I dieci modi in cui la cannabis legale sta migliorando la vita negli Stati Uniti

 

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I dieci modi in cui la cannabis legale sta migliorando la vita negli Stati Uniti

Sono passati 5 anni da quando i primi due stati americani, Washington e Colorado, legalizzarono la cannabis. Era il novembre 2012 e da allora gli stati in cui acquistare marijuana è legale stanno continuando ad aumentare, spinti soprattutto dai dati positivi che arrivano da questi due stati pionieri, che stanno dimostrando che la legalizzazione non è positiva solo per l’economia, ma anche per molti altri settori, a cominciare da salute e sicurezza.

  • 1. LE ENTRATE FISCALI

Cominciamo dal dato più semplice ed ovvio, quello delle tasse. Lo stato di Washington in questo 2017 ha già raccolto 281 milioni di dollari dal settore della cannabis, mentre il Colorado a fine ottobre si attestava a 205 milioni. Cifre importanti per gli stati e per i programmi sociali (come vedremo) e che sono in costante aumento. Nel 2015 i due stati avevano raccolto complessivamente 260 milioni, 449 milioni nel 2016, mentre nell’anno ancora in corso si è già arrivati a 486 milioni.

  • 2. I POSTI DI LAVORO

Dati precisi a livello federale non esistono, ma secondo le stime degli osservatori economici il settore della cannabis legale impiega già oggi oltre 165mila lavoratori impiegati in molteplici mansioni più o meno specializzate: coltivatori, trimmer, produttori di derivati della cannabis, commercianti, trasportatori, controllori della qualità, ricercatori e molto altro.

  • 3. LO STATO SOCIALE

Le entrate provenienti dalla cannabis legale hanno permesso agli stati di inaugurare nuovi progetti sociali e di potenziare le attività di informazione e monitoraggio sulle droghe. Il Colorado con i proventi della marijuana ha elargito borse di studio agli studenti, pianificato la costruzione di nuove case popolari e aumentato i fondi a disposizione delle scuole pubbliche.

  • 4. CONTRASTO DELLA TOSSICODIPENZA

Per decenni la propaganda proibizionista ha utilizzato come cavallo di battaglia la teoria della cannabis come “droga di passaggio”: il solito discorso secondo cui “si inizia con le canne e poi si passa all’eroina”. Ebbene, sono bastati pochi anni di legalizzazione per capire come le cose stiano esattamente all’opposto. In Colorado uno studio ha dimostrato come solo nel primo anno post legalizzazione, le morti a causa degli oppiacei siano scese del 6,5 per cento, invertendo un trend pluriennale che vedeva le morti per overdose in costante aumento.

  • 5. TASSI DI INCARCERAZIONE

Ovviamente dopo che la cannabis è diventata legale, sono diminuiti gli arresti per possesso e spaccio. I numeri in questo campo sono sorprendenti: nello stato di Washington già nel primo anno di legalizzazione gli arresti per cannabis sono diminuiti del 98% (da oltre 5000 ad appena 112), in Colorado di oltre il 50%. Questo comporta una serie di buone notizie: meno persone vengono incarcerate per crimini non violenti, i tempi della giustizia si abbreviano perché i tribunali non sono più imballati di procedimenti contro i consumatori di cannabis, e i dipartimenti di polizia risparmiano mezzi e uomini da poter destinare alla persecuzione dei veri reati.

  • 6. IL CRIMINE

Un altro degli argomenti preferiti dei proibizionisti era quello che teorizzava che con la legalizzazione sarebbe aumentato il crimine: stupri, rapine, omicidi, incidenti colposi, eccetera. Anche qui si è rivelato vero l’opposto: dove la cannabis è stata legalizzata il crimine non solo non è aumentato, ma è diminuito. In Colorado sono calati del 3% omicidi, rapine e stupri. Gli analisti sottolineano come non sia possibile essere certi che la diminuzione dei tassi di criminalità sia correlata alla legalizzazione, ma di certo si può affermare che questa non ha comportato nessun aumento dei reati.

  • 7. CONSUMO TRA I GIOVANI

Anche l’idea, largamente diffusa, che con il mercato legale delle droghe leggere il consumo da parte degli adolescenti sarebbe aumentato si è rivelato infondato. In Colorado, anzi, è diminuito anche questo dato. A certificarlo è una ricerca del Dipartimento di Stato per la Salute e i Servizi Sociali che ha riscontrato come, dopo la legalizzazione, il numero degli under 20 che abbiano consumato cannabis almeno una volta durante l’anno è passato dal 20,81% al 18,35%, con un calo del 2,46%.

  • 8. MERCATO IMMOBILIARE

Questa è una buona notizia a metà, visto che soddisfa il mercato in senso lato, ma genera problemi per chi cerca case in affitto. La legalizzazione, almeno in Colorado, ha portato anche a una ripresa del mercato immobiliare e dei prezzi degli immobili. I prezzi delle case sono aumentati del 6,4 percento nelle aree dove la vendita di marijuana ricreativa è legale, con punte dell’8% per le abitazioni che si trovano a meno di 100 metri di distanza dai dispensari che vendono cannabis.

  • 9. IL TURISMO

Il mercato della cannabis legale ha comportato anche una impennata del settore turistico. Migliaia di visitatori ogni anno arrivano in Colorado o a Washington anche per poter assaporare il gusto di acquistare e fumare cannabis legalmente, un beneficio che a cascata investe anche tutti i settori ricettivi e commerciali dello stato. In Colorado il turismo è aumentato del 33% negli ultimi anni, più del doppio della media statunitense che si attesta al 16%.

  • 10. IL FUTURO

Secondo gli analisti quello che gli americani hanno visto in questi cinque anni è nulla rispetto a ciò che avverrà in futuro se la cannabis dovesse essere legalizzata in tutta la nazione. Si stima che entro il 2020 il mercato della cannabis legale potrebbe valere 28,1 miliardi di dollari, mentre sono 800.000 i posti di lavoro che potrebbero essere generati a livello nazionale. Insomma, nel prossimo futuro la cannabis potrebbe rappresentare uno dei settori economici di punta degli Usa, mentre anche i servizi sociali, la giustizia e la salute pubblica godranno dei suoi benefici.

 

fonte: http://www.dolcevitaonline.it/i-10-modi-in-cui-la-cannabis-legale-ha-aiutato-gli-stati-uniti/

COLDIRETTI: IL SUCCO DI MELOGRANO È UN VACCINO NATURALE CONTRO L’INFLUENZA.

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COLDIRETTI: IL SUCCO DI MELOGRANO È UN VACCINO NATURALE CONTRO L’INFLUENZA.
Il succo di melograno rafforza il sistema immunitario,grazie ai suoi principi attivi pieni di vitamina c,che svolgono un’azione simile a quella di un vaccino.

Il succo di melograno è il vaccino naturale perfetto contro l’influenza: a dichiararlo sono stati gli esperti Coldiretti, che hanno individuato proprio in questo frutto il rimedio perfetto che la Natura mette a disposizione degli esseri umani per prevenire l’insorgere dell’influenza.

Infatti come citato sul sito della Coldiretti Puglia:

<<E’ il succo di melagrano il miglior vaccino contro influenza e raffreddore perché possiede il 40% del nostro bisogno giornaliero di vitamina C. Il frutto del melograno può essere impiegato non solo in campo alimentare ma anche in quello farmaceutico.>>

Stando ai dati presentati dai ricercatori infatti, un bicchiere di succo di melograno contiene circa il 40% del fabbisogno giornaliero consigliato di vitamina C, essenziale per riuscire a combattere fastidiose malattie stagionali come l’influenza ed il raffreddore.

Grazie alla vitamina C di cui è ricco, il melograno ha delle proprietà anti influenzali molto potenti, proteggendoci contro il raffreddore. Se credevamo che l’arancia riuscisse a proteggersi dall’influenza meglio di qualsiasi altro frutto, è arrivato il momento di ricredersi.

Si tratta comunque di una conclusione che non rappresenta certo una rivelazione per gli agricoltori pugliesi, che sono da tempo consapevoli delle straordinarie proprietà benefiche del melograno.

Infatti, in virtù di ciò Coldiretti, oltre a citare gli altri innumerevoli benefici di questo frutto della salute, specifica che negli ultimi 2 anni, in Puglia, la coltivazione del melograno è cresciuta addirittura del 422%, in seguito ad una esponenziale crescita della domanda e di una esplosione della sua popolarità.

Tuttavia questa situazione ha avuto anche risvolti negativi, perché numerosi agricoltori hanno deciso di cavalcare l’onda e speculare sulle richieste dei consumatori, spacciando partite di melograno provenienti dall’estero come made in Italy.
Infatti come dichiara il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele:

L’aumento della domanda di melograno alimenta le importazioni di prodotto oltre che dai paesi produttori dell’Europa del Sud, Spagna, Israele e Marocco, anche da Cile e Sudafrica, come al solito spacciati per ‘made in Puglia’. Oltre al prodotto fresco, sono i semi lavoratori ad essere importati perché destinati all’industria di trasformazione e alla cosmesi”. Oggi i paesi del bacino del Mediterraneo in cui la coltivazione è più diffusa, e si ha maggiore disponibilità di melegrane da commercializzare allo stato fresco, sono Israele e Spagna, ma altri Paesipossono diventare, in futuro, temibili concorrenti.

Sono proprio le melegrane importate dalla Turchia – commenta il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – al secondo posto dei cibi più contaminati da sostanze tossiche e il melograno importato da Israele sono al 9 posto dei cibi che inquinano maggioramene l’ambiente, dato che per raggiungere le tavole dei consumatori pugliesi percorrono 2.250 km, bruciando 1,3 chili di petrolio e liberando 4,05 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto

Quindi è un bene consumare succo di melograno, ma bisogna stare molto attenti nella scelta del made in Italy: molti spacciano le importazioni estere fatto da melograni contaminati per prodotti nostrani.

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/coldiretti-il-succo-di-melograno-e-un-vaccino-naturale-contro-linfluenza/

Ti sei mai chiesto perché, nonostante i miliardi spesi da decenni per la ricerca e la promessa di una cura che è da sempre “dietro l’angolo”, il cancro continua ad aumentare e a fare vittime?

 

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Ti sei mai chiesto perché, nonostante i miliardi spesi da decenni per la ricerca e la promessa di una cura che è da sempre “dietro l’angolo”, il cancro continua ad aumentare e a fare vittime?

Ti sei mai chiesto perché, nonostante i miliardi di dollari spesi per la ricerca sul cancro nel corso di molti decenni e la promessa di una cura costante, che è da sempre “dietro l’angolo”, il cancro continua ad aumentare e a fare vittime? «Tutti dovrebbero sapere che la ricerca sul cancro è in gran parte una frode, e che le principali organizzazioni di ricerca sul cancro sono abbandonate nei loro doveri alle persone che le sostengono». Lo afferma Linus Carl Pauling, ricercatore e vincitore del Premio Nobel per la Chimica nel 1954 e per la Pace nel 1962. E’ considerato un genio del XX secolo che ha posto le basi per la chimica quantistica, la biologia molecolare e la medicina ortomolecolare. La ricerca sul cancro? E’ stata un fallimento. Afferma la dottoressa Marcia Angell, medico e direttore della rivista “New England Medical Journal” (Nemj), considerata una delle più prestigiose riviste mediche peer-reviewed di tutto il mondo: «Semplicemente non è più possibile credere a gran parte della ricerca clinica che viene pubblicata, o fare affidamento sul giudizio dei medici di fiducia o delle linee-guida mediche autorevoli. Non ho alcun piacere nel giungere a questa conclusione, che ho maturato lentamente e con riluttanza durante i miei due decenni come direttore della rivista medica».

Il dottor John Bailer, che ha trascorso 20 anni nello staff del National Cancer Institute ed è anche un ex redattore della sua rivista, ha dichiarato pubblicamente in una riunione dell’American Association for the Advancement of Science: «La mia valutazione complessiva è che il programma nazionale sul cancro deve essere giudicato un fallimento qualificato. La nostra ricerca sul cancro degli ultimi 20 anni è stata un totale fallimento. Oggi sempre più persone dai 30 anni in su muoiono di cancro, molto più che in passato. Ci sembra che i nostri pazienti vivano di più con la malattia ma la verità è che la diagnostichiamo prima. Molte persone con malattie lievi o benigne vengono incluse nelle statistiche e riportate come ‘guarite’ dal cancro grazie alla medicina. Quando i funzionari del governo indicano i dati di sopravvivenza e dicono che stanno vincendo la guerra contro il cancro, in verità stanno utilizzando i tassi di sopravvivenza in modo improprio».

Un altro punto da sottolineare è che la maggior parte del denaro donato alla ricerca sul cancro è speso per la sperimentazione sugli animali, che da molti è stata considerata del tutto inutile. Ad esempio, nel 1981 il dottor Irwin Bross, l’ex direttore del Sloan-Kettering Cancer Research Institute (il più grande istituto di ricerca sul cancro di tutto il mondo), ha dichiarato: «L’inutilità della maggior parte degli studi su modelli animali non è molto conosciuta. Ad esempio, la scoperta di agenti chemioterapici per il trattamento del cancro umano è stata ampiamente considerata un trionfo grazie alla sperimentazione sugli animali. Ci sono pochissime evidenze che potrebbero sostenere tali affermazioni». Un’altra citazione che si riferisce a come la medicina sia diventata industria farmaceutica è stata fatta dal dottor Dean Burk, biochimico americano del National
Cancer Institute: «Quando hai il potere non devi dire la verità. Questa è una regola che è stata tramandata in questo mondo da generazioni. E ci sono moltissime persone che non dicono la verità quando sono al potere in posizioni amministrative».

Burk ha anche affermato che «il fluoro provoca più decessi per il cancro rispetto a qualsiasi altro prodotto chimico: è una delle conclusioni scientifiche ed evidenze biologiche a cui sono arrivato nei miei 50 anni nel campo della ricerca sul cancro». Nell’edizione del 15 aprile 2015 della rivista medica “Lancet”, il caporedattore Richard Horton ha dichiarato: «Il caso contro la scienza è molto semplice: gran parte della letteratura scientifica, forse la metà, può essere dichiarata semplicemente falsa. La scienza ha preso una direzione verso le tenebre». Nel 2005, il dottor John P.A. Ioannidis, professore presso la Stanford University, ha pubblicato un articolo sulla “Public Library of Science” (Plos) intitolato “Perché i risultati pubblicati sulla ricerca sono falsi”, dove ha dichiarato: «C’è sempre più preoccupazione che i risultati pubblicati dalle più recenti ricerche siano falsi». Nel 2009, il centro anticancro dell’Università del Michigan ha pubblicato un’analisi dove ha rivelato che gli studi sul cancro sono falsi a causa di conflitti di interesse. Hanno dichiarato che i risultati prodotti erano la conseguenza di ciò che avrebbe funzionato meglio per le aziende farmaceutiche.

Ci sono molte informazioni disponibili provenienti da persone direttamente coinvolte nella ricerca sul cancro. Non solo l’informazione della tv è manipolata, ma la nostra società è diventata un grande conflitto di interessi e le grandi multinazionali vogliono sempre più profitto a scapito della nostra salute e dell’ambiente. La verità è che, secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, «l’80-90 per cento dei casi di cancro sono determinati dall’ambiente e quindi teoricamente evitabili». Le cause ambientali del cancro includono la qualità dell’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, pesticidi, erbicidi, ormoni ed
antibiotici presenti nel cibo del supermercato, le radiazioni elettromagnetiche a cui siamo quotidianamente esposti e anche l’inquinamento luminoso che danneggia le nostre ghiandole.

Inoltre fin da piccoli siamo sottoposti a vaccini e medicinali che danneggiano il nostro sistema immunitario e che si accumulano a vita producendo molti disturbi. Vanno infine inclusi anche i traumi emotivi come dimostra la psicosomatica e la nuova medicina germanica. Ma purtroppo, come ha espresso il dottor Hans Ruesch: «Nonostante il riconoscimento generale che l’85% di tutti i tumori è causato da fattori ambientali, meno del 10% del bilancio del National Cancer Institute è affidato alla ricerca sulle cause ambientali. E nonostante il riconoscimento che la maggior parte delle cause ambientali sono legate alla nutrizione, meno dell’1% del bilancio National Cancer Institute è dedicato agli studi sulla nutrizione». Questo è principalmente il motivo per cui così tante persone si stanno interessando e dirigendo verso trattamenti alternativi e naturali che non vengono approvati dalle case farmaceutiche che controllano la medicina moderna. Come ha detto Pauling riguardo al perché non viene comunicato alle persone quanto la vitamina C possa essere utile per prevenire il cancro: «La mancanza d’interesse delle multinazionali risiede nel fatto che la vitamina C è una sostanza naturale che è disponibile a bassi costi e che non può essere brevettata».

(“Medici rivelano: le ricerche sono false, il cancro è una frode”, da “DioniDream” del 30 dicembre 2015).