Attenzione. È il grande giorno – il video che sin da bambini abbiamo sempre sognato di vedere: Willy Coyote cattura Beep-Beep…!

 

 

Willy Coyote

 

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Attenzione. È il grande giorno – il video che sin da bambini abbiamo sempre sognato di vedere: Willy Coyote cattura Beep-Beep…!

 

Un ricordo alla canzone Vil coyote di Eugenio Finardi, apparsa per la prima volta nell’album Il vento di Elora del 1989. Nella canzone, Finardi prende simpaticamente le parti del coyote, destinato ad essere un eterno perdente, che però non si arrende mai e somiglia un po’ a ognuno di noi:

«Ma io mi sento come Vil Coyote,
che cade ma non molla mai,
che fa progetti strampalati, troppo complicati
quel Bip Bip lui non lo prenderà mai…
 Sì siamo tutti come Vil Coyote,
che ci ficchiamo sempre nei guai:
ci può cadere il mondo addosso, finire sotto un masso,
ma noi non ci arrenderemo mai
»

Ma ora, IL GRANDE GIORNO È ARRIVATO

È il grande giorno – In questo video Willy Coyote riesce a catturare finalmente Beep-Beep! È il momento che tutti quelli della nostra generazione aspettavano. Ce lo sognavamo di notte… E ora non resta che vedere il buon Silvestro che finalmente si mangia Titti…!

Un Cult: Fantozzi ed il varo con la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare…!

 

Fantozzi

 

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Un Cult: Fantozzi ed il varo con la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare…!

Dal film “Il secondo tragico Fantozzi” il varo della nave con la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare – Una delle scene più esilaranti del cinema Italiano. Godetevi il dialogo ed a seguire il video.

Narratore: Parte da 32 metri la Serbelloni Mazzanti Viendalmare.

Contessa: Capovaro… posso andare?

Capovaro: Vadi, contessa; vadi!

(la contessa tira la bottiglia che va a finire in testa a Fantozzi che cade in acqua)

Capovaro: Ecco, contessa!

Contessa: Un’altra bottiglia?

Capovaro: Si, prego!

Narratore: Riparte da 46 metri la Serbelloni Mazzanti Viendalmare!

Contessa: Capovaro… ri-posso andare?

Capovaro: Rivadi contessa, ma più centrale!

(la contessa colpisce di nuovo Fantozzi che è appena uscito dall’acqua)

Narratore: Fantozzi, questa volta, preferì attendere in acqua la conclusione della cerimonia…

Contessa: Capovaro… ri-riprovo?

Capovaro: Ri-rivadi contessa, ma, un po’ più a destra!

Narratore: Qui lo raggiunsero nell’ordine: sindaco con fascia tricolore, ministro della Marina Mercantile, centoduenne baronessa Filiguelli de Bonchamps, mascotte a vita della società; tutte le autorità vennero poi furtivamente varate a parte… Finita la riserva di Champagne, fu deciso di cambiare il rituale della cerimonia… taglio di un cavetto metallico che avrebbe messo in moto il meccanismo del varo. Riparte da 76 metri la Serbelloni Mazzanti Viendalmare!

Capovaro: Vadi, vadi contessa!

Contessa: Taglio! In nome di Dio!

(la contessa colpisce con l’accetta la mano dell’Arcivescovo che urla)

Narratore: Mignolo netto dell’Arcivescovo con Anello Pastorale!

Arcivescovo: Porcaccia di quella… (la banda suona la marcia “sul ponticello” e l’Arcivescovo insegue la contessa con l’accetta in mano)

Narratore: La nave, fu poi varata nel tardo pomeriggio quando si fu placata la furia omicida del porporato…

 

 

Un cult: il mitico “vaffanzum” di Amici Miei.

 

Amici Miei

 

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Un cult: il mitico “vaffanzum” di Amici Miei.

Il coro dichiara subito le proprie intenzioni, cantando insieme e con potenza:

Ma va! Ma vaffanzum. Zum.

inizia con il celebre accompagnamento:

pom, pom, pom, pom, pom pom, pom ma vaffanzum

che gli accompagnatori (4 di cui uno farà anche il controcanto) ripeteranno continuamente fino alla fine del brano.

Dopo la seconda ripetizione, il solista attacca:

Oh bucaiola, tu mi tradisci, tu dici “Vengo!” e invece tu pisci!

Al “tu pisci” seguirà, se si sono rispettati i tempi, un “ma vaffanzum” di sottofondo.

Chi chiava tromba (si, si tromba!)

Chi tromba chiava (si, si chiava!)

E chi s’incula si smerda la fava!

A questo punto, cessa l’accompagnamento e, i Cinque Madrigalisti esploderanno in un apocalittico:

Ma va! Ma vaffanzum

 

LEGENDA:
Coro
Accompagnamento
Solista
Controcanto

Un ricordo di Romano Bertola morto il 6 novembre dell’anno scorso. A lui dobbiamo tanti favolosi caroselli, dal Merendero (Miguel son mi) a Maria Rosa (Brava brava Maria Rosa) al gigante buono della nutella (E che, ci ho scritto Jo Condor?)…

 

Romano Bertola

 

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Un ricordo di Romano Bertola morto il 6 novembre dell’anno scorso. A lui dobbiamo tanti favolosi caroselli, dal Merendero (Miguel son mi) a Maria Rosa (Brava brava Maria Rosa) al gigante buono della nutella (E che, ci ho scritto Jo Condor?)…

 

A volte, portando a Lourdes un film muto, si mette a parlare.

I cigni mettono continuamente la testa sott’acqua per l’ossessione di avere le scarpe slacciate.

Un cane guardando un albero di Natale acceso: “finalmente hanno messo la luce in bagno”.

Romano Bertola

Inizia la carriera come scrittore nel 1958 con il romanzo “La stanza delle mimose”, che vince il premio Pavese.

Entra quindi nel mondo della pubblicità, scrivendo molti jingle e canzoncine per Carosello che riscuotono un successo straordinario, diventando in breve tempo un patrimonio della memoria collettiva: ricordiamo ad esempio Merenderos per la Talmone, cantata dal gruppo dei Los Gildos e con lo stesso Bertola che recita i versi Miguel son mi e Miguel son sempre mi.

Si dedica anche alla composizione di canzoni, riscuotendo un certo successo con Un diadema di ciliegie, presentata dai Ricchi e Poveri al Festival di Sanremo 1972, e con Torna a casa mamma, incisa da Memo Remigi con il figlio Stefano.

Ma il suo forte resta la pubblicità. Più recenti sono le canzoni per la merendina Fiesta (Fiesta ti tenta tre volte tanto, cantata dai Ricchi e Poveri), per i cioccolatini Pocket Coffee (Un pieno d’espresso, un pieno di sprint, Pocket Coffee), per il lievito Bertolini (Brava brava maria Rosa, ogni cosa sai far tu), per i biscotti della Maggiora (No no no, cara Baffina, questo non succede alle otto di mattina…), per le arance Birichin (Ma che paese straordinario, è il paese dell’incontrario…) e molte altre.

Collabora con Toni Pagot per la realizzazione del cartone animato Jo Condor per il famoso Carosello della Ferrero, dando la voce al condor protagonista della pubblicità (E che, ci ho scritto Jo Condor?).

Con la fine di Carosello riduce la sua attività in campo pubblicitario, pur scrivendo saltuariamente altre canzoni come, ad esempio, quella dell’Olandesina per i prodotti Mira Lanza (Mira mira l’Olandesina) e per alcuni spot radiofonici, come quello per i mobilifici Aiazzone e Granato.

Nel 1980 ottiene un altro grande successo come autore con La puntura, incisa da Pippo Franco; due anni dopo è la volta di Carletto incisa da Corrado (autore del testo) con Simone, figlio di Stefano Jurgens.

Negli ultimi anni si è dedicato a tempo pieno all’attività di scrittore, e nel 2012 ha pubblicato Caro Carosello, in cui ha raccontato i suoi ricordi legati all’attività di pubblicitario per la trasmissione.

Romano è morto il 6 novembre 2017 nella sua casa di Torino, all’età di 81 anni.

Stamattina alle 7 un vertiginoso silenzio mi ha svegliato. Mi sono girato verso mia moglie. Non c’era. Non era neppure in cucina né in nessuna altra stanza. Anche Camillo non c’era. Sono uscito sul balcone: strada deserta. Solo un giornale spinto dal vento. Con l’auto ho attraversato la città. Vie e piazze spopolate. I tram fermi o vuoti. In ufficio nessuno. Anche da Maniglia e da mio cognato Augusto non c’è nessuno. Gli appartamenti abbandonati. Ho puntato verso l’aeroporto. Un jet sulla pista. Fortuna di avere il brevetto di pilota. Mi sono levato in volo. Parigi. Atene. New York. Non un’anima. Vuoto. Deserto. Sul banco di un bar di Adelaide trovo una fotografia. Ci sono tutti. Cinque miliardi di persone che mi fanno ciao con la mano… Sotto, una scritta: “Addio, testa di cazzo!”. D’accordo, d’accordo…Però andarsene così…Senza dire niente… Che figli di puttana.

Mamma, lo sai chi c’è,
è arrivato il Merendero,
è arrivato col sombrero,
è arrivato, eccolo qua.
El Merendero!
L’è li, l’è là,
l’è là che l’aspettava,
l’è li, l’è là,l’è là che l’aspettava,
l’è li, l’è là,l’è là che l’aspettava,
l’è là che aspettava Miguel:
(Miguel son mi!)”

Buon compleanno Bud – Il 31 ottobre di 89 anni fa nasceva il mitico Bud Spencer. Vogliamo ricordarlo, insieme a Terence Hill, con una delle più divertenti scene del cinema Italiano – da: “Lo chiamavano Trinità”, la partita di poker.

 

Bud Spencer

 

 

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Buon compleanno Bud – Il 31 ottobre di 89 anni fa nasceva il mitico Bud Spencer. Vogliamo ricordarlo, insieme a Terence Hill,  con una delle più divertenti scene del cinema Italiano – da: “Lo chiamavano Trinità”, la partita di poker.

 

Bud Spencer e Terence Hill in uno dei loro più celeberrimi spaghetti-western siedono al tavolo verde. Un pezzo epocale tutta da vedere.  Terence Hill sfida una leggenda delle carte al tavolo. Indimenticabile la sfida di “smazzate” iniziale, preludio delle mazzate successive ed ad un finale con il botto. Ma la chicca è il Bid Spencer – Bambino sornione e indolente… Grandiosi.

 

Un cult – Frankenstein Junior, Igor e Lupo ulula castello ululi…!

 

Frankenstein Junior

 

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Un cult – Frankenstein Junior, Igor e Lupo ulula castello ululi…!

 

Frankenstein Junior, di Mel Brooks, uno dei più grandi film umoristici della storia del cinema. Uscito il 15 dicembre 1974, un film che è diventato rapidamente un cult.

Anche per noi italiani il film è un diventato un culto, tanto che a 40 anni di distanza ci fa ancora ridere un sacco. Ma la causa del suo successo in Italia non è tanto della genialità di Mel Brooks, né del talento espressivo di Gene Wilder, ma, curiosamente, di un romano, Mario Cidda, conosciuto però con il nome di Mario Maldesi. Cidda, nato il 18 dicembre 1922 e morto nel 2012, fu il direttore del doppiaggio e dialoghista che lavorò al film di Mel Brooks e che decise di rimettere le mani sulla sceneggiatura proprio in fase di doppiaggio, trasformando una traduzione letterale e mediocre, in un capolavoro.

«La traduzione iniziale del copione», scrive Francesco Braun, uno studente di doppiaggio cinematografico che ha dedicato al tema la sua tesi, «fu affidata a Roberto De Leonardis, esperto traduttore di opere di grande successo che ne fece una traduzione troppo letterale, probabilmente influenzato negativamente dal Direttore Commerciale della Fox Italia che non previde l’enorme successo di questa pellicola».

Fu a quel punto che entrò in scena Mario Maldesi, il quale, spiega sempre Braun, aveva visto il film in America, divertendosi un sacco e capendo fino in fondo le potenzialità comiche della pellicola. Fu per quello che intuì che le potenzialità comiche del film di Mel Brooks rischiavano di essere distrutte nel passaggio dal testo originale a quello tradotto in italiano.

C’è una scena che spiega, meglio di altre, la straordinaria bravura e il perfetto senso del comico che permisero a Maldesi di sfruttare al meglio la potenzialità comica dei dialoghi originali. È la scena che è passata alla storia come quella del “Lupululà-Castellululì”: quella in cui Igor, che è appena andato in stazione a prendere il dottor Frederick Frankenstein, guida il carro verso il castello, mentre Inga, l’assistente bionda del dottore, sentendo dei lupi ululare, si spaventa. Segue un dialogo surreale tra il dottore e Igor, un dialogo che in inglese si basa su un gioco di parole che in italiano sarebbe stato intraducibile. È proprio in quel momento che si vede il genio di Maldesi.

Nella versione inglese, lo scambio di battute tra il dottor Frankenstein e Igor puntano sul gioco di parole tra la domanda di Inga «Where wolves?», e il fraintendimento del dottore, che capisce «Werewolves?» ovvero licantropi. Frankenstein si spaventa e chiede a Igor: «Werewolves????». In quel momento Igor, che interpreta il “Where wolves” come un modo strano di parlare, fa, in tutta risposta: «There». «What?», dice il professore che non capisce che diavolo stia dicendo Igor. «There Wolves! There Castle!».

In inglese, dunque, è un gioco di parole, nemmeno troppo esilarante in realtà. È Maldesi che, reinterpretando l’originale, la trasforma in un piccolo gioellino di umorismo all’antica, e si inventa il Lupululà Castellululì. Questo è il confronto tra l’originale e la traduzione, in corsivo:

Inga: Where Wolves? Lupo ulula…
Igor: There! Là!
Frankenstein: What? Cosa? 
Igor: There… wolf… and There… castle! Lupu… ululà e Castellu… ululì!
Frankenstein: Why are you talking that way? Ma come diavolo parli?
Igor: I thought you wanted to. È lei che ha cominciato. 
Frankestein: No, I don’t want to! No, non è vero! 
Igor: Suit yourself, I’m easy! Non insisto, è lei il padrone!
Ecco le due versioni, la prima, quella originale in inglese, e la seconda, quella tradotta in Italiano da Maldesi, che fa quasi più ridere.

 

Un Cult – Alberto Sordi in Finché c’è guerra c’è speranza – La fantastica scena del resoconto con la famiglia – un calcio nelle palle all’ipocrisia italiana. Tutti dovremmo vedere questa scena almeno una volta ogni 15 giorni!!

 

Alberto Sordi

 

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Un Cult – Alberto Sordi in Finché c’è guerra c’è speranza – La fantastica scena del resoconto con la famiglia – un calcio nelle palle all’ipocrisia italiana. Tutti dovremmo vedere questa scena almeno una volta ogni 15 giorni!!

 

La trama del film

Pietro Chiocca, commerciante milanese di pompe idrauliche, riconvertitosi ad un più lucroso commercio internazionale di armi, gira per i paesi del Terzo Mondo, dilaniati dalle guerre civili. Per mezzo di alcune astuzie, riesce a vincere un suo rivale diventando dipendente di un’industria più importante ed assai più redditizia.

La sua famiglia, già benestante e residente nel centro di Milano, può finalmente trasferirsi in una lussuosa villa nel verde, esaudendo così il desiderio di una viziatissima moglie.

Tutto pare andare a gonfie vele, finché un giornalista del Corriere della Sera, che gli aveva procurato il contatto per la vendita di armi ad un movimento di liberazione nazionale nello stato africano della Guinea-Bissau, denuncia all’opinione pubblica l’operato di Chiocca con un articolo dal titolo «Ho incontrato un mercante di morte».

Davanti allo sdegno e al disprezzo dei propri familiari, Chiocca si offre di tornare al suo vecchio e onesto lavoro, ma costoro, posti di fronte all’alternativa di una rinuncia all’altissimo tenore di vita, preferiscono ignorare l’origine dei guadagni del loro capofamiglia.

Un vero e proprio calcio nelle palle all’ipocrisia italiana.

Tutti dovremmo vedere questa scena almeno una volta ogni 15 giorni!!

 

 

A due anni dalla scomparsa del mitico Bud Spencer, vogliamo ricordarlo con un fantastico cult: il coro dei pompieri!

 

Bud Spencer

 

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A due anni dalla scomparsa del mitico Bud Spencer, vogliamo ricordarlo con un fantastico cult: il coro dei pompieri!

Chi non ricorda il “coro dei pompieri”? Momento cult del film (altrettanto cult) “Altrimenti ci arrabbiamo!” con Bud Spencer e Terence Hill. Autori della colonna sonora furono i grandissimi Oliver Onions (Guido e Maurizio De Angelis)