20 luglio 1893 – La vera storia di Pietro Rigosi, il ferroviere ribelle protagonista de “La Locomotiva”, l’eroe “giovane e bello” della guerra santa dei pezzenti di Francesco Guccini

 

Pietro Rigosi

 

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20 luglio 1893 – La vera storia di Pietro Rigosi, il ferroviere ribelle protagonista de “La Locomotiva”, l’eroe “giovane e bello” della guerra santa dei pezzenti di Francesco Guccini

LA VERA STORIA DI PIETRO RIGOSI, IL FERROVIERE RIBELLE PROTAGONISTA DE “LA LOCOMOTIVA” DI GUCCINI

“Non so quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l’immagine sua: gli eroi son tutti giovani e belli”.

Invece il protagonista della canzone di Guccini un nome e un cognome preciso ce l’ha: Pietro Rigosi. Sarà lo stesso cantautore a parlarne diverso tempo dopo l’uscita di una delle sue canzoni di maggior successo.. I fatti sono riportati dettagliatamente anche in un articolo del Resto del Carlino il 21 luglio 1893. Giorno 20 il telegrafo della stazione di Bologna aveva trascritto un messaggio proveniente da quella di Poggio Renatico. Il contenuto era chiaro: la locomotiva del treno merci 1343 era stata sganciata dai vagoni e si dirigeva a una velocità di 50 km orari, parecchio per l’epoca, verso il capoluogo senza alcun permesso. Si sollecitavano i colleghi di Bologna e di tutte le stazioni che la precedevano a far transitare il treno su binari sgombri affinché l’azione non provocasse un disastro. A guidare quella “locomotiva impazzita” c’era il ferroviere Pietro Rigosi, classe 1860, sposato e padre di due bambini. Aveva approfittato di una distrazione del macchinista del treno merci per prenderne possesso e poi, facendo fischiare la motrice come un forsennato, lanciarsi al galoppo verso il suicidio. Sì perché l’intento di Rigosi era chiaro: uccidersi. E lo dimostrò quando entrando alle 17 e 10 alla stazione di Bologna e vedendo che era stato deviato su un binario tronco, uscì dalla cabina e si piazzò sul fanale di fronte della locomotiva. Impattò violentemente con i carri merci che si trovavano sulla linea morta. Unico coinvolto nell’incidente, Rigosi ne uscì vivo ma ferito gravemente; perse una gamba e fu segnato da profonde cicatrici al volto. Secondo alcune ricostruzioni il suo obiettivo era un treno di prima classe che in quell’orario stazionava quotidianamente a Bologna.
Tanto la stampa dell’epoca quanto la direzione delle Ferrovie bollò il suo gesto come quello di un matto. Uno squilibrato da pensionare e graziare misericordiosamente. L’azione di Rigosi fu invece, probabilmente, l’eclatante gesto di un ferroviere che più volte aveva dimostrato di mal digerire le durissime condizioni di lavoro e le dure punizioni aziendali riservate a chi non rispettava la ferrea disciplina. Erano anni in cui i macchinisti spalavano quintali di carbone per percorrere pochi chilometri, facevano turni massacranti che li portavano a guidare spesso per più di ventiquattro ore consecutive e avevano una speranza di vita assai breve. Evidentemente quello di Rigosi era un atto estremo che voleva porre l’accento sul mondo dei ferrovieri e, più in generale, dei lavoratori che in quell’Italia di fine ottocento non si vedevano riconosciuti i diritti più elementari.

Cannibali e Re

tratto da:

https://www.facebook.com/cannibaliere/photos/a.989651244486682/1997802613671535/?type=3&theater

In Islanda le fantastiche strisce pedonali in 3d ben visibili, fanno rallentare gli automobilisti e garantiscono la sicurezza dei pedoni.

 

strisce pedonali

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In Islanda le fantastiche strisce pedonali in 3d ben visibili, fanno rallentare gli automobilisti e garantiscono la sicurezza dei pedoni.

Strisce pedonali tridimensionali per far rallentare gli automobilisti. Succede nella piccola città islandese di Ísafjördur dove sono troppi coloro che superano i limiti di velocità nel centro cittadino. Insomma laddove non arrivano le campagne di prevenzione, si aguzza l’ingegno.

L’idea non è nuova, le strisce pedonali in 3D ci sono in India, il paese che ha la più alta percentuale di vittime sulla strada, ancora in Russia e Cina ma anche in Italia, a Bologna e Vimercate, dove sembra che stia dando ottimi risultati. In Islanda, invece, è la prima volta che viene installato questo tipo di segnaletica.

Qui è la Vegmálun, ovvero la compagnia che si occupa della manutenzione e della segnaletica orizzontale a creare delle strisce pedonali tridimensionali grazie a un’illusione ottica. In pratica, da lontano sembra di trovarsi davanti dei blocchi di cemento e di conseguenza il guidatore è indotto a frenare.

Le strisce in 3D sono state dipinte nelle principali vie della cittadina del nord dell’Islanda e lo stesso amministratore delegato di Vegamálun, Gauti Ívar Halldórsson ammette che l’idea gli è venuta osservando gli attraversamenti pedonali indiani.

 

fonte: https://www.greenme.it/abitare/arredo-urbano/25502-strisce-pedonali-3d-automobilisti

La dolorosa storia del vero Dumbo, che dovresti conoscere prima di vedere il film

 

Dumbo

 

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La dolorosa storia del vero Dumbo, che dovresti conoscere prima di vedere il film

Ha debuttato al cinema il film Dumbo, la nuova attesa versione on live-action di Tim Burton. Ma in pochi sanno realmente che l’elefantino triste è realmente esistito. Tuttavia la sua storia non ha alcun lieto fine.

Il suo vero nome era Jumbo e nacque nel 1860 in Sudan. Dopo la morte della mamma, uccisa dai cacciatori, il piccolo venne catturato da un altro cacciatore di elefanti sudanese, Taher Sheriff. Fu poi venduto a Lorenzo Casanova, commerciante ed esploratore di animali italiano.

Noto anche come Jumbo the Elephant e Jumbo the Circus Elephant, fu un elefante africano strappato alla sua terra natale e portato a Jardin des Plantes, uno zoo a Parigi, per poi essere trasferito nel 1865 allo zoo di Londra, in Inghilterra.

Qui il povero elefante subì la rottura di entrambe le zanne schiantandosi contro la pietra del suo recinto. I suoi viaggi non finirono qui. Dopo essere stato portato dall’Africa all’Europa, nonostante le numerose proteste, Jumbo fu venduto al circo Barnum & Bailey. Anche allora la sua storia, quella vera, toccò i cuori di tutti: 100.000 bambini scrissero alla regina Vittoria implorandola di non vendere l’elefante ma il povero animale fu portato comunque negli Stati Uniti. A New York, Barnum espose Jumbo al Madison Square Garden sponsorizzando l’evento come “Jumbo, l’animale più grande del mondo” e guadagnando abbastanza in tre settimane da recuperare i soldi spesi per comprarlo.

Jumbo, il povero elefante ‘pazzo’

Purtroppo, l’animale è tristemente noto anche come l’elefante pazzo. Se di giorno era l’immagine vivente della gentilezza e trasportava in groppa anche i bambini, di notte Jumbo aveva esplosioni di violenza e distruggeva l’area in cui veniva rinchiuso per dormire.

La spiegazione di Bartlett, direttore dello zoo, era alquanto discutibile. Jumbo stava raggiungendo i 20 anni, la colpa era dei suoi ormoni. Il suo custode era Matthew Scott, che per calmare l’animale spesso gli dava del whisky. Lo stesso Scott ne raccontò la storia nella sua autobiografia.

Il trucco funzionava perché l’elefante si ubriacava. Oggi sappiamo che gli attacchi di rabbia erano causati dall’assunzione costante di dolci, così dannosi e lontani rispetto alla dieta che avrebbe dovuto seguire. Fu questa la conclusione raggiunta da Richard Thomas, archeologo dell’Università di Leicester nel Regno Unito, dopo aver esaminato i resti di Jumbo in occasione del documentario della BBC “Attenborugh and The Giant Elephant”.

L’analisi dello scheletro da parte degli archeologi inglesi ha stabilito che “Jumbo” aveva “ferite che dovevano essere molto dolorose, probabilmente causate dall’onere di trasportare migliaia di visitatori”

Thomas ha anche scoperto che, oltre ai denti, altre parti del suo corpo avevano caratteristiche insolite, in particolare le articolazioni. Jumbo a 20 anni aveva in realtà lo scheletro di un elefante di 50.

La sua altezza fino alla spalla era di circa 3,23 metri al momento della sua morte, anche se Barnum sosteneva fosse di 4 m. Era una mezza verità. Jumbo aveva, sicuramente, una grande taglia per la sua età, superiore ai tre metri, quando la maggior parte dei suoi simili erano alti 2,70 m. Probabilmente se non fosse morto giovane avrebbe raggiunto quell’altezza.

La sua tragica morte

La sua morte, come la sua vita, fu triste. Era il 1885. Il circo aveva finito lo spettacolo a Saint Thomas, una città canadese. Gli animali erano già nelle loro gabbie, pronti a partire. Qui esistono due versioni. La prima sostiene che all’appello mancavano solo Jumbo e un cucciolo di elefante. Improvvisamente, una locomotiva apparve in direzione del piccolo. Jumbo cerco di proteggerlo col suo corpo e morì all’istante. La seconda racconta che mentre Jumbo saliva sul treno, un’altra locomotiva che veniva nella direzione opposta la spinse in avanti, ferendo l’animale e causandogli un’emorragia interna che lo avrebbe portato alla morte a soli 24 anni.

Una storia davvero molto triste, priva del lieto fine della versione prodotta da Walt Disney.

fonte: https://www.greenme.it/informarsi/animali/31044-jumbo-dumbo-vera-storia

I capolavori che si stanno sciogliendo. La mostra beffarda di un geniale artista Austriaco che dovrebbe farci riflettere… E vediamo se così lo capiamo…!

 

 

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I capolavori che si stanno sciogliendo. La mostra beffarda di un geniale artista Austriaco che dovrebbe farci riflettere… E vediamo se così lo capiamo…!

Immaginate di essere in un museo troppo caldo e di vedere i quadri che piano piano si sciolgono, uno dopo l’altro. Alper Dostal, artista austriaco, usa questa metafora artistica per porre l’accento su quello che sta succedendo al nostro Pianeta per colpa del surriscaldamento globale e dei cambiamenti climatici.

Si definisce un’artista multidisciplinare e nel suo progetto d’arte digitale Hot Art Exhibition mette in scena una triste realtà: i capolavori di Picasso, Van Gogh, Mondrian, Dalì e tanti altri escono dalle cornici e si sciolgono. L’idea è quella di rappresentare gli effetti del cambiamento climatico e spingere a riflettere su un problema diventato ormai globale.

Il progetto che potrebbe sembrare ironico, in realtà racchiude tutte le preoccupazioni di Alper Dostal. Con il surriscaldamento è in pericolo anche tutto il patrimonio artistico: le opere diventano irriconoscibili, così come i luoghi che eravamo abituati a pensare in un altro modo.

Così la Notte stellata di Van Gogh potrebbe rappresentare l’Artico con i suoi ghiacci sciolti, Guernica di Picasso, fiumi e laghi prosciugati dalla siccità.

“Le mie opere sono spesso influenzate dalla vita di ogni giorno, dal surrealismo, dal disegno industriale e dall’astrattismo. Il mio lavoro è un po’ bizzarro, umoristico e con un goccio di sarcasmo, ma dietro tutto ciò è nascosta la realtà”.

I capolavori che “si sciolgono”
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Guardate cosa succede alle installazioni:

 

 

Le Virginidi: Un nuovo fantastico spettacolo dal cielo – arrivano le stelle cadenti di marzo che accolgono la primavera…!

 

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Le Virginidi: Un nuovo fantastico spettacolo dal cielo – arrivano le stelle cadenti di marzo che accolgono la primavera…!

Marzo, arriva la primavera sotto una pioggia di stelle. Il cielo dell’equinozio sarà infatti impreziosito dalle Virginidi, le meteore attese nel terzo mese dell’anno e stavolta con il loro massimo proprio tra il 19 e il 20 e poi tra il 21 e il 22. È vero, ci sarà la Luna prossima alla fase di piena, ma con qualche accorgimento è possibile esprimere qualche desiderio.

Le Virginidi sono in realtà un sistema complesso di meteore, con diverse componenti. Le eta sono attive dal 9 al 27 marzo, quest’anno con picchi proprio intorno all’equinozio di primavera. Ma c’è anche la componente sud, che mostrerà il suo massimo il 10 aprile.

Come spiega l’Uai, però, la Luna sarà quest’anno particolarmente presente in quanto piena il 21 del mese. Inoltre il radiante delle meteore, ovvero il punto in cui sembra che queste si originano, è situato nella costellazione della Vergine (da cui il nome), nella stessa porzione di cielo.

Dovremo quindi allontanarci, stavolta più che mai, da qualsiasi forma di luce artificiale, per aumentare la probabilità di vedere le stelle che in realtà in un cielo di luna piena sono uno spettacolo ancora più bello (nella mappa il cielo del 20 marzo all’1 circa).

virginidi 20mar19 h1.00

Il bacio tra Luna e Giove

Ma se proprio non siamo riusciti ad esprimere desideri al passaggio delle meteore, possiamo rifarci qualche giorno dopo, ammirando il bacio tra Luna e Giove, nella seconda parte della notte tra il 26 e il 27 marzo nella costellazione dell’Ofiuco (nella mappa il cielo del 27 marzo alle 2.30 circa).

luna gio 27mar19 h 2.30

Il bacio tra Luna e Saturno

E non finisce qui, perché all’alba del 29 marzo la Luna incontrerà anche Saturno, a Sud-Est nella costellazione del Sagittario (nella mappa il cielo del 29 marzo alle 5 circa).

luna sat 29mar19 h 5.00

La primavera dunque arriverà con tanti spettacoli naturali, che non ci faranno per niente mancare i fuochi artificiali.

Dal cielo un altro grande spettacolo: la superluna del 19 febbraio, sarà la luna piena più grande e spettacolare del 2019…!

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Dal cielo un altro grande spettacolo: la superluna del 19 febbraio, sarà la luna piena più grande e spettacolare del 2019…!

Nonostante sia il mese più corto coi suoi 28 giorni, nel 2019 febbraio ci regalerà un appuntamento da non perdere: la superluna più grande di tutto l’anno.

Un fenomeno che delizierà grandi e piccoli. Il 19 febbraio prossimo ammireremo la luna piena. Quel giorno, il nostro satellite naturale si troverà al perigeo, il punto dell’orbita in cui la distanza dalla Terra è al minimo.

Ciò avviene perché la Luna durante il mese percorre un’orbita ellittica attorno al nostro pianeta, quindi non perfettamente circolare.

Di conseguenza, non si trova sempre alla stessa distanza da noi ma passa da un minimo di 356.410 km, il perigeo, a un massimo di 406.740 km, l’apogeo.

In questo caso sarà, essa il 19 febbraio si troverà ad appena 356.761 km, mentre solitamente la distanza media Terra-luna è di 384.400 km. Anche se lo spazio che ci separa sarà comunque tanto, la luna sarà 27mila km più vicina a noi. In realtà, tra il momento esatto in cui la Luna si trova al perigeo e la fase di Luna Piena vi saranno circa 7 ore.

Cosa vedremo

Il nostro satellite ci apparirà più grande (fino al 7%) e più luminoso (fino al 15%).

“Il consiglio è di fotografare la Superluna e di confrontare l’immagine con altre riprese con la Luna all’apogeo, e quindi con minori dimensioni apparenti” spiega l’Uai.

Febbraio, la luna piena della neve

La luna piena di questo mese è anche definita la Snow Moon (Luna della Neve). Un nome che ha origine dalla tradizione dei nativi americani. In questo periodo infatti si verificano le nevicate più abbondanti. Alcune tribù la chiamavano questa “la Luna della Fame” (Hunger Moon), poiché le pesanti condizioni meteorologiche rendevano la caccia difficile.

Un evento da non perdere visto che la prossima superluna di questa portata si verificherà il 7 aprile 2020.

Arriva oggi il blue monday, il giorno più triste dell’anno…

 

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Arriva oggi il blue monday, il giorno più triste dell’anno…

Ricerca, 4 italiani su 5 si sentono più o meno depressi

(ANSA) – Che si creda o meno al temutissimo Blue Monday, il giorno più triste dell’anno, che cade sempre il terzo lunedì del mese, gennaio è spesso associato a tristezza e umore nero. Infatti, mentre i ricordi del Natale si spengono – insieme alle luci della festa – quel che resta sono le brevi e grigie giornate, le lunghe notti buie e un conto in banca spesso più magro, al contrario del girovita che si allarga denunciando gli eccessi festivi. Combinando poi tutto questo con il ritorno al lavoro e le condizioni meteorologiche che non aiutano, non si può non essere trascinati in questo mood di mestizia e stanchezza. Ma una cosa positiva c’è: non siamo soli. Una recente ricerca promossa da Almond Board of California ha infatti rivelato che l’inverno è la stagione in cui gli italiani si sentono più scarichi, con meno di uno su cinque che dichiara di sentirsi al top delle energie in questo periodo dell’anno e un 44% che viaggia con le batterie cariche per metà o anche meno.

Tuttavia, secondo gli esperti, ci sono alcuni semplici accorgimenti che si possono adottare per contribuire a recuperare energie e buon umore: come fare dell’attività fisica, uscire con gli amici o concedersi qualche sfizio a tavola, nonostante le recenti feste, o ancora cambiare la nostra dieta inserendo alcuni nutrienti che possono aiutare a ridurre la stanchezza, come ad esempio le mandorle che contengono niacina (vitamina B3), acido folico e ferro e sono ricche di riboflavina (vitamina B2) e magnesio, tutti i nutrienti che contribuiscono a ridurre stanchezza e affaticamento. (ANSA).

tratto da:

http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/stili_di_vita/2019/01/19/arriva-il-blue-monday-il-giorno-piu-triste-dellanno_a5645b39-fb05-4156-8245-8e961009c170.html

Ancora uno spettacolo dal cielo – In arrivo la cometa di Natale: si chiama 46P/Wirtanen e a dicembre sarà visibile a occhio nudo. Ecco come vederla.

 

cometa di Natale

 

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Ancora uno spettacolo dal cielo – In arrivo la cometa di Natale: si chiama 46P/Wirtanen e a dicembre sarà visibile a occhio nudo. Ecco come vederla.

Scattata la prima immagine dall’Italia del corpo celeste: tra un mese passerà a “soli” 11,5 milioni di chilometri dalla Terra e apparirà grande come due volte la Luna

E’ stata scattata dall’Italia la prima fotografia della cometa di Natale 46P/Wirtanen, che passerà a soli 11,5 milioni di chilometri dalla Terra. A realizzarla l’Unione Astrofili Italiani (Uai) con un telescopio robotico in Australia nell’ambito della mappatura mensile. In mostra solo nell’emisfero Sud, la cometa promette di diventare nelle prossime settimane così brillante da essere visibile a occhio nudo. L’immagine è stata scattata il 31 ottobre.

“Per osservarla – ha spiegato l’autore dello scatto Rolando Ligustri, dell’Uai – ho dovuto usare un telescopio dell’emisfero australe, perché la cometa è quasi invisibile al momento per essere fotografata dall’emisfero Nord. Si trova, infatti, molto bassa sull’orizzonte, nella costellazione della Fornace”.
Questa cometa è relativamente giovane: è stata scoperta nel 1948 dall’astronomo Carl A. Wirtanen e ha un periodo di 5 anni, cioè ogni 5 anni si avvicina al Sole, rendendosi visibile con la sua caratteristica chioma. “Già da fine ottobre – ha detto ancora Ligustri – si sta muovendo verso il nostro emisfero e ha iniziato il suo lento ma inesorabile aumento di magnitudine, sarà cioè sempre più visibile e brillante”.

Il prossimo 12 dicembre, infatti, raggiungerà il suo perielio, cioè il punto più vicino al Sole, prendendosi a tutti gli effetti l’appellativo di cometa di Natale. Sarà probabilmente visibile a occhio nudo, anche se per farlo si dovrà cercare luoghi bui, lontani dalle luci delle città.

“Basterà un piccolo binocolo per osservare 46P/Wirtanen, perché – ha concluso Ligustri – si suppone che la cometa avrà una chioma di quasi 1 grado, apparirà cioè grande 2 volte la Luna”.

tratto da: https://www.globalist.it/science/2018/11/05/in-arrivo-la-cometa-di-natale-si-chiama-46p-wirtanen-e-a-dicembre-sara-visibile-a-occhio-nudo-2033213.html

Amarcord – Iso Isetta: la “Smart” tutta italiana che salvò la BMW

 

Iso Isetta

 

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Amarcord – Iso Isetta: la “Smart” tutta italiana che salvò la BMW

Iso Isetta: la “Smart” italiana che salvò la BMW

La Isetta fu prodotta in Italia dalla Iso e in Germania dalla BMW, grazie alla quale conobbe una diffusione inimmaginabile. 

Nel 1954 la Germania vinse i campionati del mondo di calcio, battendo in finale l’Ungheria di Puksas, o meglio, di quel che ne rimaneva visto che il campione Ungherese era stato omaggiato da un intervento assassino alla caviglia nell’incontro che i magiari avevano avuto con i tedeschi al primo turno del mondiale. Il mondiale del doping: si ricorderà così, quello che vide l’intera nazionale tedesca ricoverata in ospedale per una intossicazione epatica il giorno dopo la finale, con gli Ungheresi che ancora recriminano e i tedeschi che invece fanno finta di nulla, mentre si continua a mormorare di una postuma e misteriosa fornitura di trattori che avrebbe varcato i confini della Germania per essere consegnata al governo ungherese.

Di altro doping e di altre richieste di fornitura invece aveva, in quegli anni, bisogno la BMW. La casa dell’elica, serrata dai debiti, era in cerca del rilancio e al salone dell’Auto di Ginevra proprio del 1954, aveva presentato la 502, ponendosi in concorrenza con la connazionale Mercedes Typ 300. Fu un fiasco. La vettura fu accolta tiepidamente e le vendite non decollarono mai, sebbene le numerose declinazioni sia per la carrozzeria (berlina, coupé e cabriolet) che per la motorizzazione dell’auto testimoniano lo sforzo dei dirigenti BMW per posizionarsi in un mercato in cui non erano graditi.

La BMW navigava in acque agitate. Ma quando tutto sembrava compromesso, la soluzione arrivò da un imprenditore italiano che aveva avuto un’idea molto innovativa che all’epoca era quasi fuori mercato, almeno in Italia. Per capire come questo fu possibile, bisogna fare un piccolo passo indietro e arrivare nel 1939 a Bolzaneto in provincia di Genova, dove cercava fortuna Renzo Rivolta, giovane imprenditore con il pallino della meccanica che produceva frigoriferi (per lo più) industriali.

Nel 1943 Rivolta decise di spostare la sua attività nei capannoni dove veniva prodotta l’Isotta Fraschini (e la cosa sarà funzionale al suo successo) e lì iniziò a produrre dapprima grandi elettrodomestici, poi motocicli e infine, fiutando il cambiamento, decise di convertire l’azienda nella produzione di auto, dando vita alla “Iso Automobili S.p.a.”.

Erano gli anni del dopo guerra, l’Italia aveva già acceso la miccia che di lì a poco avrebbe fatto esplodere il boom economico e la Fiat Topolino faceva sognare milioni di italiani, ancora privi del potere di acquisto necessario ad averla. Rivolta voleva produrre un’auto che fosse piccola, comoda e alla portata del grande pubblico, una utilitaria che permettesse a tutti di diventare automobilisti. Per realizzare l’auto (e il sogno) Rivolta si rivolse all’ingegner Preti, giovane e di provenienza aeronautica, il quale dopo aver definito i requisiti di progetto passò la palla all’ingegner Raggi, anche lui di provenienza aeronautica, per disegnarne la carrozzeria. Raggi e Preti (rifacendosi al progetto che Preti aveva presentato per la propria tesi di laurea) disegnarono un’auto caratterizzata da un corpo a uovo con l’aperura sul davanti, con un grande portellone dalla base al tetto, vetri molto grandi, due ruote anteriori e, inizialmente, una ruota posteriore, sostituita immediatamente con una struttura a due ruote (molto vicine per evitare il differenziale) per diminuire i rischi in caso di foratura.

Il motore, chiamato Iso 200, di 198cc di cilindrata e 8,5 cv di potenza, raffreddato ad aria fu realizzato partendo dai disegni del motore di accensione degli aerei attrezzati con propulsore Isotta Fraschini, in uso all’aviazione italiana durante la seconda guerra mondiale. Il cambio era a 4 marce e non era prevista la retromarcia, mentre la trazione era posteriore.

Le linee del disegno originale, che diedero vita al primo prototipo, furono addolcite mediante l’apposizione di due parafanghi laterali mentre il piantone dello sterzo fu agganciato al portellone anteriore: di fatto si piegava su un lato quando il portellone veniva aperto, lasciando libero l’accesso al guidatore e al passeggero. Sulla parte posteriore trovava spazio un piccolo portabagagli. Il paraurti anteriore copriva solo i due spigoli dell’auto, che si distingueva, oltre che per la forma, anche per l’ampia superficie vetrata che assicurava una visibilità superiore agli standard dell’epoca. Il tetto, fatto di tela, era apribile.

Il motore di 8 cavalli e mezzo assicurava una velocità di circa 75 km/h ma soffriva in salita mentre il prezzo, inferiore a quello della Topolino, non era così basso da essere abbordabile dalla grande utenza. Nonostante dopo il lancio l’auto avesse ben figurato alla 1000 miglia e ad altre competizioni famose, incuriosiva il pubblico ma non riusciva a convincere il mercato e le vendite stentavano.

Si arrivò così al 1954 quando al salone di Ginevra la piccola vettura della Iso venne notata da un importatore svizzero della BMW, che la segnalò alla casa madre, che a sua volta pochi mesi dopo inviò il responsabile della sezione collaudi al salone di Torino a parlare con Rivolta e a chiudere un accordo preliminare per la concessione del brevetto. Preludio all’accordo definitivo (verrà chiuso a Milano pochi giorno dopo) grazie al quale la BMW poté iniziare a produrre la Isetta.

I tempi erano stretti e il lancio della nuova vettura, denominata BMW 250, avvenne nel marzo del 1955, con la presentazione alla stampa. Rispetto alla Isetta, la versione tedesca aveva i finestrini laterali abbassabili e un impianto di riscaldamento che la rendeva più confortevole, inoltre era spinta da un propulsore di 250cc (da cui il nome) che erogava una potenza di 12,5 cv.

L’auto, data subito in prova ai giornalisti, piacque e molto. Convinse subito la stampa e anche gli automobilisti, colpiti dai bassi consumi (33 km circa con un litro di benzina), il buon livello di comfort, il design assolutamente innovativo, il prezzo abbordabile.

La BMW 250 fu un vero e proprio successo. Rivolta ricevette una lettera di ringraziamento al raggiungimento delle 50.000 unità vendute, ma era solo l’inizio: la BMW mise in produzione anche la 300 e la 600 equipaggiate con propulsori più potenti e più confortevoli rispetto alla versione 250. La piccola Isetta che in patria non piaceva ed era considerata brutta divenne la prima vettura a basso consumo prodotta in serie e il monocilindrico più venduto nella storia dell’automobile. Grazie ai guadagni provenienti dalle vendite di questa piccola utilitaria la casa tedesca trovò la liquidità per riprendere la ricerca e lo sviluppo di nuovi modelli di auto da lanciare sul mercato.

Il sogno di Renzo Rivolta, di creare un’auto piccola, funzionale, economica, ma con un design ricercato e ricca di soluzioni tecniche è arrivato fino ad oggi. È di questi giorni difatti l’annuncio della Tezzari di Imola, casa specializzata nella costruzioni di auto a emissioni zero, dell’accordo con la Micro Mobility System di Küsnacht in Svizzeraper la produzione e la vendita della Microlino (qualcuno li perdoni per il nome). Auto identica alla vecchia Isetta, ma totalmente elettrica di cui si prevede una vendita che potrà arrivare alle 15.000 unità ma per la quale ci sarebbero già 1.500 prenotazionidi utenti che ne hanno visto il prototipo all’ultimo salone di Ginevra.

Sembra difficile da credere, ma la storia dell’auto insegna che senza la Isetta forse la BMW oggi non sarebbe il leader mondiale nella produzione di auto di lusso che tutti conosciamo e che parte della sua fortuna la deve alla più piccola delle auto che ha mai prodotto, nel dopoguerra, nata dalle idee innovative (per alcuni addirittura visionarie) di un imprenditore e di due ingegneri, che volevano costruire aeroplani e si trovarono a dar forma ai sogni di Renzo Rivolta, Italiano, nato a Desio.

Iso Isetta – BMW Isetta

Prodotta dal 1953 al 1962
Esemplari prodotti: 161.728
Cilindrate: 200cc, 250cc, 300cc, 600cc

 

Ancora un fantastico spettacolo dallo spazio: arrivano le Leonidi ad infiammare il cielo – Una spettacolare pioggia di stelle cadenti con picco tra il 16 e il 18 novembre

 

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Ancora un fantastico spettacolo dallo spazio: arrivano le Leonidi ad infiammare il cielo – Una spettacolare pioggia di stelle cadenti con picco tra il 16 e il 18 novembre

Stelle cadenti sull’Italia: Leonidi ‘infiammate’ in arrivo, quando e come vederle

Lo sciame meteorico delle Leonidi, generato dai detriti rilasciati dalla cometa 55P/Tempel-Tuttle, raggiungerà il proprio picco tra il 16 e il 18 novembre. Sarà possibile osservare fino a 20 meteore ogni ora.

Nelle notti tra il 16 e il 18 novembre il cielo notturno sarà impreziosito dallo sciame meteorico delle Leonidi, una pioggia di stelle cadenti che ogni anno in questi giorni raggiunge il proprio picco, pur essendo visibili per quasi tutto il mese (dal 5 al 30 novembre). Il momento migliore per volgere gli occhi al cielo sarà nelle primissime ore del mattino del 17 novembre, quando il radiante – il luogo da cui sembrano originare – si alzerà sull’orizzonte con la costellazione del Leone, inquadrata tra quella della Vergine e quella del Cancro. Gli esperti si attendono una pioggia di una ventina di meteore all’ora, non un numero impressionante, ma sufficiente per regalare uno splendido spettacolo a chi deciderà di affrontare il freddo novembrino.

Del resto i meteoroidi delle Leonidi, cioè i piccoli detriti responsabili delle ‘fiammate’ a contatto con l’atmosfera terrestre, sono noti per essere particolarmente brillanti: questi microscopici oggetti celesti possono infatti raggiungere quasi 10 millimetri di diametro per 85 grammi di massa, sufficienti a creare dei veri e propri bolidi, e non ‘semplici’ – ma pur sempre affascinanti – meteore. Nonostante le attese elevate, può capitare che le Leonidi non regalino uno spettacolo all’altezza della loro fama. Quest’anno, tuttavia, saranno avvantaggiate anche dal cielo notturno privo della Luna. Il nostro satellite, infatti, il 18 novembre raggiungerà la fase di Luna nuova, lasciando campo libero alle Leonidi di brillare nel cielo.

Queste meteore originano dai detriti rilasciati dalla cometa periodica 55P/Tempel-Tuttle, scoperta indipendentemente nel 1865 e nel 1866 dai due astronomi che le danno il nome. La cometa interseca ogni 33 anni l’orbita della Terra al perielio, e quando ciò avviene lo sciame meteorico si trasforma in una vera e propria tempesta di meteore. Uno spettacolo meraviglioso che tornerà visibile nel 2032. Basti pensare che nel 1966 si contarono addirittura 144mila meteore all’ora, mentre nel XIX secolo uno degli eventi fu così drammaticamente spettacolare che alcune popolazioni lo scambiarono per l’apocalisse, raccontando del “fuoco che precipitava dal cielo”. Pur non avendo la fama delle Perseidi agostane le Leonidi possono dunque regalare uno degli spettacoli astronomici più affascinanti in assoluto.

fonte: https://scienze.fanpage.it/stelle-cadenti-sull-italia-leonidi-infiammate-in-arrivo-quando-e-come-vederle/
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