Quanto sono comodi i porti chiusi, la gente muore lontana e non se ne sentono le urla – Un ricordo: quando chiusero tutti i porti a 900 profughi ebrei, il loro destino fu la shoah, ma per la Storia i colpevoli furono solo i nazisti…

 

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Quanto sono comodi i porti chiusi, la gente muore lontana e non se ne sentono le urla – Un ricordo: quando chiusero tutti i porti a 900 profughi ebrei, il loro destino fu la shoah, ma per la Storia i colpevoli furono solo i nazisti…

Del genocidio del popolo ebraico per mano della Germania nazista ormai si sa quasi tutto. Storicamente siamo venuti a conoscenza delle cause, delle modalità, delle responsabilità e degli effetti. Altra cosa sono le storie delle singole persone che hanno avuto la vita sconvolta dall’odio nazi-fascista. Non tutti sanno, per esempio, che molti ebrei perseguitati dalle politiche antisemite del Terzo Reich provarono a salvarsi la vita emigrando verso le Americhe, la Palestina e nell’Estremo Oriente. 

Durante i primi sei anni della dittatura di Adolf Hitler, dal 1933 fino allo scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939, contro gli ebrei vengono emanati più di 400 tra decreti e regolamenti che limitano i loro diritti sotto tutti gli aspetti, sia in campo pubblico che privato. Nel 1937 e nel 1938 le autorità tedesche inaspriscono la persecuzione “legale” degli ebrei tedeschi. Subito dopo la cosiddetta “Notte dei Cristalli”, avvenuta tra il 9 e il 10 novembre 1938, le leggi naziste proibiscono agli ebrei l’accesso alle scuole pubbliche, alle università, ai cinema, ai teatri e agli impianti sportivi. In molte città gli ebrei non possono accedere a determinate zone definite “ariane” e il governo impone che si identifichino, per separarli a tutti gli effetti dal resto della popolazione: a partire dal 1939 tutti gli ebrei che hanno nomi non di tradizione ebraica devono aggiungere “Israel” o “Sara” al loro nome di battesimo e sui loro passaporti e carte di identità viene stampata la G di giudeo.

Per sottrarsi a misure sempre più oppressive, a partire dall’inizio del 1939, molti ebrei tedeschi tentano di fuggire dal Paese. Il 13 maggio del 1939 il transatlantico St. Louis, capitanato dal comandante Gustav Schröder, salpa da Amburgo con a bordo 937 profughi, in gran parte ebrei, ma anche con diversi oppositori politici. Il comandante scrive una nota nel suo diario: “Un certo nervosismo serpeggia tra i passeggeri. Nonostante ciò, tutti sembrano convinti che non rivedranno mai più la Germania”. Il bastimento è diretto verso le Americhe e il primo scalo è l’isola di Cuba. A quel tempo Cuba è governata dal Presidente Federico Laredo Bru, che permette, come i suoi predecessori, agli Stati Uniti di esercitare una forte influenza sulla politica del Paese.

A Cuba vige il Decreto 55, che stabilisce il pagamento di 500 dollari per ottenere il visto necessario ai rifugiati per sbarcare sull’isola. Sfruttando una lacuna normativa nel definire a livello giuridico la differenza tra rifugiato e turista, il direttore dell’Immigrazione, Manuel Benitez, approfitta meschinamente della lacuna legislativa per vendere a caro prezzo ai rifugiati i permessi turistici per sbarcare a Cuba. Già prima della partenza da Amburgo della St. Louis si crea un florido mercato di visti turistici, rivenduti a prezzi spropositati ai disperati in fuga dalle persecuzioni. La situazione, durante il viaggio del transatlantico, peggiora ulteriormente. Il 5 maggio il parlamento promulga il Decreto 937 che, in sostanza, impedisce ai profughi ebrei di essere riconosciuti sia come turisti che come rifugiati. I molti che avevano già pagato il loro visto lo vedono trasformarsi all’improvviso in carta straccia. All’arrivo in porto, il governo cubano non concede agli esausti passeggeri della nave il permesso di sbarco. Alla St. Louis viene intimato di gettare l’ancora al largo delle coste di Cuba. Dopo una serie di trattative infruttuose con le autorità dell’isola il comandante Schröder circumnaviga Cuba e si allontana fino alle coste della Florida, sperando in un aiuto da parte degli Stati Uniti, dove vige una rigida politica sulle quote di immigrazione a cui il governo non vuole derogare.

Schröder inizia a temere per la salute psico-fisica dei suoi passeggeri, in particolare che possano verificarsi dei suicidi a causa dalla disperazione. Decide addirittura di istituire delle pattuglie per controllare che nessuno, durante la notte, possa compiere gesti estremi. La St. Louis invia allora una richiesta di aiuto al governo canadese, ma anche il primo ministro William Lyon Mackenzie King decide di non accettare i passeggeri come rifugiati. Il governo cubano, dopo giorni di indecisione, decide di concedere lo sbarco esclusivamente a chi pagherà un’ulteriore tassa di cinquecento dollari: solo 22 di loro riescono a scendere a L’Avana.

Seppur antirazzista e oppositore delle politiche del governo tedesco, il capitano Schröder è costretto a invertire la rotta, ma si rifiuta di restituire la nave alla Germania e cerca una collaborazione con i governi europei. La St. Louis fa ritorno in Europa e raggiunge Anversa, il 17 giugno 1939, più di un mese dopo la sua partenza. Gli esuli vengono ripartiti tra il Regno Unito, che accetta di accogliere 288 passeggeri, la Francia, il Belgio e i Paesi Bassi che accolgono i restanti 619. Molti di loro non vedranno la fine della guerra che scoppierà pochi mesi dopo.

Il mondo della prima metà del Novecento è diverso da quello dove viviamo oggi, ma in alcuni casi la storia sembra ripetersi con coincidenze inquietanti. L’Italia da anni sta affrontando l’immigrazione di profughi provenienti soprattutto da Africa, Asia e Medio-Oriente. Le persone che tentano di raggiungere le coste del nostro Paese – e conseguentemente dell’Europa – viaggiano su imbarcazioni fatiscenti e scappano spinte da diverse motivazioni.  Violenze contro chi non segue le leggi della Sharia, discriminazioni e persecuzioni a causa dell’orientamento sessuale, feroci regimi dittatoriali costringono migliaia di persone ogni anno a fuggire da Paesi come Eritrea, Gambia e Pakistan. Altrove, come in Nigeria e in Somalia, lo scontro tra gruppi armati, costituiti su base etnica o religiosa, porta i civili a fuggire in massa.

L’Europa sta reagendo politicamente e umanamente in modo inadeguato a questa emergenza umanitaria, i dibattiti interni a ogni paese membro dell’Unione sono incentrati sul tema dell’immigrazione e le soluzioni preferite dagli elettori sono quasi tutte orientate verso le politiche delle destre, che per ottenere consensi si mostrano sempre più xenofobe e intolleranti. Anche l’Italia, dopo le elezioni politiche del 4 marzo 2018 ha dimostrato di preferire chi, tra i contendenti alla guida del Paese, prometteva il pugno di ferro nella risoluzione della questione dei migranti.

Le conseguenze di questo tipo di scelte politiche sono state un susseguirsi di episodi controversi dal punto di vista umano e giuridico. L’ultimo caso eclatante è stato quello della nave battente bandiera olandese Sea Watch 3. Il 18 gennaio scorso l’imbarcazione ha tratto in salvo 47 persone al largo delle coste libiche, aprendo una querelle internazionale sulle responsabilità dei singoli paesi europei nell’accoglienza dei naufraghi. Il capitano dell’imbarcazione ha dichiarato di aver informato le autorità libiche, italiane, maltesi e olandesi per avere informazioni su come coordinare i soccorsi, non ricevendo alcuna risposta. L’Olanda ha deciso di non prendere in carico le persone salvate come forma di protesta alla mancanza di accordi europei su soluzioni strutturali per l’accoglienza dei migranti. Per quanto riguarda l’Italia, lo sbarco è stato impedito dalle disposizioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini, una decisione che ha costretto 47 persone, tra cui 15 minori, a vivere per 13 giorni in mare. A bordo la situazione ha rischiato di precipitare per le precarie condizioni psico-fisiche dei profughi: il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, in un’intervista ha riportato le parole del medico di bordo, preoccupato dal rischio di atti di autolesionismo che alcuni migranti avrebbero potuto infliggersi per l’esaurimento dovuto all’incertezza della situazione e alle precarie condizioni di vita a bordo.

Dopo intensi negoziati incorsi tra il nostro governo e quelli di altri paesi europei, la situazione sembrava essersi sbloccata il 30 gennaio, i migranti dovevano essere redistribuiti sui territori di 9 paesi tra cui l’Italia, eppure l’8 febbraio fonti del Viminale hanno reso noto che la Francia si è defilata dall’accordo e ha dichiarato che accoglierà solo le persone bisognose di aiuto e non i migranti economici. L’episodio della Sea Watch 3 non si è concluso neanche per l’equipaggio: nei giorni successivi allo sbarco dei migranti l’imbarcazione è stata oggetto di indagini, e anche se ad oggi non è stato trovato nulla di penalmente rilevante, come riferito da Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch in Italia, in una conferenza alla Camera dei deputati, è ancora ferma nel porto di Catania e non le è stato permesso di ripartire, come accusa il capo missione Kim Heaton-Heather in un videomessaggio diffuso su Twitter. È molto probabile che la vicenda della nave Ong olandese non sarà l’ultima di questo genere. Il ministro Salvini è ancora interessato dalle conseguenze di un episodio simile da lui gestito con la stessa intolleranza: quello della nave della Guardia Costiera U.DiciottiIl Tribunale dei ministri di Catania, pochi giorni fa, ha chiesto l’autorizzazione al Senato per procedere contro Matteo Salvini, al quale contesta la gestione dell’emergenza dei 117 migranti avvenuta lo scorso agosto. Il ministro è sotto accusa per il reato di sequestro di persona aggravato “per avere, nella sua qualità di ministro dell’Interno, abusando dei suoi poteri, privato della libertà personale 177 migranti di varie nazionalità giunti al porto di Catania.

La senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta all’Olocausto, negli ultimi tempi ha accusato più volte l’Italia e l’Unione europea di  porsi nei confronti della questione dei migranti con un atteggiamento pericolosamente simile a quello vissuto sulla sua pelle ai tempi della Shoah. La testimonianza dei sopravvissuti è un argine alla minaccia che quello che è già accaduto 70 anni fa si possa ripetere. Conoscere la storia e le sue analogie con il presente – come la storia della St. Louis – deve metterci in guardia da una deriva che sta sdoganando la mancanza di umanità come la nuova normalità nel governo di Paesi che si credono delle democrazie.

fonte: https://thevision.com/cultura/ebrei-st-louis-shoah/

Padre Alex Zanotelli di scaglia ancora contro la Lega: “La deriva razzista e disumana è sotto gli occhi di tutti…. Criminalizzano la bontà, bisogna protestare”

 

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Padre Alex Zanotelli di scaglia ancora contro la Lega: “La deriva razzista e disumana è sotto gli occhi di tutti…. Criminalizzano la bontà, bisogna protestare”

Il sacerdote comboniano Alex Zanotelli, contro la deriva razzista,  propone uno sciopero della fame una volta al mese in solidarietà con i migranti

La deriva razzista e disumana è sotto gli occhi di tutti. Mentre c’è la guerra in Libia l’Alan Kurdi è da una settimana in mezzo al Mediterraneo con il suo carico di disperazione mentre Malta, Italia e l’Unione europea li lasciano al freddo e alla fame.
Cosa fare allora? Uno sciopero della fame in solidarietà coi migranti una volta al mese, seguito da un breve sit-it davanti Montecitorio: questa l’iniziativa lanciata da padre Alex Zanotelli assieme ai suoi confratelli comboniani, a cui stanno aderendo realtà sia del mondo religioso che laico.
Oggi il primo appuntamento: “Continueremo finché le politiche razziste di questo governo sul tema migratorio non cambieranno” ha detto Padre Zanotelli all’agenzia ‘Dire’.
“La situazione non fa che peggiorare” denuncia il missionario. “Noi già denunciammo l’accordo Minniti con la Libia, che ha permesso di riportare 800mila migranti in quell’inferno, dove subiscono torture e stupri”.
L’esecutivo Lega-M5s, aggiunge il comboniano, “sta proseguendo questo crimine. Chi viene salvato è riportato in Libia, mentre le navi di soccorso delle Ong vengono punite per inesisteni accordi coi trafficanti. È assurdo. È ora di dire basta: non si può criminalizzare la bontà e la solidarietà verso altri esseri umani”.
All’iniziativa, conferma padre Zanotelli, hanno aderito Mons. Raffaele Nogaro, Vescovo emerito di Caserta, Don Alessandro Santoro a nome della Comunita’ delle Piagge di Firenze, la Comunita’ del Sacro Convento di Assisi, nonché singoli individui, sia laici che religiosi.

Perché tutti stanno stanno indossando un giubbotto di salvataggio: cosa è Orange Vest

 

Orange Vest

 

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Perché tutti stanno stanno indossando un giubbotto di salvataggio: cosa è Orange Vest

In rete sono state diffuse da diversi profili immagini di persone che indossano giubbotti salvagente arancioni. Ma di cosa si tratta? Il movimento si chiama ‘Orange Vest’, e il logo è appunto un classico giubbotto da salvataggio con un cuore al centro. La prima campagna di comunicazione del movimento nato un mese fa è quella a sostegno della piattaforma umanitaria ‘Mediterranea’.

Sui social network, sono comparse, come foto profilo di diversi utenti, immagini di persone che indossano giubbotti salvagente arancioni. Ma di cosa si tratta? Il movimento si chiama ‘Orange Vest’, e il logo è appunto un classico giubbotto da salvataggio con un cuore al centro: si tratta di un progetto apartitico, senza leader e senza scopro di lucro, a cui hanno già aderito oltre 200 persone ‘comuni’ oltre a diversi personaggi famosi, uniti dall’idea di protestare in modo pacifico contro l’odio, l’intolleranza, il razzismo e l’indifferenza, sentimenti che oggi più che mai sono sentiti come una minaccia per i valori su cui si regge la nostra società. Un movimento nato tra Hong Kong (Michele Salati), Los Angeles (Simone Nobili), Barcellona (Fabiana Cumia) e Roma (Ernesto Faraco), che non si è  prefissato come obiettivo quello di risolvere i problemi che riguardano la convivenza tra i popoli, o quello di trovare soluzioni definitive per gestire i flussi migratori: Orange Vest è aperto a gente che vuole comunque difendere il principio del rispetto della vita umana e dell’accoglienza.

Quella a sostegno della piattaforma delle associazioni ‘Mediterranea’, che, lo ricordiamo, non è una ong, è solo la prima campagna di comunicazione lanciata. In cosa consiste? Per dichiarare il proprio appoggio alla nave italiana di ‘Mediterranea Saving Humans‘, cioè il rimorchiatore ‘Mare Jonio‘ posto sotto sequestro dalla Procura di Agrigento non più tardi di due giorni fa, gli attivisti di Orange Vest hanno indossato il giubbotto arancione, e si sono fatti immortalare così. L’equipaggio e il comandante di Mare Jonio sono stati accusati dal ministro degli Interni Matteo Salvini di non aver rispettato la legge, per aver portato a Lampedusa 49 migranti recuperati in mare, dopo averli salvati da morte certa.

La finalità dell’iniziativa di sensibiliazzazione è quella di raccogliere fondi per permettere alla nave italiana dei volontari di operare in mare, documentando quando avviene nel Mediterraneo, dove secondo l’Oim, dall’inizio del 2018sono morte 1.104 migranti. Bisogna tenere presente che questo è un numero 4 volte superiore a quello delle morti in mare nella rotta verso la Spagna, dove nello stesso periodo sono annegate 254 persone. Ma il numero degli arrivi in Italia e Spagna è pressoché identico.

Per manifestare il proprio dissenso si può anche ricorrere alla applicazione di realtà virtuale, che è stata creata ad hoc, sviluppata su Facebook da Andrea Pinchi e Gabriele Gallo, disponibile a questo link: un filtro in ‘Augmented Reality’, che consente di indossare ‘virtualmente’ il giubbotto e scattare così una foto da condividere sui social. A quel punto basta aggiungere l’hashtag ‘#OrangeVest’ e un messaggio. Poi le immagini saranno raccolte e diffuse sulle pagine ufficiali del movimento su Facebook, Twitter e Instagram. I promotori dell’iniziativa lo chiamano il “dress code per tutti quelli che vogliono lacerare la corazza dell’indifferenza e dell’ostilità e vogliono ricordare a tutti i migranti che sono le nostre sorelle, i nostri fratelli, i nostri figli”.

Fanpage.it ha contattato uno degli organizzatori della campagna di comunicazione, Ernesto Faraco: “Abbiamo lavorato esclusivamente tramite WhatsUp e i canali social. Abbiamo preso spunto dall’iniziativa di protesta di Hong Kong, quando, era l’ottobre del 2014, i pacifisti, per lo più universitari che occuparono le piazze della metropoli per più di 80 giorni, chiedevano libere elezioni. Come segno distintivo avevano gli ombrelli apert, sia per proteggersi dal sole, sia per proteggersi dai lacrimogeni della polizia. Ecco idealmente ci siamo ispirati a loro”.

Chi sono gli ambasciatori di Orange Vest
La protesta sui social è stata salutata con entusiasmo da artisti come Valeria Solarino, Corrado Fortuna, Lella Costa, Moni Ovadia, Caterina Guzzanti, le Iene Gaetano Pecoraro e Roberta Rei, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, Cecilia Strada e giornalisti come Vauro, Sandro Ruotolo, Lirio Abbate e Alessandro Gilioli.

Fonte: https://www.fanpage.it/perche-tutti-stanno-stanno-indossando-un-giubbotto-di-salvataggio-cosa-e-organge-vest/

Ciao “fratello” razzista. Vuoi sapere perché i migranti non vogliono essere riportati in Libia? …La lettera shock dell’attivista Nawal Soufi che, razzista o no, dovresti leggere, imparare a memoria e diffondere…

 

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Ciao “fratello” razzista. Vuoi sapere perché i migranti non vogliono essere riportati in Libia? …La lettera shock dell’attivista Nawal Soufi che, razzista o no, dovresti leggere, imparare a memoria e diffondere…

Ciao “fratello” razzista
Vuoi sapere perche’ i migranti non vogliono essere riportati in Libia?
Ok
Ti rispondero’ con delle domande
Ti e’ mai capitato di violentare tua madre perche’ qualcuno ha il fucile puntato contro di te e contro di lei? 
Ti e’ mai capitato di violentare tua sorella e di vedere nascere tuo figlio dalla pancia di tua sorella?
Sai quanti figli di scafisti abbiamo in Europa?
Cioe’ sai quante donne hanno partorito al loro arrivo dei bambini non voluti?
Sai cosa significa mangiare un pezzo di pane in 24 ore e vedere un pezzo di formaggino come fosse oro?
Ti e’ mai capitato di fare i tuoi bisogni dentro un secchio e davanti agli occhi di centinaia di persone?
Ti e’ mai capitato di avere le mestruazioni e non poterti lavare per settimane o mesi?
Ti e’ mai capitato di essere messo all’asta e venduto come uno schiavo nel 2019?
Ti e’ mai capitato di nutrire tuo figlio con the zuccherato e spacciarlo per latte?
Ti e’ mai capitato di essere picchiato a sangue perche’ chiedi l’intervento di un medico?
Ti e’ mai capitato d’essere fucilato per colpa di uno sguardo di troppo?
Ti e’ mai capitato di svegliarti con le urine versate in faccia?
Ti e’ capitato che qualcuno ti aprisse il corpo con un coltello e mettesse subito dopo del sale per sentire maggiormente le tue urla?
Per tutti questi motivi…caro razzista…ti posso classificare tra i criminali che hanno accettato un secondo Holocausto
-Nawal Soufi-


Questa la lettera shock ai razzisti che sta girando in rete
Nawal Soufi è una giovane donna siciliana, nata in Marocco e venuta in Italia quando aveva solo un mese. Ha salvato decine di migliaia di persone dalla morte per annegamento. Il suo nome in arabo significa “dono”…

Una donna, giovane, piccola e minuta è riuscita a fare questo da sola

…E il popolo di Castelnuovo accoglie nelle sue case i migranti cacciati da Salvini…!

 

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…E il popolo di Castelnuovo accoglie nelle sue case i migranti cacciati da Salvini…!

Il sindaco del borgo in provincia di Roma dopo l’incontro in prefettura: “E’ la prima volta che accade in Italia, sono molto contento”

Una vittoria della civiltà contro la cattiveria. Degli italiani che credono nei valori della Costituzione rispetto alla marina nera piena di odio e rancore con la quale qualcuno vorrebbe governare l’Italia.
“Si è appena concluso un tavolo con la prefettura in cui abbiamo raggiunto un accordo per cui le famiglie con bimbi che erano al Cara rimarranno nella zona di Castelnuovo di Porto, attraverso ‘l’accoglienza diffusa’ per consentire ai bambini di continuare a frequentare la scuola. E’ la prima volta che succede in Italia. Siamo molto soddisfatti”.
Ad annunciarlo il sindaco di Castelnuovo di Porto, Riccardo Travaglini.
A quanto riferito si tratta di 4 famiglie a cui si aggiungono 4 o 5 richiedenti asilo.
“Andiamo avanti anche con le protezioni umanitare” aggiunge il sindaco di Castelnuovo, “Si tratta di 16 persone, per i quali si sta concludendo lo screening della task force e, attraverso la collaborazioni di sindaci di città da cui sono arrivate offerte di ospitalità, verranno accolti anche in altre Regioni” conclude il sindaco Travaglini.

fonte: https://www.globalist.it/news/2019/01/26/il-popolo-di-castelnuovo-accoglie-nelle-sue-case-i-migranti-cacciati-da-salvini-2036573.html

Migranti – La stupenda canzone scritta da Francesco Guccini e cantata da Enzo Iacchetti, chissà perchè esclusa dal Festival di Sanremo

 

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Migranti – La stupenda canzone scritta da Francesco Guccini e cantata da Enzo Iacchetti, chissà perchè esclusa dal Festival di Sanremo

Francesco Guccini che da tempo non si esibiva più dal vivo o scriveva canzoni, scrisse questo brano colpito dal dramma dell’emigrazione e dalle polemiche che il dramma suscitava. Fantastica è anche l’interpretazione di Enzo Iacchetti. Doveva essere tra le canzoni del Festival di Sanremo 2018, ma fu scartata all’ultimo momento… Chissà perché…

Migranti

“Andavamo che non era ancor giorno La bocca piena di sogni e dolore Lasciavamo in un niente di ore lì attorno una casa di gente e di amore e una terra da infami, di sassi e di rabbia La miseria attaccata alla pelle come una scabbia Ma nei petti gonfiava un respiro che volava in giro come una danza E andavamo nel mondo America, Europa! Dovunque ci fosse uno spazio Comunque sapendo di andare a soffrire per vivere e ricostruire Mescolando al sangue la storia per creare una nuova e vitale memoria In un turbinio di speranza di vita futura lavoro di gioia per noi a decine a migliaia per noi così in tanti.. per noi niente nessuno, per noi emigranti E partiamo per caso, per sorte su quei gusci di noce affollati di scafisti violenti di umanità nuda donne, vecchi, bambini e di morte un confuso partire ignoto l’arrivo Non più l’ora od il giorno ma si arrivi e da vivo Ma nei cuori si allarga un respiro che ci spinge ad andare, ad osare sul mare Tra paure e gli stenti di quel mare mai visto Ma stringendo un sogno fra i denti: che qualcuno lontano ci accolga, ci tenda una mano a noi supplicanti, a noi meno di niente, nessuno.. noi diversi di pelle e cultura Noi che siamo anche forse il futuro a noi immigranti E veniamo da un mondo di guerra e di fame dovunque E cerchiamo una patria comunque per tornare a sperare, per vivere ancora E veniamo da un mondo di guerra e di fame dovunque E cerchiamo una patria comunque per tornare a sperare, per vivere ancora e ricominciare…”

Francesco Guccini

 

“Qui, in pochi, nuotammo alle vostre spiagge. Ma che razza di uomini è questa?” – La fotografia della crudeltà della nostra civiltà odierna immortalata 2000 anni fa nei versi di Virgilio…

 

Virgilio

 

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“Qui, in pochi, nuotammo alle vostre spiagge. Ma che razza di uomini è questa?” – La fotografia della crudeltà della nostra civiltà odierna immortalata 2000 anni fa nei versi di Virgilio…

Da Fanpage:

“Ma che razza di uomini è questa?”: quei versi pro-migranti nell’Eneide di Virgilio

“Qui, in pochi, nuotammo alle vostre spiagge. Che razza di uomini è questa? O quale patria così barbara permette simile usanza? Ci negano il rifugio della sabbia; dichiarano guerra e ci vietano di fermarci sulla terra più vicina. Se disprezzate il genere umano e le armi degli uomini, temete almeno gli Dei”. Sono i versi dell’Eneide di Virgilio, che dopo duemila anni ci raccontano la tragedia del nostro Mediterraneo oggi.

Nel primo Libro dell’Eneide di Virgilio, mentre Enea e i suoi stanno per raggiungere le coste della Sicilia, dopo sette anni di navigazione, arriva la tempesta. La dea Giunone, da sempre ostile ai troiani, briga con Eolo, re dei venti, a scatenare una tempesta senza precedenti. Ma anche Enea ha i suoi santi in Paradiso e così, sostenuto da Nettuno, dio delle acque, si salva e con sette delle sue venti navi approda nelle coste della Libia. Qui dovrà convincere Didone, la regina di Cartagine, con una famosa orazione, per chiederle ospitalità:

Huc pauci vestris adnavimus oris. Quod genus hoc hominum? quaeve hunc tam barbara morem permittit patria? hospitio prohibemur harenae; bella cient primaque vetant consistere terra. Si genus humanum et mortalia temnitis arma, at sperate deos memores fandi atque nefandi.

Qui, in pochi, nuotammo alle vostre spiagge. Che razza di uomini è questa? O quale patria così barbara permette simile usanza? Ci negano il rifugio della sabbia; dichiarano guerra e ci vietano di fermarci sulla terra più vicina. Se disprezzate il genere umano e le armi degli uomini, temete almeno gli Dei, memori del bene e del male.

Sono i versi da 538 a 543 dell’Eneide di Publio Marone Virgilio, poema composto probabilmente tra il 29 a.C. e il 19 a.C., opera epica alla base della nostra cultura non solo perché narra la nascita di Roma, ma perché da oltre duemila anni racconta la “lotta per la vita” di un uomo e dei suoi compagni, narrando la leggendaria storia di un gruppo di profughi che, sfuggendo dalla guerra, viaggiarono tra tempeste, morti e naufragi per il Mediterraneo fino ad approdare nel Lazio, diventando il progenitore del popolo romano, i fondatori dell’Italia. Quella stessa Italia che oggi nega ad altri disperati l’approdo e, dunque, la salvezza. Che Nettuno sia con loro.

Fonte: https://www.fanpage.it/ma-che-razza-di-uomini-e-questa-quei-versi-pro-migranti-nelleneide-di-virgilio/

 

Migranti, Andrea Camilleri: NON IN NOME MIO – Io mi rifiuto di essere complice di questa volgarità nazista…

 

Andrea Camilleri

 

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Migranti, Andrea Camilleri: NON IN NOME MIO – Io mi rifiuto di essere complice di questa volgarità nazista…

“Ci tengo da cittadino italiano, a dire questa frase: Non in nome mio”. Così lo scrittore Andrea Camilleri è intervenuto commentando lo sgombero avvenuto a Castelnuovo di Porto di una comunità di 540 migranti, definendolo “persecutorio, cioè a dire che stiamo entrando in un regime di violenza e di prepotenza”. Camilleri ha anche sottolineato la necessità di “tenere aperti i porti a tutti, mai chiusi, mentre si perseguitano anche coloro che ormai sono italiani perfettamente integrati. Questa è un’ossessione, rendetevene conto. Mi rifiuto di essere un cittadino italiano complice di questa nazista volgarità”.

A. Camilleri

Andrea Camilleri, in un video inviato a Fanpage.it, ha commentato lo sgombero avvenuto al centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto, alle porte di Roma, di più di 500 migranti: “Non in nome mio. Questa è un’ossessione, rendetevene conto. Io mi rifiuto di essere un cittadino italiano complice di questa nazista volgarità”.

“Ci tengo da cittadino italiano, a dire questa frase: Non in nome mio”. Comincia così lo sfogo dello scrittore Andrea Camilleri, intervenuto inviando un videomessaggio a Fanpage.it per commentare lo sgombero avvenuto a Castelnuovo di Porto, alle porte di Roma, di una comunità di 540 migranti “che erano riusciti perfettamente a integrarsi nella società italiana, com gente che lavorava e pagava le tasse in Italia”, come effetto del Decreto Sicurezza voluto dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Un provvedimento, quello attuato nel Cara capitolino, che Camilleri ha definito “persecutorio, cioè a dire, attenzione, stiamo entrando assolutamente in un regime di violenza e di prepotenza”.

Lo scrittore di origine siciliana ha anche sottolineato la necessità di  “tenere aperti i porti a tutti, mai chiusi, perché i porti spesso sono la riva sognata dalla gente, da migliaia di persone. Gli si chiude la porta in faccia e non solo, si comincia a perseguitare anche coloro che ormai sono italiani perfettamente integrati. Questa è un’ossessione, rendetevene conto. Io mi rifiuto di essere un cittadino italiano complice di questa nazista volgarità”. Dal 22 gennaio scorso è iniziato lo sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto, che dovrebbe terminare entro il 31 gennaio, quando circa 500 migranti saranno trasferiti altrove. Ieri la protesta della parlamentare Leu Rossella Muroni, che si è messa davanti al pullman in partenza con i primi profughi chiedendo indicazioni precise del luogo dove i migranti venivano portati. Il tutto tra gli applausi dei presenti. Dopo il centro di accoglienza alle porte di Roma, è stato già annunciato dalle autorità competenti che la stessa procedura sarà avviata per il più grande centro di rifugiati d’Europa, il Cara di Mineo in provincia di Catania, e poi ancora in quelli di Bologna, Crotone, Bari e Borgo Mezzanone, nel Foggiano. Circa seimila, in tutto, le persone che saranno trasferite, mentre molti rischiano il rimpatrio perché non hanno più la protezione umanitaria.

Tratto da: https://www.fanpage.it/migranti-camilleri-tenere-i-porti-aperti-non-saro-complice-di-questa-volgarita-nazista/

Padre Zanotelli accusa ancora: “Sui migranti saremo giudicati come i nazisti”

 

Padre Zanotelli

 

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Padre Zanotelli accusa ancora: “Sui migranti saremo giudicati come i nazisti”

Parla il religioso attaccato dai leghisti: “Il Vangelo parla di perdono, di accoglienza, se siete cristiani non potete scegliere chi si regge sull’odio o sul disprezzo”. Come Salvini

“Il Vangelo parla di perdono, di accoglienza dell’altro, se siete cristiani e lo scegliete non potete scegliere Salvini. La Storia ci giudicherà come noi oggi giudichiamo i nazisti”. Padre Alex Zanotelli, missionario, critica con forza e coerenza la politica anti-immigratoria sbandierata dal vicepremier che ama indossare divise militari e la Lega ricambia attaccandolo e screditando la sua figura religiosa. Direttore per anni di “Nigrizia”, l’80enne padre Zanotelli della comunità comboniana è autore del recente pamphlet pubblicato da Chiarelettere Prima che gridino le pietre.

Padre, il leghista Alessandro Pagano si è riferito a lei dicendo che “di questi pseudo preti non abbiamo bisogno” perché, a parere dell’esponente della Lega, “il suo unico chiodo in testa è attaccare #Salvini”.

Prima di tutto non voglio attaccare nessuno, non mi interessa e men che meno mi interessa Salvini. Il problema non sono i leghisti. Ho invece sempre detto con chiarezza che ognuno deve decidersi nella vita e ho parlato ai cristiani.

Decidersi su cosa?

Se siete cristiani potete naturalmente scegliere qualunque politica, ognuno è libero, però dovete fare i calcoli con vostra coscienza. Il Vangelo parla di perdono, di accoglienza dell’altro e se lo scegliete non potete scegliere il Vangelo di Salvini che si regge sull’odio o sul disprezzo dell’altro. Mi meravigliano però tanti cristiani.

Perché?

Non c’è coerenza con quello che credono e dicono. Faccio perciò appello ai cristiani leghisti. A loro dico: provate a chiedervi che cuore avete. Un uomo se è un uomo si commuove davanti a certe realtà. Fin da tempi più antichi far fuori un bambino o trucidare qualcuno faceva scattare qualcosa nel cuore. Come è possibile che noi che ci dichiariamo umani siamo diventanti così insensibili?

Intende i migranti che affogano nel Mediterraneo e che non vediamo?

Certo: se non vediamo non sentiamo. Per questo hanno messo il cordone sanitario intorno alla Libia: se non si vedono la gente non reagisce quando, come ieri, periscono in mare 117 persone e altri 60 sono morti davanti al Marocco. Se sappiamo i dettagli, un bambino che aveva due anni, una donna affogata, allora sentiamo qualcosa. Invece è possibile diventare così bestie da non sentire? Da non avere un sentimento? Non giudico ma chiedo: siete uomini o bestie? Decidetelo. Persino la bestia è più tenera in certe situazioni. Ne sono certo: i nostri nipoti diranno di noi le stesse cose che diciamo noi dei nazisti e di Auschwitz. L’Europa dovrà rispondere davanti alla storia. Un giorno non ci sarà più la tribù bianca che governa il mondo e allora verremo portati davanti alla storia per questi che sono delitti come lo sono stati il colonialismo e il neocolonialismo. La storia ce lo rinfaccerà.

Dalla Lega lei è stato definito “globalista” e il termine vuole essere dispregiativo.

Non parlo in chiave politica. Non sono un globalista se non nel senso che siamo un unico mondo, che siamo tutti su un’unica barca e quindi o ci salviamo insieme o periremo tutti insieme: se il pianeta va incontro al disastro ecologico la pagheremo tutti, se saltiamo in aria per una bomba atomica saltiamo per aria tutti. Pertanto dobbiamo fare i conti a livello globale, non è possibile che gli otto uomini più ricchi della Terra abbiano quanto miliardi di persone e che quattro miliardi di persone vivano con due dollari al giorno. È allora globalismo pensare che tutti hanno diritto a un minimo di vita: queste sono le domande che dobbiamo porci, sono i ragionamenti che dobbiamo fare.

 

 

fonte: https://www.globalist.it/politics/2019/01/20/padre-zanotelli-accusa-ancora-sui-migranti-saremo-giudicati-come-i-nazisti-2036307.html

Lettera di una mamma siriana al suo bimbo morto in mare…

 

bimbo morto in mare

 

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Lettera di una mamma siriana al suo bimbo morto in mare…

“Se potessi scegliere dove farti nascere sceglierei il mare,
perché è l’acqua del grembo materno il primo contatto con il mondo.
La mia pancia ti ha protetto per nove mesi, lasciando fuori ogni male.
L’acqua del mio ventre è stata la tua morbida e avvolgente coperta,
la tua prima culla, la casa più bella dove hai vissuto.
Se potessi scegliere dove farti vivere, sceglierei una casa vicino al mare,
perché l’acqua purifica, rinnova, disseta. L’acqua è il regalo più grande.
L’acqua racconta emozioni, è natura, movimento, forza. L’acqua è vita.
Ma è nell’acqua del mare che ti ho perso, figlio mio.
Quel mare che abbiamo attraversato in cerca di una vita migliore,
quel mare oltre il quale iniziare una nuova vita,
perché i figli non possono scegliere dove nascere e a te, figlio mio, è capitato il posto peggiore.
Purtroppo siamo nati nella parte sbagliata del mondo, non è colpa di nessuno.
Perdonami se non sono riuscita a salvarti, se non sono stata forte,
se non sono riuscita a cavalcare le onde e portarti in alto, come in un gioco, come in una fiaba.
Se potessi scegliere dove farti morire ti riporterei dentro di me,
dove ti ho concepito, perché tornare nella natura dell’acqua materna,
l’unica acqua che non uccide,
significherebbe tornare indietro e farti nascere ancora, riportarti in vita”

estratto di una lettera di una mamma siriana al suo bimbo morto in mare di Paolo Vanacore

fonte: https://raiawadunia.com/lettera-di-una-mamma-siriana-al-suo-bimbo-morto-in-mare/