Le belle notizie che piace darvi: Pamplona, corrida finale, stavolta vince il toro! Brutta lezione al grande(?) matador Rafaelillo.

 

Pamplona

 

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Le belle notizie che piace darvi: Pamplona, corrida finale, stavolta vince il toro! Brutta lezione al grande(?) matador Rafaelillo.

Non capita spesso ma capita. Durante la corrida organizzata per la festa di San Firminoun toro ha avuto la meglio incornando il suo avversario umano.

A Pamplona, l’ultimo giorno della nota Festa di San Firmino, il divertimento si è fermato nel momento in cui il torero Rafael Rubio è stato incornato dal toro che stava “sfidando” riportando ferite molto gravi. L’uomo è stato immediatamente trasportato in ospedale e operato, le sue condizioni restano molto serie ma non è in pericolo di vita.

Rafaelillo, questo il diminutivo del noto torero, in seguito al combattimento con l’animale ha riportato la rottura dell’emitorace sinistro e fratture multiple alle costole. L’intervento tempestivo dei soccorsi ha impedito al toro inferocito di infliggergli ulteriori colpi.

Di seguito il video di quanto accaduto (evitate di guardarlo se siete particolarmente sensibili o se non state dalla parte del toro).

Sempre a Pamplona, pochi giorni fa, durate la nota corsa dei tori, sono state incornate e calpestate molte persone, alcune delle quali hanno riportato gravi ferite. E’ incredibile come la cultura spagnola permetta ancora squallidi spettacoli e manifestazioni come queste.

Non ci piace vedere uomini massacrati dai tori così come non è affatto giusto che un animale sia umiliato ed ucciso per puro “divertimento” durante uno spettacolo come la corrida o sia costretto ad inseguire uomini in una corsa considerata “tradizionale”.

Nonostante tanti paesi e città della Spagna, negli scorsi anni, abbiano fatto concreti passi avanti per vietare tali barbarie, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti, che questi spettacoli in realtà non si stanno affatto fermando.

Quanti toreri dovranno ancora essere incornati prima di capire che è il caso di dire stop a corride e spettacoli similari? E quante povere bestie dovranno ancora essere ammazzate in modo barbaro per consentire a quattro coglioni di godersi il loro schifoso spettacolo?

Le belle notizie che ci piace darvi – Il più grande mercato della carne di cane in Corea del Sud (2 milioni di animali ammazzati ogni anno!) chiude: diventerà un parco pubblico…!

 

carne di cane

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Le belle notizie che ci piace darvi – Il più grande mercato della carne di cane in Corea del Sud (2 milioni di animali ammazzati ogni anno!) chiude: diventerà un parco pubblico…!

Ve ne avevamo già parlato:

Le belle notizie che ci piace darvi: Chiude il macello di carne di cane più grande del mondo – Ogni anno vi venivano ammazzati 2 milioni di animali!

Era il mercato di carne più importante della Corea del Sud dove i cani venivano allevati in condizioni precarie e poi uccisi e destinati a diventare cibo, ma finalmente il mese prossimo questo allevamento dell’orrore chiuderà e diventerà un parco pubblico.

Buone notizie dalla Corea del Sud i venditori del Gupo Livestock Market di Busan hanno finalmente trovato un accordo con le autorità locali per la chiusura del mercato e chiesto alle associazioni animaliste di portare in salvo i cani, che sarebbero diventati carne da macello su ordinazione.

Il mercato come dicevamo è famoso perché ospita 19 venditori che allevano cani destinati a diventare carne in tavola. Dopo anni di battaglie, finalmente la Humane Society International (HSI) festeggia, soprattutto perché il mercato diventerà un parco pubblico.

La chiusura fa parte di un ambizioso progetto di riqualificazione urbana ed è solo l’ultimo dei campanelli d’allarmi su un mercato, quello del commercio di carne di cane, in declino. D’altronde il Festival di Yulin viene ormai condannato in tutto il mondo e anche il consumo di carne è nettamente diminuito, basti pensare che lo scorso anno a Seongnam è stato chiuso il più grande macello di cani del paese.

L’opinione pubblica non sopporta più che oltre 10mila tra cani e gatti, molti dei quali catturati per strada o rapiti dalle loro case, dopo giorni trascorsi ammassati uno sull’altro in gabbie piccolissime con i musi spesso legati con la corda per evitarne lamenti o che si azzannino tra loro,vengono bolliti vivi, picchiati a morte o ancora scuoiati vivi.

“Il piano di chiusura è il risultato di mesi di duro lavoro tra le autorità locali e i venditori del mercato, ed entrambe le parti devono essere lodate per aver raggiunto l’obiettivo che non solo porterà la fine del macello di Gupo, ma vedrà anche l’area rigenerata con nuovi servizi e attività commerciali a beneficio dell’economia locale moderna”, dice Nara Kim, un attivista per la carne di cane per HSI.

I numeri del massacro

Ogni anno circa 2 milioni di cani vengono allevati in tutta la Corea del Sud in gabbie minuscole, dove vivono per tutta la vita sviluppando comportamenti da automi.

Secondo HSI, la morte per elettrocuzione è il metodo più comune, ma si esegue anche l’impiccagione. Ma questo è uno dei tanti passi per dire addio definitivamente a questa pratica crudele.

 

 

tratto da: https://www.greenme.it/abitare/cani-gatti-e-co/mercato-carne-cane-chiude/

Il Toro si suicida terrorizzato dal fuoco sulle corna: godetevi la schifosa tradizione del “toro embolado”, la più disgustosa tra le corride… Io, come uomo e (cosiddetto) essere umano me ne vergogno…!

 

Toro

 

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Il Toro si suicida terrorizzato dal fuoco sulle corna: godetevi la schifosa tradizione del “toro embolado”, la più disgustosa tra le corride… Io, come uomo e (cosiddetto) essere umano me ne vergogno…!

 

Il Toro si suicida terrorizzato dal fuoco sulle corna: l’assurda tradizione del “toro embolado”

Una scena terribile. Il toro terrorizzato dalla fiamme che gli avvolgono le corna si lancia contro un paletto e si accascia morto sul colpo. Suicidato. Nessuna triste fatalità, ma la consueta e barbarica tradizione spagnola delle “feste” con i tori come vittime sacrificali.

Si chiama Toro embolado ed è forse la declinazione più crudele delle corride. Consiste nel prendere un povero toro, tenerlo legato a un palo posto al centro dell’arena il tempo necessario per mettergli sulle corna una tavola di legno con alle estremità due torce di stoppa imbevute di carburante e dargli fuoco, poi si libera l’animale mentre i partecipanti danno prova del loro “coraggio” tormentandolo.

Un’atrocità ancora molto diffusa specie in Catalogna e nella Comunità Valenciana. Il 22 luglio scorso, durante la festa del Toro embolado di Foios, cittadina a nord di Valencia, il bovino appena liberato, in preda ad un folle terrore, si è lanciato di corsa contro il palo a cui era legato fino a pochi istanti prima, morendo sul colpo e ponendo così fine alla sua agonia, tra la delusione degli astanti che avrebbero probabilmente voluto godersi lo spettacolo più a lungo.

Uno spettacolo che si basa sulla tortura, dove un toro viene terrorizzato e ustionato per il divertimento popolare. Terribile quanto ancora radicato nonostante le proteste che ogni anno accompagnano queste manifestazioni e le ripetute richieste di una messa al bando definitiva di questa tradizione di stampo medievale.

In alcune città, come a Valencia, la festa del Toro embolado è stata abolita, mentre in altri comuni spagnoli i tori in carne e ossa sono stati sostituiti con tori meccanici alle cui corna vengono fissati petardi e fuochi d’artificio. Al fine di salvaguardare il valore simbolico della tradizione, senza inutili crudeltà su altri esseri viventi.

Tuttavia in molte città questa forma di tortura continua ad essere esercitata. Una competizione, come tutte le corride, dove il Toro non vince mai. E alla fine dello spettacolo, se ancora vivo, viene condotto al macello per essere ucciso, dopo aver subito ustioni in buona parte del corpo.

 

tratto da: http://www.dolcevitaonline.it/il-toro-si-suicida-terrorizzato-dal-fuoco-sulle-corna-lassurda-tradizione-del-toro-embolado/

La dolorosa storia del vero Dumbo, che dovresti conoscere prima di vedere il film

 

Dumbo

 

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La dolorosa storia del vero Dumbo, che dovresti conoscere prima di vedere il film

Ha debuttato al cinema il film Dumbo, la nuova attesa versione on live-action di Tim Burton. Ma in pochi sanno realmente che l’elefantino triste è realmente esistito. Tuttavia la sua storia non ha alcun lieto fine.

Il suo vero nome era Jumbo e nacque nel 1860 in Sudan. Dopo la morte della mamma, uccisa dai cacciatori, il piccolo venne catturato da un altro cacciatore di elefanti sudanese, Taher Sheriff. Fu poi venduto a Lorenzo Casanova, commerciante ed esploratore di animali italiano.

Noto anche come Jumbo the Elephant e Jumbo the Circus Elephant, fu un elefante africano strappato alla sua terra natale e portato a Jardin des Plantes, uno zoo a Parigi, per poi essere trasferito nel 1865 allo zoo di Londra, in Inghilterra.

Qui il povero elefante subì la rottura di entrambe le zanne schiantandosi contro la pietra del suo recinto. I suoi viaggi non finirono qui. Dopo essere stato portato dall’Africa all’Europa, nonostante le numerose proteste, Jumbo fu venduto al circo Barnum & Bailey. Anche allora la sua storia, quella vera, toccò i cuori di tutti: 100.000 bambini scrissero alla regina Vittoria implorandola di non vendere l’elefante ma il povero animale fu portato comunque negli Stati Uniti. A New York, Barnum espose Jumbo al Madison Square Garden sponsorizzando l’evento come “Jumbo, l’animale più grande del mondo” e guadagnando abbastanza in tre settimane da recuperare i soldi spesi per comprarlo.

Jumbo, il povero elefante ‘pazzo’

Purtroppo, l’animale è tristemente noto anche come l’elefante pazzo. Se di giorno era l’immagine vivente della gentilezza e trasportava in groppa anche i bambini, di notte Jumbo aveva esplosioni di violenza e distruggeva l’area in cui veniva rinchiuso per dormire.

La spiegazione di Bartlett, direttore dello zoo, era alquanto discutibile. Jumbo stava raggiungendo i 20 anni, la colpa era dei suoi ormoni. Il suo custode era Matthew Scott, che per calmare l’animale spesso gli dava del whisky. Lo stesso Scott ne raccontò la storia nella sua autobiografia.

Il trucco funzionava perché l’elefante si ubriacava. Oggi sappiamo che gli attacchi di rabbia erano causati dall’assunzione costante di dolci, così dannosi e lontani rispetto alla dieta che avrebbe dovuto seguire. Fu questa la conclusione raggiunta da Richard Thomas, archeologo dell’Università di Leicester nel Regno Unito, dopo aver esaminato i resti di Jumbo in occasione del documentario della BBC “Attenborugh and The Giant Elephant”.

L’analisi dello scheletro da parte degli archeologi inglesi ha stabilito che “Jumbo” aveva “ferite che dovevano essere molto dolorose, probabilmente causate dall’onere di trasportare migliaia di visitatori”

Thomas ha anche scoperto che, oltre ai denti, altre parti del suo corpo avevano caratteristiche insolite, in particolare le articolazioni. Jumbo a 20 anni aveva in realtà lo scheletro di un elefante di 50.

La sua altezza fino alla spalla era di circa 3,23 metri al momento della sua morte, anche se Barnum sosteneva fosse di 4 m. Era una mezza verità. Jumbo aveva, sicuramente, una grande taglia per la sua età, superiore ai tre metri, quando la maggior parte dei suoi simili erano alti 2,70 m. Probabilmente se non fosse morto giovane avrebbe raggiunto quell’altezza.

La sua tragica morte

La sua morte, come la sua vita, fu triste. Era il 1885. Il circo aveva finito lo spettacolo a Saint Thomas, una città canadese. Gli animali erano già nelle loro gabbie, pronti a partire. Qui esistono due versioni. La prima sostiene che all’appello mancavano solo Jumbo e un cucciolo di elefante. Improvvisamente, una locomotiva apparve in direzione del piccolo. Jumbo cerco di proteggerlo col suo corpo e morì all’istante. La seconda racconta che mentre Jumbo saliva sul treno, un’altra locomotiva che veniva nella direzione opposta la spinse in avanti, ferendo l’animale e causandogli un’emorragia interna che lo avrebbe portato alla morte a soli 24 anni.

Una storia davvero molto triste, priva del lieto fine della versione prodotta da Walt Disney.

fonte: https://www.greenme.it/informarsi/animali/31044-jumbo-dumbo-vera-storia

Vergognoso – Un’altra porcheria made in Spagna – Si chiama la Sokamuturra – toro cordato – Il Toro è legato ad una corda in piazza per fare spettacolo… Tutta la sofferenza dell’animale tra le bestiali risate della gente…

 

Spagna

 

 

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Vergognoso – Un’altra porcheria made in Spagna – Si chiama la Sokamuturra – toro cordato – Il Toro è legato ad una corda in piazza per fare spettacolo… Tutta la sofferenza dell’animale tra le bestiali risate della gente…

Toro legato ad una corda in piazza per fare spettacolo

Si chiama la Sokamuturra, una forma di spettacolo con il toro in piazza, tipica del folklore dei paesi baschi in Spagna. Lo spettacolo consiste nel tenere legato un toro con una corda in una piazza pubblica. Le persone si possono avvicinare per sfidare l’animale.

guarda QUI il video

Purtroppo, questo sfruttamento arcaico del toro, ai fini dell’intrattenimento, che provoca sofferenza, ansia e stress all’animale viene ancora perpetrato nel XXI secolo.

E’ la denuncia che rimbalza sui social con i video pubblicati dal gruppo animalista Libertad Animal Navarra, mostrando l’orrore al quale sono sottoposti i tori che siano giovani esemplari o esemplari adulti.

In un filmato si vede chiaramente i pericoli ai quali sono esposti questi animali. Un giovane toro, un vitellino di pochi mesi scivola ripetutamente sul pavimento bagnato di una piazza, rischiando si spezzarsi un arto, cercando di difendersi dall’invadenza e dalla provocazione di alcune persone.

La scena è stata registrata ad Azpeitia. “Sono incapaci di vedere come soffrono queste creature che imparano preso cosa significa essere maltrattati. Educhiamo all’empatia, al rispetto e all’amore nei riguardi di tutte le creature viventi”, scrive il gruppo animalista, commentando il filmato.

 

A seguire: Sokamuturra 2017 (Elgoibar)

Spese veterinarie gratuite per chi adotta cani e gatti – Così meno soli animali e persone…!

 

cani e gatti

 

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Spese veterinarie gratuite per chi adotta cani e gatti – Così meno soli animali e persone…!

Spese veterinarie gratuite per chi adotta cani e gatti, la proposta di legge in Toscana

La proposta di legge, che si ispira a quanto già realizzato in Umbria, prevede l’erogazione di prestazioni veterinarie gratuite, compresa la sterilizzazione di cani e gatti, per soggetti in svantaggio economico, per i disabili e per le persone sole con più di 65 anni di età. Secondo i firmatari così si unisce due soggetti con carenze affettive: “Sarebbero meno soli cani e persone”

Veterinario gratis per chi fa un gesto d’amore per gli animali abbandonati adottando un cane o un gatto da gattili e canili nonostante sia in una situazione di svantaggio economico. È quanto prevede una nuova proposta di legge appena presentata al consiglio regionale della Toscana dal gruppo di Fratelli d’Italia e cheha come obiettivo “l’erogazione di prestazioni veterinarie gratuite, compresa la sterilizzazione di cani e gatti, per soggetti in svantaggio economico, per i disabili e per le persone sole con più di 65 anni di età”. Si tratta di una legge “di buon senso e non di bandiera, porta a una riduzione dei costi e unisce due soggetti con carenze affettive: sarebbero meno soli cani e persone” ha spiegato al quotidiano La Nazione il primo firmatario, il  capogruppo regionale FdI Paolo Marcheschi

Il progetto di legge, per stessa ammissione dei firmatari, si ispira a quanto già realizzato nella vicina Umbria dove dal dicembre scorso una proposta analoga presentata non a caso dai consiglieri regionali  locali dello stesso partito  è diventata legge.  “L’Umbria però ha fatto una scelta diversa, l’ha inserito nel bilancio nell’ultima seduta 2018. In Toscana invece l’iter è più lungo perché la nostra è una vera e propria legge” ha spiegato Marcheschi, sottolineando: “In Toscana abbiamo inserito un articolo in più rispetto all’Umbria. Vogliamo disincentivare anche gli abbandoni. C’è anche un sostegno psicologico per le persone che devono mantenere il cane in casa, oltre a un’assistenza per quei cani difficili”. Inoltre, secondo i firmatari, la proposta vedrebbe una riduzione sensibile dei costi per i canili perché “prevede di rimborsare anche  l’utilizzo di microchip”. “Ogni giorno, nei 69 canili toscani, si spendono 5 euro per il mantenimento di un cane e quindi si arriva a spendere circa 6 milioni di euro annui”

Tratto da: https://www.fanpage.it/spese-veterinarie-gratuite-per-chi-adotta-cani-e-gatti-la-proposta-di-legge-in-toscana/

Fuga verso la libertà – La bellissima storia di Brianna, la mucca che saltò giù dal camion che la portava al macello e che, dopo una lunga fuga, diede alla luce il suo vitellino…

 

macello

 

 

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Fuga verso la libertà – La bellissima storia di Brianna, la mucca che saltò giù dal camion che la portava al macello e che, dopo una lunga fuga, diede alla luce il suo vitellino…

La mucca che ha evitato il macello saltando da un camion nel New Jersey si trova ora nella sua nuova casa, la Skylands Animal Sanctuary Rescue, dove ha dato alla luce una vitellina

In fuga verso la libertà, sottraendosi a un destino spietato! Ha fatto il giro del mondo la storia di Brianna, mucca e super mamma, che nel New Jersey è saltata – incinta – giù da un camion diretto a un mattatoio e si è messa a correre più che mai.

Una Holstein bianca e nera che ha fatto scalpore quando ha inforcato la Route 80 trottando verso la salvezza. Sulla strada, il direttore della Polizia Jerry Speziale l’ha intercetta e i volontari dello Skylands Animl Sanctuary, un’oasi gestita da animalisti, l’hanno praticamente adottata.

Brianna è ora la madre orgogliosa di una bellissima vitellina di nome Winter”, ha detto il fondatore del santuario Mike Stura.

E continua “Era a meno di dieci minuti da quel macello quando è volata via dal camion”.

Sia Brianna che Winter sono ora contenti e più che mai legati, ha detto Stura, con Winter che beve normalmente il latte dalla sua mamma.

Brianna e Winter si uniranno a 68 altri bovini nel santuario. Ci sono altre coppie di madri e bambini che vivono nel santuario, tra cui Frida e Al, Emma e Jackson.

 

 

 

tratto da: https://www.greenme.it/informarsi/animali/29975-mucca-camion-macello-vitellino

Gli animali domestici in casa difendono i vostri bambini dalle allergie

 

animali domestici

 

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Gli animali domestici in casa difendono i vostri bambini dalle allergie

Più amici a 4 zampe ci sono, minore è il rischio di svilupparle

La conferma arriva da uno studio pubblicato sulla rivista PLoS One

Maggiore è la frequenza di contatto da piccoli con animali domestici, ad esempio cani e gatti, minore è il rischio di sviluppare allergie per i bambini, o eczema e asma.
La conferma arriva da uno studio pubblicato sulla rivista PLoS One e reso noto dal magazine britannico New Scientist.
Lo studio è stato condotto da Bill Hesselmar dell’Università svedese di Göteborg rianalizzando i dati di due ricerche. La prima ha coinvolto 1029 bambini di 8-9 anni ed è emerso che se l’incidenza di allergie è del 49% tra i piccoli che nel primo anno di vita non hanno avuto contatti con animali domestici, il tasso scende al 43% tra i bimbi che da piccoli hanno vissuto con un animale in casa, al 24% per i bambini che hanno vissuto con tre animali. Due dei bambini hanno vissuto con 5 animali i primi 12 mesi di vita e nessuno dei due ha sviluppato allergie.
Nell’altro studio sono stati monitorati dalla nascita 249 bambini. Dopo 8-9 anni il tasso di allergie era del 48% per bambini non esposti a presenza di animali domestici il primo anno di vita, del 35% per i bimbi che hanno vissuto con un animale, del 21% tra i bimbi che hanno vissuto con due o più animali.
Hesselmar ritiene che gli animali domestici siano portatori di microbi che stimolano il sistema immunitario in modo tale che i bambini non divengano allergici. Trascorrere tempo con altri bambini e all’aperto potrebbe avere a sua volta un effetto protettivo, conclude.

(ANSA)

Fonte: http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/salute_bambini/medicina/2018/12/27/gli-animali-domestici-in-casa-difendono-i-bambini-dalle-allergie_673c5096-9d1e-483a-b399-e6a5d1f9c7aa.html

 

Il vostro bel pennello da barba o per il make-up? Per farlo hanno ucciso a martellate una povera bestia… Pensateci…

pennello da barba

 

 

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Il vostro bel pennello da barba o per il make-up? Per farlo hanno ucciso a martellate una povera bestia… Pensateci…

L’orrore che si nasconde dietro i pennelli da barba e per il make-up: tassi presi a martellate.

Catturati illegalmente, rinchiusi in minuscole gabbie sovraffollate e poi uccisi a martellate. È il destino dei tassi, raccontato in un video shock diffuso da Peta Asia che racconta l’orrore che si cela dietro i pennelli per il make-up e da barba.

Attenzione questo articolo contiene immagini video che potrebbero urtare la vostra sensibilità

Da dove vengono i pennelli con cui quotidianamente ci trucchiamo o che gli uomini utilizzano per farsi la barba o ancora per la pittura? Ce lo svela una nuova inchiesta di Peta Asia, la prima in cui si parla dei tassi, che vengono uccisi brutalmente.

I tassi sono animali protetti anche in Cina, eppure la maggior parte dei pennelli proviene proprio dal mercato asiatico. Come sappiamo questi bellissimi animali sono mammiferi carnivori ed in Italia, come in altri paesi tra cui Medio Oriente e Asia (dove vivono in gran numero) è vietata la cattura, detenzione, uccisione e commercio.

Per questo motivo, i tassi vengono catturati illegalmente, poi allevati in maniera intensiva in minuscole gabbie dove riescono a muoversi con difficoltà per poi essere uccisi per diventare pennelli per pittura, trucco o barba. Le immagini che mostra Peta in questo video sono terribili, tanto che dopo la diffusione,alcune aziende come Procter & Gamble (per prima), The New York Shaving Company, Caswell-Massey, Beau Brummell e Olivina Men hanno promesso di non acquistare più pennelli in cui siano stati impiegati peli di tasso.

In gabbia e presi a martellate

Durante l’indagine, animalisti sotto copertura, hanno visitato gli allevamenti di tassi in Cina che esportano le spazzole in tutto il mondo. Quello che hanno trovato è stato sporcizia, gabbie minuscole e animali con lesioni gravi sul corpo e ferite non curate.

I tassi sono sottoposti a forte stress, non riescono a muoversi e spesso si azzannano tra loro. Una vita infernale e una morte atroce. Nel video questi animali vengono colpiti in testa con qualsiasi oggetto, addirittura anche con le sedie, per poi essere sgozzati e lasciati sanguinare lentamente.

Ecco, quindi, cosa si nasconde dietro i pennelli. Cosa puoi fare tu? Scegliere i pennelli sintetici che esistono in commercio. Peta Asia lancia anche una petizione per sensibilizzare le aziende a non acquistare più pennelli fatti con il pelo di tasso.

FIRMA QUI LA PETIZIONE

 

tratto da: https://www.greenme.it/informarsi/animali/29803-tassi-pennelli-barba

Ecco come i Nativi Americani stanno salvando il bisonte dall’estinzione voluta dalla crudeltà, dalla scelleratezza e dalla meschinità dell’uomo bianco

 

Nativi Americani

 

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Ecco come i Nativi Americani stanno salvando il bisonte dall’estinzione voluta dalla crudeltà, dalla scelleratezza e dalla meschinità dell’uomo bianco

Nella foto: Una montagna di teschi – Con crudeltà, scelleratezza e meschinità, l’uomo bianco voleva l’estinzione del bisonte per affamare i Nativi Americani…

Leggendo qua e là

…L’Esercito non aveva tra i suoi compito quello di accompagnare i ricconi dell’est a cercare emozioni nelle battute di caccia, ma era molto interessato a tutto ciò perché era tra i suoi interessi quello del controllo dei nativi americani e, se possibile, del loro annullamento e questo era possibile raggiungerlo anche attraverso il controllo dei bisonti che erano fonte primaria di cibo e di mille altre cose per gli indiani…

“Uccidi tutti i bufali che puoi! Ogni bufalo morto è un indiano in meno”.

…Oggi può sembrarci assurdo, eppure al tempo del west i coloni ed i cacciatori americani uccisero bisonti senza sosta fino quasi a portare quella specie animale alla quasi completa estinzione. I turisti dell’est fecero la loro parte, sparando agli animali dai finestrini dei treni come se il massacro potesse durare per sempre…

 

Da GreenMe:

I nativi americani stanno salvando così il bisonte dall’estinzione

Le tribù native americane stanno salvando il bisonte dall’estinzione. Questo mammifero, oltre ad essere una forma di sostentamento, svolge un ruolo fondamentale nella spirituale della tribù, ecco il perfetto equilibrio che si è stabilito nel Nord America.

5mila ettari di praterie non arate nel nord-est del Montana e centinaia di bisonti selvaggi che vagano. Ma questa mandria non si trova in un parco nazionale o in un santuario protetto, ma bensì nelle terre ancestrali delle tribù di Assiniboine e Sioux di Fort Peck Reservation.

Proprio qui c’è il più grande allevamento di bisonti e solo grazie ai nativi. Fino a centinaia di anni fa, sulla Terra vivevano 30milioni di bisonti, un mammifero ricordiamolo, sopravvissuto anche all’Era glaciale, ma non all’intervento dell’uomo.

Dopo il viaggio di Colombo, i colonizzatori bianchi per occupare i territori dei nativi utilizzarono ogni mezzo, compreso quello del massacro dei bisonti, prima fonte si sostentamento delle tribù. Aggiungendo a questo i cambiamenti climatici, nel giro di poche decine di anni, il bisonte è passato da decine di milioni all’orlo dell’estinzione.

Vogliamo riportare questi importanti bisonti nella loro dimora storica delle Grandi Pianure”, dice Jonathan Proctor, direttore del programma di Rockies and Plains dell’Ong Defenders of Wildlife , che lavora accanto alle tribù per salvare questo animale.

Dopo il massacro del 19esimo secolo, erano sopravvissuti solo 23 bisonti in una remota valle di Yellowstone. Oggi la mandria è di 4mila e questi animali vivono allo stato brado, non sono addomesticati né stati fatti accoppiare con altro bestiame, mantenendo così la purezza genetica.

Da anni, le tribù difendono i mammiferi dalla legislazione del Montana che è anti bufali. Ma per i nativi questi animali giganteschi sono una risorsa.

Grazie a loro, abbiamo visto l’ecosistema rivivere. Gli uccelli delle praterie sono tornati, le erbe autoctone prosperano. Li accogliamo con gioia e aspettiamo i benefici che portano nelle nostre terre tribali”, dicono.

Grazie a un trattato con il governo, l’anno scorso, Blackfeet Reservation, sempre nel Montana, ha ricevuto 89 bisonti geneticamente puri da Elk Island in Canada. Adesso le tribù stanno negoziando con i funzionari statali per consentire a questi bufali, che sono sani e senza la temuta brucellosi, di recarsi liberamente nel parco nazionale del ghiacciaio e persino, si spera, un giorno a nord del parco nazionale dei laghi di Waterton.

“Le tribù delle pianure settentrionali sono la guida giusta per il ripristino dei bisonti selvatici in questo momento”, ha detto Proctor.

E tra 50 anni, la comunità di conservazione spera di avere almeno 10 mandrie di bisonti con mille animali.