La storia che non vi raccontano – La foto del 1870: un uomo bianco fieramente in posa sotto una montagna di teschi di bisonti… Una schifosa carneficina per sostenere l’industria della carne bovina dei “bianchi” e per affamare e sterminare le tribù indiane (leggi genocidio)…

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La storia che non vi raccontano – La foto del 1870: un uomo bianco fieramente in posa sotto una montagna di teschi di bisonti…  Una schifosa carneficina per sostenere l’industria della carne bovina dei “bianchi” e per affamare e sterminare le tribù indiane (leggi genocidio)…

TRAGEDIE DIMENTICATE – Quest’immagine racconta una delle tragedie che la “nostra” storia volutamente non racconta. Scattata nel 1870 la foto mostra un uomo occidentale fieramente in posa di fronte ad una montagna di teschi di bisonti americani, animali sistematicamente macellati dai colonizzatori europei una volta arrivati nel continente nord americano.

L’esercito americano composto dai coloni incentivò la mattanza di questi animali per due ragioni:
➤ Per evitare qualsiasi competizione commerciale con l’industria della carne bovina e di vitella che di lì a poco sarebbe stata importata nel continente nord americano.
➤ Per ostacolare il più possibile la sopravvivenza delle tribù locali che rappresentavano una chiara minaccia all’espansione ed egemonia dei colonizzatori.

Dopo un secolo e mezzo vogliamo ricordare queste tragedie silenziose che hanno riguardato milioni di individui e che volutamente vengono dimenticate dalla “nostra” storia.
CONDIVIDI quest’immagine e queste parole, per non dimenticare!

Le belle notizie che ci piace darvi – Il più grande mercato della carne di cane in Corea del Sud (2 milioni di animali ammazzati ogni anno!) chiude: diventerà un parco pubblico…!

 

carne di cane

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Le belle notizie che ci piace darvi – Il più grande mercato della carne di cane in Corea del Sud (2 milioni di animali ammazzati ogni anno!) chiude: diventerà un parco pubblico…!

Ve ne avevamo già parlato:

Le belle notizie che ci piace darvi: Chiude il macello di carne di cane più grande del mondo – Ogni anno vi venivano ammazzati 2 milioni di animali!

Era il mercato di carne più importante della Corea del Sud dove i cani venivano allevati in condizioni precarie e poi uccisi e destinati a diventare cibo, ma finalmente il mese prossimo questo allevamento dell’orrore chiuderà e diventerà un parco pubblico.

Buone notizie dalla Corea del Sud i venditori del Gupo Livestock Market di Busan hanno finalmente trovato un accordo con le autorità locali per la chiusura del mercato e chiesto alle associazioni animaliste di portare in salvo i cani, che sarebbero diventati carne da macello su ordinazione.

Il mercato come dicevamo è famoso perché ospita 19 venditori che allevano cani destinati a diventare carne in tavola. Dopo anni di battaglie, finalmente la Humane Society International (HSI) festeggia, soprattutto perché il mercato diventerà un parco pubblico.

La chiusura fa parte di un ambizioso progetto di riqualificazione urbana ed è solo l’ultimo dei campanelli d’allarmi su un mercato, quello del commercio di carne di cane, in declino. D’altronde il Festival di Yulin viene ormai condannato in tutto il mondo e anche il consumo di carne è nettamente diminuito, basti pensare che lo scorso anno a Seongnam è stato chiuso il più grande macello di cani del paese.

L’opinione pubblica non sopporta più che oltre 10mila tra cani e gatti, molti dei quali catturati per strada o rapiti dalle loro case, dopo giorni trascorsi ammassati uno sull’altro in gabbie piccolissime con i musi spesso legati con la corda per evitarne lamenti o che si azzannino tra loro,vengono bolliti vivi, picchiati a morte o ancora scuoiati vivi.

“Il piano di chiusura è il risultato di mesi di duro lavoro tra le autorità locali e i venditori del mercato, ed entrambe le parti devono essere lodate per aver raggiunto l’obiettivo che non solo porterà la fine del macello di Gupo, ma vedrà anche l’area rigenerata con nuovi servizi e attività commerciali a beneficio dell’economia locale moderna”, dice Nara Kim, un attivista per la carne di cane per HSI.

I numeri del massacro

Ogni anno circa 2 milioni di cani vengono allevati in tutta la Corea del Sud in gabbie minuscole, dove vivono per tutta la vita sviluppando comportamenti da automi.

Secondo HSI, la morte per elettrocuzione è il metodo più comune, ma si esegue anche l’impiccagione. Ma questo è uno dei tanti passi per dire addio definitivamente a questa pratica crudele.

 

 

tratto da: https://www.greenme.it/abitare/cani-gatti-e-co/mercato-carne-cane-chiude/

“Casa de carne”, il divertente cortometraggio che spiega il paradosso della carne

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“Casa de carne”, il divertente cortometraggio che spiega il paradosso della carne

Quanti di noi, muniti di coltello, sarebbero in grado di uccidere un animale per mangiarlo? Probabilmente nessuno, come dimostra il cortometraggio “Casa de carne”

Quanti di noi, messi di fronte all’obbligo di uccidere con le nostre stesse mani un animale, sarebbero in grado di farlo solamente per appagare il proprio desiderio di mangiare una bistecca o un piatto di costolette? Probabilmente nessuno ed è il messaggio che vuole trasmetterci Casa de carne (qui in alto), un cortometraggio “pro-vegan” del giovane regista Dustin Brown, vincitore del primo posto e di un premio di 3mila dollari in contanti agli Tarshis Short Film Awards 2019, le premiazioni di documentari e film dedicati alla questione animale.

Il film, creato per l’associazione no profit Last Chance for Animals (LCA), mostra tre amici a cena in un ristorante di alto livello, alle prese con il menu. Per uno di loro è “la prima volta” e non sa che le costolette di maiale che vorrebbe trovare nel piatto dovrà procurarsele da solo. Dopo aver ricevuto un coltello, viene portato in una stanza bianca e asettica dove trova ad attenderlo un maiale, la sua “cena”. Esita, accarezza l’animale e lascia cadere il coltello: è ormai certo che non avrà il coraggio di compiere il gesto per cui è stato chiuso in quella stanza; a quel punto, però, intervengono due “addetti ai lavori”, abituati a trovarsi di fronte persone incapaci di togliere la vita a un animale. Saranno loro a farlo al posto dell’uomo, a cui verrà di lì a poco servita la carne dello stesso maiale che si è rifiutato di uccidere. Nel finale, vediamo il protagonista profondamente turbato: a differenza degli amici a tavola con lui, pare aver finalmente realizzato da dove provenga la carne che ha nel piatto.

Una realtà, quella mostrata nel cortometraggio, che a conti fatti non appare così strana o inverosimile: sono tanti, infatti, i ristoranti e gli hotel nel mondo che permettono ai propri ospiti di “cacciare” il proprio cibo, come accade per esempio in molti locali di Tokyo dove la clientela pesca il pesce che mangerà di lì a poco.

Carnismo, consapevolezza e false credenze

“Se i mattatoi avessero le pareti di vetro, tutti sarebbero vegetariani” recita un famoso aforisma di Lev Tolstoj, che porta alla luce una verità innegabile, la stessa messa in risalto da Casa de carne: la stragrande maggioranza di noi mangia carne con poca (o nessuna) consapevolezza, senza fare la connessione tra la fetta di arrosto nel piatto e l’animale da cui proviene. Non è un caso che il più delle volte una persona che mangia abitualmente carne inorridisca di fronte ai video che mostrano le realtà dei macelli, rifiutandosi magari anche di guardarli perché altrimenti “poi la carne non la mangio più”.

Ecco, è proprio questo il punto: come dimostra anche un video-esperimento di PETA – che ha messo di fronte due bambini alla necessità di uccidere un pollo per mangiarlo in un sandwich – sono veramente poche le persone che, messe di fronte a questa realtà, la accettano e la condividono. Secondo la psicologa americana Melanie Joy – vegana e attivista antispecista – tutti noi siamo invece vittime di quello che lei stessa definisce “carnismo“, un meccanismo psicologico del quale non siamo consapevoli, ma che condiziona totalmente le nostre scelte alimentari. La maggior parte delle persone mangia carne non per necessità o perché lo voglia davvero, ma piuttosto perché condizionata da un sistema di credenze – ormai istituzionalizzate e considerate come “la normalità” – che opera al di fuori della nostra consapevolezza e senza il nostro consenso.

Secondo la psicologa, inoltre, nella nostra mente esiste una sorta di “sapere senza sapere“: una parte recondita della nostra mente ha chiaro che la bistecca che abbiamo nel piatto sia la parte del corpo di un animale morto per essere mangiato, ma allo stesso tempo questa consapevolezza è latente e non siamo in grado di associare quel pezzo di carne all’animale in vita, alla sua morte alla sofferenza vissuta all’interno di un allevamento.

tratto da: https://www.vegolosi.it/news/lungometraggio-casa-de-carne/

Spese veterinarie gratuite per chi adotta cani e gatti – Così meno soli animali e persone…!

 

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Spese veterinarie gratuite per chi adotta cani e gatti – Così meno soli animali e persone…!

Spese veterinarie gratuite per chi adotta cani e gatti, la proposta di legge in Toscana

La proposta di legge, che si ispira a quanto già realizzato in Umbria, prevede l’erogazione di prestazioni veterinarie gratuite, compresa la sterilizzazione di cani e gatti, per soggetti in svantaggio economico, per i disabili e per le persone sole con più di 65 anni di età. Secondo i firmatari così si unisce due soggetti con carenze affettive: “Sarebbero meno soli cani e persone”

Veterinario gratis per chi fa un gesto d’amore per gli animali abbandonati adottando un cane o un gatto da gattili e canili nonostante sia in una situazione di svantaggio economico. È quanto prevede una nuova proposta di legge appena presentata al consiglio regionale della Toscana dal gruppo di Fratelli d’Italia e cheha come obiettivo “l’erogazione di prestazioni veterinarie gratuite, compresa la sterilizzazione di cani e gatti, per soggetti in svantaggio economico, per i disabili e per le persone sole con più di 65 anni di età”. Si tratta di una legge “di buon senso e non di bandiera, porta a una riduzione dei costi e unisce due soggetti con carenze affettive: sarebbero meno soli cani e persone” ha spiegato al quotidiano La Nazione il primo firmatario, il  capogruppo regionale FdI Paolo Marcheschi

Il progetto di legge, per stessa ammissione dei firmatari, si ispira a quanto già realizzato nella vicina Umbria dove dal dicembre scorso una proposta analoga presentata non a caso dai consiglieri regionali  locali dello stesso partito  è diventata legge.  “L’Umbria però ha fatto una scelta diversa, l’ha inserito nel bilancio nell’ultima seduta 2018. In Toscana invece l’iter è più lungo perché la nostra è una vera e propria legge” ha spiegato Marcheschi, sottolineando: “In Toscana abbiamo inserito un articolo in più rispetto all’Umbria. Vogliamo disincentivare anche gli abbandoni. C’è anche un sostegno psicologico per le persone che devono mantenere il cane in casa, oltre a un’assistenza per quei cani difficili”. Inoltre, secondo i firmatari, la proposta vedrebbe una riduzione sensibile dei costi per i canili perché “prevede di rimborsare anche  l’utilizzo di microchip”. “Ogni giorno, nei 69 canili toscani, si spendono 5 euro per il mantenimento di un cane e quindi si arriva a spendere circa 6 milioni di euro annui”

Tratto da: https://www.fanpage.it/spese-veterinarie-gratuite-per-chi-adotta-cani-e-gatti-la-proposta-di-legge-in-toscana/

Gli animali domestici in casa difendono i vostri bambini dalle allergie

 

animali domestici

 

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Gli animali domestici in casa difendono i vostri bambini dalle allergie

Più amici a 4 zampe ci sono, minore è il rischio di svilupparle

La conferma arriva da uno studio pubblicato sulla rivista PLoS One

Maggiore è la frequenza di contatto da piccoli con animali domestici, ad esempio cani e gatti, minore è il rischio di sviluppare allergie per i bambini, o eczema e asma.
La conferma arriva da uno studio pubblicato sulla rivista PLoS One e reso noto dal magazine britannico New Scientist.
Lo studio è stato condotto da Bill Hesselmar dell’Università svedese di Göteborg rianalizzando i dati di due ricerche. La prima ha coinvolto 1029 bambini di 8-9 anni ed è emerso che se l’incidenza di allergie è del 49% tra i piccoli che nel primo anno di vita non hanno avuto contatti con animali domestici, il tasso scende al 43% tra i bimbi che da piccoli hanno vissuto con un animale in casa, al 24% per i bambini che hanno vissuto con tre animali. Due dei bambini hanno vissuto con 5 animali i primi 12 mesi di vita e nessuno dei due ha sviluppato allergie.
Nell’altro studio sono stati monitorati dalla nascita 249 bambini. Dopo 8-9 anni il tasso di allergie era del 48% per bambini non esposti a presenza di animali domestici il primo anno di vita, del 35% per i bimbi che hanno vissuto con un animale, del 21% tra i bimbi che hanno vissuto con due o più animali.
Hesselmar ritiene che gli animali domestici siano portatori di microbi che stimolano il sistema immunitario in modo tale che i bambini non divengano allergici. Trascorrere tempo con altri bambini e all’aperto potrebbe avere a sua volta un effetto protettivo, conclude.

(ANSA)

Fonte: http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/salute_bambini/medicina/2018/12/27/gli-animali-domestici-in-casa-difendono-i-bambini-dalle-allergie_673c5096-9d1e-483a-b399-e6a5d1f9c7aa.html

 

Per non dimenticare quanto la razza umana possa fare schifo – Non vi potete sbagliare, la CAROGNA non è il bellissimo e rarissimo esemplare di giraffa nera ammazzato…!

 

razza umana

 

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Per non dimenticare quanto la razza umana possa fare schifo – Non vi potete sbagliare, la CAROGNA non è il bellissimo e rarissimo esemplare di giraffa nera ammazzato…!

Leggi anche:

Ricordate l’Agente Smith in Matrix? “L’essere umano è un virus, è un’infezione, una piaga, un cancro su questo pianeta” …Forse aveva ragione: Abbiamo cancellato dal Pianeta il 60% delle specie animali in soli quarant’anni…!

 

 

Lo scorso anno, aveva sparato e ucciso una giraffa in Sud Africa. Nei giorni successivi la cacciatrice, originaria del Kentucky, in memoria delle crudeli gesta ha pubblicato la foto sul proprio profilo Facebook. E il mondo dei social non è rimasto a guardare. Nel giro di qualche ora, le foto sono diventate virali e sono arrivati migliaia di commenti di insulti.

In posa con il cadavere dell’animale, Tess Thompson Talley, 37 anni, aveva inizialmente caricato le foto scattata dopo una una battuta di caccia avvenuta un anno fa, a giugno 2017. Il suo post è stato cancellato, ma le foto sono state ampiamente condivise online.

Il giornale Africlandpost ha condiviso le foto il 16 giugno, in un tweet diventato virale, in cui la donna è stata accusata di avere ucciso “una rarissima giraffa nera per gentile concessione della stupidità del Sud Africa”. Il tweet è stato condiviso oltre 45.000 volte.

Visualizza l'immagine su TwitterVisualizza l'immagine su Twitter

AfricaDigest@africlandpost

White american savage who is partly a neanderthal comes to Africa and shoot down a very rare black giraffe coutrsey of South Africa stupidity. Her name is Tess Thompson Talley. Please share

Eppure, non c’è indicazione che la battuta di caccia di Talley fosse illegale. La donna ha addirittura detto che uccidere la giraffa abbia contribuito agli sforzi di conservazione.

“La giraffa che ho cacciato era la sottospecie sudafricana della giraffa. Il numero di questa sottospecie è in realtà in aumento dovuto, in parte, ai cacciatori e agli sforzi di conservazione pagati in gran parte dalla caccia grossa” si è difesa.

È emerso che la giraffa uccisa non era del tutto rara ma ciò non toglie che ucciderla e vantarsene sia stato un gesto crudele.

Talley ha pubblicato ulteriori commenti sulla sua pagina Facebook, alcuni da rabbrividire, sostenendo che gli animali, in quanto tali, non hanno diritti.

Purtroppo finché la caccia non sarà resa illegale, i cacciatori potranno agire indisturbati e condividere le loro gesta sui social.

Le belle notizie che ci piace darvi: Chiude il macello di carne di cane più grande del mondo – Ogni anno vi venivano ammazzati 2 milioni di animali!

 

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Le belle notizie che ci piace darvi: Chiude il macello di carne di cane più grande del mondo – Ogni anno vi venivano ammazzati 2 milioni di animali!

Chiude il complesso di Taepyeong-dong, nella città di Seongnam, la struttura che ospitava sei macelli di cani. La tradizione di consumare carne canina è ormai in discesa: il 70% dei sudcoreani non li mangia più e il 40% è convinto che la pratica dovrebbe essere vietata.

Smantellata in due giorni, l’area sarà trasformata in un grande parco. Da lager per cani quindi a luogo pubblico. Taepyeong-dong che si trova a sud di Seoul ospitava sei macelli e diverse centinaia di cani che venivano macellati per poi essere serviti nei ristoranti di tutto il Paese.

Nel 2016 aveva chiuso il mercato di Moran in cui veniva venduto circa un terzo della carne di cane consumata nella Corea del Sud, adesso questo smantellamento viene considerato come un momento storico e una vittoria per le associazioni animaliste che da anni si battono per evitare che i cani finiscano nel piatto.

Ma in generale le cose stanno cambiando. Secondo un sondaggio, il 70% dei sudcoreani non mangia più cani e circa il 40% ritiene che la pratica dovrebbe essere vietata. Il 65%, invece, ritiene necessario allevare e macellare gli animali in condizioni migliori, ma sull’argomento non ci sono leggi.

La sua chiusura è un evento storico e speriamo possa incentivare la dimissione di altri macelli illegali in tutto il Paese. Abbiamo fatto sforzi costanti per chiudere questo macello, grazie alle indagini e alle pressioni sulla provincia di Gyeonggi e su Seongnam”, scrive in una nota Humane Society International.

Sempre secondo l’organizzazione nell’ex macello, gli animali vivevano in condizioni precarie. I cani venivano uccisi con scariche elettriche dopo aver passato la loro breve vita in gabbie ristrette e tra le carcasse di altri simili.

Ricordiamo comunque che attualmente la legge coreana non vieta la vendita di carne di cane, ma solo la macellazione in pubblico, ma già lo smantellamento dell’ex mattatoio ci sembra un grande passo in avanti.

Corea del Sud: il destino di cani e gatti

La Corea del Sud è l’unico stato dove di fatto esiste un sistema di allevamento intensivo di cani da macello. Qui gli animali sono obbligati a subire privazioni e torture inimmaginabili dalla nascita fino al giorno della macellazione, i cani trascorrono la loro vita imprigionati in gabbie rialzate, sporche e strette, esposte alle intemperie. Non fanno movimento e non ricevono acqua, compagnia né cure mediche, e non sono mai a contatto con il terreno. Spesso a questi poveri animali vengono perforati i timpani in modo da renderli meno rumorosi.
CANI e GATTI vengono mangiati dopo essere stati sadicamente TORTURATI in vari modi affinché le loro carni, per azione dell’adrenalina in circolo a causa del dolore e della paura, diventino più “saporite”. La credenza vuole che PIÙ GRANDE È LA SOFFERENZA INFLITTA ALL’ANIMALE, PIÙ TENERA E GUSTOSA SARÀ LA CARNE e le sue proprietà salutari “mitiche” ne risulteranno incrementate, rendendo gli uomini più virili.
Gli animali per lo più vengono colpiti alla testa con un bastone, picchiati a morte, impiccati, altrimenti sgozzati e fatti dissanguare, o tramite elettrocuzione. In molte occasioni gli animali NON muoiono subito, perdono coscienza per alcuni secondi risvegliandosi poco dopo perfettamente VIGILI. Succede spesso che gli animali vengano BOLLITI, BRUCIATI e SCUOIATI (alcuni usano apposite centrifughe) quando sono ancora VIVI e COSCIENTI.
Con i cani vengono realizzati soprattutto hamburger e zuppe, mentre i gatti diventano perfino parte di bevande “toniche”, realizzate spesso lanciando i gatti VIVI nell’acqua bollente.
A volte gli allevamenti si trovano vicino alle scuole, dove i bambini devono sopportare le grida dei cani che vengono macellati.
La Corea del Sud è tristemente famosa per una festa rituale e tradizionale nota come “Bok Nal”, ovvero i “giorni del cane”, che ha luogo nei giorni più caldi dell’estate tra luglio e agosto. In questo periodo si calcola che UN MILIONE di CANI vengano UCCISI per essere MANGIATI, in nome di una tradizione secondo la quale la carne di cane “rinfresca e rinvigorisce” e attraverso la quale l’uomo potrebbe assorbire la gioia di vivere e la festosità che caratterizzano queste meravigliose creature. I CANI non sono gli unici animali a soffrire pene inimmaginabili, infatti anche i GATTI subiscono le stesse torture.
Ma il massacro di questi innocenti non si limita ai Bok Nal, bensì dura tutto l’anno estendendo la tortura e la macellazione ad un numero spaventoso di animali. Nonostante la Korea Food & Drug Administration riconosca come cibo qualsiasi prodotto commestibile, ad eccezione delle droghe, nella capitale Seoul l’amministrazione locale ha approvato un regolamento che classifica la carne di cane come ‘cibo ripugnante’. Purtroppo, a quanto ci risulta, questo provvedimento non viene quasi mai applicato.
In Sud Corea la carne di cane viene consumata da persone di ogni età, genere, religione, classe sociale e livello culturale, in parte a causa della loro educazione, forse senza conoscere le sofferenze che causano. Il vescovo cattolico Sung-Hyo Lee ha affermato infatti: “Il mio cibo preferito è la carne di cane. Il mio hobby è costringere i preti stranieri a mangiarla, soprattutto quelli francesi”. – Kyeongin Ilbo, 16.05.2011.
Se la classe dirigente afferma sui mezzi di comunicazione che mangiare carne di cane è bello, e i governi non fanno nulla al riguardo, le persone sono meno inclini a chiedersi cosa ci sia di male nel commerciare questa carne.
Chi smarrisce il proprio cane ha sempre il timore che gli sia stato rubato per finire nelle pentole di qualche ristorante. In Corea del Sud i cani possono essere allevati per svariati motivi, ma ogni razza di cane può finire in tavola. Una volta che la carne è cotta, i consumatori non possono sapere da quale tipo di cane proviene. Potrebbe essere stato anche l’animale da compagnia di qualcuno.
Succede spesso che le persone vogliano sbarazzarsi di esemplari domestici “cresciuti troppo” ma molti canili non possono accoglierli tutti e così la questione del randagismo trova un diverso e più crudele esito nei mercati. Qualche canile li rivende come animali da macello per ridurre i costi nella somministrazione di cibo o farmaci, o perché non vuole spendere per praticare l’eutanasia. Nel 2010, un canile nella città di Gumi è stato colto in flagrante mentre macellava e mangiava gli animali che aveva “salvato”. Si contano oltre 400 canili in tutto il paese, la maggior parte dei quali manca delle più elementari norme igieniche e dei necessari controlli, ragione per la quale è facile che diventino oggetto di un commercio crudele e illegale.
Per sfamare i cani degli allevamenti, la Corea del Sud utilizza un terzo dei rifiuti di cibo, una pratica questa assolutamente illegale nei paesi avanzati del mondo. Immaginate di mangiare animali nutriti con scarti di cibo infestati da mosche, larve, topi e germi infettivi. Le condizioni igieniche nelle quali vengono tenuti gli animali dovrebbero destare serie preoccupazioni, considerando il modo in cui si propagano virus e patologie canine, filaria, colera, trichinellosi, che possono direttamente compromettere la salute umana.
È letteralmente impossibile distinguere fra i vari allevamenti, e la destinazione d’uso degli animali ivi rinchiusi: un cane incustodito può sempre diventare carne da mangiare per qualcuno. I cani in Sud Corea sono gli unici animali ad essere allevati sia come compagni nelle case della gente sia per la loro carne. La logica che i cosiddetti MEAT DOG (carne di cane ovvero cane da mangiare) siano diversi dai PET DOG (cane domestico ovvero cane da amare) è solo una strategia utilizzata da chi è mosso da meschini interessi per promuovere il consumo di carne, e mangiare così la specie animale più amata in Corea.
Nella Corea del Sud oltre 2 MILIONI di cani vengono uccisi ogni anno per la loro carne. Sono 30 MILIONI i cani che vengono macellati e mangiati ogni anno in Asia, in merito ai gatti non si ha una stima precisa.
Fonti:
https://www.greenme.it/abitare/cani-gatti-e-co/29583-carne-di-cane-macello-chiuso
https://www.facebook.com/notes/giustizia-animalista/corea-del-sud-il-destino-di-cani-e-gatti/1610678295888764/

Importantissimo – Ecco cosmetici e prodotti NON testati sugli animali: tutti i nomi delle aziende CRUELTY FREE…

 

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Importantissimo – Ecco cosmetici e prodotti NON testati sugli animali: tutti i nomi delle aziende CRUELTY FREE…

Cosmetici e prodotti non testati sugli animali: tutti i nomi delle aziende cruelty free

Cosmetici e prodotti non testati su animali. Quali sono e dove si possono trovare? Fortunatamente con la legge 11 marzo 2013 in Europa è entrato in vigore il divieto di test su animali per gli ingredienti dei cosmetici: shampoo, bagnoschiuma, make up, crema da barba, sapone, creme di ogni tipo. Ecco la lista aggiornata delle ditte che rispettano i nostri amici animali.

Vent’anni di battaglie che hanno portato a un grande risultato: salvaguardare gli animali che venivano trattati in laboratorio e su di essi venivano testati i prodotti che normalmente poi arrivano nelle nostre case.

Prima della legge, un nuovo ingrediente poteva venir sottoposto ad alcuni test su animali se eseguiti in laboratori al di fuori dell’UE. Come spiega VIVO – Comitato per un Consumo Consapevole / NOVivisezione erano test molto invasivi per gli animali, sempre letali.

Parliamo di tossicità ripetuta (agli animali vengono somministrate basse dosi di sostanza da testare per periodi di tempo lunghi, anche per tutta la vita dell’animale); tossicità riproduttiva (la capacità della sostanza di creare difetti nella prole, quando somministrata a un animale in gravidanza); tossicocinetica(come la sostanza raggiunge le cellule e gli organi e causi eventuali danni biologici).

Grazie al nuovo divieto, ora in Europa non possono essere venduti prodotti che contengono ingredienti, sviluppati appositamente per il campo della cosmesi, che siano stati testati su animali, in qualunque parte del mondo, dopo l’11 marzo 2013. Naturalmente non diventano fuorilegge gli ingredienti testati prima di questa data.

Di seguito la lista delle aziende che rispettano lo Standard Internazionale cruelty-free ovvero si impegnano a:

  • Non testare su animali il prodotto finito, né commissionare questi test a terzi
  • Non testare i singoli ingredienti, né commissionare i test a terzi
  • Dichiarare che i test svolti dai suoi fornitori sulle materie prime usate sono avvenuti prima di un dato anno a sua scelta (per esempio, 1995)

Il che significa non usare più alcun ingrediente (chimico, di sintesi) nuovo, ma solo ingredienti completamente vegetali o ingredienti di sintesi già in commercio prima dell’anno scelto. Così facendo, non si incrementa di fatto la sperimentazione su animali.

MARCHI E PRODOTTI NON TESTATI SUGLI ANIMALI
Igiene e cura della persona
  • Agronauti Cosmetics, Alchimia Natura, Alkemilla, Allegro Natura, Altromercato, Argital, Artha,
  • Bakel, Biofficina Toscana, Biomethodique, BioOut, Bjobj, Body Shop, Bottega Verde, Camorak,
  • Delibel, Derbe, Diva International, Dr. Taffi, Ecor, Fantastika, Floralia, Flora-Primavera,
  • Gala, Helan, Insium, I Provenzali,
  • La Saponaria, Lefay, Lenerbe, Lepo Line, L’Erbolario, Liquidflora advanced organic make-up, Lush, MGA,
  • Montagne Jeunesse, Naturaequa, Naturerb, Natyr Altromercato, Officina Naturae, Omia,
  • Pasticceria da bagno, Pedrini, Puravida, Qualikos,
  • Rebis, Regenè, Remedia, San.Eco.Vit, Saponificio Gianasso, Seres, Speziali Fiorentini,
  • Tea Natura, Vaneda, Verdesativa, W.S. Badger, Zoè Cosmetics.
Assorbenti
  • Nuvenia,
  • Natracare
  • Organyc
Pulizia della casa e bucato
  • Aequa equo-solidale, Argital, Avaverde,
  • Bioermi, Brillor, Casa Verde Bio,
  • Ecoblu, Ecoland, Ecor, Ecosì, Ekos, Folia,
  • Happyclean, Higen,
  • Naturerb, Officina Naturae,
  • Pierpaoli, San.Eco.Vit., Solara,
  • Talybe, Tea Natura,
  • Verdevero, Winni’s.
Igiene degli animali
  • Aniwell, Argital, BjoBao (Bjobj),
  • Dodo (Officina Naturae)
  • Mifido, Pet Benefit, Pet in Pharma (Diva international)

 

fonte: https://www.greenme.it/consumare/sai-cosa-compri/29510-cosmetici-non-testati-lista-aggiornata

 

 

Maltrattamento di animali: che cosa fare e come denunciare crudeltà nei confronti degli animali…

 

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Maltrattamento di animali: che cosa fare e come denunciare crudeltà nei confronti degli animali…

Se hai un cuore buono e un’anima tendente a sentimenti come compassione ed empatia, sai che nel nostro mondo non c’è assolutamente posto per la crudeltà nei confronti degli animali. Eppure, succede proprio dietro l’angolo: in ogni città, stato e nazione. Ci sono padroni che trascurano, maltrattano e addirittura abbandonano i propri animali; animali che vengono scuoiati vivi per farne pellicce; cani che vengono uccisi perché non sono abbastanza veloci nel correre; animali d’allevamento che subiscono amputazioni e tagli a parti del corpo, ecc.

Fermare i maltrattamenti nei confronti degli animali è un tema mondiale e se ti stai domandando cosa puoi fare per aiutare a trovare una soluzione, ti offriamo una breve guida con varie possibilità a tua disposizione. Credici, puoi aiutare in maniera significativa anche senza donare migliaia di euro in beneficenza o indossare la maschera di un supereroe per combattere i cattivi in prima persona. Esistono molti altri modi, molto più semplici.

Come fermare i maltrattamenti di animali

Prima di tutto, è importante sapere che anche tu potresti sottoporre ad abusi il tuo animale. Spesso i padroni non si rendono conto che la crudeltà nei confronti degli animali si presenta in forme diverse e una di queste è l’incuria e il maltrattamento. Sei sicuro di dedicare al tuo amato compagno animale cure adeguate e buone condizioni di vita? Diversi rapporti indicano che circa la metà dei proprietari di animali domestici in America sono autodidatti. Oggi si possono trovare molti servizi, compresi corsi e centri di formazione, dove è possibile migliorare le proprie conoscenze e diventare bravi “genitori” per il proprio animale. Inoltre, potresti anche voler dare un’occhiata alle leggi sulla protezione degli animali.

Segnali di abuso

A volte riconoscere la crudeltà nei confronti degli animali può essere difficile, altre è chiaramente evidente agli occhi di tutti. Si possono notare segnali di violenza diretta, come i seguenti:

  • ferite aperte e non curate;
  • svariate cicatrici;
  • difficoltà a camminare (ad esempio, lo zoppicare);
  • segnali psicologici (nascondersi dalla gente, camminare con la testa bassa o la coda tra le gambe, ecc.).

I segnali di trascuratezza verso un animale sono più sottili e, sfortunatamente, molto diffusi:

  • malattie non curate;
  • misere condizioni di vita (limitazione nei movimenti, oggetti pericolosi nelle vicinanze, ecc.);
  • segni di inedia e/o disidratazione (estrema magrezza e ossa visibili);
  • infestazioni parassitarie (zecche, pulci e altri parassiti);
  • mancanza di igiene.

Naturalmente, si può anche essere testimoni di crudeltà nei confronti di animali che si verificano proprio sotto i nostri occhi: qualcuno potrebbe fare fisicamente del male ad un animale (calci, percosse, ecc.). È importante intervenire immediatamente ed avvertire le autorità il più in fretta possibile. Ricorda: il maltrattamento di animali è quasi sempre segno di altri, anche maggiori, schemi di violenza che possono essere indirizzati anche contro il prossimo. Non sorprende che arrecare consapevolmente danni agli animali per piacere sia considerato uno dei tre principali prerequisiti del comportamento psicopatico.

Come denunciare abusi sugli animali

Se sei testimone di un sospetto episodio di abuso su animali, puoi chiamare le forze dell’ordine e segnalarlo. Esistono anche numeri di organizzazioni locali specializzate in ogni città. Il consiglio principale è molto semplice: fornisci informazioni accurate, poiché ciò è fondamentale per il loro pronto intervento. Potrebbe essere utile seguire i consigli qui sotto:

  1. Se credi che l’animale sia in pericolo imminente e sei a conoscenza del punto esatto in cui si trova, chiama il dipartimento di polizia della zona.
  2. Scrivi una dichiarazione concisa e concreta di ciò che hai visto, con date e orari, se possibile. Inoltre, specifica il problema principale (disidratazione, inedia, mancanza di cure mediche, ecc.) e non dimenticare di indicare le tue informazioni di contatto.
  3. Puoi presentare una segnalazione anonima. Prendi in considerazione, però, la possibilità di fornire i tuoi dati, perchè è più probabile che il caso riceva attenzione se c’è almeno un testimone attendibile disposto a testimoniare in tribunale.
  4. Puoi anche ottenere dichiarazioni scritte da altri testimoni.
  5. Se possibile, scatta foto del luogo e dell’animale che ha bisogno di aiuto. Ricorda: non metterti MAI in pericolo.
  6. Non consegnare mai documenti e foto senza averne prima fatte delle copie.
  7. Se trovi abusi su animali online, hai diverse possibilità. Prima di tutto, controlla l’origine del sito usando www.whois.net. Poi, puoi contattare le autorità locali, dove per “locali” si intende la zona di origine del sito, non la tua zona. Puoi anche contattare rifugi per animali, la Protezione Animali, o anche media locali e nazionali, perché a volte possono avere più potere delle autorità.
Come curare un cane che ha subito abusi

Se hai trovato un cane abbandonato e hai deciso di portarlo a casa, devi tenere in considerazione le seguenti informazioni. Dato che i cani randagi, soprattutto quelli che hanno subito abusi, non si fidano degli sconosciuti, è importante apprendere alcuni consigli per mantenersi al sicuro e per non fare del male all’animale:

  1. Prepara una zona sicura in casa, appositamente per il cane. Deve essere una zona tranquilla.
  2. Non alzare mai la voce. Un tono basso trasmette fiducia e sicurezza.
  3. Non colpire mai il cane ed evita di fare mosse improvvise.
  4. Non forzare il cane a fare qualcosa che non vuole. Lascia che l’animale si ritiri nel suo spazio, se si sente spaventato.
  5. È importante organizzare una precisa routine quotidiana. Il cane deve avvertire stabilità e uno dei modi migliori per fornirgliela è stabilire degli orari per dargli da mangiare e uscire per le passeggiate.
  6. Durante le lunghe passeggiate, i cani producono endorfine, gli ormoni della felicità. Ma ricorda: un cane pauroso può scappare via, quindi un guinzaglio lungo, in questo caso, è la scelta migliore.
  7. Curare le ferite può richiedere molto tempo. Quindi, abbi pazienza! Tuttavia, se hai la sensazione che ci siano stati pochissimi progressi o addirittura nessuno, puoi sempre consultare uno specialista. Un etologo canino sa come aiutare i cani abbandonati e maltrattati e molto probabilmente potrà aiutare il tuo amico.

Si può trattare di un lungo viaggio, ma ne vale assolutamente la pena. Il legame che si crea tra un essere umano e il suo fedele amico è semplicemente inestimabile. Tuttavia, se non sei sicuro di volerti assumere una tale responsabilità, puoi sempre segnalare qualsiasi animale randagio o episodio di maltrattamento di animali. Ricorda: in un determinato momento potresti essere l’unica persona in grado di salvare l’animale. Dopotutto, se noi uomini siamo davvero superiori, dobbiamo prenderci cura di coloro che dipendono da noi.

 

fonte: https://fabiosa.it/lbwkr-ctani-rseln-aueln-trecc-pbjst-maltrattamento-di-animali-che-cosa-fare-e-come-denunciare-crudelta-nei-confronti-degli-animali/

La corrida vista con gli occhi del toro – Le atrocità sulla corrida che tutti devono conoscere per capire l’idiozia delle bestie umane che si godono lo spettacolo…!

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La corrida vista con gli occhi del toro – Le atrocità sulla corrida che tutti devono conoscere per capire l’idiozia delle bestie umane che si godono lo spettacolo…!

Le atrocità sulla corrida che tutti devono conoscere e cosa è costretto a sopportare il toro, passo per passo.

La “corrida de toros” (corsa di tori) è uno spettacolo che consiste in un combattimento tra uomo e toro, diffuso principalmente in Spagna, ma anche in Portogallo, Sud della Francia e in alcuni paesi dell’America Latina (con denominazioni differenti).

Le gare in Spagna si svolgono fin dal 1800, ma venivano praticate anche precedentemente, a partire dal XIV secolo, da nobili che, a cavallo, combattevano contro tori per questioni legate al prestigio e all’onore.

Alla corrida partecipano: 6 toreri e 3 tori (provenienti da allevamenti specializzati) che si alternano; due picadores a cavallo, tre banderilleros e gli incaricati a ritirare il corpo del toro una volta che viene ucciso.

Prima della gara i partecipanti sfilano davanti al pubblico e ricevono dal presidente, e unico giudice, le chiavi della porta dalla quale usciranno i tori. La “toreada” è divisa in 3 parti, chiamate “tercios“.

Prima della gara

Il toro viene sottoposto a crudeltà per indebolire le sue forze: tenuto al buio, senza cibo e senza acqua, viene colpito ai reni con sacchi di sabbia, gli viene cosparsa trementina sulle zampe per impedirgli di star fermo, gli viene annebbiata la vista applicando vaselina sui suoi occhi, gli viene infilata stoppia nelle narici e nella gola per impedirgli la respirazione e gli vengono conficcati aghi appuntiti nel corpo. Prima ancora di entrare nell’arena è quindi drogato, sofferente ed impaurito.

Quando entra nell’arena
  • Prima parte: Tercio de Varas

Il toro esce dalla porta con un arpioncino conficcato nel garrese (il punto alto del dorso, tra collo e scapole) e compie un giro dell’arena alla ricerca di una via d’uscita.

Spesso tenta di tornare indietro, ma la porta è chiusa e inizia, così, a prenderla a cornate. Si sente, inoltre, frastornato dai rumori della banda e del pubblico.

Il torero entra in scena e comincia a caricarlo con il “capote“, il drappo di tela rosa acceso da un lato e giallo dall’altro. I picadores a cavallo domano il toro colpendolo con una lancia dalla punta in acciaio, modellata a piramide a tre lati e provvista di un arresto metallico alla base, che serve ad impedire che penetri anche il manico nella carne del toro. La legge prevede che il toro venga colpito nel muscolo del collo almeno due volte, ma spesso i colpi arrivano ad essere 5 o 6 perché alcuni tori, atterriti, continuano a caricare cavallo e picadores. Così, il cavaliere colpisce il toro con il manico della lancia, in modo da stordirlo, ma non così tanto da non poter continuare la gara.

L’intento di questa prima parte è capire la forza del toro e affaticarlo.

  • Seconda parte: Tercio de Banderillas

I 3 banderilleros (o il torero) caricano il toro con il corpo e infilano tre paia di banderillas con una grossa punta in acciaio nel suo dorso.

L’arpioncino è lungo circa 6 cm e largo 4 ed è creato cosicché, quando il toro si muove, questa spinga nella carne ed infastidisca continuamente.

Il toro inizia a dissanguare, a dare segni di cedimento e le sue cariche diventano sempre più brevi e sofferte.

  • Terza parte: Tercio de Muleta

Il torero comincia ora il suo spettacolo, osannato da tutti come una star. Sostituisce il “capote” con la “muleta“, un drappo rosso di flanella che stringe con una mano, mentre nell’altra maneggia una spada.

Il toro è molto stanco e debilitato dai colpi ricevuti, che gli hanno danneggiato i muscoli del collo. Si trova impossibilitato ad alzare il capo e tiene, quindi, la testa bassa. Il picador lo sottomette e lo mantiene in una condizione di inferiorità, così da agevolare il torero nel passo successivo: conficcare al toro la spada tra le scapole, raggiungendo il suo cuore.

Il toro comincia a vomitare sangue, soffoca e crolla.

La legge prevede che il torero uccida il toro entro il decimo minuto di questa fase, se questo non accade (perché il torero non ha colpito abbastanza in profondità o non ha reciso un organo vitale) viene emesso un avviso dagli spalti.

Se entro il tredicesimo minuto il toro è ancora vivo, viene dato un secondo avvertimento e il torero usa una piccola spada per dare il colpo di grazia al toro agonizzante.

Qualora, nuovamente, entro il quindicesimo minuto il toro non muore, verrà ucciso con un pugnale da uno dei peones e il torero verrà fischiato: avrà fallito.

Se, invece, avrà combattuto con destrezza e capacità, verrà acclamato dalla folla come se fosse un vero eroe.

Dopo la gara

Se il torero avrà fatto un buon lavoro, gli verranno offerte come ricompensa una o due orecchie, oppure la coda del toro.

Il toro viene portato via, agonizzante e paralizzato, ma cosciente; oppure viene accoltellato alla base del cranio, per spezzargli la colonna vertebrale e assicurarne la morte.

Nel caso in cui avrà lottato con onore verrà trascinato fuori dall’arena, tra gli applausi del pubblico, prima di essere macellato.

Se il toro avrà combattuto in maniera unica e straordinaria, si può decidere durante la gara di provare a salvargli la vita (indulto) una volta concluso lo spettacolo, così da farlo riprodurre in modo che tramandi le sue qualità.

Dopo l’eventuale indulto il toro riceve, quindi, cure mediche. I giorni più critici sono i primi 3, ma solitamente, data la gravità delle ferite, il toro non riesce a sopravvivere oltre i primi giorni.

“Ci vuole un formidabile potenziale sadico per pagare l’ingresso in un’arena in cui lo spettacolo consiste nel torturare un animale, farlo soffrire, ferirlo crudelmente, raffinare i gesti barbari, codificarli (come un inquisitore o un torturatore che sa bene fino a che punto bisogna arrivare per mantenere in vita il più a lungo possibile chi, in ogni caso, sarà messo a morte) e godere in modo isterico quando il toro è sfinito perché non vede più nessuna via d’uscita.”