Salute, lʼinfluenza sta arrivando in Italia: “Sarà la peggiore degli ultimi decenni”

 

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Salute, lʼinfluenza sta arrivando in Italia: “Sarà la peggiore degli ultimi decenni”

In Australia lʼepidemia ha già ucciso 52 persone e ora sta facendo rotta verso lʼEuropa. Lʼallarme: “Se prenderanno il sopravvento i virus, dovremo fare i conti con casi gravi e numerosi”

Con i primi freddi alle porte è in arrivo anche il classico malanno di stagione, l’influenza. Secondo i media dell’Australia, si tratterebbe della peggiore epidemia degli ultimi decenni. Proprio nel “continente rosso”, il ceppo ha ucciso 52 persone tra giovani e bambini negli ultimi mesi. Ora sta facendo rotta verso l’Europa l’Italia. Gli esperti avvisano che nell’emisfero boreale bisognerà fare i conti con un’ondata pari a quella australiana.

Nel suo tragitto, il virus ha già raggiunto il sud-est asiatico e la penisola araba. Sull’epidemia in arrivo, gli esperti hanno affermato: “Se prenderanno il sopravvento i virus che si sono scatenati in Australia, dovremo fare i conti con casi gravi e numerosi”.

Il presidente dello “Sportello dei Diritti”, Giovanni D’Agata, ha precisato che per difendersi dall’influenza in arrivo sarà fondamentale la prevenzione attraverso la vaccinazione. Ma anche: lavarsi le mani, coprirsi la bocca con un fazzoletto o con il braccio quando si starnutisce o tossisce, e in particolare restare a casa quando si presentano i sintomi dell’influenza.

Il periodo più a rischio sarà come sempre quello dopo Natale quando un mix tra basse temperature e incontri tra parenti darà un’accelerata alla diffusione dei virus influenzali.

 

fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/salute/salute-l-influenza-sta-arrivando-in-italia-e-la-peggiore-degli-ultimi-decenni-_3104902-201702a.shtml

Da “Il Salvagente” tutti gli abbinamenti tra alimenti e farmaci assolutamente da evitare.

 

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Da “Il Salvagente” tutti gli abbinamenti tra alimenti e farmaci assolutamente da evitare.

 

Banane e arance da non mangiare poco prima o poco dopo aver assunto farmaci per abbassare la pressione del sangue. Broccoli da tenere lontani dalla classica pillola per fluidificare il sangue. Liquirizia “vietata” a chi prende farmaci per l’insufficienza cardiaca…

Sono decine gli alimenti, tra cui molti che fanno parte di una dieta sana che vengono ritenuti rischiosi se mescolati ad alcuni farmaci.
Questo non significa, spiegano da Consumer Report che ne ha fatto una lista parziale, che si debbano evitare completamente: basta essere cauti. Nella maggior parte dei casi, “generalmente si consiglia di lasciare almeno tra le 2 e le 4 ore tra il cibo o il succo e l’assunzione del farmaco”, dice al mensile dei consumatori nordamericani Dima Qato, professore ordinario presso l’Università di Illinois a Chicago, che ha studiato interazioni alimentari e farmacologiche. Oltre, ovviamente a parlare con il medico circa i farmaci specifici e la dieta.

Vediamo, però, le principali associazioni pericolose tra alimenti e farmaci

 

 

tratto da: https://ilsalvagente.it/2017/11/03/farmaci-e-alimenti-la-lista-delle-coppie-da-evitare/27709/

Lotta al colesterolo, ecco la svolta: basta un’iniezione per ridurlo del 70%

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Lotta al colesterolo, ecco la svolta: basta un’iniezione per ridurlo del 70%

Un’iniezione che riduce fino al 70% del colesterolo. I farmaci più innovativi per combattere colesterolo e trigliceridi alti sono piccoli “sabotatori” che vanno a intralciare il metabolismo dei lipidi, impedendo che i livelli nel sangue diventino eccessivi. Si chiamano oligonucleotidi antisenso e ne hanno discusso gli esperti riuniti per il Congresso nazionale della Società italiana di medicina interna (Simi) a Roma, sottolineando come questi piccolissimi frammenti di Rna siano molto efficaci nel bloccare “dall’interno” la produzione di proteine implicate in numerose malattie come le coronaropatie, l’arteriosclerosi o anche il cancro. Le sperimentazioni cliniche di fase 2 su vari oligonucleotidi antisenso mirati al controllo dei lipidi hanno infatti dimostrato che con questo approccio è possibile ridurre fino al 70% trigliceridi e colesterolo in eccesso con minor costi rispetto agli anticorpi monoclonali e meno effetti collaterali delle statine.

Colesterolo, ecco come abbassarlo

Ulteriori studi (circa una trentina) sono attualmente in corso o in fase di avvio con gli oligonucleotidi in varie malattie, in quanto l’approccio è universale e si può adattare a moltissimi disturbi metabolici. «Il meccanismo d’azione è semplice – spiega Domenico Girelli, docente di medicina interna dell’Università di Verona, coinvolto nell’individuazione dei bersagli molecolari e in una sperimentazione in fase di avvio anche in Italia – si tratta di piccoli frammenti di Rna costruiti in laboratorio usando molecole, i nucleotidi, acidi nucleici identici a quelli che compongono sia Dna che l’Rna, ma con una sequenza invertita, per questo si chiamano “antisenso”. In altre parole si utilizzano gli stessi mattoni, ma si costruisce un muro alla rovescia». «Quando questa catena si inserisce in quella vera – aggiunge l’esperto – crea una serie di errori che bloccano la proteina Pcsk9 responsabile della concentrazione del colesterolo cattivo. Infatti, quando entra in circolo la Pcsk9 degrada una seconda proteina “spazzina” incaricata di rimuovere l’Ldl nel sangue: mettendo fuori uso la Pcsk9 i livelli di Ldl restano bassi proteggendo dalle malattie cardiovascolari correlate al colesterolo».

Le sperimentazioni

In passato le terapie con oligonucleotidi antisenso, studiate anche in oncologia come possibili antitumorali, fallivano perché spesso non si riusciva a portare il farmaco dove necessario prima che venisse degradato dall’organismo; gli oligonucleotidi antisenso di seconda generazione sono modificati chimicamente per essere più resistenti e vengono associati a molecole che li aiutano ad arrivare agli organi bersaglio, come fegato, cuore e muscoli. Le sperimentazioni cliniche di fase 1 e 2 con i nuovi oligonucleotidi antisenso mostrano riduzioni di colesterolo e trigliceridi fino al 70%, sono perciò molto promettenti.

«Lo sono anche perché i costi di realizzazione del farmaco sono stimati in circa un decimo rispetto agli anticorpi monoclonali – interviene Franco Perticone, presidente Simi – Inoltre, si tratta di farmaci con una durata d’azione molto lunga: nel caso dell’oligonucleotide antisenso mirato a Pcsk9 due, tre somministrazioni l’anno con iniezione sottocute sono sufficienti a ottenere un effetto anti-colesterolo simile a quello delle statine. Soprattutto, sono terapie estremamente selettive e quindi con il potenziale di un’ottima sicurezza e tollerabilità: gli oligonucleotidi antisenso possono legarsi solo al loro bersaglio, una volta individuato il target giusto possiamo costruire farmaci super-selettivi certi che non influenzeranno negativamente nessun altro organo o sistema. Esiste già un farmaco a base di oligonucleotidi antisenso approvato dalla Food and Drug Administration – ricorda – si tratta di mipomersen, indicato per l’ipercolesterolemia familiare. Molti sono gli studi in corso con altri prodotti, la speranza è avere in un prossimo futuro nuove armi per combattere le iperlipidemie e ridurre così il rischio cardiovascolare, sia nei casi in cui c’è una predisposizione genetica, sia nei pazienti in cui il problema dipende soprattutto da uno scorretto stile di vita».

fonte: http://www.secoloditalia.it/2017/11/lotta-al-colesterolo-la-svolta-basta-uniniezione-per-ridurlo-del-70/

Dalla Germania un nuovo studio conferma ancora una volta: “La cannabis uccide le cellule del tumore” !!

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Dalla Germania un nuovo studio conferma ancora una volta: “La cannabis uccide le cellule del tumore” !!

La ricerca è stata pubblicata sul numero che uscirà a gennaio 2015 della rivista “Biochemical Pharmacology”. La pubblicazione è firmata da Robert Ramer e Burkhard Hinz, con il titolo “New Insights into Antimetastatic and Antiangiogenic Effects of Cannabinoids”.

ROSTOCK, GERMANIA – Marijuana news: nella cannabis ci sono componenti che possono distruggere le cellule tumorali. È la conclusione di uno studio dell’Istituto di Tossicologia e Farmacologia dell’Università di Rostock, guidato dal professorBurkhard Hinz. Il suo gruppo di ricerca sta sperimentando gli effetti dei cannabinoidi sulle cellule tumorali.
In particolare il tetraidrocannabinolo (noto come THC o Delta-9-Tetraidrocannabinolo) e il cannabidiolo, rispettivamente un principio attivo e un metabolita della cannabis, contribuiscono alla distruzione delle cellule tumorali stimolando la formazione di una proteina specifica, la ICAM-1, che agendo sulla superficie delle cellule aggredite dal tumore fa “legare” fra di loro le cellule killer del sistema immunitario, facendole scoppiare. I cannabinoidi così impediscono alle cellule killer di formare dei vasi sanguigni, quelli che fanno crescere il tumore.
La ricerca è stata pubblicata sul numero che uscirà a gennaio 2015 della rivista “Biochemical Pharmacology”. La pubblicazione è firmata da Robert Ramer e Burkhard Hinz, con il titolo “New Insights into Antimetastatic and Antiangiogenic Effects of Cannabinoids”. Ma è lo stesso Hinz a sottolineare come lo studio sia ancora a uno stadio iniziale: “Siamo ancora lontani dal mettere in pratica la nostra scoperta in una terapia clinica. Tuttavia, i nostri risultati sono un’ulteriore prova che i cannabinoidi mediare una serie di effetti potenzialmente terapeuticamente utili”.
In effetti, spiega la ricerca, il THC è stato a lungo usato per alleviare la nausea e il vomito. Mentre ilcannabidiolo, che a differenza del THC non ha effetti psicotropi, è approvato per il trattamento dei sintomi spastici nei pazienti affetti da sclerosi multipla. Inoltre si sa dal 1990 che le cellule umane possono formare da sole dei cannabinoidi che, spiega Hinz, “hanno effetti antidolorifici e sul controllo dell’appetito”. Infine già nel 2008 Hinz e il suo gruppo di ricerca hanno dimostrato che i cannabinoidi rallentano la migrazione delle cellule tumorali nel tessuto circostante. Ed è proprio questa migrazione a causare la metastasi.

Fonte: blitzquotidiano.it

Tramite: http://curiosity2015.altervista.org/dalla-germania-un-nuovo-studio-conferma-ancora-una-volta-la-cannabis-distrugge-le-cellule-del-tumore/

Ma quale farmacia. Non buttate soldi – Ecco il fantastico Miele di Manuka che uccide più batteri di qualsiasi antibiotico disponibile.

 

Miele di Manuka

 

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Ma quale farmacia. Non buttate soldi – Ecco il fantastico Miele di Manuka che uccide più batteri di qualsiasi antibiotico disponibile.

Non tutto il miele è uguale. Mentre i benefici del miele crudo e non trasformato sono stati ben documentati nel corso dei secoli, i ricercatori australiani hanno dimostrato che un tipo di miele, chiamato miele di Manuka, si comporta meglio di tutti gli antibiotici noti.

Il miele di Manuka è prodotto dalle api che raccolgono il nettare del Leptospermum Scoparium o della cespuglio Manuka della Nuova Zelanda, così come gli alberi di tè, originari dell’Australia e della Nuova Zelanda.

Questo straordinario tipo di miele non solo effettivamente, uccide i batteri, ma nessuno di quelli uccisi è in grado di costruire l’immunità. Oggi si sente parlare sempre più di batteri resistenti agli antibiotici e il miele di Manuka può contenere la chiave per combattere i problemi di resistenza, salvando migliaia di vite umane in tutto il mondo.

Il dottor Dee Carter, della School of Biosciences molecolare e microbiologica dell’Università di Sydney, ha osservato che gli antibiotici non solo hanno vita breve, ma i batteri che attaccano rapidamente diventano resistenti, rendendoli inutili nel tempo.

Il rapporto, pubblicato nella European Journal of Clinical Microbiology and Infectious Diseases, ha affermato che il miele di Manuka ha ucciso quasi tutti i batteri e il patogeno su cui è stato testato. A differenza di tutti gli antibiotici disponibili sul mercato odierno, nessuno dei batteri verificati è riuscito a sopravvivere al trattamento del miele.

Secondo il dottor Carter, nel miele di Manuka ci sono particolari composti, come il metilglyoxal, che causano un danno al sistema dei batteri, uccidendoli prima di potersi adattare e sviluppare l’immunità.

Le proprietà biologiche del miele di Manuka sono antiossidanti, anti-infiammatorie, antibatteriche, antivirali, antibiotiche e  immuno-stimolatrici. Tuttavia, ciò che separa il miele di Manuka dal resto è che i suoi poteri antibatterici sfidano anche i batteri più duri, come lo Staphylococcus aureus (MRSA) resistente alla meticillina.

Il miele di Manuka è commercializzato per il trattamento e la prevenzione del cancro, il colesterolo alto, l’infiammazione cronica, il diabete, il trattamento dei problemi gastrointestinali e le infezioni dell’occhio, dell’orecchio e del seno. Tuttavia, potrebbe essere più utile nel trattamento delle ferite cutanee e delle ulcere della gamba.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Peer J, le ferite croniche stanno diventando un grave problema di salute globale, a causa del problema della resistenza agli antibiotici. Sono costosi e difficili da trattare, e i biofilm batterici contribuiscono al ritardo della guarigione. C’è urgente bisogno di agenti nuovi e efficaci, e il miele ha dimostrato un grande potenziale per questo proposito.

Per il loro studio, i ricercatori hanno esaminato il miele di Manuka in particolare come un trattamento alternativo per le ferite a causa della sua attività antibatterica ad ampio spettro e dell’incapacità dei batteri a sviluppare resistenza. Il loro studio ha indicato che il miele potrebbe impedire i biofilm batterici e eliminare i biofilm stabiliti. Inoltre, hanno riferito che il miele di Manuka potrebbe essere utilizzato con successo per uccidere tutti i biofilm MSSA e MRSA in una ferita cronica, sostenendo l’uso di questo tipo di miele come un trattamento topico efficace per le infezioni croniche delle ferite.

Negli ultimi anni, la parola dei benefici biologici del miele di Manuka si è diffusa in ogni angolo del mondo, trasformandolo in uno dei “cibi-salutari” più popolari. La sua fama e la sovra-richiesta, tuttavia, hanno causato la mancanza del prodotto e non manca chi ne ha approfittato mettendo sul mercato un “prodotto falso” a basso costo spacciandolo per miele di Manuka.

Da Ninco Nanco Blog

Curcuma e miele: lo straordinario antibiotico naturale contro freddo e mal di gola

 

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Curcuma e miele: lo straordinario antibiotico naturale contro freddo e mal di gola

Molti di noi conoscono alla perfezione la curcuma e le sue innumerevoli proprietà. Abbiamo visto come possa essere utilizzata per combattere i dolori e l’artrite, come sia capace di curare e prevenire il diabete. Abbiamo anche visto il Golden Milk, un’importante ricetta utile a combattere i dolori muscolari e il mal di gola, grazie all’azione antinfiammatoria della curcumina.

Pochi, però, conoscono il potere della curcuma abbinata al miele.

Il miele è da sempre considerato un antibiotico naturale. Se associato alla cannella, poi, può avere numerosi effetti benefici, utili per combattere, ad esempio: artrite, raffreddore e mal di gola.

Cosa possiamo ricavare allora, unendo il potere antibiotico del miele a quello antinfiammatorio della curcuma?

La prima cosa che possiamo dire è che questo mix genera un potente antibiotico naturale che non solo distrugge i batteri che causano le più comuni malattie, ma favorisce anche le difese naturali del nostro organismo.

A differenza dei comuni antibiotici sintetici, questa sorta di farmaco naturale non ha alcun effetto negativo sulla microflora intestinale.

La curcuma, lo ricordiamo, contiene un potentissimo principio attivo che prende il nome di curcumina, capace di raggiungere più di 150 potenziali attività terapeutiche, tra cui le proprietà antiossidanti, anti-infiammatorie e anti-cancro. Il consumo di curcuma e miele migliora significativamente la digestione e aumenta l’attività della flora intestinale.

Nella medicina Ayurvedica è uno dei più utilizzati rimedi tradizionali utili per combattere il freddo. Ai primi sintomi di mal di gola o malattie da raffreddamento, potreste decidere di ricorrere a questo “miele d’oro”. Una volta preparata la miscela, potrete conservarla tre giorni, il tempo necessario per veder sparire i sintomi del vostro malessere.

Per realizzarla vi servono semplicemente: 100 grammi di miele e 1 cucchiaio di curcuma in polvere. Mescolate bene i due ingredienti e conservateli in un barattolo.

Ai primi segni di raffreddamento, prendete: durante il primo giorno mezzo cucchiaino della miscela ogni ora; durante il secondo giorno ogni due ore e durante il terzo giorno la stessa dose, solo tre volte al giorno.

Potete aggiungere questa miscela nel tè o in altre bevande calde.

La curcuma fluidifica il sangue e riduce la pressione sanguigna. Da prestare attenzione se si soffre di diabete.

In caso di gravi malattie epatiche o alle vie biliari, inoltre, è sempre meglio evitare il fai da te e rivolgersi a uno specialista.

Se questo rimedio viene assunto prima dei pasti, agisce sull’apparato digerente. Durante i pasti, su quello respiratorio.

L’alternativa

Esiste anche un’alternativa molto interessante a questa ricetta che vede l’aggiunta di zenzero, pepe e una spruzzata di limone.

Ecco gli ingredienti:

  • 120 grammi di miele
  • 2 cucchiai di zenzero grattugiato
  • 2 cucchiaini curcuma in polvere
  • 1 limone
  • pepe nero un pizzico

Mescolate tutti gli ingredienti e conservate.

Questa alternativa unisce al potere antinfiammatorio e antiossidante della curcuma, quello dello zenzero che disintossica, aiuta la digestione e combatte i dolori articolari. Il pepe serve poi per aumentare la biodisponibilità della curcumina, come abbiamo visto in un nostro precedente articolo.

Anche in questo caso, la soluzione può essere consumata sciolta in una bevanda calda a piacere.

 

 

I 12 consigli per vivere bene e a lungo di Shigeaki Hinohara, il medico giapponese scomparso di recente a 105 anni.

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I 12 consigli per vivere bene e a lungo di Shigeaki Hinohara, il medico giapponese scomparso di recente a 105 anni.

Il medico giapponese Shigeaki Hinohara è stato uno degli uomini della Scienza Medicache in Giappone è vissuto più a lungo di tutti. Hinohara nacque infatti il 4 ottobre 1911 ed è deceduto il 18 giugno 2017, alla veneranda età di 105 anni. Giunge quindi spontanea la domanda: un medico come lui, nella sua vita, cosa ha consigliato ai suoi pazienti per poter vivere a lungo?

Prima di elencarvi i suoi consigli, diffusi su molteplici siti web in differenti lingue del mondo, occorre ricordare che, nonostante i suoi 105 anni, il medico giapponese era ancora in servizio con una salute mentale e fisica impeccabile. Nel corso della sua vita, Hinohara ha infatti diffuso 12 consigli importanti, tratti da un’intervista che rilasciò quando aveva 97 anni:

1 – Mangia bene

“Tuttio coloro che vivono a lungo, indipendentemente da nazionalità, razza o genere, hanno una cosa in comune: non sono in sovrappeso”.

2 – Non prendere scorciatoie

“Per rimanere in salute, sali sempre le scale e porta le tue cose. Io salgo i gradini a due a due per esercitare i muscoli”.

3 – Riscopri la tua energia giovanile

“L’energia deriva dal fatto di sentirsi bene, non dal mangiare bene o dal dormire molto. Ricordiamo tutti quando eravamo bambini e ci divertivamo, dimenticandoci di mangiare o di dormire. Credo che da adulti possiamo mantenere questo atteggiamento. È meglio non stancare il corpo con troppe regole come l’ora di mangiare e di dormire”.

4 – Tieniti occupato

“Pianifica sempre in anticipo. La mia agenda è già completa per i prossimi cinque anni, con conferenze e il mio lavoro in ospedale”.

5 – Continua a lavorare

Non c’è mai il bisogno di andare in pensione, ma se è necessario dev’essere ben più in là dei 65 anni. Cinquant’anni fa c’erano solo 125 giapponesi con più di 100 anni, oggi sono oltre 36.000”.

6 – Continua a offrire il tuo contributo alla società

“Dopo una certa età dobbiamo sforzarci di contribuire alla società. Lavoro come volontario da quando avevo 65 anni. Lavoro ancora 18 ore al giorno 7 giorni a settimana, e amo ogni minuto”.

7 – Diffondi le tue conoscenze

“Condividi ciò che sai. Io offro 150 conferenze all’anno, alcune per 100 studenti delle scuole superiori, altre per 4.500 imprenditori. In genere parlo per un’ora o un’ora e mezza, in piedi, per mantenermi in forze”.

8 – Comprendi il valore delle varie discipline

“La scienza di per sé non riesce a curare o ad aiutare le persone. La scienza tratta tutti come una realtà unica, ma le malattie sono individuali. Ogni persona è unica, e le malattie sono collegate al suo cuore. Per comprendere le malattie e aiutare le persone abbiamo bisogno delle arti liberali e visive, non solo della medicina”.

9 – Segui i tuoi istinti

“Contrariamente a quanto si immagina, i medici non riescono a curare tutto e tutti, e allora perché provocare in certi casi un dolore superfluo, come ad esempio un intervento? Credo che la musica e la pet therapy possano aiutare le persone più di quanto immaginano i medici”.

10 – Resisti al materialismo

“Non impazzire nel tentativo di accumulare cose materiali. Ricorda: non sai quando toccherà a te, e non ci porteremo dietro niente di quello che abbiamo qui”.

11 – Trova modelli di vita e fonti di ispirazione

“Trova qualcuno che ti ispiri ad andare oltre. Mio padre nel 1900 è andato a studiare negli Stati Uniti, è stato un pioniere e uno dei miei eroi. In seguito ho trovato altre guide, e quando mi sento come paralizzato da qualcosa mi chiedo come avrebbero affrontato quel problema”.

12 – Non sottovalutare il potere del divertimento

“Il dolore è qualcosa di misterioso, e divertirsi è il modo migliore per dimenticarlo. Se a un bambino fanno male i denti e inizi a giocare con lui, dimenticherà immediatamente il dolore. Gli ospedali devono rispondere alle necessità fondamentali dei pazienti: tutti noi vogliamo divertirci. Al St. Luke Hospital [che ha diretto e nel quale ha lavorato fino all’ultimo giorno] abbiamo musica, pet therapy e lezioni di arte”.

“La mia fonte di ispirazione è la poesia Abt Vogler di Robert Browning, che mio padre mi leggeva sempre. Ci esorta a realizzare vera arte, non scarabocchi. Dice che dobbiamo provare a disegnare un cerchio così grande che non ci sia modo di terminarlo finché siamo in vita. Tutto quello che vediamo è un arco, il resto è al di là della vista, ma è lì, in lontananza”.

Hinohara è diventato membro onorario della Società Cardiovascolare Giapponese e ha ricevuto il Secondo Premio e l’Ordine della Cultura . È stato onorato dall’Università Imperiale di Kyoto, dall’Università di Thomas Jefferson e dalla McMaster Universityricevendo un dottorato onorario. E’ morto il 18 luglio 2017 a Tokyo all’età di 105 anni.

 tratto da: https://www.globochannel.com/2017/09/14/medico-giapponese-muore-a-105-anni-ancora-in-servizio-ecco-cosa-fare-per-vivere-a-lungo/

COLDIRETTI: IL SUCCO DI MELOGRANO È UN VACCINO NATURALE CONTRO L’INFLUENZA.

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COLDIRETTI: IL SUCCO DI MELOGRANO È UN VACCINO NATURALE CONTRO L’INFLUENZA.
Il succo di melograno rafforza il sistema immunitario,grazie ai suoi principi attivi pieni di vitamina c,che svolgono un’azione simile a quella di un vaccino.

Il succo di melograno è il vaccino naturale perfetto contro l’influenza: a dichiararlo sono stati gli esperti Coldiretti, che hanno individuato proprio in questo frutto il rimedio perfetto che la Natura mette a disposizione degli esseri umani per prevenire l’insorgere dell’influenza.

Infatti come citato sul sito della Coldiretti Puglia:

<<E’ il succo di melagrano il miglior vaccino contro influenza e raffreddore perché possiede il 40% del nostro bisogno giornaliero di vitamina C. Il frutto del melograno può essere impiegato non solo in campo alimentare ma anche in quello farmaceutico.>>

Stando ai dati presentati dai ricercatori infatti, un bicchiere di succo di melograno contiene circa il 40% del fabbisogno giornaliero consigliato di vitamina C, essenziale per riuscire a combattere fastidiose malattie stagionali come l’influenza ed il raffreddore.

Grazie alla vitamina C di cui è ricco, il melograno ha delle proprietà anti influenzali molto potenti, proteggendoci contro il raffreddore. Se credevamo che l’arancia riuscisse a proteggersi dall’influenza meglio di qualsiasi altro frutto, è arrivato il momento di ricredersi.

Si tratta comunque di una conclusione che non rappresenta certo una rivelazione per gli agricoltori pugliesi, che sono da tempo consapevoli delle straordinarie proprietà benefiche del melograno.

Infatti, in virtù di ciò Coldiretti, oltre a citare gli altri innumerevoli benefici di questo frutto della salute, specifica che negli ultimi 2 anni, in Puglia, la coltivazione del melograno è cresciuta addirittura del 422%, in seguito ad una esponenziale crescita della domanda e di una esplosione della sua popolarità.

Tuttavia questa situazione ha avuto anche risvolti negativi, perché numerosi agricoltori hanno deciso di cavalcare l’onda e speculare sulle richieste dei consumatori, spacciando partite di melograno provenienti dall’estero come made in Italy.
Infatti come dichiara il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele:

L’aumento della domanda di melograno alimenta le importazioni di prodotto oltre che dai paesi produttori dell’Europa del Sud, Spagna, Israele e Marocco, anche da Cile e Sudafrica, come al solito spacciati per ‘made in Puglia’. Oltre al prodotto fresco, sono i semi lavoratori ad essere importati perché destinati all’industria di trasformazione e alla cosmesi”. Oggi i paesi del bacino del Mediterraneo in cui la coltivazione è più diffusa, e si ha maggiore disponibilità di melegrane da commercializzare allo stato fresco, sono Israele e Spagna, ma altri Paesipossono diventare, in futuro, temibili concorrenti.

Sono proprio le melegrane importate dalla Turchia – commenta il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – al secondo posto dei cibi più contaminati da sostanze tossiche e il melograno importato da Israele sono al 9 posto dei cibi che inquinano maggioramene l’ambiente, dato che per raggiungere le tavole dei consumatori pugliesi percorrono 2.250 km, bruciando 1,3 chili di petrolio e liberando 4,05 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto

Quindi è un bene consumare succo di melograno, ma bisogna stare molto attenti nella scelta del made in Italy: molti spacciano le importazioni estere fatto da melograni contaminati per prodotti nostrani.

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/coldiretti-il-succo-di-melograno-e-un-vaccino-naturale-contro-linfluenza/

Da uno studio dell’Università di Pisa – Cioccolato fondente e olio d’oliva: così diminuisce il rischio cardiovascolare

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Da uno studio dell’Università di Pisa – Cioccolato fondente e olio d’oliva: così diminuisce il rischio cardiovascolare

Il cioccolato fa bene al cuore. Meglio se arricchito con l’olio extra-vergine d’oliva. A riferirlo è uno studio italiano dell’Università di Pisa

Il cioccolato fondente arricchito con olio extravergine d’oliva è più salutare di quello che contiene la mela Panaia, una varietà di melarossa italiana. Almeno per quanto riguarda la salute del nostro cuore. A riferirlo durante il Congresso Esc 2017 (European Society of Cardiology) di Barcellona è una nuova ricerca dell’Università di Pisa, secondo cui il cioccolato arricchito con olio extra vergine d’oliva sarebbe in grado di ridurre in maniera significativa l’impatto di alcune patologie cardiovascolari. “Una dieta sana è nota per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari”, spiega l’autrice dello studio, Rossella Di Stefano. “I frutti e le verdure esercitano i loro effetti protettivi attraverso i polifenoli vegetali, che si trovano nel cacao, olio d’oliva e mele”.

In questo studio è stata analizzata l’associazione tra il consumo di cioccolato fondente arricchito con l’olio extravergine d’oliva o la mela rossa del tipo Panaia – varietà di cioccolato in studio all’ateneo pisano– con la progressione dell’aterosclerosi negli individui sani con fattori di rischio cardiovascolare. Più precisamente, il team di ricercatori ha somministrato a 26 volontari (14 uomini, 12 donne) con almeno trefattori di rischio cardiovascolare (fumo, dislipidemia, ipertensione o storia familiare di malattie cardiovascolari) 40 grammi di cioccolato fondente ogni giorno per 28 giorni. Per 14 giorni consecutivi il cioccolato conteneva il 10% di olio extra vergine di oliva e per i restanti 14 giorni il 2,5% di Panaia. I ricercatori, successivamente hanno monitorato la progressione dell’aterosclerosi attraverso alcuni cambiamenti metabolici, come i livelli di carnitina e acido ippurico, profilo lipidico, pressione sanguigna e livelli di circolazione delle cellule progenitrici endoteliali (Epc), importanti per mantenere in salute il nostro apparato cardiocircolatorio. Più precisamente, le Epc giocano un ruolo fondamentale nella riparazione e la manutenzionedella funzione endoteliale dei vasi sanguigni.

Al termine dello studio, i ricercatori hanno valutato i livelli delle Epc (attraverso la citometria a flusso, una tecnica utilizzata per il conteggio, la separazione e il rilevamento delle cellule) scoprendo che il cioccolato arricchito con olio d’oliva è associato a livelli significativamente più elevati di Epc e a una diminuzione dei livelli di carnitina e acido ippurico rispetto sia a quelli di base sia dopo il consumo di cioccolato arricchito, invece, con le mele rosse. Inoltre, il cioccolato con l’olio d’oliva è stato associato a un significativo aumento delle lipoproteine ad alta densità (o Hdl, quelle “buone”) e una diminuzione della pressione sanguigna rispetto a quella iniziale.

“Abbiamo scoperto – conclude l’autrice – che piccole porzioni giornaliere di cioccolato fondente con polifenoli naturali aggiunti dall’olio extravergine di oliva sono associati a un miglior profilo del rischio cardiovascolare. Il nostro studio suggerisce che l’olio extravergine di oliva potrebbe essere un buon additivo alimentare per contribuire a preservare le nostre cellule di riparazione, le Epc”.

Il “PRONTO SOCCORSO INTESTINALE” del Dottor Franco Berrino. Dall’alito cattivo al bruciore di stomaco, alla colite ai trigliceridi alti… Tanti consigli naturali ed utilissimi

 

Franco Berrino

 

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Il “PRONTO SOCCORSO INTESTINALE” del Dottor Franco Berrino. Dall’alito cattivo al bruciore di stomaco, alla colite ai trigliceridi alti… Tanti consigli naturali ed utilissimi

Di seguito alcune indicazioni fornite all’interno del Progetto Diana, lo Studio di Prevenzione delle Recidive del Tumore al Seno attraverso l’Alimentazione e lo Stile di Vita della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano.

Alito cattivo. Rivoluzionate la vostra alimentazione togliendo i cibi animali e masticando bene quelli vegetali, lavate accuratamente i denti ad ogni pasto, e assicuratevi che l’intestino funzioni perfettamente.

Bruciore di stomaco. Masticare a lungo un cucchiaino di gomashio. Se il bruciore di stomaco è frequente è probabile che ci sia un reflusso gastro-esofageo; il rimedio è togliere i cibi yin (zucchero, dolci di pasticceria, gelati, bevande alcoliche, yogurt, olio crudo, latte, formaggi).

Cattiva digestione, pesantezza di stomaco dopo un pasto troppo abbondante. Ume-sho-bancha. Far bollire per qualche minuto una prugna umeboshi in una tazza di tè bancha e aggiungervi qualche goccia di shoyu.

Le umeboshi (si pronuncia umeboshi) sono prugne acerbe conservate sotto sale usate comunemente come ingredienti nella cucina giapponese; in Italia si trovano nei negozi di cibi naturali e biologici.

Colite. Crema di riso integrale con kuzu e zuppa di miso con alga wakame. Fare un brodo di verdure con un pezzo di carota, un pezzo di cipolla, e un pezzo (5 cm) di alga wakame previamente ammollata, senza sale, a fine cottura aggiungere un cucchiaino di miso e spegnere subito il fuoco. Il miso è un prodotto di soia e orzo (o riso) fermentato in cui le proteine sono già digerite per cui è molto nutriente e può essere assimilato anche in un intestino danneggiato. L’alga wakame contiene una mucillagine lenitiva per la mucosa. La zuppa di miso con alga wakame è particolarmente indicata per le coliti da radio o chemioterapia.

Diarrea. Crema di riso integrale ispessita con kuzu. La crema di riso si prepara o a partire dal chicco (una tazza di riso in 7-8 tazze di acqua, sale marino integrale, cuocere per almeno tre ore e passare al setaccio con un pestello, o al passaverdure con i buchi fini per togliere le fibre più grossolane) o a partire dai fiocchi di riso o da una farina grossolana di riso appena macinata (una tazza di fiocchi e farina in 5 tazza di acqua, sale, cuocere per 30 minuti).

Sciogliere un cucchiaino di kuzu in poca acqua fredda, aggiungerlo ad una tazza di crema di riso e bollire per qualche minuto. Il kuzu è un amido con la proprietà di tonificare le pareti dell’intestino, e di renderle impermeabili a cibi non ben digeriti.

Emorroidi. Togliere i cibi yin. Masticare (un pezzettino per volta perché sono molto forti) due o tre prugne umeboshi.

Nauseacinetosi. Masticare una galletta di riso integrale, meglio se tostata. Per la nausea in chemioterapia spalmarci sopra un velo di pasta di umeboshi o di miso. E’ utile anche (specie per la nausea in gravidanza) mangiare una patata bollita senza sale, perché le patate assorbono il sale in eccesso e le sostanze tossiche eliminate attraverso il tubo digerente.

Pancia gonfia. Masticare bene. E’ utile, per abituarsi a masticare a lungo, associare la masticazione alla respirazione masticando 5-7 volte inspirando e 5-7 volte espirando; contando cinque respiri avrete masticato 50-70 volte. Gli amidi, se non sono perfettamente digeriti dalla saliva, possono fermentare nell’intestino producendo gas. Anche le fibre degli alimenti integrali fermentano nell’intestino se non ci sono i microbi capaci di digerirli. Quando si passa ad una dieta integrale, quindi, è bene introdurre i cereali e soprattutto i legumi con gradualità, le prime volte passandoli al setaccio per eliminare le bucce e le fibre più grossolane.

Sonnolenza postprandiale. Verde scottato. Scottare per solo uno o due minuti una foglia verde (insalata verde, parte verde delle coste, catalogna, verza, o anche foglie di rape o rapanelli) in acqua bollente salata. Condire solo con qualche goccia di limone o di un aceto delicato. Questo sintomo è causato da un fegato affaticato e il fegato ama il verde e l’acido delicato.

Stitichezza. Sciogliere un cucchiaino colmo di kanten (agar-agar in scaglie) in una tazza di succo di mela senza zucchero. Portare ad ebollizione per qualche minuto e bere tiepido. Lubrifica l’intestino ed è particolarmente indicato se la cacca è dura. Fatelo alla sera prima di andare a letto. Utile anche la zuppa di carota e daikon (in parti uguali, senza sale). A meno che si stia facendo chemioterapia o che l’intestino sia molto infiammato la stitichezza si cura con cibi ricchi di fibre (cereali integrali, legumi, verdure). Vanno bene comunque anche i rimedi classici tipo prugne secche e fichi secchi messi in ammollo.

Colesterolo alto. Togliere uova, formaggi, salumi e carni rosse. Porridge di fiocchi di avena a colazione e se gradito anche a cena. Zuppa di fungo shiitake. Prodotti di soia (miso, tofu, tempeh). Passeggiate.

Desiderio smodato di dolci. Brodo di verdure dolci: una parte di cipolla, una di carota una di zucca e una di cavolo (verza o cavolfiore); bollire in acqua abbondante senza sale e berne un bicchiere ogni qualche ora. Va bene alla sera per chi non riesce ad addormentarsi.

Edemi, gambe gonfie, dolori articolari dovuti agli inibitori dell’aromatasi. Zuppa di fungo shiitake, solo o con anche cipolle e altre verdure; lasciare in ammollo il fungo con il gambo verso l’alto per 30 minuti, togliere la parte dura del gambo e tagliare la cappella a striscioline molto sottili, bollore 10-15 minuti senza sale.

Glicemia alta, diabete. Evitare i cibi ad alto indice glicemico (pane bianco, farina 0 e 00, patate, riso bianco, riso soffiato, fiocchi di mais, dolci commerciali); evitare le fonti di grassi saturi (vedi colesterolo).

Mangiare pasta e fagioli, riso integrale e lenticchie, e in generale cereali e legumi. Aggiungere qualche mandorla e cannella alla crema di cereali integrali; aggiungere aceto quando si mangiano le verdure con il pane (integrale).

Pressione alta. Ridurre il sale (usare un gomashio preparato con 14 cucchiai colmi di sesamo e un cucchiaio raso di sale, per condire), mangiare molte verdure verdi, evitare i grassi animali. Passeggiare ogni giorno almeno un’ora con passo vivace.

Osteoporosi. Camminare con lo zaino, praticare sport (il nuoto non serve); prendere sole (è sufficiente mezz’ora con le braccia scoperte); mangiare cipolle; mangiare alimenti vegetali ricchi di calcio (sesamo>mandorle>legumi e cavoli); preparare la zuppa di pesce ogni 15 giorni (senza sale in pentola a pressione con acqua abbondante, una cipolla e una carota, per almeno 45 minuti).

Trigliceridi alti. Togliere fruttosio, e quindi zucchero, miele, frutta e vino.