Le notizie che ci piace dare – Il grande cuore di Napoli, tutti in fila al Plebiscito per salvare il piccolo Alex…

 

Napoli

 

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Le notizie che ci piace dare – Il grande cuore di Napoli, tutti in fila al Plebiscito per salvare il piccolo Alex…

 

Da Il Mattino:

Il grande cuore di Napoli, tutti in fila al Plebiscito per salvare il piccolo Alex: «Ma i tamponi stanno finendo»

I giovani di Napoli in fila per aiutare Alex. Hanno tra i 16 e i 36 anni i ragazzi e le ragazze che da questa mattina hanno affollato piazza Plebiscito per dare una speranza ai genitori di Alessandro Maria Montresor, il bimbo che ha urgente bisogno di un trapianto di midollo a causa di una rara malattia genetica. Sono la generazione dei social social network, che «per una volta – spiega una ragazza in attesa della tipizzazione – riescono a coinvolgere le persone per delle iniziative importanti come questa».

Già dalle 8.30 di questa mattina una folla di persone si era compattata in una lunga fila che da Palazzo Reale arrivava fino al colonnato della Basilica di San Francesco di Paola. Una grande risposta di solidarietà, che dopo tre ore ha già visto utilizzati 700 tamponi su una fornitura complessiva di 1.150, con il rischio di non risucire a portare a termine le operazioni per la ricerca del donatore. È per questo che Michele Franco, presidente Admo Campania, ha lanciato un appello alle associazioni di donatori di sangue. «Siamo venuti qui con 1.150 tamponi salivari, ce ne restano solo altri 300. Facciamo un appello alle associazioni dei donatori di sangue, Avis, Croce Rossa, Frates, Fidas: se hanno a disposizione delle autoemoteche per fare il prelievo di sangue, li aspettiamo in piazza. Ci sono tanti ragazzi, e noi stiamo terminando i tamponi. Abbiamo già messo in campo tutte le nostre forze».

Napoli ha risposto con un cuore così grande all’appello lanciato attraverso i social dai genitori del bimbo, che già a metà mattinata i volontari dell’Admo si sino resi conto che i kit a loro disposizione non sarebbero bastati fino alle fine della giornata. «Per i prossimi appuntamenti sono in arrivo altri 3.500 tamponi che dovrebbero arrivare tra lunedì e martedì, perché nel weekend i trasportatori non lavorano – ha spiegato Franco –  Domani dovremmo essere a Caserta, se non avremo tamponi proseguiremo solo con le adesioni per il registro dei donatori e poi le persone saranno chiamate per un altro evento. Lunedì e martedì saremo in università e abbiamo in programma tante altre iniziative in Campania che però abbiamo messo in stand by finché non arriveranno altri tamponi salivari». Ieri la presidente nazionale Admo aveva lanciato un appello al ministro della salute Grillo. «Ha assicurato che sarebbero arrivati 2000 tamponi ma al momento non abbiamo ricevuto nulla – ha continuato il presidente Admo Campania – Se ci fossero già stati recapitati oggi saremmo arrivati anche a un numero di 3.000 persone».

Le possibilità di trovare un donatore di midollo compatibile con quello di Alex sono una su 100mila. «Un’impresa non semplice – ha commentato Ugo Ricciardi, presidente dell’associazione Aile, che dal 2015 si occupa di promuovere la ricerca per combattere la stessa malattia rara che ha colpito il piccolo Alessandro. Oggi Alex non trova un donatore compatibile nella banca dati mondiale, si sta sottoponendo a un protocollo che tra cinque settimane avrà fine. Ma non è detto che non sarà più con noi». Le sue difese immunitarie però saranno indebolite, e anche un semplice raffreddore a quel punto potrebbe essergli fatale.
fonte: https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_tutti_fila_plebiscito_per_salvare_alex-4067732.html

Il fenomenale caso della riforestazione del Niger

 

Niger

 

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Il fenomenale caso della riforestazione del Niger

Il Niger è un piccolo stato africano che non se la passa troppo bene. È uno dei paesi più poveri del mondo ed è anche il crocevia di tanti migranti che partono da Nigeria, Guinea, Costa D’Avorio, Malawi e Senegal per venire in Europa. Questa però è una storia bella e ha per protagonisti gli alberi del Paese.

Siamo a Droum nel sud est del Niger. Sorgono qui varie piantagioni spontanee di Gao, detto anche albero di acacia bianca, che secondo i residenti ha poteri magici. Si tratta di alberi autoctoni della zona ma solo in anni recenti la riforestazione è diventata un fenomeno: in trent’anni sono nati duecentomila nuovi alberi di Gao su un’area di cinquemila ettari di terreno prima infertile e degradato. Non li ha piantati nessuno, sono nati da soli, ma dozzine e dozzine di contadini della zona li hanno ben coltivati, dando loro l’opportunità di radicarsi nel terreno e di moltiplicarsi.

I contadini hanno osservato che questi alberi creavano un micro ecosistema che portava miglioramenti alle coltivazioni agricole – le radici di questa pianta sono estese, assorbe azoto dall’atmosfera e lo rilascia nel terreno, aiutando a fertilizzare il suolo – e così li hanno accuditi, non abbattuti, e hanno attribuito al Gao poteri speciali.

In Niger la temperatura spesso si mantiene attorno a 40 gradi e l’ombra degli alberi fa miracolidando rinfresco agli animali selvatici, come i conigli, e alle caprette. I suoi rami sono utili come legna da ardere e dei suoi baccelli è ghiotto il bestiame domestico.
La leggenda narra che il Gao può curare infezioni respiratorie, sterilità, problemi digestivi, malaria, mal di schiena e pure l’influenza così Cooperative di donne lavorano la legna per farne medicine e sapone.

Secondo vari studiosi di botanica e di economia, si tratta di una delle trasformazioni più radicali di tutta l’Africa in termini di ecologia e di benessere comune. Non ci sono state qui le Nazioni Unite a portare soldi, ONG dall’Europa o missionari mormoni. È stata la gente del posto a capire e a aiutarsi da sola.

 

fonte: https://www.dolcevitaonline.it/il-fenomenale-caso-della-riforestazione-del-niger/

Alberto Angela commuove l’Italia: la puntata sull’Olocausto italiano al primo posto degli ascolti del sabato – C’è ancora speranza…

 

Alberto Angela

 

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Alberto Angela commuove l’Italia: la puntata sull’Olocausto italiano al primo posto degli ascolti del sabato

In occasione dell’anniversario del rastrellamento del ghetto ebraico di Roma, il divulgatore più amato d’Italia dedica la puntata di Ulisse all’Olocausto

La puntata di Ulisse-Il piacere della scoperta di sabato sera, dedicata agli orrori dell’Olocausto italiano, ha conquistato l’Italia: altissimi punti di share per seguire Alberto Angela nel ghetto ebraico di Roma, dove il 16 ottobre del 1943 avvenne l’odioso e infame rastrellamento nazi-fascista in cui 689 donne, 363 uomini e 207 bambini furono portati prima a Milano, su camion coperti da teli, e poi ad Auschwitz con i treni che partirono dal famigerato binario 21 della Stazione Centrale.

Ospite della puntata Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvisuta ad Auschwitz, che era presente quella mattina del 16 ottobre. La sua testimonianza ha commosso il pubblico e sul web è esploso un tripudio di plausi alla trasmissione, molto pesante e strana per un sabato sera, ma che è stata in grado di conquistare lo share. Alberto Angela si conferma, come suo padre, il divulgatore più amato della televisione italiana e lui e la Rai sono, una volta tanto, da encomiare per aver portato, nella serata di solito dedicata ai divertimenti, un racconto così commovente su una delle pagine più atroci della storia italiana. Pagina che molti, anche qualcuno al governo, sembra aver dimenticato.

Le notizie che i Tg dimenticano di dare – La Nostra fantastica Nazionale di Basket composta da ragazzi con sindrome di Down vince l’oro agli Europei

 

sindrome di Down

 

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Un articolo pubblicato giusto un anno fa che ci fa piacere riproporvi…

Le notizie che i Tg dimenticano di dare – La Nostra fantastica Nazionale di Basket composta da ragazzi con sindrome di Down vince l’oro agli Europei

 

Basket: la Nazionale italiana sindrome di Down vince l’oro agli Europei

Primo storico oro per la rappresentativa azzurra nella storia di questa disciplina: a Vila Nova de Gaia, in Portogallo la squadra guidata da coach Giuliano Bufacchi si è imposta in finale sui padroni di casa. Altre quattro medaglie per la delegazione tricolore arrivano dal judo

C’è una nazionale italiana che vince nel basket, a livello internazionale. E’ quella composta dai ragazzi affetti da sindrome di Down, capace di mettere tutte in fila e conquistare l’oro – per la prima volta – nel campionato europeo, andato in scena a Vila Nova de Gaia, in Portogallo. La rappresentativa azzurra, guidata da Giuliano Bufacchi, in finale si è imposta per 26-8 sulla selezione lusitana, padrona di casa, in un match totalmente a senso unico: si tratta della prima medaglia d’oro per il team tricolore nella storia di questa disciplina. I protagonisti di questa impresa sono stati i sardi Antonello Spiga, Lorenzo Puliga e Fulvio Silesu da Oristano, Alessandro Ciceri da Cantù, il romano Emanuele Venuti e il pugliese Gianluca La Fornare da Martina Franca, con in panchina appunto il coach Giuliano Bufacchi e l’assistente Mauro Dessì.

CAPO DELEGAZIONE: “VITTORIA CHE DA’ IMPULSO AL MOVIMENTO” – “È  stata un’esperienza bella ed affascinante, con una squadra che si è dimostrata all’altezza della situazione in ogni situazione, in campo e fuori – il commento di Nelio Piermattei, capo delegazione azzurro a Vila Nova de Gaia – Le medaglie rappresentano la famosa ciliegina sulla torta e testimoniano un lavoro importante fatto a livello federale. Sono orgoglioso dei  nostri ragazzi e molto felice per il movimento cestistico italiano, con una vittoria che sicuramente dà nuovo impulso nell’ottica del potenziamento degli sport di squadra. Torniamo in Italia con grande felicità e con grande convinzione che il lavoro intrapreso sia corretto e che porterà risultati prestigiosi”.

PRESIDENTE BORZACCHINI: “LAVORO DI RILANCIO DEGLI SPORT DI SQUADRA” – Complimenti ai ragazzi della pallacanestro arrivano anche da Marco Borzacchini, presidente della Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva Relazionale: “L’affermazione nel basket dimostra la chiara volontà della Federazione di rilanciare gli sport di squadra attraverso un lavoro che punta, negli anni, ad avere rappresentative importanti nella pallacanestro al pari del calcio. Prima la vittoria ai mondiali di futsal ed ora questa bella affermazione in un International Challenge, dimostrano la virtuosità di un percorso che è appena iniziato ma che, sono certo, porterà enormisoddisfazioni al movimento”.

ALTRE 4 MEDAGLIE AZZURRE IN PORTOGALLO DAL JUDO – Dalla Su-Ds International Championships in Portogallo, l’Italia, che era presente con la delegazione di basket ed una di judo, oltre all’oro della pallacanestro è riuscita a ottenere altre quattro medaglie: un altro oro nella categoria 81 Kg di Judo, argento e bronzo nella categoria 66 Kg e bronzo nella categoria 57 Kg donne.

 

 

tratto da: https://www.repubblica.it/sport/vari/2017/10/18/news/basket_la_nazionale_italiana_sindrome_di_down_sul_tetto_d_europa-178620761/

Buon compleanno Franca Viola – Oggi, il 9 gennaio 1948, nasceva la ragazza che 50 anni fa rivoluzionò la nostra società da medioevo col suo no alle nozze riparatrici

 

Franca Viola

 

 

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Buon compleanno Franca Viola – Oggi, il 9 gennaio 1948, nasceva la ragazza che 50 anni fa rivoluzionò la nostra società da medioevo col suo no alle nozze riparatrici

Franca Viola – “Io, che 50 anni fa ho fatto la storia con il mio no alle nozze riparatrici”

Franca Viola.
Nel ’67 rifiutò di sposare l’uomo che l’aveva violentata. Il suo coraggio cambiò il codice penale. “Mai avere paura di lottare”.
È di nuovo Natale a casa Viola. In sala da pranzo finiscono il dolce e i racconti il marito, Giuseppe, i due figli, Sergio e Mauro, le nuore. L’unica nipote, tredici anni, è appena uscita per raggiungere gli amici. Una ragazzina bellissima, Sonia: bruna e bianca come sua nonna Franca. «Ha visto com’è cresciuta? Mi ricordo che dieci anni fa, quando lei signora venne a trovarmi, mi trovò che pulivo le scale, di fuori, e quando la feci entrare in soggiorno c’era il triciclo della bambina e i suoi giocattoli a terra. Che vergogna questo disordine, pensai. Ancora me ne dispiaccio. Lei è l’unica giornalista che ho fatto entrare in casa mia, lo sa? Non lo so perché: certe volte è una parola, uno sguardo. Una cosa piccola, è quella che cambia».
Non c’era nessun disordine signora Franca, solo il triciclo di una bambina. «Sonia adesso ha la stessa età di quando mi sono promessa a suo nonno Giuseppe. La vita è un lungo attimo. Mi somiglia moltissimo: quando a scuola hanno chiesto le foto dei nonni le ho dato la mia alla prima comunione e la maestra ha detto ‘Sonia, avevo chiesto la foto di tua nonna non la tua’. Ma questa è mia nonna, è Franca Viola… Mi rende così felice che sia orgogliosa di sua nonna. Certo che la sa la storia, sì, gliel’ho raccontata io ma non ce ne sarebbe stato bisogno. Sta su Internet, mi cerca lei tutte le notizie. Io non so usare il computer, neppure riesco a vedere i messaggi nel telefono. Però c’è lei che fa tutto. Le ho solo detto, in più: l’importante Sonia è che tu faccia quello che ti dice il cuore, sempre.
Poi certo, bisogna che le persone che ti amano ti aiutino e non ti ostacolino, come è successo a me con mio padre e mia madre. Ma lo sa che sono passati cinquant’anni dal fatto?». Il fatto, lo ha sempre chiamato. «Chi se lo poteva immaginare che sarebbe stata una vita così». Così come?
«Così bella. Perché poi la storia grande nella vita delle persone è una storia piccola. Un gesto, una scelta naturale. Io per tantissimi anni non mi sono resa conto di quello che mi era successo. Quando mi volle vedere il Papa, il giorno del mio matrimonio, chiesi a mio marito: ma come fa il Papa a sapere la nostra storia, Giuseppe? ».
«Per me la mia vita è stata la mia famiglia. Stamattina sono andata a trovare mia madre, che vive qui accanto, da sola.
Ha 92 anni, è lucidissima. Per prima cosa mi ha detto: Franca, ti ricordi che giorno è oggi? È il 26 mamma, sì. Per lei il 26 dicembre è il giorno del mio rapimento e il giorno della morte di mio padre. Lo sa che mio padre è morto 18 anni dopo il mio rapimento, lo stesso giorno alla stessa ora?
È stato in coma tre giorni, io pensavo: vuoi vedere che aspetta la stessa ora.
E infatti: è morto alle nove del mattino, l’ora in cui entrarono a casa a prendermi. Ha aspettato, voleva dirmi: vai avanti».
Cinquant’anni fa, alle nove del mattino, Franca aveva 17 anni e 11 mesi. Era la ragazza più bella di Alcamo, figlia di contadini. Filippo Melodia, nipote di un boss, la voleva per sé. Lei si era promessa a Giuseppe Ruisi, un coetaneo amico di famiglia. Melodia e altri dodici della sua banda bussarono alla porta e rapirono lei e il fratello Mariano, 8 anni. Li portarono in un casolare in campagna. Dopo due giorni lasciarono andare il bambino, dopo sei portarono Franca a casa della sorella di Melodia, in paese. La legge diceva, allora, all’articolo 544 del codice penale, che il matrimonio avrebbe estinto il reato di sequestro di persona e violenza carnale. Reato estinto per la legge, onore riparato per la società. Doveva sposare Melodia, insomma: era scritto. Ma Franca non volle. Fu la prima donna in Italia – in Sicilia – a dire di no alla “paciata”, la pacificazione fra famiglie, e al matrimonio riparatore. Ci fu un processo, lungo, a Trapani. Lei lo affrontò. Un grande giudice, Giovanni Albeggiani. I sequestratori furono tutti condannati. Melodia è morto, ucciso da ignoti con un colpo di lupara, molti anni dopo. Gli altri sono ancora lì, in paese. «Quando li incontro per strada, capita, abbassano lo sguardo. Non fu difficile decidere. Mio padre Bernardo venne a prendermi con la barba lunga di una settimana: non potevo radermi se non c’eri tu, mi disse. Cosa vuoi fare, Franca. Non voglio sposarlo. Va bene: tu metti una mano io ne metto cento. Questa frase mi disse. Basta che tu sia felice, non mi interessa altro. Mi riportò a casa e la fatica grande l’ha fatta lui, non io. È stato lui a sopportare che nessuno lo salutasse più, che gli amici suoi sparissero. La vergogna, il disonore. Lui a testa alta. Voleva solo il bene per me. È per questo che quando ho letto quel libro sulla mia storia, “Niente ci fu”, mi sono tanto arrabbiata. Non è quella la mia storia, per niente. Mio padre non era un padre padrone: era un uomo buono e generoso. Lo scriva ».
Lo scrivo. «Perché poi vede, il Signore mi ha dato una grazia grande: non ho mai avuto paura di nessuno. Non ho paura e non provo risentimento». Intende risentimento per chi la rapì? «Né per loro nè per nessun altro dopo. Sono stati molti altri i dolori della vita, ma di più sono state le gioie. Ho un marito meraviglioso. Nei giorni del processo e anche dopo mi arrivarono tante proposte di matrimonio, per lettera. Giuseppe però mi aveva aspettata. Io non volevo più maritarmi, dopo. Gli dicevo: sarà durissima per te. Ma lui mi ha detto non esistono altre donne per me, Franca. Esisti tu. Sono arrivati i figli, mio padre ha fatto in tempo a vederli e vedermi felice. Poi c’è stata la malattia di Sergio: temevo che morisse. Quando nel 2014 il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto darmi il titolo di Grande ufficiale ho pensato ecco, una persona ora la conosco. E ho chiesto aiuto per curare Sergio. Ma non è servito a niente. Mi hanno dato il numero di un medico, dal Quirinale, poi questo medico non rispondeva e quando sono andata a Roma con mio figlio, ad agosto, mi hanno detto che era in ferie. Ho lasciato stare e ho fatto da sola. Un difetto si ce l’ho: l’orgoglio. Il Signore spero mi perdoni».
Il 9 gennaio Franca Viola compirà 69 anni. Nella sua vita ha visto abolire la norma del codice penale sul matrimonio riparatore. Ha visto nel 1996, solo 20 anni fa, la legge che fa dello stupro un reato contro la persona e non contro la morale. Si è vista riprodotta in foto, con grande incredulità, sui libri di scuola. «Il primo è stato Sergio. Era alle medie, mi ha detto: mamma sul mio libro c’è una tua foto da ragazza. Come mai? Gli ho raccontato. Un poco, certo, non tutto. Certe cose non si possono raccontare. Ma altre sì: che ciascuno è libero fino all’ultimo secondo, che tutto quello che dipende da te è nelle tue mani. Questo ho potuto spiegare ai miei figli e adesso a mia nipote. Sonia è una ragazzina del suo tempo. Vorrebbe fare l’attrice, mi fa sorridere: mi dice nonna, ma tu non conosci nessuno che mi possa insegnare a recitare? Le dico amore mio, impara da sola. Ciascuno si fa con le sue mani. I fatti grandi della vita, glielo ripeto sempre, mentre accadono sono fatti piccoli. Bisogna decidere quello che è giusto, non quello che conviene».

(Concita De Gregorio)

da La Repubblica del 27/12/2015.

…Quella volta che vinsero i tori: Madrid, tutti i toreri incornati, corrida sospesa!

corrida

 

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…Quella volta che vinsero i tori: Madrid, tutti i toreri incornati, corrida sospesa!

Lo ammettiamo, la notizia è vecchia, risale al 2014. Ma non abbiamo resistito alla tentazione di strapparVi un sorriso. Per una volta hanno vinto i Tori. Per una volta hanno vinto i buoni!

Madrid, sospesa la corrida: incornati tutti i toreri

Nella plaza de toros “Las Ventas” è stato interrotto lo spettacolo per mancanza di matador, tutti finiti in infermeria. Non accadeva dal 1975

L’ARENA di Madrid intrisa di sangue, dei toreri stavolta. A 35 anni dall’unico precedente che si ricodi nella plaza de toros “Las Ventas”, ieri è stato interrotto lo spettacolo per mancanza di matador.  Alle otto della sera, dopo appena un’ora di corrida, gli altoparlanti dell’impianto hanno annunciato la fine anticipata: i tre toreri sono finiti in infermeria in sequenza, feriti quasi a morte da sole due bestie, neppure una a testa (di regola toccano due tori a ciascuno dei tre toreri). Non accadeva un fatto del genere dal 1975. Era sempre una corrida della festa di San Isidro, il patrono della capitale spagnola.

Non appena i clarinetti hanno segnato l’inizio della tauromachia, la tensione, tra il pubblico, è salita alle stelle. Il primo a esibirsi è stato David Mora, che ha atteso l’uscita di Deslìo  (così si chiamava l’animale che gli è toccato in sorte) in ginocchio di fronte alla porta dei torili, ma non è riuscito a ingannare la bestia con il capote (il panno grande) ed è stato incornato alla spalla e poi sbalzato in aria più volte come una pallina da tennis, fino a ricadere a terra con l’arteria femorale della gamba sinistra recisa (ha riportato una ferita di 30 centimetri al quatricipite e un’altra all’ascella).

Mentre il pubblico gridava inorridito, Deslìo si guardava attorno, probabilmente spaventato anche lui. Ad ucciderlo è stato il secondo matador del cartello, il sivigliano Antonio Nazarè, finito in infermeria poco più tardi. Il secondo torodella serata infatti, prima ha colpito Nazarè lesionandogli la rotula destra, poi ha incornato al petto il terzo matador,  Saúl Jiménez Fortes, un giovane torero di Malaga che è stato traffitto mentre si accingeva ad uccidere con la spada. Con i tre protagonisti tutti in infermeria, al presidente de “Las Ventas” non è rimasto altro da fare che sospendere la corrida a rimandarla a data da destinarsi.

fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2014/05/21/news/madrid_toreri-86762575/