Amarcord – Il 15 giugno 1966 andava in onda per la prima volta “Belfagor – il fantasma del Louvre”. Lo sceneggiato fu poi replicato varie volte, nel 1969, 1975 e 1988, “terrorizzando” i ragazzini di più generazioni…

 

Belfagor

 

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Amarcord – Il 15 giugno 1966 andava in onda per la prima volta “Belfagor – il fantasma del Louvre”. Lo sceneggiato fu poi replicato varie volte, nel 1969, 1975 e 1988, “terrorizzando” i ragazzini di più generazioni…

I bambini degli anni ’60 e ’70 non hanno paura di niente, tranne che del fantasma nero di Belfagor che scivola di notte tra le sale del Louvre …

Era il 15 giugno del ’66 quando andò in onda sul secondo canale della Rai la prima puntata di ‘Belfagor ovvero il fantasma dei Louvre‘. E da quella sera, per sei puntate, milioni di famiglie italiane restarono incollate davanti alla Tv ipnotizzate da quell’insolito sceneggiato francese in 4 puntate, in cui una misteriosa gura nera si aggirava di notte per le sale deserte dei Louvre. E fra tutto questo pubblico c’eravamo noi, i bambini, affascinati dalla storia misteriosa che ci veniva raccontata e terrorizzati dalle fugaci apparizioni di quella maschera dorata dagli occhi enormi e dal lungo mantello scuro.

Belfagor ovvero il fantasma dei Louvre è una storia in bilico tra giallo e horror fantastico, che in Francia fu replicata solo due volte, ma che in Italia – a grande richiesta – la RAI rimandò di nuovo in onda nel ’66, nel ’69, nel ’75 e infine su Raitre nell’88. I dialoghi sono asciutti, la fotografia è ‘espressionista‘, sullo sfondo una Parigi esistenzialista in bianco e nero, dove si muovono personaggi simbolo di quell’epoca come Juliette Gréco nel ruolo di Luciana Borel. Tra gli altri interpreti compaiono René Dary nel ruolo dei commissario, e Andrea Bellegarde.

Tutti coinvolti in un mistero che comincia con l’omicidio di un guardiano dei Louvre. Le indagini, condotte dall’ispettore Menardier, portano all’attività di un gruppo di occultisti che si ispirano a un’antica società segreta, quella dei Rosacroce, il cui tesoro sarebbe nascosto nel Louvre. Tra i membri della confraternita ci sono Lady Hodwyn, l’affascinante Luciana Borel, la sua gemella Stefania e Boris Williams, dotato di un’oscura forza ipnotica. Sarà lui con i suoi poteri a trasformare Luciana in Belfagor e a spingerla al suicidio finale

C’è un fantasma nel Louvre… Un fantasma si aggira per l’inconscio di chi ha almeno 45 anni. Non so quanto possa dire questo post agli under 40. Non dico che non abbiano mai sentito parlare di Belfagor ma l’aver vissuto la cosa è sicuramente diverso. Se vi dicessi che ancora oggi, se devo percorrere un corridoio buio anche in casa mia lo faccio regolarmente di corsa senza guardarmi indietro? Colpa di Belfagor. Da qualche parte devo avere ancora qualcuno dei disegni che facevo compulsivamente per esorcizzare lo spavento: Belfagor di qui, di là, di fianco alla casetta con l’alberello, Belfagor piccolo, Belfagor grande. Mio nonno me li comperava, 100 lire l’uno (che a pensarci oggi era una bella cifra!) Ma chi era ‘sto Belfagor? Il 15 giugno 1966 sul Secondo canale della televisione (allora c’era solo la RAI) andava in onda per la prima volta uno sceneggiato francese in sei puntate, “Belfagor o il fantasma del Louvre” ispirato a un romanzo scritto nel 1927 da Arthur Bernède e diretto da Claude Barma. Lo sceneggiato fu poi replicato varie volte, nel 1966, 1969, 1975 e 1988. La Francia era molto popolare in televisione allora. Un anno prima avevano cominciato ad andare in onda “Le Inchieste del Commissario Maigret” con Gino Cervi e la collaborazione alla sceneggiatura del maestro Camilleri. Tutto rigorosamente in bianco e nero. Belfagor fu una sferzata in faccia. Sugli allora pudibondi schermi democristiani approdarono tutti assieme: i Rosa Croce e le sette segrete, l’esoterismo, l’alchimia, l’antico Egitto, una donna adulta che ha una relazione con uno studentello, le droghe che rendono gli individui automi, i maestri del terrore e misteriose pietre radioattive, il tutto avvolto in una pericolosa nebbia sulfurea e diabolica (Belfagor è un famoso arcidiavolo). Ricordo la trama per i troppo giovani. Un guardiano del Museo parigino del Louvre viene assassinato nottetempo durante il suo giro di ronda. Il commissario Menardier indaga e per conto suo anche uno studente curioso, Andrea Bellegarde, che si fa prendere dal mistero che circonda il caso. Già, perché si parla di un misterioso fantasma che si aggirerebbe nelle sale dell’Antico Egitto, visto da diversi guardiani. Andrea, che ha conosciuto per caso Colette, la figlia del commissario, si fa rinchiudere nel Louvre assieme a lei che ha ereditato il fiuto da segugio dal padre e una notte il fantasma compare finalmente. E’ alto, completamente ricoperto da un mantello nero e indossa una maschera di cuoio. Nel corso delle indagini Andrea conosce Luciana, un’affascinante signora dell’alta borghesia che ha una relazione con un misterioso individuo, un certo Williams. Da lì la trama si sviluppa e si fa intricatissima. Compaiono una vecchia signora che forse sa troppe cose, una setta esoterica e una sorella gemella di Luciana. Chi è il fantasma? Chi manipola la sua volontà? Elemento fondamentale del successo di Belfagor era la sceneggiatura di Jacques Armand che mescolava tutti gli elementi della storia misteriosa senza far uso di effetti speciali o trucchi. Lo spavento nasceva da cose in fondo stupide ma tremendamente efficaci. Cosa immaginare di più spaventoso che svegliarsi nella propria camera con Belfagor che si nasconde dietro una tenda? Un altro elemento di fascinazione è la Parigi di Belfagor, che è ancora quella dei cafés, dei cancan e delle edicole, un luogo denso di grandi misteri ma in fondo familiare. In Belfagor domina la presenza magnetica di Juliette Greco, con la voce profonda, l’occhio egizio e l’allure di femme fatale. Assieme a lei il protagonista Yves Rénier, deciso a combattere il male ma manipolato e salvato da figure femminili di grande forza. Nei ruolo secondari René Dary, visto in “Non toccate il Grisbi”, un commissario Menardier con gli accenti di un Gabin, mentre François Chaumette conferma la sua grandezza di attore teatrale. Una curiosità, nei panni eburnei di Belfagor si celava un mimo, Isaac Alvarez.

 

Il Toro si suicida terrorizzato dal fuoco sulle corna: godetevi la schifosa tradizione del “toro embolado”, la più disgustosa tra le corride… Io, come uomo e (cosiddetto) essere umano me ne vergogno…!

 

Toro

 

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Il Toro si suicida terrorizzato dal fuoco sulle corna: godetevi la schifosa tradizione del “toro embolado”, la più disgustosa tra le corride… Io, come uomo e (cosiddetto) essere umano me ne vergogno…!

 

Il Toro si suicida terrorizzato dal fuoco sulle corna: l’assurda tradizione del “toro embolado”

Una scena terribile. Il toro terrorizzato dalla fiamme che gli avvolgono le corna si lancia contro un paletto e si accascia morto sul colpo. Suicidato. Nessuna triste fatalità, ma la consueta e barbarica tradizione spagnola delle “feste” con i tori come vittime sacrificali.

Si chiama Toro embolado ed è forse la declinazione più crudele delle corride. Consiste nel prendere un povero toro, tenerlo legato a un palo posto al centro dell’arena il tempo necessario per mettergli sulle corna una tavola di legno con alle estremità due torce di stoppa imbevute di carburante e dargli fuoco, poi si libera l’animale mentre i partecipanti danno prova del loro “coraggio” tormentandolo.

Un’atrocità ancora molto diffusa specie in Catalogna e nella Comunità Valenciana. Il 22 luglio scorso, durante la festa del Toro embolado di Foios, cittadina a nord di Valencia, il bovino appena liberato, in preda ad un folle terrore, si è lanciato di corsa contro il palo a cui era legato fino a pochi istanti prima, morendo sul colpo e ponendo così fine alla sua agonia, tra la delusione degli astanti che avrebbero probabilmente voluto godersi lo spettacolo più a lungo.

Uno spettacolo che si basa sulla tortura, dove un toro viene terrorizzato e ustionato per il divertimento popolare. Terribile quanto ancora radicato nonostante le proteste che ogni anno accompagnano queste manifestazioni e le ripetute richieste di una messa al bando definitiva di questa tradizione di stampo medievale.

In alcune città, come a Valencia, la festa del Toro embolado è stata abolita, mentre in altri comuni spagnoli i tori in carne e ossa sono stati sostituiti con tori meccanici alle cui corna vengono fissati petardi e fuochi d’artificio. Al fine di salvaguardare il valore simbolico della tradizione, senza inutili crudeltà su altri esseri viventi.

Tuttavia in molte città questa forma di tortura continua ad essere esercitata. Una competizione, come tutte le corride, dove il Toro non vince mai. E alla fine dello spettacolo, se ancora vivo, viene condotto al macello per essere ucciso, dopo aver subito ustioni in buona parte del corpo.

 

tratto da: http://www.dolcevitaonline.it/il-toro-si-suicida-terrorizzato-dal-fuoco-sulle-corna-lassurda-tradizione-del-toro-embolado/

Il razzismo? Dipende dalla scarsa intelligenza. Più sei stupido, più sei razzista. Lo dice la scienza

 

razzismo

 

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Il razzismo? Dipende dalla scarsa intelligenza. Più sei stupido, più sei razzista. Lo dice la scienza

Il razzismo? Dipende dal QI basso. Ecco perché

 

Lo psicologo Gordon Hodson, della Brock Univerisity dell’Ontario, ha effettuato diverse ricerche negli ultimi anni volte ad osservare la correlazione – se mai ce ne fosse una – tra inclinazione ai pregiudizi, agli atteggiamenti conservatori, razzisti o omofobi e il QI.
Un suo famoso studio mette in luce una correlazione piuttosto significativa che non ha mancato e
non mancherà di far discutere.

Lo studio

Lo studioso ha infatti selezionato un campione britannico di circa 15000 bambini di 10/11 anni che sono stati sottoposti a test per la valutazione del quoziente intellettivo; lo stesso campione, 20 anni dopo, è stato ascoltato riguardo a opinioni su alcune tematiche del tipo “le donne che lavorano a tempo pieno causano un problema alla famiglia” “saresti disposto o meno a lavorare con persone di altre razze”, “è necessario educare i bambini a obbedire all’autorità”.

I test

I bambini che all’epoca del test avevano avuto i risultati più scarsi in termini di QI si sono rivelati essere mediamente più d’accordo con la linea conservatrice-discriminatoria rispetto a quelli che avevano avuto i risultati migliori.

Al netto di generalizzazioni che sarebbero una sterile strumentalizzazione dei risultati della ricerca di Hodson, c’è un dato interessante che emerge da quanto osservato: un QI meno sviluppato risulta essere correlato alla resistenza al cambiamento, all’ostilità nei confronti del diverso e riluttanza verso il nuovo.

Le cause

Da questo consegue una posizione meno aperta al diverso in ogni sua forma. Il che riguarda non la bontà della persona ma la sua capacità di elaborare informazioni ad un livello più evoluto.
Il che a sua volta determina il grado di limitazione entro il quale la persona si auto condannerà a vivere, o meno.

I dati

Dai dati è emerso anche come le persone con capacità cognitive meno sviluppate tendano ad avere meno contatti con le persone di altre razze e come i soggetti meno capaci di ragionamento astratto tendano a coltivare posizioni maggiormente omofobe.
Si può quindi affermare che gli atteggiamenti discriminatori siano sintomo di una deficienza, in buona sostanza.
Parafrasando qualcuno si potrebbe oggi dire “io ho un sogno: vivere in un mondo nel quale il QI delle persone sia abbastanza elevato da non arenarsi più su questioni – come il pregiudizio e la paura del diverso – che non riguardano a questo punto più la sfera morale ma l’auspicabile
maggiore sviluppo cognitivo dei futuri abitanti del nostro pianeta.

tratto da: https://ilfastidioso.myblog.it/2018/02/04/e-scientifico-chi-e-di-destra-o-razzista-e-perche-ha-il-q-i-basso/

4 giugno 1994 – 25 anni senza Massimo Troisi. Lo ricordiamo con il suo canto del cigno “Il postino”: la poesia che vince la morte…

 

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4 giugno 1994 – 25 anni senza Massimo Troisi. Lo ricordiamo con il suo canto del cigno “Il postino”: la poesia che vince la morte…

Ispirato al romanzo Il postino di Neruda (Ardiente paciencia), scritto dal cileno Antonio Skármeta e pubblicato nel 1986, Il postino è l’ultima opera diretta e interpretata da Massimo Troisi, scomparso il 4 giugno 1994 12 ore dopo aver terminato le riprese. Insieme a lui a dirigere il film c’era anche Michael Radford, regista britannico principalmente noto per aver diretto Orwell 1984 e Il mercante di Venezia.

Accarezzato dalle musiche di Luis Bacalov, ispirate a Nelle mie notti di Sergio EndrigoIl postino rappresenta quel trionfo internazionale che Troisi inseguiva da tempo. A onor del vero, il lungometraggio conquisterà numerose nomination, aggiudicandosi un BAFTA al miglior regista e alla migliore colonna sonora, il David di Donatello per il miglior montatore, un Nastro d’Argento per la miglior musica, e un Premio Oscar alla Miglior colonna sonora drammatica. Inoltre il New York Times ha inserito la pellicola nella lista dei 1000 migliori film di sempre.

Fu amore a prima vista. Stavamo sempre insieme. Vedendolo nel Postino ho pianto. Era come un volo senza ali, il suo corpo smagrito fluttuava sopra lo schermo, magicamente.

Roberto Benigni

Il film è ambientato nell’estate del 1952, in un’isola del sud Italia. Mario Ruoppolo (Massimo Troisi) si rifiuta di perseguire la tradizione familiare che lo vuole pescatore, così trova lavoro come portalettere. L’unico suo compito è quello di consegnare le lettere ad un personaggio illustre: il poeta Pablo Neruda (Philippe Noiret), in esilio in Italia a causa delle proprie idee politiche. Mario resterà sorpreso dalle numerose lettere che l’uomo riceve ogni giorno, così decide di acquistare un libro del poeta, per capire quale segreto si cela dietro la sua popolarità. Tra i due si stringerà un forte amicizia, non a caso sarà proprio Don Pablo (come lo chiama il protagonista) ad aiutare Mario a conquistare il cuore di Beatrice (Maria Grazia Cucinotta). Il giovane uscirà dal guscio della propria timidezza e grazie alla poesia e ai consigli di Neruda riuscirà a sposare, dopo aver superato numerosi ostacoli, la sua Beatrice.

Quando la spieghi la poesia diventa banale, meglio di ogni spiegazione è l’esperienza diretta delle emozioni che può svelare la poesia ad un animo predisposto a comprenderla.

Pablo Neruda

In questo lungometraggio il protagonista rievoca, con un fare nostalgico, due grandi temi della vita, o meglio misteri: la morte e la bellezza. Dietro al volto stanco e sofferente di Massimo Troisi, si nasconde un’interiorità esplosiva, ricca di vita, con una gran voglia di amare, di soffrire, di godere delle bellezze del mondo. I quotidiani incontri diventano l’occasione per il postino e il poeta, di narcotizzare i dolori della vita, l’insanabile ferita della solitudine. Maria Grazia Cucinotta non a caso, diventa la musa ispiratrice su cui costruire il desiderio di vivere, di migliorare la propria esistenza. Il postino è una semplice dichiarazione d’amore e di amicizia, ma allo stesso tempo un cantico immortale, capace di graffiare, vezzeggiare, i meandri e le ferite dell’anima.

L’attore napoletano ci lascerà subito dopo le riprese ed anche in questo caso non smetterà di stupire. Troisi non solo ci ha mostrato occhi nuovi con cui guardare la realtà, ma è stato capace anche di sconfiggere la morte, servendosi solo del leggero e sottile suono della poesia.

Tratto da: MIfacciodiCultura

Angelo e Valerio, i contadini che stanno creando un mercato di semi antichi per combattere Ogm e Multinazionali

 

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Angelo e Valerio, i contadini che stanno creando un mercato di semi antichi per combattere Ogm e Multinazionali

Pomodori neri, 30 varietà di patate e non solo. Questa è la storia di Angelo e Valerio che in Puglia, stanno creando un mercato di semi antichi per combattere ogm e multinazionali.

Angelo Giordano è un agronomo mentre Valerio Tanzarella è un avvocato, che ha lavorato per anni a Rai Cinema nell’ufficio legale. Sono entrambi di Ceglie Messapica e cinque anni e mezzo fa hanno creato Ex Terra, una società Srl che però è anche una SB, una società benefit.

“Oltre a essere una società con profitto, come tutte le altre, la nostra persegue anche fini etici. Insieme abbiamo un azienda che si occupa di semi di varietà dimenticate, rare e preziose, antiche e particolari, di coltivarle, di studiarle e di diffonderle”, dicono.

Un percorso che va controcorrente nell’epoca di Monsanto-Bayer e Syngenta, i colossi che producono pesticidi e glifosato. Angelo e Valerio puntano, invece, alla valorizzazione e alla tutela dell’agro- biodiversità locale.

“La scelta di puntare sulla biodiversità ha diverse ragioni, in primis etiche e culturali. Ogni territorio ha la sua vocazione, è impensabile continuare a coltivare ortaggi ibridi che sono il risultato di ricerche fatte in laboratori che nulla hanno a che fare con la zona nella quale verranno poi coltivati i medesimi ibridi. La pretesa di imporre colture valide in tutto il globo, a qualsiasi latitudine, ci sta di fatto impoverendo massacrando il lavoro fatto da Madre natura e dall’uomo nel corso di millenni”, dicono.

Pomodori, patate e non solo

Dal 2012, i due, hanno oltre 7mila varietà diverse, tra cui 1200 tipologie di pomodori.

“Abbiamo in saccoccia 20 varietà di melanzane, 200 di peperoncini e peperoni, 30 di patate, 15 di piselli, 15 di taccole, 30 di fave, 10 di ceci, 100 di meloni e poi zucche, un vitigno composto da quasi 20 varietà di uva diverse”.

Tutti frutti di una natura straordinaria che non ha bisogno di fertilizzanti e pesticidi.

“Il contadino è invitato a usare queste sementi delle multinazionali, perché garantiscono resa e anche finanziamenti europei, a scapito della qualità” racconta Valerio.

“Un contadino non si mette in proprio perché è schiavo di una filiera dalla quale non riesce a svincolarsi: se io produco tanti pomodori, l’azienda trasformatrice ha un macchinario formattato solo per alcune misure precise di 5 varietà di pomodori (le stesse sementi delle multinazionali). I concimi e le vaschette, le macchine per incapsulare il seme sono da sempre settati per quelle poche fortunate varietà d’elite in mano a Monsanto e Syngenta. Tutto il mondo agricolo è costruito su quelle poche specie in mano alle multinazionali”, dice Angelo.

Attraverso lo scambio di semi però questa routine può essere messa in crisi, anche se il problema è la legislazione:

“Se tu hai tanti soldi iscrivi le varietà, te ne inventi una in laboratorio e la iscrivi nei registri nazionali ed europei. Questo metodo incastra però i piccoli coltivatori che non possono permettersi di spendere tanti soldi per brevettare le proprie piccole varietà e sprecare il tempo ad aspettare questo cacchio di brevetto. Per non parlare dei documenti, gli studi e le ricerche, i documenti legali da allegare per sollecitarne l’approvazione”.

tratto da: https://munchies.vice.com/it/article/59yeek/archivio-semi-antichi-puglia

Amarcord – Il 1 giugno 1980 – 39 anni fa – debuttava in Tv il telefilm che ha fatto sognare un’intera generazione: Love Boat

 

Love Boat

 

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Amarcord – Il 1 giugno 1980 – 39 anni fa – debuttava in Tv il telefilm che ha fatto sognare un’intera generazione: Love Boat

Cosa resterà degli anni ‘80” cantava Raf, una delle più belle, e nel contempo malinconiche, canzoni della mia infanzia, un vero e proprio inno di quell’epoca che ancora oggi amo ascoltare.

Vivendo in una famiglia teledipendente, degli anni ’80 mi è rimasto il ricordo dei tanti telefilm che trasmettevano in quel periodo, un ricordo che, sono sicura, anche molti di voi conservano ancora. Tra i preferiti di mia madre c’era sicuramente la serie televisiva americana “Love Boat”.

Love Boat è una serie televisiva statunitense ambientata su una nave da crociera, prodotta tra il 1977 e il 1987.

In Italia la serie è andata in onda dal 1º giugno 1980 su Canale 5. Nel 2010 è stata riproposta in versione restaurata sul canale Fox Retro della piattaforma satellitare Sky Italia e in chiaro su Rai 2.

La serie si svolge usualmente sulla nave Pacific Princess, in cui i passeggeri e l’equipaggio hanno avventure romantiche e divertenti. In alcune puntate furono usate altre navi: la gemella Island Princess, la Stella Solaris (per una crociera nel Mediterraneo), la Pearl of Scandinavia (per una crociera cinese), la Royal Viking Sky (per crociere in Europa) e la Royal Princess (per una crociera ai Caraibi). 

La particolarità della serie era costituita dal fatto che il cast dei passaggeri, che cambiava di puntata in puntata, era costituito da attori molto conosciuti, per la maggior parte negli Stati Uniti d’America.

I personaggi fissi della serie erano i membri dell’equipaggio, ossia il capitano Merrill Stubing, la direttrice di crociera Julie McCoy (sostituita nelle ultime stagioni da Judie McCoy), il barman Isaac Washington, la figlia del capitano Vicky Stubing (aggiuntasi successivamente), il dottore Adam Bricker e Burl Gopher Smith. Questi personaggi fissi avevano ruoli e caratteri ben definiti.

Un altro aspetto peculiare di Love Boat era il suo formato di scrittura: la puntata era divisa in segmenti differenti, e ogni segmento veniva scritto da un gruppo differente di autori, che lavorava sul proprio gruppo di attori e sulla propria storia.

Love Boat – Curiosità
  • La serie è basata sul film tv The Love Boat del 1976, a sua volta ispirato dal romanzo The Love Boats di Jeraldine Saunders, una vera direttrice di crociera.
    In seguito il film tv ebbe due sequels The Love Boat II e The New Love Boat, entrambi del 1977.
  • Nel 1990 venne prodotto un film per la TV, The Love Boat: A Valentine Voyage
  • Una seconda serie, Love Boat – The Next Wave venne prodotta tra il 1998 e il 1999. Il ruolo del protagonista venne affidato a Robert Urich come Capitano Jim Kennedy, un ufficiale della marina americana in pensione. Alcuni membri del cast della serie originale presero parte ad un episodio, nel quale viene rivelato che Julie Mc Coy e “Doc” Adam Bricker sono sempre stati segretamente innamorati, ma trattenuti dal fatto di essere, a quei tempi, colleghi, ed alla fine del quale diventano finalmente una coppia.

  • In Italia, il programma venne presentato con una sigla italiana, cantata da Little Tony. Questa sigla è diventata molto famosa ed entrò in hit parade.
  • La cantautrice australiana Kylie Minogue ha scritto ed interpretato un brano dedicato alla celebre serie televisiva, chiamato appunto Loveboat.
  • La Pacific Princess, ferma dall’Ottobre del 2008 anni presso il porto di Genova per delle riparazioni, sara’ venduta all’asta. Il broker delegato sara’ Andrea Fertonani della Ferrando & Massone di Genova.    Al termine di una lunga, tristissima trattativa, ciò che resta della “Love Boat” è stata venduta a una società turca, la Cemsan, specializzata in demolizioni, per poco più di due milioni e mezzo di euro.
  • E proprio questa, la demolizione, sarà con ogni probabilità la fine imminente della nave che, smessi i panni della star televisiva (nome d’arte, Love Boat, nome reale “Pacific Princess”) si era dedicata alle crociere in Sudamerica, prima di essere venduta a una società spagnola, con l’obiettivo di concludere in bellezza la sua carriera nel Mediterraneo. La nave, costruita nel 1971 in un cantiere navale dell’allora Germania Ovest, era prima di proprietà della statunitense Princess Cruises. Fu poi venduta nel 2001 ad una compagnia spagnola che, in seguito a dei problemi economici, se la vide pignorare. Dal 2008, era ormeggiata presso i cantieri navali San Giorgio del Porto a Genova in attesa di un restyling. Nel luglio del 2013 la nave fu trasferita in Turchia per essere dismessa e smantellata ma alcuni problemi tecnici, che hanno determinato la morte di due uomini e il ferimento di molti altri, hanno ritardato tale operazione ed ora la nave risulta sotto sequestro.

Nel corso degli anni la “Love Boat” ha trasportato centinaia di passeggeri lungo la costa pacifica del Messico, in crociere piuttosto brevi. Per gli standard di oggi è una nave piuttosto piccola: è lunga 167 metri e pesa circa 20mila tonnellate – le attuali navi da crociera pesano tra le 120mila e le 250mila tonnellate – e, come ha detto anche Mike Driscoll, direttore della pubblicazione di settore Cruise Weeknon c’era niente da fare a bordo, se non bersi qualche birra per far passare il tempo. In pratica la demolizione della nave è inevitabile, scrive NBC, anche perché non c’è modo di renderla competitiva nel mercato di oggi.

Un Cult: Frankenstein Junior – A.B. Norme…

 

Frankenstein Junior

 

 

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Un Cult: Frankenstein Junior – A.B. Norme…

AB-Norme

Tutto ha inizio quando Igor (Marty Feldman), impegnato nel procurare un cervello umano al Dr. Frederick Frankenstein da inserire nella Creatura, rompe accidentalmente il barattolo selezionato, portando al dottore un altro cervello, quello di un tale “AB-Norme”…
La Creatura al suo risveglio dà però segni di violenza e follia, e ciò porterà inevitabilmente al celebre scambio di battute tra Igor (o Aigor, che dir si voglia) e Frankenstein qui di seguito.

Frederick: Aigor, posso parlarti un momento?
Igor: Certamente!
Frederick: Siediti, vuoi?
Igor: Grazie. [si siede a terra]
Frederick: No, no! Più su!
Igor: Oh! Grazie. [si siede su uno sgabello]
Frederich: Dimmi, quel cervello che mi hai portato era di Hans Delbrück?
Igor: No.
Frederick: Ah! Be’… Ehm, ti dispiacerebbe dirmi di chi era il cervello che gli ho messo dentro?
Igor: Non si arrabbierà, eh?
Frederick: No, io non mi arrabbierò!
Igor: A.B. qualcosa…
Frederich: “A.B. qualcosa”? “A.B.” chi?
Igor: A.B… Norme.
Frederick: “A.B. Norme”?
Igor: Sono quasi sicuro che era quello il nome.
Frederick: Vorresti dire che io ho messo un cervello “abnorme”… in un energumeno lungo due metri e venti… e largo come un armadio a due ante?! [comincia ad urlare] Canaglia! [inizia a strangolarlo come precedentemente aveva fatto il mostro con lui] È questo che vorresti dirmi?!

Il video

In lingua originale:

Una storia triste: mi sono fatto ibernare nel ’94 e mi sono risvegliato oggi…!

 

storia triste

 

 

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Una storia triste: mi sono fatto ibernare nel ’94 e mi sono risvegliato oggi…!

Ciclicamente vivo periodi di introspezione conditi da sprazzi di scarsa tolleranza nei confornti del prossimo. Giorni in cui mi sveglio e mi sento un alieno. Ecco la mia triste storia:

Corre l’anno 1994. Berlusconi, con Fini e Bossi, vince le elezioni ed io non posso accettarlo. Mi chiedo come sia possibile che la gente abbia cacciato a calci in culo dall’Italia uno come Craxi, perché rubava, ed accetti senza problemi il suo vassallo Silvio. Mi chiedo come sia possibile che in una nazione intelligente come la nostra, che per anni si è fatta guerra per unirsi sotto un’unica bandiera, possa vincere un partito secessionista come quello di Bossi. Mi chiedo come sia possibile che in una nazione che decenni prima aveva appeso a testa in giù un fascita come Mussolini dare di nuovo il proprio voto a gente dello stesso partito. Follia! Che problema ha la gente?

Internet è agli albori e Google ancora non esiste. La maggior parte delle persone non ha ancora un telefonino da mettere in tasca. La vecchia politica è oramai andata, i grandi eroi come Falcone e Borsellino sono passati a miglior vita. Si prospettano anni bui e per questo motivo contatto un mio amico negli Stati Uniti che anni prima mi aveva parlato di una tecnica criogenica messa a punto da alcune aziende americane:

– Ehi, ciao! Hai letto? Qui in Italia ce la passiamo un po’ male
– Yes cavolo, my friend, non vi invidio!
– Senti, ti ricordi di quando mi hai parlato di quelle società in cui è possibile farsi congelare in attesa che si trovi una cura alla propria malattia?
– Sure! È nella mia city! Ma why me lo chiedi?
– Perché non c’è cura alla mia orticaria, ai bruciori di stomaco e al giramento di palle che mi provoca il vivere in questa nazione! A condividere la stessa aria con questo popolo demente. Voglio ricorrere al trattamento criogenico e farmi risvegliare quando Berlusconi, Bossi e Fini non saranno più al potere!
– Cavolo, è una scelta drastica, ne sei sure?
– Cazzo, si! Mettimi in contatto con loro immediatamente!

Segue un lungo scambio di lettere tra me e l’azienda, spiego le mie forti motivazioni e loro accettano.
Passa ancora qualche mese, sento il suono del campanello di casa, apro e mi ritrovo davanti questi scienziati americani che mi avvertono di salutare i miei cari, di raccogliere solo il necessario e di seguirli al loro laboratorio.
Il cuore mi batte forte, finalmente il mio sogno si avvera!
Li seguo, entro in macchina, mi bendano come nei film. Segue un lungo viaggio, parlano tra di loro, non capisco un cazzo! Dannata inutile ora di inglese a scuola, dopo 10 anni so solo intrattenere conversazioni il cui soggetto sia la penna sul tavolo!
Il viaggio dura un bel po’’. Si fermano, mi fanno scendere, mi tengono per le braccia. Una strada sterrata seguita da scalini e poi in ascensore. Arriviamo al piano, mi tolgono la benda. Cazzo che luce! Non ci vedo più. Si avvicina a me un dottore, mi visita e da l’ok. Mi mostrano una specie di contentiore con tanti tubi intorno, mi dicono di spogliarmi e di stendermi all’interno. Lo faccio.
Passano alcuni minuti, arriva un nuovo scienziato che sa parlare italiano:

– Buongiorno Signor Christian
– Buongiorno
– Le diamo il benvenuto presso il nostro laboratorio. non si deve preoccupare, la criogenia è oramai una pratica sicura al 100%. La addormenteremo e il computer la risveglierà non appena ci sarà una cura per la sua orticaria e per il suo giramento di palle cronico. La sveglieremo come da sua richiesta presumibilmente quando Berlusconi and friends non saranno più al potere.
– Che dire? Grazie! Grazie per questa fantastica opportunità, grazie per avermi salvato la vita!

Il sarcofago si chiude, arriva il freddo, tanto freddo, la luce si spegne. Chiudo gli occhi. Che cazzo di freddo!

zzzzzzz…
zzzzzz…….
zz….
Tlin…tlin…beep…beep…beeeeeep!

Che cos’è questo rumore? Riapro gli occhi. Qualcosa secondo me non ha fuznionato. Il sarcofago si riapre, passati gli effetti della luce accecante riesco ad intravedere delle figure. La vista mi ritorna, “Cazzo, sono tutti più vecchi!”:

– Bentornato Sig. Christian e benvenuto nel 2018! Sono passati 24 anni!
– …eh? Ma cosa dice? Saranno passati si e no 10 minuti!
– Per Lei forse si, ma si fidi, sono trascorsi 24 anni!

Non ci credo, ma poi mi portano un giornale, è esattamente il 26 settembre del 2018, Grande Giove!

– Sig. Christian abbiamo una buona notizia! Berlusconi, Fini e Bossi non sono più al potere!
– Oddiooooooooooo, allora sono in paradiso!!!

Tutto il team ride.

Mi riaccompagnano a casa, i miei sono invecchiati, mio padre mi viene incontro e mi abbraccia.
Passati i convenevoli inizia a spiegarmi di come si sia evoluto il mondo:

– Internet è il luogo in cui è racchiusa tutta la conoscenza umana e tu puoi accedervi grazie allo Smartphone!
– Porca troia che bello!
– Si ma per la maggior parte del tempo lo userai con i giochini
– Ah…
– Hanno inventato dei luoghi in cui puoi dar sfogo a la tua rabbia, a tutte le tue frustrazioni e alle tue insicurezze. Si chiamano Social Network.
– Per la puttana miseria! Finalmente un mondo migliore!
– Per niente! È peggio di prima, prima se eri scemo te lo tenevi per te, adesso ne fai sfoggio senza vergogna
– Ma che cazzo dici?
– Si! È così, mi spiace! Oggi la gente crede di sapere tutto ma non sa un cazzo e se glielo fai notare ti offende
– Oddio…
– La TV tradizionale è quasi morta…
– …finalmente una buona notizia…
– Ma c’è gente che si arricchisce con inutili filmini amatoriali su Youtube
– Cazzo! Be’ almeno gli scienziati mi hanno detto che Berlusconi, Fini e Bossi non ci sono più…
– …nsomma…
– In che senso “insomma”?
– Ricordi Beppe Grillo?
– Chi, il comico?
– Si, ha creato un partito politico fatto da gente che non capisce un cazzo di politica e fa politica. Ha creato un partito di gente che non capisce un cazzo di medicina e parla di medicina…
– Ma papà, cosa stai dicendo? Mi stai facendo venire i brividi!
– I “presidenti del consiglio”…
– …guarda che secondo la Costituzione in Italia c’è un solo presidente del coniglio…
– …adesso ne abbiamo 2 in pratica…
– …ho paura, dimmi chi sono!
– Luigi Di Maio del partito di Beppe Grillo, prima di diventare un politico vendeva hot dog alle partite di calcio. Una garanzia per questo paese. L’altro è Salvini della Lega…
– …della Lega Nord?
– No, della Lega, ha cambiato nome così da prendere voti in tutta Italia. Infatti lo hanno votato pure al Sud. L’Italia ha molti più problemi di prima
– Papà mi stai mentendo, sto leggendo i giornali su internet e vedo che non esiste più la Mafia, almeno questa è una conquista!
– Non è che non esiste più, semplicemente non ne parlano più! Salvini e il suo partito danno, per ogni cosa, la colpa agli immigrati e ai rifugiati…
– …del resto il nero sta bene su tutto no?
– Fai lo spiritoso tu, ma puntano il dito verso chi è diverso solo per non parlare più di disoccupazione, corruzione, delle mafie. Hai fatto una scelta sbagliata, ti sei fatto congelare per metterti alle spalle anni che ti sembravano bui per ritorvare al tuo risveglio anni ancora più cupi. Oggi è uno schifo. Ti ricordi dell’Africa, della gente in fila per farsi vaccinare? Qui in Italia li consideriamo arretrati ma poi abbiamo il problema opposto, da qualche anno infatti ci sono i NOVAX, gente che si batte per non far vaccinare i propri figli. Ti rendi conto?
– Papà mi presti 3.000 Euro?
– Cazzo ci devi fare?

Adesso è il 28 settembre 2018, sono volato in Svizzera. Grazie ad Internet ho scoperto che esistono cliniche specializzate nell’eutanasia. Dentro è appena entrato il paziente numero 18, tra un poco tocca a me.

Addio.

 

fonte: http://www.conlecorna.it/una-storia-triste-mi-sono-fatto-ibernare-nel-94-e-mi-sono-risvegliato-oggi/

Dal Giappone le turbine sottomarine: dalle onde del mare 10 volte l’energia di una centrale nucleare, pulita ed economica!

energia

 

 

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Dal Giappone le turbine sottomarine: dalle onde del mare 10 volte l’energia di una centrale nucleare, pulita ed economica!

 

LE TURBINE SOTTOMARINE CHE PRODUCONO DALLE ONDE 10 VOLTE PIÙ ENERGIA DI UNA CENTRALE NUCLEARE

Produrre energia pulita sfruttando le onde del mare. Un’idea non del tutto nuova ma in Giappone è realtà e promette di produrre 10 volte più energia rispetto a quella del nucleare.

Un’idea nata nel 2012 grazie agli scienziati dell’Okinawa Institute of Science and Technology Graduate University (OIST) in Giappone col un progetto intitolato “Sea Horse”. L’obiettivo? Sfruttare l’energia della corrente oceanica Kuroshio.

Quest’ultima è la seconda corrente oceanica più grande del mondo, dopo quella circumpolare antartica. Nasce nell’Oceano Pacifico al largo delle coste di Taiwan e si sposta verso il Giappone, dove si uanisce alla corrente del Pacifico settentrionale. Il suo soprannome è “corrente nera”, traduzione letterale di kuroshio, per via del colore intenso e scuro delle sue acque.

Nel tratto di costa giapponese lambito da questa corrente, gli scienziati giapponesi puntano a produrre energia pulita grazia a queste turbine sommerse ancorate al fondo del mare attraverso i cavi di ormeggio. Le turbine sono in grado di convertire l’energia cinetica delle correnti naturali di Kuroshio in elettricità, poi trasmessa a terra attraverso cavi sottomarini.

La fase iniziale del progetto ha avuto successo. Da allora il team ha avuto un’altra idea: sfruttare i tetrapodi, strutture spesso poste lungo la linea costiera per indebolire la forza delle onde in arrivo e proteggere le rive dall’erosione.

“Sorprendentemente, il 30% della riva del mare in Giappone è coperto da tetrapodi e sistemi di protezione contro le onde” spiega il professor Tsumoru Shintake a capo della ricerca.

Basta sostituirli o ancorare ad essi delle turbine per generare energia pulita e contemporaneamente proteggere le coste.

“Utilizzando solo l’1% delle coste del Giappone si possono generare circa 10 gigawatt di energia, pari a 10 centrali nucleari”.

Per affrontare questa idea, i ricercatori dell’OIST nel 2013 hanno lanciato il progetto WEC che prevedeva l’immissione di turbine in punti chiave della linea costiera per generare energia. Ogni postazione avrebbe consentito alle turbine di essere esposte alle condizioni ideali sia per generare energia pulita e rinnovabile che per proteggere la costa dall’erosione.

Le turbine stesse sono state costruite per resistere alle forti spinte delle onde. Molto flessibili e leggere, secondo gli scienziati sono state progettate per non danneggiare la vita marina visto che le pale ruotano a una velocità accuratamente calcolata, che consente alle creature eventualmente intrappolate di fuggire.

Ora, il professor Shintake e i ricercatori dell’unità hanno completato i primi passi del progetto e stanno preparando l’installazione dei modelli di turbine dal diametro di 0.70 metri, per il loro primo esperimento commerciale. Il progetto prevede l’installazione di due turbine che alimenteranno i LED per una dimostrazione.
“Immagino il pianeta tra duecento anni. Spero che queste [turbine] lavoreranno sodo e bene, su ogni spiaggia su cui sono state installate” ha detto Shintake.

 

Francesca Mancuso da: https://www.greenme.it/informarsi/energie-rinnovabili/25145-turbine-giapponesi-oceano

 

Buon compleanno Gaetano – Il 25 maggio del ’53 nasceva l’indimenticabile Gaetano Scirea. Oggi avrebbe compiuto 66 anni, se…

 

Gaetano Scirea

 

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Buon compleanno Gaetano – Il 25 maggio del ’53 nasceva l’indimenticabile Gaetano Scirea. Oggi avrebbe compiuto 66 anni, se…

 

La Domenica Sportiva del 3 settembre 1989 tutta incentrata sulla seconda giornata di Serie A e sulla sorprendente vittoria della Lazio sul terreno del Milan viene interrotta bruscamente mentre il rullo che manda in onda i servizi sui match è già partito. Un affranto Sandro Ciotti spiega la ragione. Gaetano Scirea, il libero campione del mondo con maglia azzurra nella magica notte di Madrid è morto in un incidente stradale, in Polonia, dopo esser andato a visionare in qualità di allenatore in seconda dei bianconeri il Górnik Zabrze, innocua squadra della Slesia che verrà sconfitta 1-0 in Polonia e 4-2 a Torino nel primo turno di Coppa UEFA 1989/90.

Marco Tardelli in studio alla Domenica Sportiva, compagno di tante avventure con Scirea, si copre il volto con le mani…

Nato in provincia di Milano nel 1953, Scirea disputa due stagioni in prima squadra con l’Atalanta, esordendo in A a solo 19 anni in un Cagliari-Atalanta 0-0. Scelto per sostituire Salvadore, passa nella stagione 1974/75 alla corte di Madama a cui legherà il nome fino al giorno della morte e oltre. Quattordici stagioni, 377 presenze e 24 gol in campionato, l’ultimo dei quali da subentrante al 90′ in un Sampdoria-Juventus dell’aprile 1988 che vale ai bianconeri allenati da Marchesi un immeritato 2-2. Sette scudetti, solo uno in meno di Furino cui succede come capitano. E poi due Coppe Italia e un esemplare di ciascuna delle cinque coppe internazionali.
Anche la nazionale arriva assai presto, il 30 dicembre 1975 nell’amichevole Italia-Grecia. Presenza inamovibile nella nazionale di Bearzot colleziona in tutto 78 presenze, 10 delle quali da capitano, e soprattutto il titolo mondiale di Spagna ’82.

Di ruolo libero, ma con i piedi buoni, Gaetano Scirea chiude la carriera con l’invidiabile record di non aver mai ricevuto un’espulsione in carriera, di solito i centravanti avversari escono dal campo stringendogli la mano quasi in segno di riverenza, i tifosi avversari quelle rare volte che esce dal campo in anticipo invece le mani gliele battono per ammirazione, mai fuori tempo, mai scomposto, elegante come un Rolex in mezzo ad un’esposizione di Swatch.

Raccontarne le gesta non è semplice, anche perché, come disse Sandro Ciotti quel tremendo 3 settembre ai microfoni della Domenica Sportiva, è inutile spendere parole per illustrare un uomo che si è illustrato da solo per tanti anni sui campi del mondo, che ha conquistato un titolo mondiale con pieno merito, che era un campione non soltanto di sport ma soprattutto di civiltà.

Ce lo porta via un incidente stradale in Polonia.

E tutta l’Italia allora lo pianse, ora lo ricorda…