Dieci consigli per risparmiare tanto, ma proprio tanto sul riscaldamento

 

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Dieci consigli per risparmiare tanto, ma proprio tanto sul riscaldamento

10 modi per riscaldare casa senza spendere troppo

Non serve pagare salate bollette per riscaldare casa durante l’inverno, basta seguire alcuni facili accorgimenti che vi permetteranno di mantenere l’ambiente caldo anche quando fuori si gela.

Fa freddo e con le temperature che si abbassano inevitabilmente aumenta l’uso di termosifoni e sistemi di riscaldamento che comportano bollette più salate durante il periodo invernale. Riscaldare casa ogni anno non costa poco infatti alle tasche di una famiglia. Ogni inverno gli italiani vedono aumentare, e non di poco, la propria bolletta a causa dei dispendiosi sistemi di riscaldamento. E nonostante sul mercato ormai vengano presentate spesso diverse alternative economiche ed originali ai riscaldamenti tradizionali, a partire dall’uso del legno o dei pellet, il dispendio di energia per il riscaldamento riguarda circa il 70% del consumo energetico totale in casa. Esistono però vari modi per mantenere gli ambienti caldi e risparmiare in bolletta. Forse non tutti sanno che più di un terzo del calore prodotto dai normali sistemi di riscaldamento viene disperso attraverso il pavimento, le pareti, le finestre, i balconi e le porte di casa. Sono vari gli accorgimenti che si possono adottare in casa per tenerla calda ed evitare bollette salate:

1. Valvole termostatiche
Assicuratevi di installare sui radiatori di casa, per chi ha impianti di riscaldamento condominiali, una valvola termostatica. Questa valvola aiuta la regolazione automatica della temperatura in una stanza. Si indica infatti la temperatura che si desidera sulla testa della valvola; quando c’è del calore in eccesso, la valvola limita l’impianto di riscaldamento in modo da farlo funzionare solo quando serve: così si risparmia sui costi in bolletta. Tra l’altro, da giugno 2017, in base alla norma nazionale sulla contabilizzazione individuale del calore e la termoregolazione (d.lgs. 102/2014 e correttivo 141/2016) le valvole termostatiche saranno obbligatorie per tutti i radiatori degli impianti di riscaldamento condominiali.

2. Carta stagnola
Un modo economico per evitare la dispersione di calore in un ambiente, specialmente dove ci sono i termosifoni attaccati alle pareti esterne, è quello di utilizzare un foglio di alluminio riflettente dietro il radiatore. Bisogna posizionare il foglio tra la parete ed il termosifone o fissarlo sulla parte alta dell’elemento in modo da riflettere il calore. Questo impedisce al calore di disperdersi attraverso la parete che assorbe e convoglia le onde verso l’interno della stanza. Esistono anche specifici fogli di alluminio isolanti proprio per radiatori che amplificano l’azione del termosifone con una spesa davvero minima.

3. Tende spesse
Per proteggere la casa dalla perdita di calore attraverso le finestre è consigliabile utilizzare d’inverno delle tende piuttosto doppie che impediscano appunto il passaggio del calore verso l’esterno.Se non potete affrontare la spesa di mettere o cambiare le tende di casa buone, sappiate che le tende con una fodera termica sono un’opzione relativamente a buon mercato per ottenere un risultato soddisfacente. Se poi si vuole spendere ancora di meno si possono creare delle tende fai da te con il pile o con un altro materiale caldo. È anche possibile utilizzare le tende da doccia in PVC. Qualsiasi sarà la vostra scelta noterete subito un risparmio sulla bolletta perché sarà più facile riscaldare casa con le tende chiuse di sera.

4. Luce solare
Mentre quando viene il buio è consigliabile chiudersi bene dentro e accostare le tende davanti alle finestre o ai balconi, di giorno, quando c’è una bella giornata di sole, ricordatevi di aprire le tende e far entrare la luce che riscalderà qualsiasi ambiente naturalmente.

5. Termosifoni liberi
Cercate di evitare di mettere qualsiasi elemento di ostacolo per il calore sul termosifone. Bandite dunque le mensole di legno o marmo sul radiatore perché bloccano il calore; non usate mobili che racchiudono o nascondono il radiatore; togliete eventuali copri-termosifoni di stoffa; non posizionate mobili di grandi dimensioni, come i divani, davanti ai radiatori, almeno in inverno, perché assorbono calore.

6. Paraspifferi
Se ci sono infissi o porte non totalmente ermetici, che lasciano passare un po’ di aria esterna, munitevi di paraspifferi, anche fatti a mano se sapete come si realizzano, in modo da sigillare quello che sono i punti più deboli di una casa, le apertire verso l’esterno.

7. Porte e persiane chiuse
Finestre e balconi sono i punti più delicati di un’abitazione perché è in corrispondenza di questi elementi che sono collocate le aperture verso l’esterno. Conviene dunque, quando inizia a calare il buio o quando fuori è cattivo tempo, chiudere bene persiane e tapparelle in modo da evitare che il calore interno possa essere disperso all’esterno attraverso i serramenti. Inoltre se avete stanze inutilizzate converrebbe mantenere le porte ben chiuse in modo da impedire che l’aria fredda circoli nel resto della casa e contenere il calore generato dal sistema di riscaldamento nell’area della cosa dove si trascorre più tempo.

8. Pavimento coperto
Ben il 10% della dispersione di calore avviene tramite il pavimento, soprattutto se non sono ben isolati. Mettere per terra tappeti e coperte può limitare questo inconveniente e ha il vantaggio di mantenere i piedi più caldi. Se poi ci sono crepe o lacune nel pavimento è opportuno cercare di chiuderle semmai con l’uso di un po’ di stucco e posizionare sopra un bel tappeto che non solo è di arredo ma aiuta anche ad evitare le dispersioni dal pavimento.

9. Timer
Chi ha un riscaldamento autonomo o semiautonomo è importante che inserisca il timer. Tenere il riscaldamento acceso tutto il giorno comporta un consumo di energia notevole e una bolletta davvero alta. Conviene impostare il timer affinché metta in azione il sistema di riscaldamento prima di svegliarsi e di rientrare a casa da lavoro in modo da trovare la casa già un po’ più calda ed evitare di accendere al massimo il termostato fino a riscaldare la casa rapidamente.

10. Infissi ermetici
Se abitate in appartamenti più vecchi o avete notate che i vostri infissi o porte hanno degli spifferi, andrebbero sostituiti. Usare degli infissi a doppi vetri, ad esempio, fa risparmiare il 20-25% sulle spese di riscaldamento. Sicuramente cambiare porte ed infissi esterni ha un costo che si vorrebbe cercare di evitare il più possibile ma tenete presente che si può beneficiare di agevolazioni fiscali e sgravi  (attualmente del 55%) previsti dallo Stato per chi decidere di intervenire. Inoltre bisogna tenere presente anche che il costo di nuovi infissi più funzionali verrà totalmente ammortizzato dalle bollette successive al cambio effettuato.

tratto da: https://design.fanpage.it/come-riscaldare-casa-e-risparmiare-10-modi-per-stare-caldi-senza-spendere-troppo/

 

La casa che si riscalda da sola – Ecco l’edificio che non ha praticamente bisogno di un sistema di riscaldamento. Comodo e soprattutto economico!

 

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La casa che si riscalda da sola – Ecco l’edificio che non ha praticamente bisogno di un sistema di riscaldamento. Comodo e soprattutto economico!

 

La Casa Passiva: ambiente e convenienza
Intervista a Wolfgang Feist, uno degli “inventori” del modello di edificio che non ha praticamente bisogno di riscaldamento.

La casa passiva è un edificio che non ha praticamente bisogno di un sistema di riscaldamento. In quanto tale, è probabilmente una delle migliori invenzioni degli ultimi decenni. Basti pensare che, secondo l’Ispra, l’inquinamento atmosferico nelle principali città italiane è causato soprattutto dal riscaldamento domestico. Ma anche al bilancio di una famiglia media, su cui la bolletta del gas grava in maniera importante.

Le Passivhaus sono diffuse soprattutto in Germania, Austria, Olanda e nei Paesi scandinavi, è molto diffusa negli Stati Uniti e il suo mercato ora si sta espandendo anche in Cina. Da qualche anno, però, se ne vedono anche in Italia, dove il trend sembra in costante crescita. L’Ente certificatore a cui più si deve la diffusione di questo tipo di edifici è sicuramente il Passive House Institute di Darmstadt, in Germania. Questo centro di ricerca, il più importante a livello mondiale nel suo genere, è stato fondato dal Prof. Dr. Wolfgang Feist, che tuttora lo dirige.

Siamo andati in Germania, e lì abbiamo potuto fare qualche domanda a questo precursore delle case del futuro. Sì, perché in Paesi come l’Austria, dal 2015, la casa passiva sarà lo standard prescritto per tutti gli edifici. In tutti gli altri, invece, a imporre norme energetiche più efficienti ci penseranno i costi e il buonsenso. E che sia questa la via per sbloccare il moribondo settore edilizio?

Dottor Feist, vuole presentarci brevemente il suo istituto?  

Il Passive House Institute è un centro di ricerca indipendente, specializzato in edifici dall’alta efficienza energetica. Dalla sua fondazione, nel 1996, ha lavorato allo sviluppo di concetti di progettazione e al miglioramento delle componenti edilizie. Per facilitare il processo di pianificazione ad architetti e designer l’Istituto fornisce il PHPP (Passive House Planning Package) e lo strumento 3-D designPH. La ricerca si concentra anche sul’’applicazione dello Standard Passive House a tipi di edifici diversi e a varie zone climatiche, e al monitoraggio dei progetti realizzati.

Come funziona una Passivhaus? Quali sono le sue principali caratteristiche?  

Lo Standard Passive House è un concetto di design sostenibile, caratterizzato da efficienza energetica e convenienza, così come da condizioni di vita confortevoli e salutari. L’edificio è progettato in modo da ottenere una qualità dell’aria interna ottimale e il comfort termico, mentre il fabbisogno energetico rimane trascurabile. Questo risultato è ottenuto soprattutto attraverso cinque principi fondamentali: un livello di isolamento termico dell’’involucro particolarmente buono, infissi migliorati a livello termico con vetri appropriati (per i climi freddi i tripli vetri), la costruzione senza ponti termici, una buona tenuta dell’aria e, infine, una ventilazione confortevole con recupero del calore nei climi freddi e controllo dell’umidità in quelli umidi. La conseguente domanda di picco per il riscaldamento non deve superare i 10 watt per metro quadrato, e un requisito analogo vale per il raffreddamento sensibile. Poiché il fabbisogno energetico durante l’anno si riduce fino al 90 percento, gli investimenti si ripagano con i risparmi sui costi operativi.

Quanti edifici ha già certificato il Vostro Istituto? E dove, in particolare?

Il numero di unità abitative certificate dal Passive House Institute è di circa diecimila. La maggior parte di esse è stata costruita nell’Europa centrale – e di questo non c’è da stupirsi, dal momento che è dove ne è iniziato lo sviluppo, oltre 20 anni fa. Ma la distribuzione geografica sta cambiando. La ricerca ha dimostrato che il concetto di casa passiva funziona in tutte le zone climatiche. E non solo in teoria: oggi ci sono edifici Passive House dalla Cina al Messico e dalla Nuova Zelanda al Canada. Il numero totale di case passive nel mondo può solo essere stimato, ma è senza dubbio molte volte quello degli edifici certificati.

E in Italia? 

Ci sono già molti edifici Passive House anche in Italia, non solo case unifamiliari, ma anche edifici per uffici e scuole. La maggior parte di essi è situata per ora nella parte settentrionale del Paese. Ma ci sono molti esempi di edifici certificati Passive House anche in Sicilia, per esempio.

La gente pensa spesso che una casa passiva è troppo costosa da costruire, che è “roba da ricchi”. È vero?  

No, è un’idea assolutamente sbagliata. La convenienza è fra i principali vantaggi dello standard. In molte città in Germania, Austria e altre nazioni, società di alloggi municipali hanno scelto la Casa Passiva per i loro programmi di edilizia sociale. Ci sono costi aggiuntivi da anticipare, naturalmente: per i prodotti efficienti energeticamente come le finestre o i sistemi di ventilazione, così come per la manodopera qualificata in cantiere. Rispetto a una casa normale i costi potrebbero essere del sei o sette percento superiori. Anche questo sta cambiando, perché più sono i prodotti sul mercato e più sono i costruttori e i designer con esperienza in questo campo, minore è l’investimento in più che si deve affrontare. Nel corso del tempo in cui si utilizza l’edificio si risparmia parecchio, anche con gli attuali prezzi dell’energia. Se questi ultimi dovessero salire, e secondo la maggior parte delle previsioni sarà così, il risparmio sarebbe ancora più alto.

Quali sono i risparmi nel riscaldamento e la riduzione di gas a effetto serra in un edificio come quelli che certificate?  

Dipende sempre dal punto di partenza, naturalmente. Rispetto al patrimonio edilizio esistente nell’Europa occidentale, il risparmio energetico secondo lo standard della Casa Passiva va dall’80 al 90 percento. La domanda rimanente è così piccola che può essere facilmente coperta con le energie rinnovabili. In questo caso le emissioni di gas serra sono sostanzialmente ridotte a zero.

Si può anche ristrutturare un edificio in modo da renderlo passivo, o è solo possibile costruirne di nuovi?  

È del tutto possibile anche ristrutturare un edifico secondo lo Standard Passive House. Nella maggior parte dei casi però non sarebbe la scelta più efficace e non la consigliamo. A seconda del tipo di costruzione, dell’orientamento, della progettazione e di un paio di altri aspetti, consigliamo di sviluppare un piano di ristrutturazione completo, utilizzando misure più idonee – che saranno i componenti della casa passiva nella maggior parte dei casi. L’obiettivo dovrebbe essere quello di raggiungere l’EnerPHit Standard per retrofit (con il retrofit si aggiungono nuove tecnologie o funzionalità ad un sistema vecchio, ndr), che il Passive House Institute ha sviluppato per aiutare gli ingegneri in questo processo. E in molti casi ha davvero senso realizzare i miglioramenti con un approccio step-by-step. In questo modo, l’efficienza energetica può essere notevolmente migliorata in un modo molto conveniente, utilizzando componenti di una casa passiva in ogni passaggio.

Pensa che potremo vedere nei prossimi anni una larga diffusione di questo tipo di edifici, oppure le persone non sono ancora pronte culturalmente a un tale cambiamento (soprattutto nell’Europa meridionale)?  

Il numero di edifici Passive House e retrofit EnerPHit è in costante aumento, soprattutto in Italia, che vede sicuramente uno sviluppo crescente. E sono abbastanza sicuro che questo aumento continuerà. La lotta al cambiamento climatico e la riduzione del consumo di energia stanno diventando sempre più importanti. E la casa passiva è una soluzione, che oltre tutto è economicamente attraente, e che fornisce un clima interno eccezionalmente buono.

 

 fonte: http://www.lastampa.it/2014/10/02/scienza/ambiente/inchiesta/la-casa-passiva-quando-ledilizia-concilia-ambiente-e-convenienza-zCb8C4lH6ZY819sx5EOpgM/pagina.html

Con tetti verdi e giardini pensili la casa è più vivibile e risparmi il 30%

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Con tetti verdi e giardini pensili la casa è più vivibile e risparmi il 30%

Raggiungendo un terrazzo, per un aperitivo o una riunione di lavoro. Salendo e scendendo le scale di un palazzo. Calpestando il tetto di un edificio ipogeo. La percezione del fenomeno non è ancora a fuoco, ma il verde pensile sta crescendo nelle “fessure” delle nostre città. E sta recuperando piccole o medie superfici, sparse fra la trama del costruito. Con effetti importanti. Innanzitutto sull’ambiente: la riduzione di emissioni di anidride carbonica, il filtraggio delle polveri nell’aria, il miglioramento del microclima, la prevenzione di allagamenti per piogge improvvise. In secondo luogo, su chi vive gli immobili: meno inquinati, più isolati a livello termico e acustico. Non ultimo, sul portafoglio, perché l’inserimento di un tetto verde aumenta (secondo le stime delle aziende di settore) anche del 15% il valore iniziale dell’immobile; permette di tagliare le spese di riscaldamento e raffreddamento, con un risparmio che incide fino al 30% in bolletta; aumenta la durata della struttura, visto che gli strati impermeabili sono protetti dall’escursione termica, dal gelo, dai raggi UV e da danneggiamenti meccanici.

Le possibilità di applicazione non mancano e sono spinte anche dagli incentivi fiscali: la detrazione del 65% per chi fa interventi di risparmio energetico e anche (novità del 2018) il nuovo bonus proposto nella prossima Finanziaria che copre il 36% delle spese fino a 5mila euro per chi ripristina aree verdi private. Per ciò che riguarda “la forma”, oggi si va ben oltre il classico giardino inserito su un terrazzo. La tecnologia ha fatto passi da gigante e le piante ricoprono i tetti (piani o spioventi), si arrampicano sulle pareti, entrano nei salotti. Fino a mele, pere, pomodori e zucchine che si coltivano in cucina o nell’orto di condominio, sopra la copertura piana di un palazzo, che per l’occasione diventa anche uno spazio di condivisione.

Due le macro tipologie di coperture proposte: quelle intensive, con spessore di terreno oltre il metro, in cui si possono piantare anche alberi da frutta. O quelle estensive, ricoperte da pochi centimetri di terriccio (o da materiali che ne fanno le veci) e adatte a essere installate anche su pareti e spioventi. In genere, piantumate con sedum, un insieme di varie specie di piante grasse, molto resistenti, sono dotate di fitte reti di radici ottime per trattenere il terreno e richiedono poca manutenzione La prima verifica da fare per intervenire sul costruito è quella (essenziale) sulla portata di una copertura o di un terrazzo. Il costo cambia in funzione dei casi: si va 70 euro a metro quadrato per fare solo prato verde, tra 100 e 120 euro a metro quadrato per prato verde e piccole piante, circa 200 euro a metro quadrato per prato verde e arbusti. La spesa media per un condominio si aggira intorno ai 30 mila euro, ma al lordo delle detrazioni fiscali e dei risparmi ottenibili.

Gli esempli di casi concreti (e misurati anche nei risultati a distanza di anni) non mancano. Fra le prime a crederci, alcune aziende come la triestina Harpo, che dalla Provincia di Bari a Benevento fino a Collegno, in provincia di Torino, ha installato verde sulle coperture di garage o sui tetti di palazzi anche di più piani. Di recente, ha preso parte al progetto Habitami, promosso da Legambiente e dal Comune di Milano per la rigenerazione energetica dei condomini. Così anche la Daku Italia o l’altoatesina Climagrün che da anni promuove quelli che chiama “edifici vivi” e ha lavorato – fra gli altri progetti – per la copertura di una parte degli insediamenti del quartiere residenziale pubblico Casanova di Bolzano o per insediamenti produttivi come la nuova sede Salewa. Attivi anche i progettisti. Stefano Boeri (il famoso architetto del Bosco Verticale) nella propria visione di Milano, città leader della Forestazione urbana nel 2030, guarda al verde pensile come una risorsa da affiancare alla riconversione di veri parchi e quartieri. Piuarch ha lanciato (oltre a proposte internazionali) la suggestione di un belvedere verde sul tetto di Porta Nuova a Milano: lo studio, insieme al paesaggista Corneliu Gavrila, ha trasformato già dal 2015 i 300 metri quadrati del tetto di un palazzo a Brera in un Orto fra i cortili, dove crescono verdure e piante officinali. A Torino, l’associazione OrtiAlti, fondata da due architetti (Elena Carmagnani ed Emanuela Saporito), è partita dal tetto della Fonderia Ozanam (oggi edificio comunale, dato in gestione a una cooperativa e ad alcune associazioni che lavorano nel sociale) per lanciare una rete di orti di comunità. Fra le installazioni, davanti al piazzale di Eataly a Lingotto di Torino, è stato proposto un orto (installato da Harpo) che segue le stagioni e, con l’arrivo dell’autunno, si è trasformato in Vigne-TO, il primo vigneto urbano del Quartiere Nizza Millefonti.

Le verdure, infine, si coltivano anche in casa. Fra i più recenti sistemi per la coltivazione indoor, è prossimo al debutto quello lanciato da Living Farming Tree. Sviluppato dalla startup italiana Hexagro Urban Farming, consente la crescita di piante in serra con la coltivazione aeroponica, senza l’utilizzo di terra o qualsiasi aggregato di sostegno.La prima installazione, adottata dal gruppo Accor Hotels, sarà presentata il 14 dicembre al Novotel Milano Ca’ Granda.

fonte: http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/casa/2017-12-07/con-tetti-verdi-e-giardini-pensili-casa-piu-vivibile-e-risparmi-30percento-152954.shtml?uuid=AEKSp9KD

Caffé – se rinunciate a cialde e capsule per la classica Moka risparmiate almeno 250 Euro l’anno!

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Caffé – se rinunciate a cialde e capsule per la classica Moka risparmiate almeno 250 Euro l’anno!

Il caffè, cosa c’è di meglio la mattina?

Forse molto altro, ma quando ci si trascina in cucina ancora disperatamente attaccati alle vesti di Morfeo, l’unico desiderio è il caffè.

Una volta dire caffè equivaleva a dire moka o napoletana. Se poi si desiderava una tazzina fumante con la cremina in superficie, toccava andare al bar a godersi l’espresso.

Oggi sono arrivate nelle nostre case le comodissime macchine per il caffè domestico con cialde e capsule usa e getta.

Le cialde sono nel migliore dei casi fatte in carta, nel peggiore in plastica passando attraverso metalli come l’alluminio, inoltre non sono tutte uguali costringendo il consumatore ad acquisti compatibili con la propria macchinetta domestica.

Quanto costa un caffè con le cialde?

A seconda delle marche e dell’esclusività della miscela si va, per un prodotto almeno decente, dai 0,25 sino ai 0,60 euro, sembra poco vero? In fondo al bar costa il doppio o il triplo!

Ma invece quanto costa un caffé con la moka?

Per una moka adatta per tre persone servono circa 18 grammi di caffè.

I pacchetti di caffè in commercio hanno un peso standard, 250 grammi, quindi con un rapido calcolo matematico da un pacco si ottengono 42 tazzine.

Mediamente un caffé di buona qualità costa circa 3,50 € a confezione (lasciate perdere, adesso, che se c’è l’offerta, lo portate a casa anche per 2,00 Euro).

Ancora un rapido conto e vi accorgerete che una tazzina domestica fatta con una polvere di qualità buona costa poco più di 0,08 Euro.

Meno di un terzo della cialda o capsula più economica sul mercato, senza considerare i costi ambientali di smaltimento della plastica, carta o alluminio.

Ora, in famiglia prendete 4 caffè al giorno?

In un anno si risparmiano qualcosa come 250 euro, una bella cifretta.

E pensate che il raffronto è stato fatto tra la migliore miscela sul mercato e la peggiore cialda, senza tener conto di offerte e sconti e nell’ipotesi che non invitate mai nessuno a casa per un caffé…

Fatevi un po’ voi i conti…

La geniale ricetta Svedese contro il consumismo dell’usa e getta: IVA dimezzata ai riparatori e sull’usato!!

 

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La geniale ricetta Svedese contro il consumismo dell’usa e getta: IVA dimezzata ai riparatori e sull’usato!!

Svezia: stop all’ “usa e getta” grazie al taglio dell’Iva
Allo studio del governo alcune misure fiscali per rivitalizzare il settore riparazioni dell’usato in declino da decenni.
Sorpresa! Dopo decenni di revisioni verso l’alto, la curva dell’Iva svedese potrebbe tornare a scendere. Il Governo, infatti, ha deciso di affrontare definitivamente, e con decisione, il problema rappresentato da una crescente tendenza della cultura “usa e getta”, escogitando una serie di misure fiscali ad hoc che, al contrario, mirano a rivitalizzare il settore da decenni in declino delle riparazioni dell’usato.L’Iva dimezzata per gli esperti in riparazioni – In pratica, per gli operatori attivi, per esempio, nei settori della riparazione di biciclette, abiti e scarpe, l’Iva scenderebbe dal 25 al 12 per cento, determinando, almeno secondo quanto stimato dai tecnici dell’Economia, un risparmio netto per utente, o cliente, di circa 40 euro per singola riparazione. Ed è solo l’inizio d’una serie di agevolazioni alternative ancora allo studio che, a regime, renderebbero insensato economicamente, oltreché sconveniente fiscalmente, buttare fuori gli oggetti vecchi o rotti e comprarne di nuove. Insomma, il fisco scenderebbe in campo per rivitalizzare l’industria del riuso, delle riparazioni, frenando il ricorso al consumo sfrenato di beni e oggetti.

Spazio anche agli elettrodomestici e lavatrici – L’eco-impulso del fisco svedese non si fermerebbe alle piccole riparazioni ma coprirebbe anche il riutilizzo di elettrodomestici quali frigoriferi, forni, lavastoviglie e lavatrici, e naturalmente caldaie e refrigeratori, condizionatori ecc….Al riguardo però non soltanto si provvederà alla rimodulazione verso il basso dell’Iva ma si varerà un credito d’imposta su misura che permetterà di compensare le imposte sui redditi dovute con le spese sostenute in corso d’anno per le riparazioni di questi beni, il cui elenco potrebbe essere ulteriormente arricchito.

Spazio all’usato – “Crediamo che queste misure potrebbero contribuire ad abbassare notevolmente i costi delle riparazioni e, al contempo, rendere più razionale il comportamento economico del riparare la merce, il bene piuttosto che disfarsene per correre a riacquistarne di nuovi”, è la dichiarazione rilasciata da Per Bolund, ministro svedese per i mercati finanziari e per i problemi dei consumatori, all’indomani dell’annuncio della svolta fiscale pro-usato e pro-riparazioni.
In pratica, la speranza del Governo è che la riduzione fiscale sulle riparazioni fornirà uno stimolo decisivo per la creazione di una nuova industria, quella dei servizi di riparazione, fornendo posti di lavoro tanto necessari in particolare per i nuovi immigrati che non hanno istruzione formale.

Non solo fisco-verde, ma una sottile strategia economica della crescita – Naturalmente, gli incentivi sono parte di uno spostamento di attenzione del governo dalla questione della riduzione delle emissioni nocive di anidride carbonica prodotte a livello nazionale al freno delle emissioni legate, in questo caso, ai beni prodotti altrove, soprattutto beni d’importazione quindi provenienti dall’estero. E ciò potrebbe determinare la levata di scudi di altri Paesi membri dell’Unione europea, critici nei riguardi d’una linea fiscale giudicata come un freno all’export, ai consumi e ai trend commerciali tradizionali. D’altra parte, la Svezia è difficilmente criticabile visto che ha provveduto al taglia delle sue emissioni annue di anidride carbonica del 23%, dal 1990 ad oggi, e già genera più della metà della sua energia elettrica da fonti rinnovabili.

La tempistica – Le proposte saranno presentate in Parlamento come parte della legge di bilancio predisposta dal Governo. A questo punto, qualora raccogliessero voti sufficienti nel corso delle sedute di dicembre, saranno legge a partire dall’1 gennaio 2017.

Stefano Latini
fonte: http://www.fiscooggi.it/dal-mondo/articolo/svezia-stop-all-usa-e-getta-grazie-al-taglio-dell-iva