Claudio Bisio in “Benvenuto Presidente” – Il fantastico discorso finale…

 

Claudio Bisio

 

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Claudio Bisio in “Benvenuto Presidente” – Il fantastico discorso finale…

“Ho scelto di fare questo discorso a camere congiunte per annunciare le dimissioni….le vostre!
Le vostre dimissioni!!!
Ho prove, nomi, cifre di tutte le vostre ruberie. Le regalo a chi è rimasto pulito!
Ecco un assaggio…prego staffieri.
Non ci sono solo politici corrotti, c’è di tutto; finanza, banche, alcuni industriali…ho le prove di tutto.
Ah e c’è dell’altro….tra quei faldoni c’erano anche dei dossier di persone che amo e a quel punto dovevo  scegliere tra i sentimenti, l’amore, l’amicizia e l’onesta!
Una scelta non facile, ma io ho scelto…ho bruciato i dossier!!
Ora sono come loro. Quindi sono ben altre le dimissioni che io annuncio…
Le mie!!
D’altronde e giusto così; io sono solo un pescatore, forse eccellente, questo va detto.
Uno come me può solo dare una scossa. Per cambiare davvero il paese serve gente che è preparata che conosce le leggi, il protocollo.Comunque io in questo periodo qualcosa sul protocollo l’ho imparato…guardate come so firmare bene le mie dimissioni.
Non si deve dimettere più nessuno? O forse Tu (indicando l’obbiettivo della telecamera), Tu che punti il dito e dici i politici sono ladri e poi magari evadi le tasse, parcheggi in doppia fila, paghi in nero convinto di risparmiare un po’, Tu che non fai il politico ma ti piacerebbe farlo per poter piazzare i parenti arraffare qualche cosa che riesci a fare la tac in due giorni perché conosci il primario, Tu che timbri il cartellino e poi t’imboschi, Tu che magari sei onesto ma se vedi qualche amico che fa qualche abuso non dici niente tanto è un inezia, Tu non ti puoi dimettere tanto non sei rappresentante di niente.
Dovresti dimettere la tua furbizia sennò i prossimi saranno peggio di questi, perchè questi qua sono figli nostri di un paese dove le regole non le rispetta più nessuno.
Già ma qui i disonesti son sempre gli altri, ma gli altri chi?
“GLI ALTRI CHI??? GLI ALTRI CHI?!!”?

Forse non lo sapete, ma Caparezza ha composto l’inno della Lega Nord – Assolutamente da non perdere: il fantastico Inno Verdano…!

 

Caparezza

 

 

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Forse non lo sapete, ma Caparezza ha composto l’inno della Lega Nord – Assolutamente da non perdere: il fantastico Inno Verdano…!

Di seguito il testo, ed i video del fantatico inno scritto da Caparezza per omaggiare la Lega Nord

Inno Verdano
Imbraccia il fucil,
prepara il cannòn,
difendi il verdano dai riccioli d’or
espelli il negròn,
inforca il terròn
e servi il tuo popolo con fulgido amor

Anche se sono del Gargano

sogno di diventare verdano.
Mamma, asciugati le lacrime
porto le mie natiche
in fabbriche che non abbiamo.
Mollami la mano, dico, mollami la mano,
che da quando sono nato bramo lo Stato verdano.
No, non amo ciò che è sotto il mio meridiano,
da piccolo odiavo l’inquilino del primo piano.
Sul banco tracciavo linee di confine,
di Rijkaard e Gullit niente figurine,
bambini e bambine in cortile,
io verde di bile col Monopoli mettevo in prigione le mie pedine.
Bene, sto bene nel mio ruolo,
volo, non sono solo,
siamo uno stuolo. La Verdania chiama all’armi: mi arruolo
Con la mia divisa cetriolo io:

Voglio una Verdania secessionista,
con una bandiera secessionista,
una fidanzata secessionista
con cui fare l’amore secessionista,
un appartamento secessionista
con arredamento secessionista,
raccolta di rifiuti secessionista,
ma che cosa sta secedendo?

‘Noi marcerem verso Roma ladrona perché chi va a Roma prende la poltrona.’

All’inizio quel tizio
che s’attizza al comizio
pare un alcolista alla festa di San Patrizio,
parla da un orifizio sporco di pregiudizio, pubblico in prestito dal museo egizio.
Ora capisco quanto aveva ragione,
ora che sono soldato di Stato senza Meridione,
ora che è finita la carta del cesso,
ma fa lo stesso,
tanto ci ho messo la Costituzione.
Ora che la mia ambizione è fare la pulizia,
primaverile o etnica che sia, la farò,
il manico ce l’ho duro perciò scoperò
dove si può per il potere dell’ampolla nel Po.
Il popolo verdano smania
per la separazione dall’Italia che dilania.
E se cade il muro in Germania
chi se ne frega io lo innalzo in Verdania
dato che…

Voglio una Verdania secessionista
con un quotidiano secessionista,
un telegiornale secessionista
con un giornalista secessionista,
una passerella secessionista
con una modella secessionista:
sogno di qualunque secessionista,
ma che cosa sta secedendo?

‘Conquisteremo la Rai lottizzata per sistemare i nostri direttori di testata.’

Io voglio diventare un verdano avvinazzato,
sputare parlando un italiano stentato.
Io, servitore di uno Stato
dove chi non è come me viene discriminato.
Voglio sbandierare commosso
un tricolore senza bianco, né rosso.
Voglio lodare il deputato esaltato,
che vuole l’immigrato umiliato e percosso.
Voglio denigrare le prostitute
disinfettando i treni dove sono sedute,
questione di cute su cui non si discute,
sono puro come l’aria: tutta salute.
Voglio giurare fedeltà al senatùr,
voglio vendicare la mia Pearl Harbour.
Roba da fare rivoltare nella tomba
Gaetano Salvemini ed il conte di Cavour.
Allora fate come me: Tutti in Verdania!
Italiani: Tutti in Verdania!
Ottomani: Tutti in Verdania!
Venusiani: Tutti in Verdania!
Andini e Atzechi: Tutti in Verdania!
Kazachi ed Uzbechi: Tutti in Verdania!
Arditi e Galati: Tutti in Verdania!
Dove si lavora, si guadagna e si magna!

Voglio una Verdania secessionista,
con una bandiera secessionista,
una fidanzata secessionista
con cui fare l’amore secessionista,
un appartamento secessionista
con arredamento secessionista,
raccolta di rifiuti secessionista,
ma che cosa sta secedendo?

Imbraccia il fucil,
prepara il cannòn,
difendi il verdano dai riccioli d’or
espelli il negròn,
Inforca il terròn
Inforca il terròn
Inforca il terròn
Inforca il

Caparezza

 

 

Un ricordo – il 2 dicembre di 36 anni fa ci lasciava, troppo presto, l’indimenticabile Marty Feldman

 

Marty Feldman

 

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Un  ricordo – il 2 dicembre di 36 anni fa ci lasciava, troppo presto, l’indimenticabile Marty Feldman

 

Passato alla storia come il servo Igor del Dottor Frankenstin, Marty Feldman è un personaggio impossibile da dimenticare: far ridere gli era naturale come respirare e sfruttò i suoi soli 48 anni di vita al massimo. Sempre propenso a gettarsi in nuovi progetti si spostò instancabilmente dalla radio alla televisione al cinema; più di una volta fu anche attratto dall’idea di pubblicare un proprio libro di versi, cosa che però non avverrà mai.

Tuttavia è necessario riconoscere che la sua fama non fu unicamente dovuta alla contagiosa ilarità che lo caratterizzava, ma anche a quell’aspetto così peculiare e buffo, con gli occhi strabuzzati e divergenti che furono un suo cruccio ma anche, senza dubbio, la sua fortuna. Se infatti «da bambino era bello e somigliava ad una Shirley Temple gotica», crescendo il volto di Marty finì per «riflettere in pieno il disastro della sua vita»: gli incontri clandestini di boxe a cui partecipava in gioventù conferirono al suo naso quella particolare forma schiacciata, mentre negli anni ’60 il morbo di Basedow-Graves rese prominenti i suoi occhi.

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Frankenstein Junior - Potrebbe piovere

Figlio di ebrei originari di Kiev, Martin Alan Feldman nacque a Londra l’8 luglio 1934 e visse il periodo della Seconda Guerra Mondiale nella più tranquilla campagna inglese. È forse ripensando a questo soggiorno che maturò poi in lui il pensiero di diventare vegetariano quando realizzò effettivamente che «un bel giorno, George “il coniglio” era diventato “George la cena”».

Come tutti i comici che si rispettano, Feldman era uno dalla battuta sempre pronta; ciononostante gli ci volle del tempo per realizzare che avrebbe potuto impiegare quella sua dote come mestiere. A 15 anni lasciò gli studi e lavorò presso un parco divertimenti, cercando di sopravvivere mentre cercava di sfondare come trombettista jazz; ma una volta trovata la sua strada, Marty la percorse con falcate grandi e profonde.

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Frankenstein Junior - Il consiglio

"Quando la sorte ti e' contraria e mancato ti e' il successo, piantala di fare castelli in aria e vai a piangere sul...!"

Recitò dapprima in commedie per teatri minori e successivamente nel trio MorrisMarty and Mitch che aveva contribuito a fondare nei primi anni ’50. La sua comicità stralunata e surreale alla maniera dell’idolo Buster Keaton attirò su di lui una certa visibilità e da lì il cammino si fece meno accidentato: scrisse i suoi stessi sketch radiofonici insieme all’amico Barry Took e in poco tempo si trovò a lavorare per la televisione, diventando uno dei personaggi più apprezzati dal pubblico britannico. La malattia non fece arretrare Feldman di un solo passo e nel corso degli anni ’60 fu letteralmente sommerso di lavoro, arrivando a collaborare con i futuri Monthy Piton per The Frost Report. Le sue battute erano sulla bocca di tutti e per la BBC non fu affatto difficile assegnargli una propria serie, Marty: andato in onda nel 1968, lo show valse a Feldman ben due BAFTA.

Nel nuovo decennio non smise di raccogliere applausi, tutt’altro: volò negli Stati Uniti, dove in poco tempo debuttò con il fortunato programma L’occhio che uccide (Marty Feldman’s Comedy Machine il titolo originale).  Nemmeno nel Nuovo Mondo Marty rinunciò a frequentare i party più alla moda, così come già nel Regno Unito: pare che fosse solito presentarsi con degli occhiali da aviatore e in compagnia della madre, almeno fino a quando non sposò Lauretta Sullivan nel 1959.

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Frankenstein Junior - Il malocchio

Forte dei trionfi che andava ottenendo, il debutto al cinema sembrò abbastanza prevedibile: nel 1970 recitò in Ogni uomo dovrebbe averne due di Jim Clark e quattro anni dopo fu accolto a braccia aperte da Mel Brooks, il quale decise insieme a Gene Wilder di scritturare Marty per il ruolo che l’avrebbe reso celebre. Frankenstein Junior (1974) incassò trenta volte il budget di produzione e fu un vero e proprio boom che procurò a Feldman il nuovissimo Saturn Award come miglior attore non protagonista. Successivamente Marty apparve ancora in Il fratello più furbo di Sherlock Holmes (diretto da Wilder), L’ultima follia di Mel Brooks e nell’italiano film a episodi 40 gradi all’ombra del lenzuolo.

Sul finire degli anni ’70 tentò la regia con due pellicole: la parodia Io, Beau Geste e la legione straniera e Frate Ambrogio (malriuscita traduzione di In God we tru$t), aspra satira del modo tutto statunitense di commercializzare la religione.

Un attacco di cuore lo colse mentre era impegnato in Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo e Marty Feldman si spense il 2 dicembre 1982, in un albergo di Città del Messico. La causa del decesso è tutt’oggi avvolta nel mistero: un’intossicazione alimentare o la sua sconsigliabile dieta fatta di sigarette, caffè e latticini sono le motivazioni più accreditate.

Il suo humour dal riso facile ci ha lasciato una grandissima lezione: disse con una certa mestizia di essere troppo vecchio per morire giovane, ma era unico. Un pioniere della commedia che ispirò altri pionieri della commedia.

Fonti: http://www.artspecialday.com/9art/2018/07/07/marty-feldman/ e altre dal web

Paperman – Godetevi questo breve cartone di Walt Disney vincitore dell’Oscar come miglior cortometraggio d’animazione nel 2012 …E diteci se non è un vero piccolo capolavoro. STUPENDO…!

 

Paperman

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Paperman – Godetevi questo breve cartone di Walt Disney vincitore dell’Oscar come miglior cortometraggio d’animazione nel 2012 …E diteci se non è un vero piccolo capolavoro. STUPENDO…!

Paperman è un cortometraggio animato statunitense del 2012 diretto da John Kahrs e prodotto dai Walt Disney Animation Studios.

È stato proiettato per la prima volta in abbinamento al film d’animazione Ralph Spaccatutto.

Ha vinto l’Oscar al miglior cortometraggio d’animazione all’85ª edizione dei Premi Oscar.

Il cortometraggio ambientato a Manhattan negli anni 40 inizia ad una fermata del treno con protagonisti un ragazzo, George, ed una ragazza, Meg. Al primo sfugge di mano un foglio che viene portato dal vento addosso alla ragazza che lascia, involontariamente, il segno del rossetto su di esso.

Mentre il ragazzo è distratto dalla bellezza della sconosciuta e dal segno sul suo foglio, arriva il treno che lo separa da Meg. Poco dopo, arrivato al lavoro, nota dalla sua finestra la ragazza che è in un ufficio nel palazzo di fronte e prova ad attirare la sua attenzione formando con pratiche lavorative degli aeroplanini di carta. Il suo tentativo non va a buon fine e, una volta finiti i fogli, prova a lanciare come ultima speranza quello macchiato di rossetto dal loro primo incontro, ma gli cade di mano per una folata di vento. Anche in questo caso George non viene notato da Meg, lo stesso non si può dire del suo superiore che lo riprende per il comportamento tenuto.

La ragazza esce dall’ufficio per tornare a casa e il giovane innamorato si precipita fuori per cercare di raggiungerla, ma la perde di vista; intanto nel tragitto verso casa tutti i suoi aeroplanini si sono raccolti in un vicolo e, con l’arrivo dell’ultimo lanciato per disperazione, i fogli prendono vita. George viene ricoperto di carta e costretto a prendere un treno; Meg a sua volta riconosce il foglio con il suo rossetto e lo segue su un diverso treno, i due si ricongiungono ad una fermata e, durante i titoli finali, vengono mostrati a chiacchierare seduti in un ristorante.

Attenzione. È il grande giorno – il video che sin da bambini abbiamo sempre sognato di vedere: Willy Coyote cattura Beep-Beep…!

 

 

Willy Coyote

 

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Attenzione. È il grande giorno – il video che sin da bambini abbiamo sempre sognato di vedere: Willy Coyote cattura Beep-Beep…!

 

Un ricordo alla canzone Vil coyote di Eugenio Finardi, apparsa per la prima volta nell’album Il vento di Elora del 1989. Nella canzone, Finardi prende simpaticamente le parti del coyote, destinato ad essere un eterno perdente, che però non si arrende mai e somiglia un po’ a ognuno di noi:

«Ma io mi sento come Vil Coyote,
che cade ma non molla mai,
che fa progetti strampalati, troppo complicati
quel Bip Bip lui non lo prenderà mai…
 Sì siamo tutti come Vil Coyote,
che ci ficchiamo sempre nei guai:
ci può cadere il mondo addosso, finire sotto un masso,
ma noi non ci arrenderemo mai
»

Ma ora, IL GRANDE GIORNO È ARRIVATO

È il grande giorno – In questo video Willy Coyote riesce a catturare finalmente Beep-Beep! È il momento che tutti quelli della nostra generazione aspettavano. Ce lo sognavamo di notte… E ora non resta che vedere il buon Silvestro che finalmente si mangia Titti…!

Un Cult: Fantozzi ed il varo con la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare…!

 

Fantozzi

 

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Un Cult: Fantozzi ed il varo con la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare…!

Dal film “Il secondo tragico Fantozzi” il varo della nave con la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare – Una delle scene più esilaranti del cinema Italiano. Godetevi il dialogo ed a seguire il video.

Narratore: Parte da 32 metri la Serbelloni Mazzanti Viendalmare.

Contessa: Capovaro… posso andare?

Capovaro: Vadi, contessa; vadi!

(la contessa tira la bottiglia che va a finire in testa a Fantozzi che cade in acqua)

Capovaro: Ecco, contessa!

Contessa: Un’altra bottiglia?

Capovaro: Si, prego!

Narratore: Riparte da 46 metri la Serbelloni Mazzanti Viendalmare!

Contessa: Capovaro… ri-posso andare?

Capovaro: Rivadi contessa, ma più centrale!

(la contessa colpisce di nuovo Fantozzi che è appena uscito dall’acqua)

Narratore: Fantozzi, questa volta, preferì attendere in acqua la conclusione della cerimonia…

Contessa: Capovaro… ri-riprovo?

Capovaro: Ri-rivadi contessa, ma, un po’ più a destra!

Narratore: Qui lo raggiunsero nell’ordine: sindaco con fascia tricolore, ministro della Marina Mercantile, centoduenne baronessa Filiguelli de Bonchamps, mascotte a vita della società; tutte le autorità vennero poi furtivamente varate a parte… Finita la riserva di Champagne, fu deciso di cambiare il rituale della cerimonia… taglio di un cavetto metallico che avrebbe messo in moto il meccanismo del varo. Riparte da 76 metri la Serbelloni Mazzanti Viendalmare!

Capovaro: Vadi, vadi contessa!

Contessa: Taglio! In nome di Dio!

(la contessa colpisce con l’accetta la mano dell’Arcivescovo che urla)

Narratore: Mignolo netto dell’Arcivescovo con Anello Pastorale!

Arcivescovo: Porcaccia di quella… (la banda suona la marcia “sul ponticello” e l’Arcivescovo insegue la contessa con l’accetta in mano)

Narratore: La nave, fu poi varata nel tardo pomeriggio quando si fu placata la furia omicida del porporato…

 

 

Un cult – Gigi Proietti è il Conte Armando Duval ne La Signora delle Camelie – La scena più divertente della storia del cinema Italiano…

 

Gigi Proietti

 

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Un cult – Gigi Proietti è il Conte Armando Duval ne La Signora delle Camelie – La scena più divertente della storia del cinema Italiano…

 

LA SIGNORA DELLE CAMELIE

commedia in un atto

adattamento curato dai Mortis’Attori dell’omonimo
episodio di Gigi Proietti tratto dal film “Un’estate al mare”


PERSONAGGI:
(contraddistinti da colori diversi per la stampa a colori
e dalle iniziali diverse per la stampa in bianco e nero)

P          Presentatore  presenta la scenetta e convince Gigi a recitare        

G         Gigi – Armando Duval attore-spettatore chiamato a sostituire l’attore ammalato che doveva impersonare Armando Duval

 M        Madame Margherita cortigiana malata di tisi, innamorata di Armando Duval

J           Josephine  cameriera di Margherita

S          Spartaco  suggeritore

C          Conte Duval    padre di Armando

D         Dottore       dottore

La vicenda si svolge nella camera da letto di Margherita

LA STORIA

Causa improvvisa defezione dell’attore protagonista, Gigi viene chiamato all’ultimo minuto a sostituirlo nel ruolo di Armando Duval nella commedia “La signora delle camelie”.
Non avendo avuto modo di prepararsi, si affiderà completamente al suggeritore Spartaco che reciterà al suo fianco. Essendo tuttavia un po’ sordo e corto di memoria traviserà ogni battuta trasformando la commedia tragica in tragicomica.

 

ATTO UNICO

Occhio di bue che segue il presentatore.
Palcoscenico con tende chiuse, il presentatore al centro annuncia la Commedia

 

P:      Signore e Signori siamo davvero lieti e orgogliosi
di presentare per la prima volta sul nostro Palcoscenico
una Commedia del Repertorio Classico: La Signora delle Camelie

 

      Questa famosa commedia, tratta dall’omonimo libro di Alessandro Dumas, parla della difficile storia d’amore tra il nobile Armando Duval e Margherita, la cortigiana più bella di Parigi.

Già dal primo incontro Armando si innamora di Margherita, chiamata da tutti  Signora delle Camelie perchè ogni volta che va a teatro porta con sè un mazzo di camelie, ma lei, sempre circondata da molti corteggiatori,  inizialmente ride della sua infatuazione.


Col passare del tempo, Margherita si accorge che sta buttando via la propria vita finchè un giorno scopre anche di essersi ammalata di tisi. Vorrebbe lasciarsi morire, ma pian piano il sincero amore di Armando la conquista e le da la forza per ritornare a vivere.

A questo punto interviene però il padre di Armando, che disapprova la relazione del figlio con la cortigiana e vorrebbe costringerlo a lasciare Margherita per non infangare il nome della famiglia.

Quello che vogliamo raccontare è proprio il seguito di questa storia d’amore …

La compagnia dei Mortisattori per questa occasione davvero unica
si avvarrà della collaborazione di un attore famosissimo, un vero maestro, che ha dato la propria disponibilità per questa serata.

 Da dietro il presentatore, tra le due tende del sipario chiuso si affaccia improvvisamente il viso dell’attrice che farà la parte Margherita, che sottovoce e con agitazione si rivolge al presentatore

 M:    No, aspetta… C’è un problema
Il maestro non viene…
Ci hanno appena avvisato che si è ammalato…

 P:     Rispondendo con lo stesso tono
Ammalato!?
E la sua parte?
    

M:    Purtroppo ha appena telefonato il suo agente
dicendo che il maestro si trova in ospedale con 40 di febbre

P:     E noi adesso cosa facciamo?
Chi lo dice a tutta questa gente che aspetta?
 

M:    Non saprei proprio cosa fare…
Servirebbe qualcuno che lo sostituisse…
Ma dove lo troviamo? Ormai è troppo tardi….
 

P:     Aspetta aspetta…
Fatalità ho visto in mezzo al pubblico un vecchio amico
che ha studiato recitazione
e che conosceva a memoria i classici più importanti,
tra cui anche “La signora delle camelie”
 

M:    Ma allora…
Potresti chiederlo a lui…!
 

P:     Hai ragione…
Perchè non provare…?
Tanto ormai, perso per perso…
 

M:    Tu allora cerca di convincerlo
che noi intanto ci prepariamo per andare in scena…!
 

L’attrice scompare dietro il sipario e il presentatore torna a rivolgersi al pubblico cercando di riprendere il tono tranquillo iniziale 

P:     Scusate, abbiamo un piccolo problema… 

 Scende dal palco e si ferma di fronte all’attore che per tempo si era seduto in prima fila 

P:     Ma allora non mi ero sbagliato…!
lo saluta con grande enfasi, facendolo alzare e abbracciandolo
Gigi carissimo, è una vita che non ti vedevo…
E’ la Provvidenza che ti ha mandato qui questa sera…
 

G:     Sorpreso e imbarazzato, non capendo dove l’altro vuole arrivare
No no, sono venuto di mia iniziativa… 

P:     Ascolta…
Mi dovresti fare un grosso piacere:
Abbiamo appena saputo che si è ammalato l’attore protagonista maschile.
So che questa parte tu l’avevi imparata quando studiavi recitazione.
Lo puoi sostituire tu?
Ti prego…
Non può dire di no…
Guarda quanta gente sta aspettando…
 

G:     Sorridendo per la richiesta spropositata, e rispondendo con grande imbarazzo
Ma no, ma ti rendi conto?
Sono tanti anni che non faccio questa parte, ormai ho dimenticato tutto…
Sono anche diventato…un po’ sordo
E poi mi manca…mi manca…
Come si dice quando non ti vengono in mente le cose…?

P:     Ti manca la memoria? 

G:     Sì, proprio quella… 

P:     Ma non c’è problema: noi abbiamo il suggeritore!!!!!
Spartaco, fatti vedere!
 

Dal sipario chiuso esce il suggeritore, portando in mano la giacca e il cappello per il ruolo da protagonista, e si presenta  

S:     Buonasera a tutti…
Sono Spartaco, il suggeritore…
concludendo con un inchino
Al vostro servizio!
Quindi si avvia giù dal palco per raggiungere gli altri due 

P:     Se non ricordi una battuta basta che lo chiami, e lui ti viene vicino e te la suggerisce…
Dai Gigi, facci questo dono prezioso…
 

G:     Beh…
Dopo una breve pausa di indecisione, cedendo alle insistenze del presentatore e battendo la mano sulla spalla del suggeritore che intanto li ha raggiunti
E va beh… Se c’è il suggeritore…
…Provamoce!
 

P:     Grazie, Gigi…
Grazie di cuore
 

S:     Spartaco porge giacca e cappello a Gigi
Guarda: ti ho portato la giacca e il cappello

G:     Grazie!
Inizia ad indossarli con l’aiuto di Spartaco
Però…!
Sono proprio della mia taglia!

S:     A vestizione di Gigi completata:
Perfetto! Un ottimo inizio!
Vieni che ti accompagno…

Spartaco fa cenno di avviarsi sopra il palco, ma Gigi lo ferma trattenendolo per il braccio 

G:    Mi raccomando, eh…
Guarda che non ricordo manco una battuta…
 

S:     Non preoccuparti: sono qua io…

G:    Come?

S:     (Spartaco si gira preoccupato verso il pubblico perché inizia a sospettare che Gigi sia veramente sordo, poi riprendendo ad avviarsi)
Ho detto: Non preoccuparti: sono qua io… 

G:    (fermando ancora Spartaco trattenendolo per il braccio)
Se non me arrivasse il tuo suggerimento,
io so fare una risata molto comunicativa…
(Gigi fa la risata per mostrarla a Spartaco)
Ah Ah
Ecco: durante sta risata tu mi ripeti il suggerimento…
Hai capito?

S:     Ok, va bene…

G:    Però me devi stà vicino…

S:     E come no?…Te stò attaccato!

G:    (ancora una volta Spartaco si avvia verso il palco, ma subito Gigi lo ferma per un  braccio)
Come hai detto che ti chiami tu?

S:     (ancora una volta Spartaco si gira preoccupato verso il pubblico perché inizia a sospettare che Gigi abbia veramente la memoria corta, poi riprendendo ad avviarsi)
Spartaco me chiamo, Spartaco…

Spartaco e Gigi salgono sul palco ed entrano nel sipario chiuso. Il presentatore, dopo averli seguiti a breve distanza, si ferma al centro e conclude la sua presentazione: 

P:     Dunque, Signore e Signori:
“La signora delle camelie”

Il presentatore si defila da un lato del palcoscenico

Stacco Musicale 4 (sinfonia 40 di Mozart) che sfuma prima che gli attori inizino a parlare

Il sipario si apre: in scena c’è Margherita che si alza dal letto, sta male e tossisce.
In un angolo in fondo, seminascosti da una mezza quinta, Gigi e Spartaco.
Josephine entra correndo a piccoli passi per dare assistenza a Margherita, e la chiama con enfasi e preoccupazione
 

J:     Madame…!
Madame…!
 

Margherita tossendo si volge verso Josephine e senza rendersi conto le sputa addosso. 

J:     risentita, fra sé
Questa me sputa tutto lo spettacolo… 

M:    con molto trasporto
Questa tosse che mi squassa il petto…!

J:     Non tema, madame…
La sua salute rifiorirà!
 

M:    Margherita volgendosi verso Josephine e sputandole addosso ancora senza rendersi conto
Pietosa bugia! 

J:     risentita, fra sé
Ridaje…

Coraggio, madame…
Sta per arrivare il conte Duval!
 

M:    Ah…!
l’uomo che amo….
Sì, che amo…
Di vero amore!
Presto! Aiutami a sistemarmi i capelli…

Margherita si siede davanti allo specchio e Josephine inizia a sistemarle i capelli con la spazzola

Intanto Spartaco si affaccia sul palco insieme a Gigi e gli da le indicazioni per impostare il personaggio

  1. Ecco… Tocca a te…
    Mi raccomando, aria da nobile: tu sei il conte Armando Duval
    Lei è una donna molto capricciosa…
    Tu entri e dici: Margherita
     

G:    In tono scherzoso, entrando in scena
Ma che è? Una pizzeria?
Capricciosa… Margherita…
 

Josephine uscendo dal palcoscenico incrocia Gigi e lo ferma un attimo per sussurargli

J:     Stia attento:
L’attrice sputa come un cammello…
Non la sopporto più!
 

Gigi, dopo un attimo di esitazione, entra e andando incontro a Margherita inizia a chiamarla 

G:    con molto trasporto
Margherita
 

M:    con molto trasporto
Armando
 

G:    Margherita 

M:    Oh, Armando 

G:    usando un tono sguaiato e volgendo leggermente la testa indietro per chiamare in aiuto il suggeritore
Spartaco!
riprendendo il tono iniziale di molto trasporto
Margherita 

M:    Armando 

G:    Spartaco! 

Spartaco arriva di corsa

S:     Eccolo

G:    Margherita 

M:    Armando

G:    rivolto a Spartaco in tono seccato
Era ora

Spartaco inizia a suggerire a Gigi: insieme alle battute c’è l’intonazione e la posizione del corpo

S:     leggermente sottovoce e con molto trasporto
La vostra vista sola…

G:    Non avendo capito bene, ride nel modo convenuto
Ah ah…
e volgendosi leggermente verso Spartaco chiede che gli venga ripetuto il suggerimento
Eh? 

S:     La vostra vista sola… 

G:    con convinzione
Un’ intervista sola… 

S:     …Mi piace, il cor consola 

G:    Vi piace il gorgonzola? 

M:    sorridendo imbarazzata, cerca di sorvolare sugli errori di Gigi
Ma cosa dite, Armando?
Io sono devastata dall’amore…
 

S:     L’amore è un perverso folletto… 

G:    L’amore è diverso sul letto, eh? 

S:     …E provoca lutti nel cuore… 

G:    E provoca rutti de core …
volgendosi leggermente verso Spartaco con un po’ perplessità
Sei sicuro? 

S:     E presso parenti e amici… 

G:    L’espresso fra Terni e Parigi… 

S:     Alberga una terza leggenda 

G:    Non avendo capito bene, volgendosi leggermente verso Spartaco chiede che gli venga ripetuto il suggerimento
Eh?
e ride nel modo convenuto
Ah Ah… 

S:     Alberga una terza leggenda 

G:    Alberta s’è persa l’agenda! 

M:    incredula, lasciandosi cadere di schiena tra le braccia di Giulio, per esortare Gigi ad attenersi al copione
Armando, parlate! 

S:     Non sembra voi siate malata 

G:    Non sempre vi siete lavata, eh? 

M:    scattando in piedi perché offesa
Sappiate che io sono mutante!
Oh sì, la mia essenza muta…
come il vento
 

S:     Vi adoro quando siete… 

G:    Vi adoro quando siete… 

S:     Così, in mutante essenza… 

G:    Con le mutande e senza 

M:    con imbarazzo, allontanandosi un poco
Armando, dite cose deliranti…
 

S:     Sono inerme e solitario… 

G:    Sono un verme solitario… 

Entrando di corsa la cameriera dice:

J:     Scusate, il signor conte… 

S:     Dicite ancella 

G:    Dicite
Dicite anc…
 

S:     Dicite Ancella 

G:    Dicite Ancella 

S:     Dicite ancella.. 

G:    Rimproverando il suggeritore perché non passa alla battuta successiva
Eh, l’ho detto…
e per significare “se vuoi te la canto anche” cantando sulle note della canzone napoletana
Dicite ancella, a sta cumpagna vosta… 

M:    Rimproverando Gigi
Ora cantate pure…!?

poi rivolgendosi alla cameriera che intanto le si era avvicinata
Cosa c’è Josephine?
 

J:     C’è il conte Duval che chiede udienza 

G:    sorridendo, con tono scherzoso, convinto ci sia un errore
Ma pofarbà, c’è un equinozio…
Il conte Duval son je, son me, so io
 

S:     No, no 

G:    ridendo
Come no? 
 

S:     No, no no 

G:    No? 

J:     Duval padre 

G:    per spiegare di aver chiarito l’equivoco
Aaaah! ……Padre Duval!
volgendosi verso il suggeritore e facendogli segno con le mani (come per indicare una persona noiosa) “due palle”, cioè “du bal”…
Du val…! 

S:     Padre

G:    Guardando in giro per capire da dove entra il padre
Dov’è?

Conte Duval padre entra sul palco da destra zoppicando

S:     Indicandolo a Gigi
E’ lui
 

G:    ripetendo il suggerimento di prima
Padre
 

S:     Padre 

G:    Padre 

Conte Duval padre si posiziona vicino a Gigi-Armando Duval e al suggeritore e continua a camminare sul posto zoppicando imitato da Gigi e Spartaco che zoppicano in sincronia con lui 

G:    Con rabbia, alzando la voce e gesticolando con le mani
Sappiate che io sono infermo nelle mie precisioni
 

S:     Sono serio e positivo 

G:    Sono siero positivo 

C:    Smettendo di zoppicare sul posto e rispondendo a Gigi con lo stesso tono
Basta!
Evitiamo le dispute!
Mi è sempre stato inviso il disputar!
 

S:     So bene di preciso 

G:    So bene di preciso 

S:     Come il disputar vi è inviso 

G:    Come sputarvi in viso
Travisando il suggerimento di Spartaco Gigi sputa in viso al Conte Duval 

Dopo essere rimasto immobile ed esterefatto per un istante, Duval padre si sposta zoppicando con rabbia vicino a Margherita (e a Josephine) e le dice alzando la voce e gesticolando con le mani 

C:    Per questa insana passione, mio figlio trascura il lavoro
I nostri terreni sono abbandonati
I nostri coloni irrompono nelle nostre case
 

S:     Io non permetto oltre… 

G:    Io non permetto oltre… 

S:     Che irrompano i coloni 

G:    Che rompano i …
prima di finire la frase Gigi si interrompe portando una mano alla bocca, mettendosi a ridere e girandosi verso il suggeritore

No, io questa non la dico
No, me vien da ridere…
No, io questa non la dico…

Poi, per cambiare discorso, girandosi verso Margherita, Josephine e Duval padre

Che se dice a Riva Ombrosa?
 

M:    Al colmo dello stupore, rivolgendosi verso Duval padre (e Josephine)
E’ impazzito!
Poi, riprendendo il filo della commedia, con tono deciso
E sia!
 

G:    Girandosi verso Spartaco con fare interrogativo, perché non ha capito bene
E zia?
 

M:    E sia! 

G:    E zia? 

M:    E sia, conte! 

G:    E zia, conte? 

M:    Mi sacrificherò…
Lascerò vostro figlio…

volgendosi verso Josephine, e senza rendersene conto sputandogli addosso
Josephine!

si lascia cadere sul letto, semisvenuta

Intanto Duval padre si sposta dalla parte di Gigi e Spartaco 

J:     Si?

tra sé, lamentandosi per lo sputo ricevuto
Vaff…

        con molto trasporto
Oddio, madame sta male!
Presto, un dottore!
 

D:    entrando con prontezza
Eccomi 

G:    rivolgendosi scherzosamente a Spartaco
Però, che velocità!
Che ASL,  Eh?
 

S:     Dottore, sentite se il cuore pulsa! 

G:    Dottore, sentite se… 

S:     Se pulsa… 

G:    Se puzza… 

D:    dopo avere auscultato il cuore per qualche istante, con tono professionale
Ancora pulsa 

G:    con stupore
Ancora puzza? 

S:     Dottore, ditemi tutta la verità 

G:    Ditemi tutta la verità 

S:     Parlate a cuor nudo… 

G:    Parlate, a cornuto 

D:    malcelando lo stupore per le parole di Gigi e mantenendo un tono professionale
Ha la tosse 

M:    Armando, esalo l’anima 

G:    volgendosi verso Spartaco
Che vol dire? 

S:     suggeritore e Duval padre insieme
More

 M:    Perdonami Armando se non conoscerai mai
la dolcezza del mio a… a… a…
 

G:    volgendosi verso Spartaco
Quante lettere? 

Margherita segna 5 con la mano 

G:    Ma che deve dì? 

S:     suggeritore e Duval padre insieme
Amore

M:    Margherita al culmine della tragedia, morendo
Amore

 S:     Sentito babbo? 

G:    rivolgendosi a Duval padre
Sentito babbo? 

S:     Non conoscerò mai la dolcezza di Margherita… 

G:    Non conoscerò mai la dolcezza di Margherita… 

S:     Che mi è ignota, e a me ignota resterà! 

G:    Che è mignotta e mignotta resterà!

Stacco musicale 5: (finale Traviata atto terzo “Ah, Violetta”)

Si spengono le luci da davanti e si accendono le luci da dietro i fondali e le quinte
(a significare che la commedia è finita).

Gli attori (in controluce e a microfoni spenti) sfogano scherzosamente la rabbia contro Gigi prendendolo a cuscinate e inseguendolo mentre fugge via.

Il sipario viene chiuso.

FINE

Totò, il maggiore tedesco e la carta bianca… Che dite, lo vogliamo dedicare questo video alla Germania, alla Merkel ed all’Unione Europea?

 

Totò

 

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Totò, il maggiore tedesco e la carta bianca… Che dite, lo vogliamo dedicare questo video alla Germania, alla Merkel ed all’Unione Europea?

Nel film, “I due colonnelli”(1963), Totò si esprime a livelli sublimi, ed interpreta il ruolo di un colonnello dell’esercito italiano in lotta con il pari grado dell’esercito inglese. Ma siamo in prossimità dell’8 settembre del 1943, data dell’armistizio, e in una memorabile scena entrata nella storia del cinema, Totò respinge con un mix di divertimento-commozione ed eroismo italiano, l’ordine tedesco di radere al suolo un paesino sul fronte greco-albanese.

La celeberrima scena del “badate colonnello, io ho carta bianca” a cui Totò ribatte “…e ci si pulisca il culo” è entrata nell’ immaginario popolare. Uno straordinario Totò,per un film di grana grossa, ma che diverte facendo riflettere, ed analizzando in maniera storicamente precisa, un pezzo di storia patria.

Guardo gli asini che volano nel ciel – Il ballo di Stanlio e Ollio sul motivo cantato dal mitico Alberto Sordi: 2 minuti che vi faranno tornare bambini e vi doneranno buon umore per tutta la giornata…!

 

Stanlio e Ollio

 

 

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Guardo gli asini che volano nel ciel – Il ballo di Stanlio e Ollio sul motivo cantato dal mitico Alberto Sordi: 2 minuti che vi faranno tornare bambini e vi doneranno buon umore per tutta la giornata…!

Guardo gli asini
che volano nel ciel
ma le papere sulle nuvole
si divertono
a fare i cigni nel ruscel
bianco come inchiostro
vanno i treni
sopra il mare tutto blu
e le gondole bianche
sbocciano nel crepuscolo
sulle canne dei bambu’
Du du du du du
Queste strane cose
vedo ed altro ancor
quando ticchete ticche
ticchete ticche
ticchete sento che e’
guarito il cuor
dall’estasi d’amor

 

 

STANLIO e OLLIO
Stan Laurel, 1890-1965, attore comico inglese e
Oliver Hardy, 1892-1957, attore comico inglese
Guardo gli asini che volano nel ciel
dal film I diavoli volanti, 1939
La canzone è tratta dalla versione doppiata in italiano del film I diavoli volanti,1939 (‘colorizzato’ nel 1991 e nel 2012).
Il motivo Guardo gli asini che volano riprende la melodia composta da Gino Filippini per la canzone del 1942 intitolata A zonzo (con testo originale di Riccardo Morbelli), uno dei primi successi di Ernesto Bonino.
Il nuovo testo è cantato da Alberto Sordi con parole probabilmente scritte dallo stesso attore che al tempo era doppiatore di Ollio.
Nel film in inglese la canzone originale, cantata da Oliver Hardy (Ollio) in persona, era Shine On, Harvest Moon (popolare brano del 1908 della coppia Nora Bayes e Jack Norworth).
Grazie anche a questo intermezzo musicale, accompagnato dai balli di Stanlio e Ollio, il film divenne uno dei più famosi del duo comico.
Impareggiabili.
E si torna bambini…

Un fantastico, esilarante, geniale Gigi Proietti in Nun me rompe er ca’…

 

Gigi Proietti

 

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Un fantastico, esilarante, geniale Gigi Proietti in Nun me rompe er ca’…

A fine articolo il video, ma prima il Testo…

Testo di Nun me rompe er ca – Gigi Proietti di Gigi Proietti

Verso le due,
le due meno venti di notte,
molto tardi…
due meno un quarto,
fra le due meno un quarto
e le due meno venti,
alle due meno diciotto
uno si preparava e…
tutto vestito di nero,
imitando i grandi cantanti
delle cave esistenzialiste…
scarpe nere, pedalini neri,
pantaloni neri, maglione nero,
mutande nere… tutto nero!
Diceva… il nero,
colore della gioia, della felicità…
sigaretta… l’occhio di bue…
che noi chiamavamo
occhio de bove…
sguardo piacionico…
piacionico sarebbe…
acchiappesco!…
… come a dire…
“poi te sdrumo!”…
facilmente intuibile…
… e partiva…
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
tu m’a rott’er ca’
tu m’a rott’er ca’
tu m’a rott’er ca’
tu m’a rott’er ca’
tu m’a rott’er ca’
tu m’a rott’er ca’
tu m’a rott’er ca’
tu m’a rott’er ca’
perscio’!
si me romp’er ca’
si me romp’er ca’
si me rooooomp’er ca’
E per un po’ non cantava,
ma parlava
esprimendo lo stesso concetto
espresso poco prima cantando,
triste, malinconico, definitivo,
esistenziale… amaro!
non, non, mais non,
non, cherie, non, non,
mais non, non,
non, non, non,
nun me romp’er ca’, non,
nun me romp’
er ca’, non,
non, non, non, non,
toi…
a moi…
nun m’a da romp’er ca’
non, non, non, non,
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me romp’er ca’
nun me roooomp’er caaaa’
E finiva sempre così
tu m’a rott’er ca’!!!