Che strani i visi pallidi… Uno straordinario pensiero di Toro Seduto

 

Toro Seduto

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Che strani i visi pallidi… Uno straordinario pensiero di Toro Seduto

 

“Che strani gli uomini bianchi…
I visi pallidi vogliono arare la terra e sono malati di avidità.
Hanno fatto molte leggi,
e queste leggi i ricchi possono infrangerle,
ma i poveri no.
Nella loro religione i poveri pregano, i ricchi no.
Tolgono denaro ai poveri e ai deboli
per sostenere i ricchi e i potenti.“

Toro Seduto

 

Chi era Toro Seduto…

Toro seduto: la storia di un uomo leggendario

Toro Seduto nacque nei pressi del Grand River (Sud Dakota), nel 1831 (circa), e morì nei medesimi luoghi nel 1890.

E’ universalmente considerato il più celebre capo indiano, perché durante la sua vita seppe incarnare le virtù degli indiani delle pianure, che, unite ad una grande forza e ad un immenso coraggio, lo resero un condottiero amato dai suoi amici e temuto dai suoi avversari.

Toro seduto guidò l’alleanza di tutte le tribù Sioux nella resistenza indiana contro l’invasione dei bianchi nelle Grandi Pianure. Non si fidò mai degli “americani” e non firmò mai con loro alcun trattato. Sotto la sua bandiera si raccolse la più grande coalizione di pellerossa di ogni tempo, che riuscì a sconfiggere l’esercito guidato dal Generale Custer.

Non divenne famoso per il suo coraggio o per i suoi atti eroici, ma per le sue capacità tattiche e organizzative nell’insurrezione contro gli americani, di cui sarebbe diventato il nemico più accanito e pericoloso.

Era un uomo forte, un po’ tarchiato, con un viso intenso ricoperto da cicatrici, pelle piuttosto chiara e capelli castani che portava legati in due grandi trecce. Era un “politico” di razza; aveva il dono di affascinare chi gli stava vicino e di sapersi contornare di uomini capaci, valorosi e fedeli. Come oratore, grazie alle sue argomentazioni chiare e convincenti, possedeva una grande forza di persuasione. Veniva interpellato in molte occasioni, anche politiche, tanto che era diventato il punto di riferimento principale per risolvere le controversie tra Sioux.

La vita di Toro Seduto è conosciuta perché la illustrò personalmente attraverso la scrittura pittorica. E dai disegni si evince che fino al 1870 aveva preso parte a sessantatré battaglie (la prima a 14 anni), sia contro la tribù dei Corvi (i nemici storici), che contro gli invasori bianchi. Più tardi era diventato un allevatore di cavalli e poi nominato stregone degli Hunkpapa.

Nel 1863 fece visita alla tribù dei Santee nella riserva destinata loro dai bianchi; vedendo come erano miseramente trattati, in lui aumentò la rabbia e il rancore per i coloni americani. Da quel momento combattè con ogni mezzo i soldati che, infischiandosene delle promesse e dei trattati, continuavano a invadere e occupare i territori dei Sioux. Ancor giovane, Toro Seduto divenne il leader della Società dei Guerrieri Coraggiosi e, più tardi, membro autorevole dei Silent Eaters – Mangiatori Silenziosi – un gruppo responsabile del benessere tribale.

Nel giugno del 1863 avvenne il suo primo scontro con i soldati americani.

Nel 1865 guidò l’assedio a Fort Rice, da poco insediato nei territori dell’odierno Nord Dakota.

Rispettato ormai da tutti per la intelligenza e la sua audacia, nel 1868 divenne capo della Nazione Lakota.

Nel 1872, durante una battaglia contro i soldati, nei pressi della ferrovia dello Yellowstone River, Toro Seduto (con altri quattro guerrieri) si sedette con tranquillità tra le due linee che combattevano, fumò la pipa mentre le pallottole fischiavano sopra la sua testa, la arrotolò quando finì e, con estrema noncuranza andò via camminando. Dopo quel gesto il coraggio di Toro Seduto divenne leggendario.

Nel 1874, una spedizione di coloni scoprì ingenti quantità d’oro nelle Black Hills (Colline Nere), situate nel territorio Dakota, su un’area sacra a molte tribù e preclusa agli insediamenti colonici dal Trattato di Fort Laramie (stipulato tra i bianchi e alcune tribù pellerossa nel 1868). In barba a quel divieto i cercatori d’oro invasero le Colline Nere provocando la reazione dei Lakota. Quando il successivo tentativo del Governo degli Stati Uniti di acquistare le Black Hills fallì, il trattato di Fort Laramie fu messo da parte e il commissario americano per gli affari indiani decretò che tutti i Lakota al di fuori delle riserve dopo il 31 gennaio 1876 sarebbero stati considerati ostili.

Non volendo cedere alle prepotenze dei bianchi, Toro Seduto riunì le tribù Lakota, Cheyenne e Arapaho e le guidò nella Danza del Sole, offrendo preghiere a Wakan Tanka, il Grande Spirito, e tagliando le sue braccia cento volte in segno di sacrificio. Durante la cerimonia ebbe la visione di soldati che cadevano nel campo dei Lakota, come cavallette dal cielo.

Ispirato dalla visione, il capo guerriero degli Oglala Lakota, il celeberrimo Cavallo Pazzo, condusse in battaglia 500 guerrieri, e il 17 giugno 1876 colse di sorpresa le truppe di Crook, costringendole alla ritirata. Per celebrare la vittoria, i Lakota si diressero nella valle del fiume Little Big Horn, dove furono raggiunti da altri 3000 indiani che avevano lasciato le riserve per unirsi a Toro Seduto.

In quel luogo, il 25 giugno, furono attaccati dal Settimo Cavalleggeri comandato dal Generale Custer, che però venne interamente annientato (come aveva predetto Toro Seduto nella sua visione).

La sete di vendetta portò gli americani a concentrare in quell’area migliaia di soldati, e i rapporti di forza si ribaltarono al punto che la maggioranza dei capi Lakota, che nel frattempo s’erano di nuovo divisi, nel giro di un anno dovettero arrendersi.

Toro Seduto non fu tra questi, e nel maggio 1877 riparò con la sua gente in Canada. Poco dopo il Generale Terry gli offrì, in cambio del perdono, di farlo stabilire in una riserva, ma il grande Capo indiano non prese neanche in considerazione l’ipotesi.

Quattro anni più tardi, tuttavia, il 19 luglio 1881, viste le enormi difficoltà nello sfamare la sua tribù (il Bisonte in quelle zone era ormai quasi estinto), Toro Seduto si arrese. Consegnò il fucile al comandante di Fort Buford in Montana e chiese di attraversare il confine canadese e di risiedere in una riserva sul Little Missouri River, presso le Colline Nere. In un primo tempo fu inviato alla Riserva di Standing Rock e, successivamente, temendo nuove rivolte, a Fort Randall, dove trascorse due anni come prigioniero di guerra.

Infine, il 10 maggio 1883, Toro Seduto potè ricongiungersi alla sua gente a Standing Rock.

Nel 1885 lasciò la riserva (su permesso degli americani) per lavorare nel Buffalo Bill’s Wild West (lo spettacolo del leggendario Buffalo Bill), dove veniva pagato 50 dollari la settimana per un giro a cavallo dell’arena (guadagnando anche con gli autografi e le fotografie). Quattro mesi dopo però abbandonò il Circo e fece ritorno tra la sua gente, incapace com’era di integrarsi nella società dell’uomo bianco.

Tornato a Standing Rock si stabilì sul Grande Fiume, dove era nato, rifiutando di rinunziare alle sue tradizioni, come imponevano i regolamenti della riserva. Continuò a vivere con due mogli e a rifiutare la cristianità, ma non mancò di mandare i suoi figli a una vicina scuola cristiana, convinto com’era dell’importanza dell’istruzione per le future generazioni Lakota.

Nell’autunno del 1890, un Lakota Miniconjou di nome Orso Scalciante gli recò notizia della preparazione di una Danza degli Spiriti, che avrebbe scacciato i bianchi dalle loro terre e ristabilito il modo di vivere degli indiani. Le autorità bianche di Standing Rock, temendo che Toro Seduto potesse partecipare al rito, inviarono 43 poliziotti Lakota a prelevarlo. Il 15 dicembre 1890, prima dell’alba, i poliziotti irruppero nella cabina di Toro Seduto e lo trascinarono all’esterno, dove i suoi seguaci stavano accorrendo per proteggerlo. Nel conflitto a fuoco che seguì un poliziotto Lakota lo colpì al capo ferendolo a morte, e giustiziando a sangue freddo anche suo figlio diciassettenne, che aveva implorato di essere risparmiato.

Toro Seduto probabilmente non venne ucciso incidentalmente, dato che i bianchi, visto il suo carisma, lo percepivano come un pericolo costante per la loro sicurezza.

Come successe ad altri capi indiani, anche Toro Seduto cadde per mano di un appartenente al suo stesso popolo. Fu sepolto a Fort Yates, in Nord Dakota, e nel 1953 i suoi resti furono trasferiti a Mobridge, nel Sud Dakota, dove riposano sotto un cippo di granito che segna la sua tomba.

 

 

Buon compleanno Bud – Il 31 ottobre di 89 anni fa nasceva il mitico Bud Spencer. Vogliamo ricordarlo, insieme a Terence Hill, con una delle più divertenti scene del cinema Italiano – da: “Lo chiamavano Trinità”, la partita di poker.

 

Bud Spencer

 

 

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Buon compleanno Bud – Il 31 ottobre di 89 anni fa nasceva il mitico Bud Spencer. Vogliamo ricordarlo, insieme a Terence Hill,  con una delle più divertenti scene del cinema Italiano – da: “Lo chiamavano Trinità”, la partita di poker.

 

Bud Spencer e Terence Hill in uno dei loro più celeberrimi spaghetti-western siedono al tavolo verde. Un pezzo epocale tutta da vedere.  Terence Hill sfida una leggenda delle carte al tavolo. Indimenticabile la sfida di “smazzate” iniziale, preludio delle mazzate successive ed ad un finale con il botto. Ma la chicca è il Bid Spencer – Bambino sornione e indolente… Grandiosi.

 

Le notizie che ci piace dare – Il grande cuore di Napoli, tutti in fila al Plebiscito per salvare il piccolo Alex…

 

Napoli

 

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Le notizie che ci piace dare – Il grande cuore di Napoli, tutti in fila al Plebiscito per salvare il piccolo Alex…

 

Da Il Mattino:

Il grande cuore di Napoli, tutti in fila al Plebiscito per salvare il piccolo Alex: «Ma i tamponi stanno finendo»

I giovani di Napoli in fila per aiutare Alex. Hanno tra i 16 e i 36 anni i ragazzi e le ragazze che da questa mattina hanno affollato piazza Plebiscito per dare una speranza ai genitori di Alessandro Maria Montresor, il bimbo che ha urgente bisogno di un trapianto di midollo a causa di una rara malattia genetica. Sono la generazione dei social social network, che «per una volta – spiega una ragazza in attesa della tipizzazione – riescono a coinvolgere le persone per delle iniziative importanti come questa».

Già dalle 8.30 di questa mattina una folla di persone si era compattata in una lunga fila che da Palazzo Reale arrivava fino al colonnato della Basilica di San Francesco di Paola. Una grande risposta di solidarietà, che dopo tre ore ha già visto utilizzati 700 tamponi su una fornitura complessiva di 1.150, con il rischio di non risucire a portare a termine le operazioni per la ricerca del donatore. È per questo che Michele Franco, presidente Admo Campania, ha lanciato un appello alle associazioni di donatori di sangue. «Siamo venuti qui con 1.150 tamponi salivari, ce ne restano solo altri 300. Facciamo un appello alle associazioni dei donatori di sangue, Avis, Croce Rossa, Frates, Fidas: se hanno a disposizione delle autoemoteche per fare il prelievo di sangue, li aspettiamo in piazza. Ci sono tanti ragazzi, e noi stiamo terminando i tamponi. Abbiamo già messo in campo tutte le nostre forze».

Napoli ha risposto con un cuore così grande all’appello lanciato attraverso i social dai genitori del bimbo, che già a metà mattinata i volontari dell’Admo si sino resi conto che i kit a loro disposizione non sarebbero bastati fino alle fine della giornata. «Per i prossimi appuntamenti sono in arrivo altri 3.500 tamponi che dovrebbero arrivare tra lunedì e martedì, perché nel weekend i trasportatori non lavorano – ha spiegato Franco –  Domani dovremmo essere a Caserta, se non avremo tamponi proseguiremo solo con le adesioni per il registro dei donatori e poi le persone saranno chiamate per un altro evento. Lunedì e martedì saremo in università e abbiamo in programma tante altre iniziative in Campania che però abbiamo messo in stand by finché non arriveranno altri tamponi salivari». Ieri la presidente nazionale Admo aveva lanciato un appello al ministro della salute Grillo. «Ha assicurato che sarebbero arrivati 2000 tamponi ma al momento non abbiamo ricevuto nulla – ha continuato il presidente Admo Campania – Se ci fossero già stati recapitati oggi saremmo arrivati anche a un numero di 3.000 persone».

Le possibilità di trovare un donatore di midollo compatibile con quello di Alex sono una su 100mila. «Un’impresa non semplice – ha commentato Ugo Ricciardi, presidente dell’associazione Aile, che dal 2015 si occupa di promuovere la ricerca per combattere la stessa malattia rara che ha colpito il piccolo Alessandro. Oggi Alex non trova un donatore compatibile nella banca dati mondiale, si sta sottoponendo a un protocollo che tra cinque settimane avrà fine. Ma non è detto che non sarà più con noi». Le sue difese immunitarie però saranno indebolite, e anche un semplice raffreddore a quel punto potrebbe essergli fatale.
fonte: https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_tutti_fila_plebiscito_per_salvare_alex-4067732.html

Creme antirughe, alcune funzionano veramente, altre sono spazzatura. Ecco l’interessantissimo test della rivista francese 60 Millions de Consommateurs

 

Creme antirughe

 

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Creme antirughe, alcune funzionano veramente, altre sono spazzatura. Ecco l’interessantissimo test della rivista francese 60 Millions de Consommateurs

 

Creme antirughe, tre su dieci funzionano davvero

Chi non sogna di avere una pelle liscia e senza rughe anche in età avanza alzi la mano. Il mercato offre tanti prodotti cosmetici molti dei quali avrebbero effetti miracolosi. Purtroppo, però, nella maggior parte dei casi, mentono. E’ quanto ha messo in evidenza l’ultimo test della rivista francese 60 Millions de Consommateurs che ha confrontato 10 creme antirughe. Solo tre prodotti sono stati promossi perché superano la prova dell’efficacia: la crema Caudalia, Nuxe e Lei Cosmetique (il marchio Carrefour). Per valutarne l’efficacia, gli esperti della rivista hanno misurato gli effetti sulle rughe del viso di 20 persone che hanno utilizzato la crema per 28 giorni. L’ispessimento delle rughe è stato misurato con un dispositivo, il DermaTOPHE.

(continua dopo l’immagine)

Bocciate le altre 7 creme, principalmente perché hanno fallito nella prova regina (quella dell’efficacia) ma gli ultimi due, Nivea e Cien (Lidl) hanno deluso anche per la presenza di un filtro solare all’interno della loro composizione. Anche non considerando i filtri
UV, la maggior parte delle creme non brilla per gli ingredienti utilizzati. Le liste degli ingredienti, in molti casi, rivelano nomi di sostanze poco raccomandabili come allergeni e fenossietanolo, un conservante controverso.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/10/26/creme-antirughe-tre-su-dieci-funzionano-davvero/42324/

Se non vi vergognate già abbastanza di far parte della “razza umana”, leggete un po’ questo: “Leoni allevati in Sudafrica per diventare ingredienti di dolci, vino e medicine”

 

Leoni

 

 

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Se non vi vergognate già abbastanza di far parte della “razza umana”, leggete un po’ questo: “Leoni allevati in Sudafrica per diventare ingredienti di dolci, vino e medicine”

 

In Sudafrica succede che animali selvatici come leoni vengano allevati per poi commercializzare le loro ossa. Nonostante l’indignazione internazionale da parte delle organizzazioni per la conservazione, tutto ciò continua ad accadere. Ecco cosa viene denunciato in due report.

Nel 2017, il ministro dell’Ambiente sudafricano, Edna Molewa aveva fissato a quota 800 il numero di leoni da abbattere, ma nel 2018 lo stesso ministro ha quasi raddoppiato a 1500 e il Dipartimento per gli affari ambientali non ha mai specificato i motivi su cui stabilire o espandere la quota.

 A denunciarlo sono due ricerche investigative che raccontano il triste mondo dell’allevamento di leoni in cattività in Sudafrica dove gli animali selvatici ‘servono’ per il commercio di ossa, legale e illegale, in Asia.

Il primo report è The Extinction Business curato dalla EMS Foundation con BAN, Animal Trading, il secondo è The economics of captive predator breeding in South Africa prodotto dal South African Institute of International Affairs (SAIA).

Secondo i report si stima che tra 7mila e 8mila leoni vivano in cattività in 300 strutture, letteralmente sono allevati per la cosiddetta ‘caccia in scatola’, ovvero per le loro ossa che vengono poi utilizzate nella medicina cinese.

In realtà, le ossa di leone sono spacciate nel mercato nero come ossa di tigre che secondo i cinesi, avrebbero il potere di curare reumatismi e impotenza. Vengono poi utilizzate per produrre un dolce, una barretta fatta anche con guscio di tartaruga e il vino di ossa di tigre che conferirebbe a chi lo beve energia e vigore.

Il tutto è documentato nei report dove si sottolinea che nessun altro paese, oltre il Sudafrica è autorizzato ad esportare le ossa di leone. C’è poi da dire, denunciano i report, che non esiste un database, quindi non si sa neanche quante strutture ci siano o un numero reale dei leoni in cattività.

“Sono decisamente costernato perché non esistono legittime motivazioni scientifiche per esportare gli scheletri”, dice Luke Hunter, direttore della conservazione di Panthera, gruppo internazionale per la conservazione dei grandi felini.

Come funziona?

Lo scheletro di un leone può arrivare a costare fino a 1500 dollari, le ossa sono vendute a quasi 800 dollari al chilo. Queste vengono importate in Asia e poi rivendute a peso d’oro. Una relazione di CITES sostiene che nel 2017 sono stati esportati 3469 scheletri.

 

tratto da: https://www.greenme.it/informarsi/animali/29089-leoni-ossa-sudafrica

In arrivo la Cometa della morte: l’asteroide a forma di teschio che sfiorerà la Terra appena dopo Halloween

 

Cometa

 

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In arrivo la Cometa della morte: l’asteroide a forma di teschio che sfiorerà la Terra appena dopo Halloween

Un teschio appena dopo Halloween. Non è uno scherzetto che arriverà la sera del 31 ottobre, ma un asteroide che sfiorerà la Terra l’11 novembre, già soprannominato la Cometa della morte. Ufficialmente noto come l’asteroide 2015 TB145, passerà a “soli” 40 milioni di chilometri circa dal nostro Pianeta. Ma nessun pericolo per noi, nonostante la macabra forma.

L’osservazione era avvenuta nel 2015 tramite l’Infrared Telescope Facility (IRTF) della Nasa a Mauna Kea, nelle Hawaii, ma poi anche da strumentazioni ottiche e radar di tutto il mondo, dalle quali si erano ottenuti ancora più dati, tra cui le prime visualizzazioni ravvicinate della sua superficie e il calcolo del suo diametro, di circa 610 metri.

Il corpo celeste era stato soprannominato la Cometa della morte anche perché probabilmente l’oggetto è una cometa che ha perso la sua coda e la sua “vitalità” dopo i numerosi passaggi vicino al Sole. E certo la forma di teschio non aiuta a trovare un nome più allegro.

“Abbiamo scoperto che l’oggetto riflette circa il sei percento della luce che riceve dal Sole – aveva spiegato Vishnu Reddy, ricercatore Nasa presso il Planetary Science Institute di Tucson, in Arizona – È simile all’asfalto fresco, e mentre qui sulla Terra pensiamo che sia piuttosto scuro, è in realtà più luminoso di una tipica cometa che riflette solo il 3-5% della luce, il che suggerisce che potrebbe essere di origine cometaria, ma poiché non è una cometa evidente, la conclusione è che sia una cometa morta.

E ora, dai calcoli della stessa Nasa, passerà di nuovo vicino a noi, a “soli” 40 milioni di chilometri, l’11 novembre. Forse questa giornata si potrebbe considerare lontana da Halloween, ma qualcuno potrebbe osservare la coincidenza con l’estate di San Martino, leggenda che narra l’arrivo in modo inaspettato di splendide giornate di sole, mentre invece ci si aspetterebbe un brusco abbassamento delle temperature in vista dell’inverno che si avvicina.

Teschio come minaccia? Leggende e coincidenze a parte, evento sicuramente curioso ma del tutto scientifico, e che comunque non rappresenta alcuna minaccia per noi. Questa distanza, inoltre, non permetterà all’astro di essere più di un piccolo punto luce in cielo.

tratto da: https://www.greenme.it/informarsi/universo/29006-cometa-morte-halloween-teschio

Preparatevi ad un nuovo fantastico spettacolo dal cielo: arrivano le Orionidi – Una spettacolare pioggia di stelle cadenti con picco il 22 ottobre.

 

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Preparatevi ad un nuovo fantastico spettacolo dal cielo: arrivano le Orionidi – Una spettacolare pioggia di stelle cadenti con picco il 22 ottobre.

 

Pioggia di stelle cadenti! Arrivano le Orionidi

22 ottobre notte di stelle cadenti: al picco le Orionidi, le meteore più famose dell’autunno. Con il picco all’alba, saranno particolarmente visibili dopo il tramonto della Luna, quindi a partire dalle 2 di notte in poi. Lo spettacolo vale la sveglia.

Le Orionidi sono originate dalla cometa Halley e quello che osserveremo sarà vera “polvere di stelle”, ovvero i detriti lasciati dalla cometa, che sarà di nuovo visibile solo nel 2061. Possiamo osservarle ogni anno per lo stesso motivo (con il massimo generalmente tra il 18 e il 23 ottobre), quando l’orbita terrestre incontra la scia di polveri lasciata dalla cometa.

Quest’anno c’è però bisogno di uno sforzo in più: al picco dello sciame il nostro satellite sarà infatti visibile al 92% (sarà in fase di piena appena due giorni dopo, il 24 del mese). Sarà quindi più probabile vederle solo dopo il suo tramonto, dalle 2 in poi, quando saranno visibili ben 10 o 20 (e con un po’ di fortuna anche da 50 a 70) stelle cadenti ogni ora.

E solo all’alba avremo il massimo di visibilità, ovvero quando raggiungerà la massima altezza il radiante, che si trova in una regione a Nord della seconda stella più luminosa della costellazione di Orione (da cui prende il nome lo sciame), particolarmente famosa anche perché formata da circa 130 stelle visibili a occhio nudo ed identificabile dall’allineamento di tre stelle che formano la cosiddetta Cintura di Orione (nella mappa il cielo del 22 ottobre alle 5.30 circa).

orionidi 22ott h 5.30 m

Le Orionidi sono realmente uno degli sciami più importanti dell’autunno, con meteore giallo-verdi che corrono in cielo alla velocità di 66 km/s. È vero, quest’anno negli orari comodi avremo una Luna particolarmente “invadente”, ma lo spettacolo vale realmente uno sforzo in più.

Prepariamo i desideri!

 

 

tratto da: https://www.greenme.it/informarsi/universo/29141-orionidi-stelle-cadenti-22-ottobre

L’olio d’oliva? Elisir di bellezza – Gli usi ed i fantastici benefici

 

olio d'oliva

 

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L’olio d’oliva? Elisir di bellezza – Gli usi ed i fantastici benefici

Olio d’oliva: usi e benefici

L’olio d’oliva è considerato da millenni un alleato di bellezza per la salute della pelle e dei capelli. Ricco di vitamine e antiossidanti è utilizzato efficacemente nel mondo della cosmesi moderna. Ecco i suoi usi e benefici

Numerosi infatti sono i prodotti di bellezza che contengono questo potente elisir di bellezza.

L’olio d’oliva è ricco di antiossidanti naturali come i polifenoli, la vitamina E. È fonte di sali mineralisqualame, ossia un potente idrocarburo naturale che rende robusto e protetto il film idrolipidico della nostra pelle. L’olio d’oliva contrasta i radicali liberi contribuendo a mantenere l’epidermide giovane ed elastica.

Ecco i principali usi benefici per la nostra salute e la cura di pelle e capelli:

– Alleato per un’alimentazione sana: l’olio d’oliva è considerato l’alimento cardine della famigerata dieta mediterranea promossa dai nutrizionisti di tutto il mondo. Condire le proprie pietanze con l’olio d’oliva significa fare il pieno di vitamine ADe minerali come ferropotassiocalcio magnesio;

– Previene l’Alzheimer: gli antiossidanti contenuti nell’olio d’oliva migliorano la memoria e riducono il rischio di contrarre malattie neuro-degenerative come la demenza senile e l’Alzheimer grazie alla capacità di combattere la proteina Beta- amiloide che genera grosse placche che si depositano sulle membrane cerebrali;

– Ottimo rimedio contro le smagliature: ricco di fitosteroli linolene, l’olio d’oliva può trasformarsi in un trattamento di bellezza naturale contro le inestetiche smagliature. Basta applicarlo sulle zone critiche e tenerlo in posa per circa venti minuti ogni giorno prima della doccia;

 Combatte la secchezza delle mani: soprattutto nei periodi più freddi è sufficiente versare qualche goccia di olio d’oliva sul palmo della mano e massaggiare anche sul dorso e dita lasciandolo in posa per qualche minuto. La pelle ne risulterà più morbida e idratata;

 Maschera rinforzante per i capelli: utilizzato per contrastare la secchezza della chioma. Può essere utilizzato dopo lo shampoo applicandolo su tutte le lunghezze dei capelli. Occorre tenere in posa per circa una quindicina di minuti avvolgendo la chioma in un panno umido o riscaldato, o una pellicola trasparente. Dopo averlo risciacquato i capelli saranno visibilmente più morbidi, luminosi e nutriti;

– Crema idratante per il viso: tutte le sere, prima di andare a letto, aggiungete qualche goccia di olio d’oliva alla vostra crema viso abituale. Otterrete un effetto elasticizzante e idratante. Indicato soprattutto per le pelli secche che tendono a desquamarsi;

– Rinforzante per le unghie: ottimo trattamento per rinforzare le unghie deboli che tendono a spezzarsi o sfaldarsi. L’olio d’oliva migliora la struttura e la crescita dei tessuti tegumentari delle unghie fragili. Ogni settimana si consiglia di lasciare in ammollo mani e piedi in una bacinella di acqua calda. Con poche gocce di olio d’oliva massaggiate le unghie una per una fino al completo assorbimento dell’olio.

tratto da: http://www.ilgiornale.it/news/salute/olio-doliva-usi-e-benefici-1588373.html

A partire dalla Cina, è boom del traffico di pelle di elefante – La carogna umana è riuscita a trovare il modo più rapido per far estinguere questa stupenda specie…!

 

elefante

 

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A partire dalla Cina, è boom del traffico di pelle di elefante – La carogna umana è riuscita a trovare il modo più rapido per far estinguere questa stupenda specie…!

Gli esemplari vengono uccisi soprattutto in Birmania, ma anche in Laos, Tailandia e Malesia. I bracconieri uccidono i pachidermi con arco e freccia intrise di pesticidi, provocando la morte dell’animale in tempi rapidi ma tra atroci sofferenze. E il commercio avviene anche online, senza nessun controllo

Il commercio illegale di pelle di elefante sta aumentando. Vertiginosamente. Nel rapporto Skinned: The growing appetite for Asian Elephants, frutto di anni di ricerche sul campo e contatti diretti con i trafficanti, l’ong inglese Elephant Family ha acceso i riflettori sul fenomeno, in costante crescita a partire dal 2010. E lo ha fatto alla vigilia della conferenza sui traffici illeciti di specie animali protette che si terrà a Londra la prima settimana di ottobre.

Teatro di questo traffico è soprattutto la giungla birmana, ma casi simili sono stati riportati anche in Laos, Tailandia e Malesia. La Birmania vanta la seconda più numerosa comunità di pachidermi asiatici dopo quella tailandese. Solo nell’ultimo anno nel triangolo d’oro, la zona di confine tra Laos e Tailandia, sono state ritrovate 59 carcasse di elefante, un numero che mette a rischio estinzione i circa 2000 esemplari rimasti in cattività in Birmania. Da lì i carichi entrano in Cina transitando per Mong La, piccola cittadina e ormai avamposto cinese in Birmania ed epicentro di attività illegali sulla via per Kunming.

Il traffico pelle di elefante è molto più insidioso di quello di avorio, questione a cui la Cina, dopo essere finita nell’occhio del ciclone, ha di recente cercato di porre rimedio. Solo gli esemplari maschi dell’elefante asiatico sono dotati di zanne quindi, benché grave, il danno è limitato e non ha conseguenze significative sulle comunità di elefanti che sono poligame. Il traffico di pelle invece non discrimina per sesso od età, mettendo egualmente in pericolo maschi, femmine e giovani esemplari e rappresentando “il modo più efficace per portare una specie all’estinzione nel più rapido tempo possibile”, come ha affermato il biologo dello Smithsonian Institute Peter Leimgruber. In più, causa delle severe leggi birmane sul possesso di armi da fuoco, i bracconieri uccidono i pachidermi con arco e freccia intrise di pesticidi, provocando la morte dell’animale in tempi rapidi ma tra atroci sofferenze.

Da sempre utilizzata nelle zone tribali del Sud est asiatico come unguento per curare l’eczema, la destinazione del traffico di pelle di elefante oggi è però un mercato ben più vasto e complesso, quello cinese. Nella medicina tradizionale la pelle di elefante è essiccata e ridotta in polvere come ingrediente per preparati contro i problemi di stomaco e della pelle. Ma viene anche impiegata nella fabbricazione di gioielli e oggettistica in generale: monili, suppellettili fino alla scoperta di gioielli fatti di perline di pelle di elefante dal caratteristico e ricercato colore rosso sangueper via dei vasi sanguigni presenti nello strato più superficiale dell’epidermide degli animali.

Un fenomeno quello del commercio di parti animali che si inscrive nella logica del wenwan, letteralmente “giocattoli di cultura”. Si tratta di un hobby con le caratteristiche ormai della sottoculturain Cina. Il possesso di oggetti rari, esotici, vietati e quindi costosi e di difficile reperibilità rimanda a un ideale di sofisticatezza e unicità nel gusto che molti nuovi ricchi perseguono. In questa logica, il prestigio dell’oggetto e la sua desiderabilità vanno di pari passo con le difficoltà nel procacciarselo. Il cultore del wenwan si riferisce alla triade “nero, rosso, bianco” per indicare: il ricercatissimo corno di rinoceronte, il becco rosso del bucero dall’elmo e il bianco dell’avorio degli elefanti come aspirazione massima.

Il commercio di pelle di elefante si nutre di sistemi di collusione interni al territorio birmanotrafficanti e guide conniventi e trova nelle piattaforme di e-commerce come Baidu  ma anche Amazon le vetrine ideali, senza l’ombra di un controllo.

Nel frattempo il WWF ha creato una squadra di ranger in grado di bloccare i bracconieri e il governo di Yangon, da anni sotto i riflettori internazionali per la questione della minoranza musulmana dei Rohingya e di recente per l’arresto dei giornalisti della Reuters, è stato ben contento di dare il proprio appoggio alla campagna, progettando un piano di intervento per la conservazione delle specie animali in pericolo da implementare quanto prima.

Di ChinaFiles per ilfattoquotidiano.it

 

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/09/cina-traffico-di-pelle-di-elefante-e-boom-il-modo-piu-rapido-per-estinguere-la-specie/4641584/