Il fantastico monologo di Paola Cortellesi sulla famiglia dell’amore – Mi chiamo Anna e credo nella famiglia, la famiglia dell’amore…

 

Paola Cortellesi

 

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Il fantastico monologo di Paola Cortellesi sulla famiglia dell’amore – Mi chiamo Anna e credo nella famiglia, la famiglia dell’amore…

“Mi chiamo Anna e credo nella famiglia”. Sono appena apparsa nella pancia di mia mamma e sono piccola piccola. I miei genitori hanno 19 anni e si amano di una passione infinita infatti tra di loro sento arrivare parole di incoraggiamento….La prima volta che ci siamo visti è stato durate l’ecografia, loro mi guardavano e io guardavano loro. Mia madre era bellissima e mi ha detto: “Ciao Amore”. Io non conosco ancora il significato delle parole…ma sto imparando alcune frasi….ho sentito mia nonna: “siete degli incoscienti,ci potevate pensare prima”. Ho sentito anche mio papà: “sono troppo giovane e non ce la faccio” E poi mia mamma: “ma io ti amo”. 

Mi chiamo Anna e credo nella famiglia. Sono alta un metro perché sono ancora piccola ma ho due occhi azzurri e tutti mi dicono che sono bellissima.
Mamma invece ha gli occhi neri ma è bellissima anche lei. Io e mamma  abitiamo da sole in un casa piccola ma con una terrazza piccola grande dove vediamo il parco…. certe volte stiamo zitte e sentiamo gli uccellini cantare sugli alberi e stiamo benissimo. Ho tre giocattoli preferiti: un orsetto che se gli pigi la pancia emette peti strazianti, una signorina bionda di plastica…..e un tamburo di latta che io e mamma prendiamo a bastonate e ridiamo ridiamo finché non dormiamo sul lettone.
Io e mamma siamo felici. A scuola mi prendono in giro perché dicono che non ho un papà…ma non mi serve un papà se ho una mamma che mi vuole così bene. 

Mi chiamo Anna e credo nella famiglia. Faccio la terza elementare, ho una bicicletta rossa che però posso usare solo nel cortile, e sono fortissima a campana e un genio a un due tre stella. L’unico gioco in cui stento è nascondino….perché i maschi barano perché sono dei puzzoni. Sono un po’ agitata perché mamma la vedo meno. Esce con uno…sembrano fidanzati…Lui si chiama Massimo….con me è molto gentile ma non mi fa tanto piacere quando rimane a dormire con noi. Prima passavo tutto il mio tempo con mamma e adesso lei vuole stare con lui. L’altro giorno Massimo mi ha accompagnato a scuola e la bidella mi ha chiesto: “Eh chi è questo bel signore? E’ il tuo papà?”. No è solo Massimo, un amico di mamma. Non mi piace che venga a scuola e poi mamma non è più completamente mia . Massimo è simpatico ma con me non c’entra niente. Una volta ho fatto una marachella a scuola…ho messo dei sassi nel cesso delle femmine. Hanno subito chiamato mia madre ma lei era al lavoro…..è arrivato Massimo…mi ha dato un bacino….mi ha fatto una carezza. Si è chiuso nella stanza della direttrice e difendeva me. Mi ha fatto un’altra carezza e mi ha detto: “Andiamo a casa”. 

Mi chiamo Anna e credo nella famiglia. Io, mamma e Massimo, balliamo cantiamo e cuciniamo insieme. Massimo mi aiuta anche a fare i compiti. Io quest’anno ho gli esami di terza media e mi fa un po’ paura anche se la paura più grande è un’altra…Mamma da qualche settimana ha cominciato a stare poco e bene. Ha smesso di lavorare e sta poco bene. Prende quelle medicine che le fanno cadere i capelli. Questa notte ho sognato che ballavamo tutti e tre insieme…in equilibrio su una corda sospesa tra due grattacieli. Alla fine mi sono svegliata e quando mi sono voltata mamma non c’era più. Sono rimasta da sola con Massimo. Da sola con Massimo. Mi dicono che Massimo era solo il compagno di mia madre ma non mio padre……mi dicono che un padre vero in realtà io ce l’ho….mi dicono che devo andare a vivere con lui. Mi dicono che lui vuole conoscermi e continuare la sua vita con me. Questo signore…me lo hanno fatto conoscere e quando ha pronunciato il mio nome…..io non ho riconosciuto la sua voce: “Anna io sono Claudio tuo padre”.

E’ un bell’uomo. Ha i miei stessi occhi, la mia bocca e anche il mio sorriso. Gli somiglio tanto ma lui non assomiglia alla mia anima, alla mia vita non somiglia a me. Mi dicono che posso scegliere con chi stare….mi dicono che dipende da me. Quando sono arrivato a casa, Massimo stava preparando da mangiare come sempre…l’ho abbracciato stretto stretto: ” Ti serve una mano papà?”

Mi chiamo Anna e credo nella famiglia, la famiglia dell’amore. 

Un Cult – Robin Williams: il mitico monologo del professor Keating ne «L’attimo fuggente» – «Dobbiamo sempre guardare le cose da prospettive diverse»

 

Robin Williams

 

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Robin Williams: il mitico monologo del professor Keating ne «L’attimo fuggente» – «Dobbiamo sempre guardare le cose da prospettive diverse»

 

“Perchè sono salito quassù? Chi indovina?”
“Per sentirsi alto?”
“No! Grazie per aver partecipato.
“Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse.
E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi!” Coraggio!
E’ proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.  Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo: ci dovete provare.  Ecco: quando leggete, non considerate soltanto l’autore. Considerate quello che voi pensate. Figlioli dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più alto è il rischio di non trovarla affatto!
Thoreau dice: “Molti uomini hanno vita di quieta disperazione”, non vi rassegnate a questo, ribellatevi, non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno!
Osate cambiare, cercate nuove strade.!”

 

Salvini ricorda De André con i suoi versi “All’ombra dell’ultimo sole si era assopito un pescatore” …ora, cos’è che il nostro Ministro non ha capito di quel pescatore che “versò il vino e spezzò il pane per chi diceva ho sete e ho fame”…?

Salvini

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Salvini ricorda De André con i suoi versi “All’ombra dell’ultimo sole si era assopito un pescatore” …ora, cos’è che il nostro Ministro non ha capito di quel pescatore che “versò il vino e spezzò il pane per chi diceva ho sete e ho fame”…?

 

Matteo Salvini, il vicepremier, in occasione del ventennale della sua scomparsa ha postato una foto di Faber accompagnata da una frase della canzone “Il pescatore”:  “All’ombra dell’ultimo sole si era assopito un pescatore”…

…Ora, cos’è che il nostro Ministro degli interni non ha capito di quel pescatore che “versò il vino e spezzò il pane per chi diceva ho sete e ho fame”…?  Cos’è che non ha capito del vero significato di quel brano, un messaggio di tolleranza e accoglienza…?

Mai gaffe fu tanto evidente. Tutti sanno (forse tutti tranne Salvini) che quel pescatore non indugiò: “Non si guardò neppure intorno/Ma versò il vino spezzò il pane/Per chi diceva ho sete ho fame”…

Dai Matteo… dare pane e vino a chi ha fame ed ha sete non è proprio tra le tue abitudini…

E poi… Ma ve lo immaginate quante glie ne avrebbe cantate il “poeta degli ultimi” al cinico razzista di Salvini? Come può Salvini nominare De André, quello che ha dedicato la sua poesia alle minoranze, dai rom ai migranti, ai nativi americani, alle prostitute, ai tossicodipendenti.

“Fabrizio appartiene a tutti, ma sarebbe meglio ascoltarlo”, aveva consigliato la compagna Dori Gezzi in un’intervista HuffPost. Un consiglio che a Salvini forse è sfuggito proprio nel giorno del 20esimo anniversario dalla morte di De André.

By Eles

tratto da: Il Fastidioso

 

Testo
All’ombra dell’ultimo sole
S’era assopito un pescatore
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso
Venne alla spiaggia un assassino
Due occhi grandi da bambino
Due occhi enormi di paura
Eran gli specchi di un’avventura
E chiese al vecchio “dammi il pane
Ho poco tempo e troppa fame”
E chiese al vecchio “dammi il vino
Ho sete e sono un assassino”
Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
Non si guardò neppure intorno
Ma versò il vino e spezzò il pane
Per chi diceva “ho sete, ho fame”
E fu il calore d’un momento
Poi via di nouvo verso il vento
Davanti agli occhi ancora il sole
Dietro alle spalle un pescatore
Dietro le spalle un pescatore
E la memoria è già dolore
È già il rimpianto d’un aprile
Giocato all’ombra di un cortile
Vennero in sella due gendarmi
Vennero in sella con le armi
Chiesero al vecchio se lì vicino
Fosse passato un assassino
Ma all’ombra dell’ultimo sole
S’era assopito il pescatore
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso

Questa di Fabrizio è la storia vera – Un ricordo a 20 anni dalla scomparsa dell’immenso Fabrizio De André…

 

 

De André

 

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Questa di Fabrizio è la storia vera – Un ricordo a 20 anni dalla scomparsa dell’immenso Fabrizio De André…

 

Questa di Fabrizio (De Andrè) è la storia vera

Alcune sue canzoni sono finite nelle antologie della letteratura italiana; nessun personaggio dello spettacolo ha suscitato come lui tanto interesse e tanta voglia di approfondire e di capire. (Giancarlo Governi)

Fabrizio De André era un personaggio speciale, una persona, cioè, che a distanza di anni dalla sua morte fa sentire di aver lasciato un grande vuoto culturale. Soprattutto è venuto a mancare un punto di riferimento per i giovani che dalla canzone vogliono qualcosa di più di un semplice momento di relax o di esaltazione ritmica. E’ venuto a mancare colui che con modi colti ma allo stesso tempo popolari faceva arrivare al pubblico un messaggio di poesia alta e di contenuti precisi. La produzione di Fabrizio De André è vastissima. Ci ha lasciato infatti 16 album che comprendono quasi 200 canzoni. Su di lui sono stati scritti più di venti libri, e centinaia di articoli. Alcune sue canzoni sono finite nelle antologie della letteratura italiana.
Nessun personaggio dello spettacolo ha suscitato come De André tanto interesse e tanta voglia di approfondire e di capire.
Il primo brano che fece conoscere De André fu La guerra di Piero, uscita negli anni del Vietnam, in un momento cioè in cui il tema della guerra era fortemente sentito dai giovani.
Eppure la canzone non si riferiva a quella guerra, bensì ad un conflitto emblematico che li comprende tutti, proprio a sottolinearne la stupidità. Ed oggi quella canzone di quasi 40 anni fa è tornata ad essere un inno pacifista.
Fabrizio De André è stato il poeta anarchico, il poeta degli umili, dei diseredati e degli emarginati, dei maledetti. Categorie di persone di cui De André si fece paladino usando le armi della poesia e della musica colta. Potremmo dire Fabrizio De André o della ribellione, ma potremmo anche dire Fabrizio De André o della coerenza, perché, mutò lo stile, mutò i generi, cambiò il modo di concepire la canzone ma rimase sempre fedele alla sua ispirazione di fondo a quello che possiamo definire il suo manifesto culturale e ideologico. E soprattutto rimase fedele a questo mondo marginale che raramente ispira i poeti, anche a costo di pagare un prezzo altissimo come quando arrivò a perdonare i carcerieri del suo sequestro. Dimostrando nei confronti di questo mondo una pietas, come la chiamavano i latini, che poi coincide con la pietà cristiana. Il suo scopo non è la lotta sociale, a cui pure è sensibile, ma l’amore. Perché Fabrizio amava le sue puttane, i suoi ladri, i suoi travestiti, il popolo tutto dei senza diritti. Come disse don Antonio Balletto al suo funerale: “Ha trovato il timbro sincero che semina fiori anche nella disperazione e sa sferzare gli sciocchi, quelli che credono di sapere”. Per poi concludere che De André “ha aperto sentieri verso miniere d’oro: per i disperati, per quelli che non hanno diritto”.

 

 

fonte: https://www.globalist.it/culture/2019/01/09/questa-di-fabrizio-de-andre-e-la-storia-vera-2035874.html

 

 

 

 

“Smisurata Preghiera” – Il fantastico brano di Fabrizio De André dedicato alle minoranze di ieri, oggi e domani… Sentitolo, è tanto bello, toccante, profondo quanto attuale…!

 

Fabrizio De André

 

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“Smisurata Preghiera” – Il fantastico brano di Fabrizio De André dedicato alle minoranze di ieri, oggi e domani… Sentitolo, è tanto bello, toccante, profondo quanto attuale…!

La smisurata preghiera di De André: alle minoranze di ieri, oggi e domani
(di seguito il testo ed il video live)

Era l’anno 1996, Fabrizio De André spiegava in un concerto il senso del brano Smisurata preghiera: elogio delle minoranze con parole che oltre 20 anni dopo sono ancora attuali.

Correva l’anno 1996: 20 anni fa il grandissimo Fabrizio De André pubblicò l’album “Anime Salve”, scritto a quattro mani con l’amico e collega Ivano Fossati. Durante un concerto, Faber decise di spiegare il senso di “Smisurata Preghiera”, brano che, non a caso, è l’ultima traccia del cd.
Un discorso e una canzone che ancora oggi suonano, soprattutto visto la situazione internazionale, attuali… perché oggi più che mai abbiamo bisogno di ritrovare la nostra “umanità” anche attraverso le parole dei poeti/cantastorie del Novecento.
L’ultima canzone dell’album [Anime salve, ndr.] è una specie di riassunto dell’album stesso: è una preghiera, una sorta di invocazione…un’invocazione ad un’entità parentale, come se fosse una mamma, un papà molto più grandi, molto più potenti. Noi di solito identifichiamo queste entità parentali, immaginate così potentissime come una divinità; le chiamiamo Dio, le chiamiamo Signore, la Madonna. In questo caso l’invocazione è perché si accorgano di tutti i torti che hanno subito le minoranze da parte delle maggioranze.
Le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi… dire “Siamo 600 milioni, un miliardo e 200 milioni…” e, approfittando del fatto di essere così numerose, pensano di poter essere in grado, di avere il diritto, soprattutto, di vessare, di umiliare le minoranze.
La preghiera, l’invocazione, si chiama “smisurata” proprio perché fuori misura e quindi probabilmente non sarà ascoltata da nessuno, ma noi ci proviamo lo stesso. [Fabrizio De André]

smisurata preghiera

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al di sopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta

Recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie
Coltivando tranquilla
l’orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un’anestesia
come un’abitudine

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità, di verità

Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

Ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti

come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere.

Fabrizio De André