per meditare. Medita da solo. Meditate spesso.
Il Grande Spirito ascolterà, se si prega da soli.

2. Sii tollerante con quelli che si sono persi nel loro percorso.
L’ignoranza, la presunzione, la rabbia, la gelosia e l’avidità germogliano
da un’anima perduta. Prega affinché trovino una guida.

3. Cerca per testesso, da solo. Non permettere ad altri
di fare il tuo percorso per te. E’ la tua strada, e
solo tua. Altri possono camminare con te,
ma nessuno può camminare per te.

4. Tratta gli ospiti nella tua casa con molta considerazione.
Servigli il cibo migliore, dagli il letto migliore
e trattali con rispetto e onore.

5. Non prendere ciò che non è tuo anche se è di
una persona, di una comunità, della natura o di una
cultura. Non è guadagnato né dato. E non è tuo.

6. Rispettare tutte le cose che risiedono su
questa terra – che si tratti di persone, animali o vegetali.

7. Onora gli altrui pensieri, desideri e parole.
Non interrompere mai un altro e non deriderlo né imitalo.
Consenti ad ogni persona il diritto della propria espressione personale.

8. Mai parlare di altri in brutto modo. L’energia
negativa che si mette fuori nell’universo
si moltiplicherà quando ritorna a te.

9. Tutte le persone commettono errori.
E tutti gli errori possono essere perdonati.

10. I cattivi pensieri causano malattie nella mente,
nel corpo e nello spirito. Pratica l’ottimismo.

11. La natura non è per noi, è una parte di noi.
Fanno parte della nostra famiglia terrena.

12. I bambini sono i semi del nostro futuro. Pianta
amore nei loro cuori e annafiali con
la saggezza e le lezioni della vita. Quando essi
sono cresciuti, dagli spazio per crescere.

13. Evita di danneggiare il cuore degli altri.

14. Il veleno del nostro dolore tornerà a noi.

15. Siisincero in ogni momento. L’onestà è la
prova della propria volontà all’interno di questo universo.

16. Tenetevi equilibrati. Il tuo corpo mentale, spirituale
emotivo e fisico – tutti hanno bisogno
di essere forti, puri e sani. Allena
il corpo per rafforzare la mente. Cresci
abbondantemente nello spirito per curare i disturbi emotivi.

17. Prendi decisioni consapevoli su chi
vuoi essere e come vuoi reagire. Sii
responsabile delle tue azioni.

18. Rispetta la privacy e lo spazio personale degli
altri. Non toccare la proprietà personale
degli altri – specialmente gli oggetti sacri
e religiosi. Questi sono vietati.

19. Sii fedele a te stesso prima. Non puoi
nutrire e aiutare gli altri se non è possibile
nutrire e aiutare te stesso prima.

20. Rispetta le altre credenze religiose.
Non forzare la tua fede agli altri.

21. Condividi la tua fortuna con gli altri.
Partecipa nella carità.