Amarcord – Emil, il ragazzo terribile che ha rallegrato la nostra infanzia

 

Emil

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook Curiosity 

.

.

Amarcord – Emil, il ragazzo terribile che ha rallegrato la nostra infanzia

Nei pomeriggi della mia infanzia a metà degli anni 70 ricordo che in TV seguivo un bellissimo telefilm dal titolo “Emil”.

Emil era un bambino che aveva più o meno la mia età, viveva a Katthult in una fattoria con i genitori, la sorellina Ida, il garzone Alfred e la serva Lina! C’era anche la vecchia e saggia Tata Marta che andava ad aiutare nella fattoria e spesso raccontava a Emil e Ida storie di folletti!

Emil era un bambino molto vivace e combinava molti guai… era un vero monello! Per scappare alle botte del Babbo si rifugiava nella falegnameria dove passava il tempo a intagliare statuine in legno aspettando che il Babbo si calmasse!

Emil è una serie televisiva per bambini prodotta nei primi anni settanta e tratta da una serie di romanzi dell’autrice svedese Astrid Lindgren, iniziati negli anni sessanta e incentrati sul personaggio di Emil (in svedese Emil i Lönneberga).

La serie è ambientata in una fattoria nei pressi del villaggio di Lönneberga, nella regione dello Småland, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo.

Il protagonista è Emil Svensson (Jan Ohlsson), un bambino molto vivace e combinaguai tanto da essere chiuso in castigo nella falegnameria della fattoria, dove trascorre il tempo intagliando statuine di legno. Verso la fine della storia, quella che sta per rivelarsi la sua peggiore monelleria si rivela un atto eroico, grazie al quale il ragazzino è completamente riabilitato.

per rinfrecarvi la memoria, ecco il primo episodio… In rete ne potrete trovare altri.

 

 

Un cult: da “Così è la vita” – Aldo Giovanni e Giacomo – Il leone e la gazzella… Troppo forte!

 

Aldo Giovanni e Giacomo

.

.

seguiteci sulla pagina Facebook Curiosity 

.

.

Un cult: da “Così è la vita” – Aldo Giovanni e Giacomo – Il leone e la gazzella… Troppo forte!

Tratto dal film “Così è la vita” di Aldo, Giovanni e Giacomo, l’esilarante scena del leone e della gazzella…

Il testo otiginale

“Ogni mattina in Africa quando sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa.

Ogni mattina in Africa quando sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame.

Ogni mattina in Africa non importa che tu sia un leone o una gazzella, l’importante è che cominci a correre.”

viene così sconvolto da Aldo:

“In Africa, tutte le mattine, quando sorge il sole, una gazzella muore. Si sveglia già morta, perché si vede che non stava molto bene il giorno prima e allora…

Comunque, sempre in Africa, tutte le mattine, quando sorge il sole, un leone appena si sveglia comincia a correre per evitare di fare la fine della gazzella che è morta il giorno prima.

E poi, correndo, vede che c’è la gazzella morta il giorno prima lì e dice “Che cosa corro a fare? Mi fermo e gli do due mozzicate”.

Comunque, dove voglio arrivare? Non è importante che tu sia un armadillo o un pavone. L’importante è che se muori, me lo dici prima”

 

Un cult – Troisi e Benigni al passaggio della dogana… Una delle scene più divertenti nella storia del nostro cinema.

 

Troisi

 

.

.

seguiteci sulla pagina Facebook Curiosity 

.

.

 

Un cult – Troisi e Benigni al passaggio della dogana… Una delle scene più divertenti nella storia del nostro cinema.

Da Non ci resta che piangere, il passaggio della dogana… Una delle scene più divertenti nella storia del nostro cinema.

Mario e Saverio si avvicinano alla dogana a borgo di un carro

G: Eh

G: Chi siete?

M: siamo due che…

G: cosa fate?

G: cosa portate?

M: niente roba che..

G: si ma quanti siete?

M: due, siamo io e lui dietro non c’è…

G: un fiorino!

M: si paga?

G: un fiorino!

Mentre attraversano la dogana cade un sacco e Mario torna indietro per recuperarlo

S: Oh ferma, scusi il sacco doganiere

G: Eh

G: Chi siete?

M: quello che è passato adesso con il carro, ci è caduto il sacco qua..

G: cosa portate?

M: niente, quelli di prima… ma siamo passati proprio adesso, stavamo qua ed è caduto il sacco…

G: si, ma quanti siete?

M: uno, adesso, eravamo due quando siamo passati, mo uno che vado a prendere il sacco

G: un fiorino!

M: …che era caduto il sacco… allora ho attraversato…

G: Un fiorino!

M: Andiamo vai… grazie…

Mario per tornare al carro deve ripassare la dogana…

G: Eh

G: Chi siete?

M: quelli di prima sono venuto a prendere il sacco…

G: cosa portate?

M: porto ulive, caciotte… pane… un po’ di…

G: Si, ma quanti siete?

M: Uno! Io sono entrato ….sto uscendo no…

G: un fiorino!

M: allora uno entra…esce… paga sempre un fiorino…

M: Siano due, tre… Grazie, arrivederci…

Saverio si accorge che Mario nel pagare ha dimenticato una caciotta sul banchetto delle guardie

S: Oh… la caciotta

M: ssssh mamma mia… mo passo di la un’altra volta…

M: senta…

G: Eh

G: Chi siete?

M: ma vaffancuuul

G: cosa portate?

G: si, ma quanti siete?

G: un fiorino?

Mario e Saverio si allontanano ed insieme urlano: Eh

G: chi siete?

G: cosa portate?

G: si, ma quanti siete…?

G: un fiorino!

 

Un Cult: Frankenstein Junior – Calma, dignità e classe…

 

Frankenstein Junior

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook Curiosity 

.

.

 

Un Cult: Frankenstein Junior – Calma, dignità e classe…

Frederick e i suoi collaboratori riescono a rubare un cadavere, a procurarsi un cervello e ad iniziare gli esperimenti. Il primo grosso tentativo di dar vita alla creatura, però, si rivela un fallimento e il dottore non la prende affatto bene.

L’effetto comico, però, è garantito dal fatto che in principio Frederick sembra accettare con un certo distacco la non riuscita dell’esperimento. Un grande scienziato infatti deve sempre dimostrare «calma, dignità e classe». O almeno dovrebbe…

“Se la scienza ci insegna qualcosa, ci insegna ad accettare i nostri fallimenti, come i nostri successi, con calma, dignità e classe…

Figlio di puttana bastardo te la farò pagare! perché mi hai fatto questo? Perché mi hai fatto questo?”

Un Cult: Fantozzi ed il varo con la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare…!

 

Fantozzi

 

.

.

seguiteci sulla pagina Facebook Curiosity 

.

.

 

Un Cult: Fantozzi ed il varo con la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare…!

Dal film “Il secondo tragico Fantozzi” il varo della nave con la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare – Una delle scene più esilaranti del cinema Italiano. Godetevi il dialogo ed a seguire il video.

Narratore: Parte da 32 metri la Serbelloni Mazzanti Viendalmare.

Contessa: Capovaro… posso andare?

Capovaro: Vadi, contessa; vadi!

(la contessa tira la bottiglia che va a finire in testa a Fantozzi che cade in acqua)

Capovaro: Ecco, contessa!

Contessa: Un’altra bottiglia?

Capovaro: Si, prego!

Narratore: Riparte da 46 metri la Serbelloni Mazzanti Viendalmare!

Contessa: Capovaro… ri-posso andare?

Capovaro: Rivadi contessa, ma più centrale!

(la contessa colpisce di nuovo Fantozzi che è appena uscito dall’acqua)

Narratore: Fantozzi, questa volta, preferì attendere in acqua la conclusione della cerimonia…

Contessa: Capovaro… ri-riprovo?

Capovaro: Ri-rivadi contessa, ma, un po’ più a destra!

Narratore: Qui lo raggiunsero nell’ordine: sindaco con fascia tricolore, ministro della Marina Mercantile, centoduenne baronessa Filiguelli de Bonchamps, mascotte a vita della società; tutte le autorità vennero poi furtivamente varate a parte… Finita la riserva di Champagne, fu deciso di cambiare il rituale della cerimonia… taglio di un cavetto metallico che avrebbe messo in moto il meccanismo del varo. Riparte da 76 metri la Serbelloni Mazzanti Viendalmare!

Capovaro: Vadi, vadi contessa!

Contessa: Taglio! In nome di Dio!

(la contessa colpisce con l’accetta la mano dell’Arcivescovo che urla)

Narratore: Mignolo netto dell’Arcivescovo con Anello Pastorale!

Arcivescovo: Porcaccia di quella… (la banda suona la marcia “sul ponticello” e l’Arcivescovo insegue la contessa con l’accetta in mano)

Narratore: La nave, fu poi varata nel tardo pomeriggio quando si fu placata la furia omicida del porporato…

 

 

Un cult: Frankenstein Junior – Quale gobba?

 

Frankenstein Junior

 

 

.

.

seguiteci sulla pagina Facebook Curiosity 

.

.

 

Un cult: Frankenstein Junior – Quale gobba?

Uno dei dialoghi più esilaranti del capolavoro di Mel Brooks…

Igor: Doctor Frankenstein?
Frederick: Frankenstin…
Igor: Vuol prendermi in giro?
Frederick: No, si pronuncia Frankenstin…
Igor: Allora dice anche Frederaick.
Frederick: No, Frederick…
Igor: Be’, perché non è Frederaick Frankestin?
Frederick: Non lo è… È Frederick Frankestin…
Igor: Capisco.

Frederick: Tu devi essere Igor.
Igor: No, si pronuncia Aigor.
Frederick: Ma mi hanno detto che era Igor!
Igor: Be’, avevano torto, non le pare?

Frederick: Non voglio metterti in imbarazzo, ma sono un chirurgo di una certa bravura, potrei forse aiutarti per quella gobba.
Igor: Quale gobba?

 

 

Un cult – Frankenstein Junior, Igor e Lupo ulula castello ululi…!

 

Frankenstein Junior

 

.

.

seguiteci sulla pagina Facebook Curiosity 

.

.

 

Un cult – Frankenstein Junior, Igor e Lupo ulula castello ululi…!

 

Frankenstein Junior, di Mel Brooks, uno dei più grandi film umoristici della storia del cinema. Uscito il 15 dicembre 1974, un film che è diventato rapidamente un cult.

Anche per noi italiani il film è un diventato un culto, tanto che a 40 anni di distanza ci fa ancora ridere un sacco. Ma la causa del suo successo in Italia non è tanto della genialità di Mel Brooks, né del talento espressivo di Gene Wilder, ma, curiosamente, di un romano, Mario Cidda, conosciuto però con il nome di Mario Maldesi. Cidda, nato il 18 dicembre 1922 e morto nel 2012, fu il direttore del doppiaggio e dialoghista che lavorò al film di Mel Brooks e che decise di rimettere le mani sulla sceneggiatura proprio in fase di doppiaggio, trasformando una traduzione letterale e mediocre, in un capolavoro.

«La traduzione iniziale del copione», scrive Francesco Braun, uno studente di doppiaggio cinematografico che ha dedicato al tema la sua tesi, «fu affidata a Roberto De Leonardis, esperto traduttore di opere di grande successo che ne fece una traduzione troppo letterale, probabilmente influenzato negativamente dal Direttore Commerciale della Fox Italia che non previde l’enorme successo di questa pellicola».

Fu a quel punto che entrò in scena Mario Maldesi, il quale, spiega sempre Braun, aveva visto il film in America, divertendosi un sacco e capendo fino in fondo le potenzialità comiche della pellicola. Fu per quello che intuì che le potenzialità comiche del film di Mel Brooks rischiavano di essere distrutte nel passaggio dal testo originale a quello tradotto in italiano.

C’è una scena che spiega, meglio di altre, la straordinaria bravura e il perfetto senso del comico che permisero a Maldesi di sfruttare al meglio la potenzialità comica dei dialoghi originali. È la scena che è passata alla storia come quella del “Lupululà-Castellululì”: quella in cui Igor, che è appena andato in stazione a prendere il dottor Frederick Frankenstein, guida il carro verso il castello, mentre Inga, l’assistente bionda del dottore, sentendo dei lupi ululare, si spaventa. Segue un dialogo surreale tra il dottore e Igor, un dialogo che in inglese si basa su un gioco di parole che in italiano sarebbe stato intraducibile. È proprio in quel momento che si vede il genio di Maldesi.

Nella versione inglese, lo scambio di battute tra il dottor Frankenstein e Igor puntano sul gioco di parole tra la domanda di Inga «Where wolves?», e il fraintendimento del dottore, che capisce «Werewolves?» ovvero licantropi. Frankenstein si spaventa e chiede a Igor: «Werewolves????». In quel momento Igor, che interpreta il “Where wolves” come un modo strano di parlare, fa, in tutta risposta: «There». «What?», dice il professore che non capisce che diavolo stia dicendo Igor. «There Wolves! There Castle!».

In inglese, dunque, è un gioco di parole, nemmeno troppo esilarante in realtà. È Maldesi che, reinterpretando l’originale, la trasforma in un piccolo gioellino di umorismo all’antica, e si inventa il Lupululà Castellululì. Questo è il confronto tra l’originale e la traduzione, in corsivo:

Inga: Where Wolves? Lupo ulula…
Igor: There! Là!
Frankenstein: What? Cosa? 
Igor: There… wolf… and There… castle! Lupu… ululà e Castellu… ululì!
Frankenstein: Why are you talking that way? Ma come diavolo parli?
Igor: I thought you wanted to. È lei che ha cominciato. 
Frankestein: No, I don’t want to! No, non è vero! 
Igor: Suit yourself, I’m easy! Non insisto, è lei il padrone!
Ecco le due versioni, la prima, quella originale in inglese, e la seconda, quella tradotta in Italiano da Maldesi, che fa quasi più ridere.

 

Un Cult – Alberto Sordi in Finché c’è guerra c’è speranza – La fantastica scena del resoconto con la famiglia – un calcio nelle palle all’ipocrisia italiana. Tutti dovremmo vedere questa scena almeno una volta ogni 15 giorni!!

 

Alberto Sordi

 

.

.

seguiteci sulla pagina Facebook Curiosity 

.

.

Un Cult – Alberto Sordi in Finché c’è guerra c’è speranza – La fantastica scena del resoconto con la famiglia – un calcio nelle palle all’ipocrisia italiana. Tutti dovremmo vedere questa scena almeno una volta ogni 15 giorni!!

 

La trama del film

Pietro Chiocca, commerciante milanese di pompe idrauliche, riconvertitosi ad un più lucroso commercio internazionale di armi, gira per i paesi del Terzo Mondo, dilaniati dalle guerre civili. Per mezzo di alcune astuzie, riesce a vincere un suo rivale diventando dipendente di un’industria più importante ed assai più redditizia.

La sua famiglia, già benestante e residente nel centro di Milano, può finalmente trasferirsi in una lussuosa villa nel verde, esaudendo così il desiderio di una viziatissima moglie.

Tutto pare andare a gonfie vele, finché un giornalista del Corriere della Sera, che gli aveva procurato il contatto per la vendita di armi ad un movimento di liberazione nazionale nello stato africano della Guinea-Bissau, denuncia all’opinione pubblica l’operato di Chiocca con un articolo dal titolo «Ho incontrato un mercante di morte».

Davanti allo sdegno e al disprezzo dei propri familiari, Chiocca si offre di tornare al suo vecchio e onesto lavoro, ma costoro, posti di fronte all’alternativa di una rinuncia all’altissimo tenore di vita, preferiscono ignorare l’origine dei guadagni del loro capofamiglia.

Un vero e proprio calcio nelle palle all’ipocrisia italiana.

Tutti dovremmo vedere questa scena almeno una volta ogni 15 giorni!!