Padre Zanotelli accusa ancora: “Sui migranti saremo giudicati come i nazisti”

 

Padre Zanotelli

 

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Padre Zanotelli accusa ancora: “Sui migranti saremo giudicati come i nazisti”

Parla il religioso attaccato dai leghisti: “Il Vangelo parla di perdono, di accoglienza, se siete cristiani non potete scegliere chi si regge sull’odio o sul disprezzo”. Come Salvini

“Il Vangelo parla di perdono, di accoglienza dell’altro, se siete cristiani e lo scegliete non potete scegliere Salvini. La Storia ci giudicherà come noi oggi giudichiamo i nazisti”. Padre Alex Zanotelli, missionario, critica con forza e coerenza la politica anti-immigratoria sbandierata dal vicepremier che ama indossare divise militari e la Lega ricambia attaccandolo e screditando la sua figura religiosa. Direttore per anni di “Nigrizia”, l’80enne padre Zanotelli della comunità comboniana è autore del recente pamphlet pubblicato da Chiarelettere Prima che gridino le pietre.

Padre, il leghista Alessandro Pagano si è riferito a lei dicendo che “di questi pseudo preti non abbiamo bisogno” perché, a parere dell’esponente della Lega, “il suo unico chiodo in testa è attaccare #Salvini”.

Prima di tutto non voglio attaccare nessuno, non mi interessa e men che meno mi interessa Salvini. Il problema non sono i leghisti. Ho invece sempre detto con chiarezza che ognuno deve decidersi nella vita e ho parlato ai cristiani.

Decidersi su cosa?

Se siete cristiani potete naturalmente scegliere qualunque politica, ognuno è libero, però dovete fare i calcoli con vostra coscienza. Il Vangelo parla di perdono, di accoglienza dell’altro e se lo scegliete non potete scegliere il Vangelo di Salvini che si regge sull’odio o sul disprezzo dell’altro. Mi meravigliano però tanti cristiani.

Perché?

Non c’è coerenza con quello che credono e dicono. Faccio perciò appello ai cristiani leghisti. A loro dico: provate a chiedervi che cuore avete. Un uomo se è un uomo si commuove davanti a certe realtà. Fin da tempi più antichi far fuori un bambino o trucidare qualcuno faceva scattare qualcosa nel cuore. Come è possibile che noi che ci dichiariamo umani siamo diventanti così insensibili?

Intende i migranti che affogano nel Mediterraneo e che non vediamo?

Certo: se non vediamo non sentiamo. Per questo hanno messo il cordone sanitario intorno alla Libia: se non si vedono la gente non reagisce quando, come ieri, periscono in mare 117 persone e altri 60 sono morti davanti al Marocco. Se sappiamo i dettagli, un bambino che aveva due anni, una donna affogata, allora sentiamo qualcosa. Invece è possibile diventare così bestie da non sentire? Da non avere un sentimento? Non giudico ma chiedo: siete uomini o bestie? Decidetelo. Persino la bestia è più tenera in certe situazioni. Ne sono certo: i nostri nipoti diranno di noi le stesse cose che diciamo noi dei nazisti e di Auschwitz. L’Europa dovrà rispondere davanti alla storia. Un giorno non ci sarà più la tribù bianca che governa il mondo e allora verremo portati davanti alla storia per questi che sono delitti come lo sono stati il colonialismo e il neocolonialismo. La storia ce lo rinfaccerà.

Dalla Lega lei è stato definito “globalista” e il termine vuole essere dispregiativo.

Non parlo in chiave politica. Non sono un globalista se non nel senso che siamo un unico mondo, che siamo tutti su un’unica barca e quindi o ci salviamo insieme o periremo tutti insieme: se il pianeta va incontro al disastro ecologico la pagheremo tutti, se saltiamo in aria per una bomba atomica saltiamo per aria tutti. Pertanto dobbiamo fare i conti a livello globale, non è possibile che gli otto uomini più ricchi della Terra abbiano quanto miliardi di persone e che quattro miliardi di persone vivano con due dollari al giorno. È allora globalismo pensare che tutti hanno diritto a un minimo di vita: queste sono le domande che dobbiamo porci, sono i ragionamenti che dobbiamo fare.

 

 

fonte: https://www.globalist.it/politics/2019/01/20/padre-zanotelli-accusa-ancora-sui-migranti-saremo-giudicati-come-i-nazisti-2036307.html

Un Preside Fantastico – Scrivono “il preside è gay” su muro della scuola – Lui non cancella la scritta – “Non è la falsa attribuzione di una condizione, ma il fatto che uno studente del mio liceo l’abbia pensata come un’offesa, resti lì come pietra d’inciampo per l’intelligenza umana”

 

gay

 

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Un Preside Fantastico – Scrivono “il preside è gay” su muro della scuola – Lui non cancella la scritta – “Non è la falsa attribuzione di una condizione, ma il fatto che uno studente del mio liceo l’abbia pensata come un’offesa, resti lì come pietra d’inciampo per l’intelligenza umana”

Scrivono ‘il preside è gay’ ma lui non cancella la scritta: resti come pietra d’inciampo

Dipinta con una bomboletta sul muro del Liceo Scientifico Oriani di Ravenna. Il dirigente spiega: offende non la falsa attribuzione ma che qualcuno l’abbia pensata come offesa.

Una risposta da vera e propria lezione da educazione civica alla stupidita dei solidi omobobi.
“Il preside è gay”. Questa la scritta comparsa ieri su un muro esterno del Liceo Scientifico Alfredo Oriani di Ravenna. Ma quando alcuni docenti gliel’hanno fatto notare, il dirigente scolastico Gianluca Dradi ha deciso di lanciare un messaggio chiaro. “Ciò che offende – ha scritto il preside sul suo profilo Facebook – non è la falsa attribuzione di una condizione, ma il fatto che uno studente del mio liceo l’abbia pensata come un’offesa. Non la farò cancellare: resti lì come pietra d’inciampo per l’intelligenza umana. #Nonnellamiascuola”.
“In un primo momento la mia reazione è stata semplicemente un’alzata di spalle – ha quindi spiegato Dradi al Resto del Carlino – Poi però ha prevalso l’idea di cogliere l’occasione per un piccolo gesto educativo nei confronti del presunto autore. A me non importa chi sia stato. Mi piacerebbe però che fra qualche tempo l’autore, ripassando davanti a quel muro, possa ravvedersi e vergognarsi di aver pensato che quell’epiteto fosse un’offesa. Il bullismo omofobo e non solo è una vera piaga che colpisce soprattutto gli adolescenti che vivono periodi di fragilità. Già quest’anno ho avviato due procedimenti disciplinari straordinari per atti verso compagni, oltre ad adottare qualche intervento più leggero per episodi più circoscritti”.
Tra i commenti al post, che ha fatto rapidamente il giro del web, quello di Sofia Dradi: “Fiera di essere figlia di quest’uomo”. Da Gianluca Dradi “una lezione di civiltà”, commenta Gaynews.

Lettera di una mamma siriana al suo bimbo morto in mare…

 

bimbo morto in mare

 

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Lettera di una mamma siriana al suo bimbo morto in mare…

“Se potessi scegliere dove farti nascere sceglierei il mare,
perché è l’acqua del grembo materno il primo contatto con il mondo.
La mia pancia ti ha protetto per nove mesi, lasciando fuori ogni male.
L’acqua del mio ventre è stata la tua morbida e avvolgente coperta,
la tua prima culla, la casa più bella dove hai vissuto.
Se potessi scegliere dove farti vivere, sceglierei una casa vicino al mare,
perché l’acqua purifica, rinnova, disseta. L’acqua è il regalo più grande.
L’acqua racconta emozioni, è natura, movimento, forza. L’acqua è vita.
Ma è nell’acqua del mare che ti ho perso, figlio mio.
Quel mare che abbiamo attraversato in cerca di una vita migliore,
quel mare oltre il quale iniziare una nuova vita,
perché i figli non possono scegliere dove nascere e a te, figlio mio, è capitato il posto peggiore.
Purtroppo siamo nati nella parte sbagliata del mondo, non è colpa di nessuno.
Perdonami se non sono riuscita a salvarti, se non sono stata forte,
se non sono riuscita a cavalcare le onde e portarti in alto, come in un gioco, come in una fiaba.
Se potessi scegliere dove farti morire ti riporterei dentro di me,
dove ti ho concepito, perché tornare nella natura dell’acqua materna,
l’unica acqua che non uccide,
significherebbe tornare indietro e farti nascere ancora, riportarti in vita”

estratto di una lettera di una mamma siriana al suo bimbo morto in mare di Paolo Vanacore

fonte: https://raiawadunia.com/lettera-di-una-mamma-siriana-al-suo-bimbo-morto-in-mare/

Papa Francesco: “Penso alle 170 vittime dei naufragi nel Mediterraneo. Cercavano un futuro per la loro vita, vittime forse di trafficanti di esseri umani. Preghiamo per loro e per coloro che hanno la responsabilità di quello che è successo” – Secondo voi con chi ce l’ha?

 

Papa Francesco

 

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Papa Francesco: “Penso alle 170 vittime dei naufragi nel Mediterraneo. Cercavano un futuro per la loro vita, vittime forse di trafficanti di esseri umani. Preghiamo per loro e per coloro che hanno la responsabilità di quello che è successo” – Secondo voi con chi ce l’ha?

Si, la domanda (retorica) è Con chi ce l’ha Papa Francesco?

Papa Francesco manifesta al mondo tutta la sua angoscia ed il suo dolore, senza mascherare un filo di rabbia. Lo fa affacciandosi dalla finestra del Palazzo Apostolico per la recita dell’Angelus domenicale. Ai fedeli che sono radunati sulla piazza e a quelli che sono collegati in tv confida la sua profonda amarezza per quanto è accaduto in mare. «Oggi ho due dolori nel cuore: la Colombia e il Mediterraneo. Desidero assicurare la mia vicinanza al popolo colombiano, dopo il grave attacco terroristico di giovedì scorso alla scuola nazionale della polizia. Prego per le vitime e per i loro familiari e continuo a pregare per il cammino di pace in quel Paese». Il Papa fa una pausa, gli esce un sospiro amaro e poi continua: «Penso anche alle 170 vittime del naufragio nel Mediterraneo cercavano futuro per la loro vita. Vittime forse di trafficanti di esseri umani. Preghiamo per loro e per coloro che hanno responsabilità per quello che e’ successo».

E sì. Una preghiamo per qiesti moveri cristi morti in mare. Ma soprattutto una preghiera per coloro che ne hanno responsabilità , perchè ira questi disgraziati ne hanno proprio bisogno…

By Eles

La filosofia di Totò – Siamo uomini o caporali? …molto più che uno sketch comico…!

 

Totò

 

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La filosofia di Totò – Siamo uomini o caporali? …molto più che uno sketch comico…!

 

Totò Esposito è un attore “mestierante” che cerca di sbarcare il lunario proponendosi come comparsa a Cinecittà; a seguito di un diverbio con un certo Meliconi (da notare, si tratta dello stesso cognome del protagonista romanaccio di Un americano a Roma, interpretato da Alberto Sordi nel 1954), viene considerato pazzo e ricoverato in una casa di cura.

Totò espone al medico che lo sta visitando la sua teoria sul “Siamo uomini o caporali?”. Ecco il testo:

“L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: uomini e caporali.
La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza.
Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama.
I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque.
Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera!”

(segue dopo il video)

Alcune riflessioni sulla teoria “uomini o caporali”

La scelta della categoria dei Caporali – Totò nel teorizzare la sua teoria, ha scelto di classificare la categoria di persone che sfruttano gli Uomini definendoli come Caporali. La scelta non è casuale; il caporale rappresenta, nella visione di Totò, un tipo di uomo che può facilmente trovarsi ad abusare del suo piccolo ma, al tempo stesso, significativo potere, in quanto può avere un “posto di comando, senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza”. Il caporale rappresenta al meglio questa tipologia umana; un tenente, un capitano, un colonnello non sarebbero stati scelte ugualmente felici, perché gli ufficiali dovrebbero essere almeno dotati di una preparazione specifica e di una discreta cultura. Che poi nei vari episodi del film, il caporale possa avere le sembianze anche di un ufficiale o di un uomo di cultura, quale un direttore di giornale, è altro discorso; magari saranno uomini “colti”, ma nell’animo rimangono dei caporali, in quanto “caporale si nasce, non si diventa!”.

I Caporali e le donne – Nel caratterizzare il comportamento dei Caporali, particolare attenzione viene posta al loro modo di fare con le donne: il Caporale tendenzialmente approfitta del suo piccolo/grande potere per cercare di ottenere vantaggi nei rapporti con le donne; o attraverso la minaccia (“non ti assumo se non…”) o attraverso le promesse (“se sei gentile con me, …”). Un caporale particolare: il ragioniere Casoria – In un altro film, La banda degli onesti, Totò ci presenta una figura esemplare di caporale: il ragioniere Casoria.

Il ragioniere Casoria – Non tutti lo conoscono, ma il personaggio del ragioniere Casoria, nel film, è probabilmente uno dei personaggi più importanti e, purtroppo, più attuali della complessiva opera cinematografica di Totò. Il ragioniere Casoria entra a pieno titolo nella categoria dei caporali, ma con un’aggravante. E’ un uomo di potere, perchè in quanto amministratore del condominio dove Totò (Antonio Bonocore) svolge il suo lavoro di portiere, può licenziarlo da un momento all’altro se non ubbidisce alle sue disposizioni. L’aggravante sta nel fatto che è un lestofante, e le sue disposizioni consistono nel coinvolgere il portiere Totò nell’imbroglio sul carbone da utilizzare per il riscaldamento: ne vorrebbe far pagare 120 quintali al condominio per comprarne solo 40. Totò da persona onesta si rifiuta e il ragionier Casoria decide immediatamente di sostituirlo con altro portiere (Memmo Carotenuto) più “morbido “.  L’Italia di oggi è piena di ragionieri Casoria, ma soprattutto è divenuta piena di persone alla Memmo Carotenuto.

Passare dalla parte del Ragioniere Casoria – È l’amara considerazione di Totò. “Passare dalla parte del ragioniere Casoria”. E’ quello che propone Totò a Peppino de Filippo, altro personaggio onesto spinto a divenire un falsario, per risolvere i loro problemi: “Ci sarebbe una soluzione, adeguarsi, questo è il segreto! Passiamo dall’altra parte, saltiamo l’ostacolo a pie’ pari, disertiamo, passiamo dalla parte del ragioniere Casoria! “.

Grande Totò

Un Cult: Benigni e Troisi in “Non ci resta che piangere” – La lettera a Savonarola.

 

Troisi

 

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Un Cult: Benigni e Troisi in “Non ci resta che piangere” – La lettera a Savonarola.

 

Un cult – La lettera che Saverio (Roberto Benigni) e Mario (Massimo Troisi) scrivono a Savonarola… Divertentissomo.

SAVERIO: Dammi un foglio!

Troisi prende un foglio di carta con sul retro i conti della macelleria.
SAVERIO: Ma che mi dai un foglio con dietro i conti della macelleria?
MARIO: Ma dietro è bianca, puoi scrivere qua!
SAVERIO: Devo scrivere  al Papa con dietro i conti della macelleria? Imbecille, allora vuoi risparmiare!

Troisi gli dà un foglio pulito. Manca la penna. Benigni strappa una penna a un “pennuto” della macelleria dove si trovano (di Vitellozzo), esclamando: “Qui c’è la cartoleria a portata di mano!”.
MARIO: M’arraccumando, Saverio!
SAVERIO: Stai tranquillo.
MARIO: Con educazione, non ci dobbiamo far riconoscere…cerchiamo di  farla un po’ anonima.
SAVERIO: Allora dettala te! Vai!
MARIO: Caro Savonarola.
SAVERIO: Prima la data; quanto sarà?
MARIO: Quasi il 1500.
SAVERIO: Quasi il 1500?
MARIO: Lo sai tu quanto ne avimmo?
SAVERIO: (pensando alla loro vita “normale”) Che scrivi? Ti arriva una lettera, Roma quasi 2000?
MARIO: Metti, estate quasi 1500.
SAVERIO: Mi informo io della data.
MARIO: Allora leva la data.
SAVERIO: Caro…? Non è nostro amico…
MARIO: Aspetta un attimo, non scrivere subito. Santissimo Savonarola…
SAVERIO: Santissimo …

MARIO: Come sei bello!
SAVERIO: Santissimo Savonarola! Quanto ci piaci a noi due! L’esclamativo ce l’avrà?
MARIO: Allora, se non si sa se ci sta l’esclamativo, “scusa la volgarità!”.
SAVERIO: Scusa la volgarità? E perché?
MARIO: Quello ogni cosa è peccato! E’ capace, vede il punto esclamativo … cos’è ‘sta cosa;  l’uomo con il puntino sotto, è peccato, noi ci mettiamo con le spalle al sicuro. Scusa le volgarità…
SAVERIO: Allora  mettiamo una freccia, questo è un esclamativo, non una volgarità!
MARIO: No, no; scusa le volgarità… eventuali.
SAVERIO: Eventuali?
MARIO: Eventuali! La vuoi scrivere come dico io, o no? Allora quello dice, perché hanno scritto le volgarità se non ci sono volgarità? Allora vuol dire che volevano essere volgari e non ci sono riusciti. Volgarità eventuali!
SAVERIO: Lascia vivere Vitellozzo.
MARIO: Potresti lasciar vivere Vitellozzo, se puoi?
SAVERIO: Savonarola!
MARIO: Savonarola! Mò dobbiamo cercare di spiegare per bene…
SAVERIO: Savonarola!
MARIO: Savonarola!
SAVERIO: Che c’è?
MARIO: Savonarola, e che è?
SAVERIO: Diamoci una calmata!
T. E che è? Qua pare che ogni cosa uno non si può muovere, e questo e quello, pure per te, oh!
SAVERIO: Oh!
MARIO: Due persone, due personcine, noi siamo due personcine per bene che non farebbero male nemmeno a una mosca…
SAVERIO: Figuriamoci!
MARIO: Figuriamoci a un santo come te!
SAVERIO: Un santone!
MARIO: Un santone come te! Anzi…
SAVERIO: Varrai più di una mosca.
MARIO: Lascia perdere, pare che lo mettiamo in competizione. Anzi, anzi spiega ogni cosa, varrai più di una mosca.
SAVERIO: Ciao.
MARIO: No, no, qua ci vuole un saluto per bene, da peccatore umile. Noi ti salutiamo con, proprio, non sappiamo nemmeno… scrivi, ti salutiamo con la nostra faccia sotto i tuoi piedi, proprio il massimo, senza chiederti nemmeno di stare fermo, puoi muoverti!
SAVERIO: Cioè, che vuol dire?
MARIO: La faccia sotto i piedi e può camminare; quello pensa siamo proprio due umili.
SAVERIO: Una bellissima immagine, la nostra faccia sotto i tuoi piedi e puoi muoverti quanto ti pare e piace e noi zitti sotto.
MARIO: Scusa il paragone di prima tra la mosca e il frate, non volevamo minimamente offenderti,  i tuoi peccatori di prima con la faccia dove sappiamo.
SAVERIO: Gli si è detto …
MARIO: Con la faccia dove sappiamo.
SAVERIO: Sempre zitti.
MARIO: Sempre zitti.

 

Arriva oggi il blue monday, il giorno più triste dell’anno…

 

blue monday

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Arriva oggi il blue monday, il giorno più triste dell’anno…

Ricerca, 4 italiani su 5 si sentono più o meno depressi

(ANSA) – Che si creda o meno al temutissimo Blue Monday, il giorno più triste dell’anno, che cade sempre il terzo lunedì del mese, gennaio è spesso associato a tristezza e umore nero. Infatti, mentre i ricordi del Natale si spengono – insieme alle luci della festa – quel che resta sono le brevi e grigie giornate, le lunghe notti buie e un conto in banca spesso più magro, al contrario del girovita che si allarga denunciando gli eccessi festivi. Combinando poi tutto questo con il ritorno al lavoro e le condizioni meteorologiche che non aiutano, non si può non essere trascinati in questo mood di mestizia e stanchezza. Ma una cosa positiva c’è: non siamo soli. Una recente ricerca promossa da Almond Board of California ha infatti rivelato che l’inverno è la stagione in cui gli italiani si sentono più scarichi, con meno di uno su cinque che dichiara di sentirsi al top delle energie in questo periodo dell’anno e un 44% che viaggia con le batterie cariche per metà o anche meno.

Tuttavia, secondo gli esperti, ci sono alcuni semplici accorgimenti che si possono adottare per contribuire a recuperare energie e buon umore: come fare dell’attività fisica, uscire con gli amici o concedersi qualche sfizio a tavola, nonostante le recenti feste, o ancora cambiare la nostra dieta inserendo alcuni nutrienti che possono aiutare a ridurre la stanchezza, come ad esempio le mandorle che contengono niacina (vitamina B3), acido folico e ferro e sono ricche di riboflavina (vitamina B2) e magnesio, tutti i nutrienti che contribuiscono a ridurre stanchezza e affaticamento. (ANSA).

tratto da:

http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/stili_di_vita/2019/01/19/arriva-il-blue-monday-il-giorno-piu-triste-dellanno_a5645b39-fb05-4156-8245-8e961009c170.html

21 gennaio – Giornata degli abbracci, fanno bene a mente e corpo, una difesa da stress, infarto e infezioni

 

Giornata degli abbracci

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21 gennaio – Giornata degli abbracci, fanno bene a mente e corpo, una difesa da stress, infarto e infezioni.

“L’abbraccio è il linguaggio più alto dell’anima e del corpo.”
[Jacques de Bourbon]

Gli abbracci sono un toccasana per la salute: rilasciano ormoni salutari come l’ossitocina, riducono i livelli di stress percepiti e misurati oggettivamente (con la riduzione del principale ormone dello stress, il cortisolo), fanno bene alla salute cardiovascolare, difendono dalle infezioni e sono in grado di sprigionare emozioni positive.

Abbracciarsi fa bene, insomma, tanto che dagli anni ’80 si festeggia in Usa la giornata nazionale degli abbracci, divenuta poi Giornata Mondiale (il 21 gennaio di ogni anno).

La giornata nasce ed è stata fissata in questo periodo che è ritenuto il più triste dell’anno perché segue le feste natalizie con il loro ‘lascito’ di nostalgia e precede un altro appuntamento per molti spinoso, San Valentino.

“Il sostegno sociale e le emozioni che siamo in grado di ricevere / trasmettere mediante un abbraccio aumentano il rilascio di ossitocina – spiega all’ANSA Francesco Bruno dell’Università Sapienza di Roma, autore insieme a Sonia Canterini di ‘La scienza degli abbracci’ (Franco Angeli) – da parte del sistema neuroendocrino”. Ciò si ripercuote positivamente sugli aspetti psicologici, emotivi e sociali della salute e del benessere. Gli abbracci, infatti – continua l’esperto – favoriscono la riduzione dei conflitti, il rafforzamento di attaccamento e legami, l’aumento della capacità di riconoscere le emozioni altrui (empatia), di fedeltà e sincerità. (ANSA).

DIECI sono i benefici che portano gli abbracci: 

1 – Gli abbracci ci fanno sentire “felici”!
Quando abbracciamo un’altra persona, i nostri corpi rilasciano ossitocina, un ormone associato con la “felicità”.

2 – Gli abbracci alleviano lo stress!
Un buon abbraccio diminuisce il nostro cortisolo o livelli “stress”.

3 – I bambini hanno bisogno di abbracci tanto quanto dell’acqua e del cibo!

4 – Gli abbracci ci rendono studenti migliori!
Gli studenti che ricevono un tocco di sostegno da un insegnante hanno il doppio delle probabilità di volontariato in classe.

5 – Gli abbracci migliorano il nostro gioco!
Più sono affettuosi i membri di una squadra l’uno con l’altro, più è probabile vincere.

6 – Un abbraccio al giorno toglie il medico di torno!
Un abbraccio stimola la ghiandola del timo, che regola la produzione di globuli bianchi, che ci tengono in buona salute e liberi da malattie.

7 – Un abbraccio ferma i virus!
Per le persone malate, ricevere un abbraccio, vuol dire rendere meno gravi i sintomi e ottenere una guarigione più velocemente.

8 – Un cuore che abbraccia è un cuore sano!
Un buon abbraccio, attenua il flusso di sangue e i livelli di cortisolo, e contribuisce a ridurre le frequenze cardiache.

9 – Una coppia che si abbraccia è una coppia felice!
Le coppie che sperimentano l’amore dei loro partner attraverso affetto fisico distribuiscono livelli superiori di ossitocina.

10 – Gli abbracci fanno sapere a qualcuno che ti interessa, senza dover dire una parola!

Parole durissime di Padre Zanotelli: la strage nel Mediterraneo peserà sulla coscienza di Salvini

 

Padre Zanotelli

 

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Padre Zanotelli: la strage nel Mediterraneo peserà sulla coscienza di Salvini

Il missionario pacifista: abbiamo un governo di barbari senza cuore, stiamo perdendo la nostra umanità.

Parole durissime: La nuova strage di migranti nel Mediterraneo dove secondo i dati forniti dall’Oim ci sono state altre 120 vittime “peserà sulla coscienza di Salvini”.

Padre Alex Zanotelli, il missionario pacifista, interpellato dall’Adnkronos, dice di non trovare “quasi più parole per quanto sta avvenendo”.

Racconta: “In questi giorni mi sono letto il rapporto dell’Onu su diritti umani dei rifugiati in Libia datato 18 dicembre 2018: è devastante. Abbiamo un governo di barbari senza cuore, stiamo perdendo la nostra umanità. La situazione è insostenibile. Non riesco a capire come si possa avere un governo a cui manca l’umanità”.

Padre Zanotelli riflette quindi sul nuovo recupero, da parte della Sea Watch, di altri 47 immigranti e pensa alle parole del ministro dell’Interno che ha detto che “finchè i porti resteranno aperti, i trafficanti continueranno ad uccidere”. Al che osserva Zanotelli: “Vediamo se ora riceve questi 47 disperati. Dal momento che i porti sono aperti – perché per chiuderli serve un documento scritto del ministro e non mi pare di averlo mai visto – li dovrà ricevere da qualche parte”.

Il missionario pacifista riflette anche sui sondaggi che danno sempre la Lega in testa: “Questa è un’altra sofferenza enorme. Purtroppo nel popolo italiano, ma nel resto dell’Europa la situazione non è diversa, non so cosa sia avvenuto. Siamo usciti da una Seconda guerra mondiale, da un crogiuolo terribile, avevamo la patria dei diritti e ora all’improvviso è caduta. Le ragioni fondamentali credo siano che la tribù bianca si sente ora minacciata. Abbiamo conquistato tutto e adesso ci sentiamo minacciati, abbiamo paura e allora dobbiamo difendere il nostro benessere. E’ assurdo vivere in un mondo così disuguale. Questo è ancora peggio di Salvini”.

 

fonte: https://www.globalist.it/news/2019/01/19/padre-zanotelli-la-strage-nel-mediterraneo-pesera-sulla-coscienza-di-salvini-2036277.html

Buon compleanno Sic – Oggi 20 gennaio Sic – Marco Simoncelli avrebbe compiuto 32 anni – Un ricordo.

 

Marco Simoncelli

 

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Buon compleanno Sic – Oggi 20 gennaio Sic – Marco Simoncelli avrebbe compiuto 32 anni – Un ricordo.

Davvero quel 9 ottobre ce l’hai stampato nel cervello, come il 1 maggio di Senna, il 14 febbraio di Pantani, l’8 maggio di Villeneuve. I giorni in cui quel pezzo del tuo cuore che avevi delegato al tuo idolo, al tuo campione, se n’è andato irrimediabilmente con lui. Perché Marco Simoncelli apparteneva a quella razza. Non tanto e non solo dei campioni (chissà dove sarebbe oggi Marco nell’immaginaria griglia di partenza di questa MotoGp: quel che è certo è che con i big aveva dimostrato di poterci stare alla grande…).

Il Sic apparteneva a quella rara stirpe di fenomeni che ti entrano sotto pelle, ti portano in moto o in auto o in bici con loro, ti entrano in casa e diventano parte di te, della tua quotidianità.
Lo abbiamo capito dopo, ahinoi, che cosa era diventato Marco, per i suoi tifosi, per i suoi fan, ad uno ad uno, in centinaia di migliaia, aggrappati ai suoi riccioli biondi e castani per provare invano a invertire il senso di un destino infame e avverso, che invece il Sic ce lo aveva portato via, in quell’umido pomeriggio di otto anni fa, a Sepang: Marco che cade, le moto di Edwards e Rossi che lo urtano, l’immediata percezione che quanto avevamo appena visto era troppo grave per sperare in un miracolo.
Fu in quell’istante che scoprimmo la “generazione Sic”: quella di quei giovani che nel sorriso bonario, nell’accento, nei riccioli di Marco s’identificavano, come lo facevano twettando all’impazzata, o ascoltando le note di Vasco Rossi. Un popolo immenso e dolente, che abbracciò l’amico e l’idolo al ritorno del feretro dalla Malesia fino alla sua Coriano.

Sepang, l’incidente, i soccorsi inutili, la tragedia, le lacrime, il cordoglio: un Paese intero si scoprì affratellato nello strazio, per aver perso, insieme a quei riccioli, un pezzetto del proprio futuro, della propria fantasia, della propria immaginazione. Perché Marco era soprattutto questo: un frammento maledettamente prezioso e nascosto del nostro domani, dei nostri sogni, delle nostre attese. E’ allora – come faranno molti suoi fan – ricordiamolo con una bella sgasata, pronto a scattare dal via, destinazione infinito.