Quanto sono comodi i porti chiusi, la gente muore lontana e non se ne sentono le urla – Un ricordo: quando chiusero tutti i porti a 900 profughi ebrei, il loro destino fu la shoah, ma per la Storia i colpevoli furono solo i nazisti…

 

porti chiusi

 

.

.

seguiteci sulla pagina Facebook Curiosity 

.

.

 

Quanto sono comodi i porti chiusi, la gente muore lontana e non se ne sentono le urla – Un ricordo: quando chiusero tutti i porti a 900 profughi ebrei, il loro destino fu la shoah, ma per la Storia i colpevoli furono solo i nazisti…

Del genocidio del popolo ebraico per mano della Germania nazista ormai si sa quasi tutto. Storicamente siamo venuti a conoscenza delle cause, delle modalità, delle responsabilità e degli effetti. Altra cosa sono le storie delle singole persone che hanno avuto la vita sconvolta dall’odio nazi-fascista. Non tutti sanno, per esempio, che molti ebrei perseguitati dalle politiche antisemite del Terzo Reich provarono a salvarsi la vita emigrando verso le Americhe, la Palestina e nell’Estremo Oriente. 

Durante i primi sei anni della dittatura di Adolf Hitler, dal 1933 fino allo scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939, contro gli ebrei vengono emanati più di 400 tra decreti e regolamenti che limitano i loro diritti sotto tutti gli aspetti, sia in campo pubblico che privato. Nel 1937 e nel 1938 le autorità tedesche inaspriscono la persecuzione “legale” degli ebrei tedeschi. Subito dopo la cosiddetta “Notte dei Cristalli”, avvenuta tra il 9 e il 10 novembre 1938, le leggi naziste proibiscono agli ebrei l’accesso alle scuole pubbliche, alle università, ai cinema, ai teatri e agli impianti sportivi. In molte città gli ebrei non possono accedere a determinate zone definite “ariane” e il governo impone che si identifichino, per separarli a tutti gli effetti dal resto della popolazione: a partire dal 1939 tutti gli ebrei che hanno nomi non di tradizione ebraica devono aggiungere “Israel” o “Sara” al loro nome di battesimo e sui loro passaporti e carte di identità viene stampata la G di giudeo.

Per sottrarsi a misure sempre più oppressive, a partire dall’inizio del 1939, molti ebrei tedeschi tentano di fuggire dal Paese. Il 13 maggio del 1939 il transatlantico St. Louis, capitanato dal comandante Gustav Schröder, salpa da Amburgo con a bordo 937 profughi, in gran parte ebrei, ma anche con diversi oppositori politici. Il comandante scrive una nota nel suo diario: “Un certo nervosismo serpeggia tra i passeggeri. Nonostante ciò, tutti sembrano convinti che non rivedranno mai più la Germania”. Il bastimento è diretto verso le Americhe e il primo scalo è l’isola di Cuba. A quel tempo Cuba è governata dal Presidente Federico Laredo Bru, che permette, come i suoi predecessori, agli Stati Uniti di esercitare una forte influenza sulla politica del Paese.

A Cuba vige il Decreto 55, che stabilisce il pagamento di 500 dollari per ottenere il visto necessario ai rifugiati per sbarcare sull’isola. Sfruttando una lacuna normativa nel definire a livello giuridico la differenza tra rifugiato e turista, il direttore dell’Immigrazione, Manuel Benitez, approfitta meschinamente della lacuna legislativa per vendere a caro prezzo ai rifugiati i permessi turistici per sbarcare a Cuba. Già prima della partenza da Amburgo della St. Louis si crea un florido mercato di visti turistici, rivenduti a prezzi spropositati ai disperati in fuga dalle persecuzioni. La situazione, durante il viaggio del transatlantico, peggiora ulteriormente. Il 5 maggio il parlamento promulga il Decreto 937 che, in sostanza, impedisce ai profughi ebrei di essere riconosciuti sia come turisti che come rifugiati. I molti che avevano già pagato il loro visto lo vedono trasformarsi all’improvviso in carta straccia. All’arrivo in porto, il governo cubano non concede agli esausti passeggeri della nave il permesso di sbarco. Alla St. Louis viene intimato di gettare l’ancora al largo delle coste di Cuba. Dopo una serie di trattative infruttuose con le autorità dell’isola il comandante Schröder circumnaviga Cuba e si allontana fino alle coste della Florida, sperando in un aiuto da parte degli Stati Uniti, dove vige una rigida politica sulle quote di immigrazione a cui il governo non vuole derogare.

Schröder inizia a temere per la salute psico-fisica dei suoi passeggeri, in particolare che possano verificarsi dei suicidi a causa dalla disperazione. Decide addirittura di istituire delle pattuglie per controllare che nessuno, durante la notte, possa compiere gesti estremi. La St. Louis invia allora una richiesta di aiuto al governo canadese, ma anche il primo ministro William Lyon Mackenzie King decide di non accettare i passeggeri come rifugiati. Il governo cubano, dopo giorni di indecisione, decide di concedere lo sbarco esclusivamente a chi pagherà un’ulteriore tassa di cinquecento dollari: solo 22 di loro riescono a scendere a L’Avana.

Seppur antirazzista e oppositore delle politiche del governo tedesco, il capitano Schröder è costretto a invertire la rotta, ma si rifiuta di restituire la nave alla Germania e cerca una collaborazione con i governi europei. La St. Louis fa ritorno in Europa e raggiunge Anversa, il 17 giugno 1939, più di un mese dopo la sua partenza. Gli esuli vengono ripartiti tra il Regno Unito, che accetta di accogliere 288 passeggeri, la Francia, il Belgio e i Paesi Bassi che accolgono i restanti 619. Molti di loro non vedranno la fine della guerra che scoppierà pochi mesi dopo.

Il mondo della prima metà del Novecento è diverso da quello dove viviamo oggi, ma in alcuni casi la storia sembra ripetersi con coincidenze inquietanti. L’Italia da anni sta affrontando l’immigrazione di profughi provenienti soprattutto da Africa, Asia e Medio-Oriente. Le persone che tentano di raggiungere le coste del nostro Paese – e conseguentemente dell’Europa – viaggiano su imbarcazioni fatiscenti e scappano spinte da diverse motivazioni.  Violenze contro chi non segue le leggi della Sharia, discriminazioni e persecuzioni a causa dell’orientamento sessuale, feroci regimi dittatoriali costringono migliaia di persone ogni anno a fuggire da Paesi come Eritrea, Gambia e Pakistan. Altrove, come in Nigeria e in Somalia, lo scontro tra gruppi armati, costituiti su base etnica o religiosa, porta i civili a fuggire in massa.

L’Europa sta reagendo politicamente e umanamente in modo inadeguato a questa emergenza umanitaria, i dibattiti interni a ogni paese membro dell’Unione sono incentrati sul tema dell’immigrazione e le soluzioni preferite dagli elettori sono quasi tutte orientate verso le politiche delle destre, che per ottenere consensi si mostrano sempre più xenofobe e intolleranti. Anche l’Italia, dopo le elezioni politiche del 4 marzo 2018 ha dimostrato di preferire chi, tra i contendenti alla guida del Paese, prometteva il pugno di ferro nella risoluzione della questione dei migranti.

Le conseguenze di questo tipo di scelte politiche sono state un susseguirsi di episodi controversi dal punto di vista umano e giuridico. L’ultimo caso eclatante è stato quello della nave battente bandiera olandese Sea Watch 3. Il 18 gennaio scorso l’imbarcazione ha tratto in salvo 47 persone al largo delle coste libiche, aprendo una querelle internazionale sulle responsabilità dei singoli paesi europei nell’accoglienza dei naufraghi. Il capitano dell’imbarcazione ha dichiarato di aver informato le autorità libiche, italiane, maltesi e olandesi per avere informazioni su come coordinare i soccorsi, non ricevendo alcuna risposta. L’Olanda ha deciso di non prendere in carico le persone salvate come forma di protesta alla mancanza di accordi europei su soluzioni strutturali per l’accoglienza dei migranti. Per quanto riguarda l’Italia, lo sbarco è stato impedito dalle disposizioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini, una decisione che ha costretto 47 persone, tra cui 15 minori, a vivere per 13 giorni in mare. A bordo la situazione ha rischiato di precipitare per le precarie condizioni psico-fisiche dei profughi: il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, in un’intervista ha riportato le parole del medico di bordo, preoccupato dal rischio di atti di autolesionismo che alcuni migranti avrebbero potuto infliggersi per l’esaurimento dovuto all’incertezza della situazione e alle precarie condizioni di vita a bordo.

Dopo intensi negoziati incorsi tra il nostro governo e quelli di altri paesi europei, la situazione sembrava essersi sbloccata il 30 gennaio, i migranti dovevano essere redistribuiti sui territori di 9 paesi tra cui l’Italia, eppure l’8 febbraio fonti del Viminale hanno reso noto che la Francia si è defilata dall’accordo e ha dichiarato che accoglierà solo le persone bisognose di aiuto e non i migranti economici. L’episodio della Sea Watch 3 non si è concluso neanche per l’equipaggio: nei giorni successivi allo sbarco dei migranti l’imbarcazione è stata oggetto di indagini, e anche se ad oggi non è stato trovato nulla di penalmente rilevante, come riferito da Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch in Italia, in una conferenza alla Camera dei deputati, è ancora ferma nel porto di Catania e non le è stato permesso di ripartire, come accusa il capo missione Kim Heaton-Heather in un videomessaggio diffuso su Twitter. È molto probabile che la vicenda della nave Ong olandese non sarà l’ultima di questo genere. Il ministro Salvini è ancora interessato dalle conseguenze di un episodio simile da lui gestito con la stessa intolleranza: quello della nave della Guardia Costiera U.DiciottiIl Tribunale dei ministri di Catania, pochi giorni fa, ha chiesto l’autorizzazione al Senato per procedere contro Matteo Salvini, al quale contesta la gestione dell’emergenza dei 117 migranti avvenuta lo scorso agosto. Il ministro è sotto accusa per il reato di sequestro di persona aggravato “per avere, nella sua qualità di ministro dell’Interno, abusando dei suoi poteri, privato della libertà personale 177 migranti di varie nazionalità giunti al porto di Catania.

La senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta all’Olocausto, negli ultimi tempi ha accusato più volte l’Italia e l’Unione europea di  porsi nei confronti della questione dei migranti con un atteggiamento pericolosamente simile a quello vissuto sulla sua pelle ai tempi della Shoah. La testimonianza dei sopravvissuti è un argine alla minaccia che quello che è già accaduto 70 anni fa si possa ripetere. Conoscere la storia e le sue analogie con il presente – come la storia della St. Louis – deve metterci in guardia da una deriva che sta sdoganando la mancanza di umanità come la nuova normalità nel governo di Paesi che si credono delle democrazie.

fonte: https://thevision.com/cultura/ebrei-st-louis-shoah/

…E il popolo di Castelnuovo accoglie nelle sue case i migranti cacciati da Salvini…!

 

migranti

 

.

.

seguiteci sulla pagina Facebook Curiosity 

.

.

 

…E il popolo di Castelnuovo accoglie nelle sue case i migranti cacciati da Salvini…!

Il sindaco del borgo in provincia di Roma dopo l’incontro in prefettura: “E’ la prima volta che accade in Italia, sono molto contento”

Una vittoria della civiltà contro la cattiveria. Degli italiani che credono nei valori della Costituzione rispetto alla marina nera piena di odio e rancore con la quale qualcuno vorrebbe governare l’Italia.
“Si è appena concluso un tavolo con la prefettura in cui abbiamo raggiunto un accordo per cui le famiglie con bimbi che erano al Cara rimarranno nella zona di Castelnuovo di Porto, attraverso ‘l’accoglienza diffusa’ per consentire ai bambini di continuare a frequentare la scuola. E’ la prima volta che succede in Italia. Siamo molto soddisfatti”.
Ad annunciarlo il sindaco di Castelnuovo di Porto, Riccardo Travaglini.
A quanto riferito si tratta di 4 famiglie a cui si aggiungono 4 o 5 richiedenti asilo.
“Andiamo avanti anche con le protezioni umanitare” aggiunge il sindaco di Castelnuovo, “Si tratta di 16 persone, per i quali si sta concludendo lo screening della task force e, attraverso la collaborazioni di sindaci di città da cui sono arrivate offerte di ospitalità, verranno accolti anche in altre Regioni” conclude il sindaco Travaglini.

fonte: https://www.globalist.it/news/2019/01/26/il-popolo-di-castelnuovo-accoglie-nelle-sue-case-i-migranti-cacciati-da-salvini-2036573.html

Migranti, Andrea Camilleri: NON IN NOME MIO – Io mi rifiuto di essere complice di questa volgarità nazista…

 

Andrea Camilleri

 

.

.

seguiteci sulla pagina Facebook Curiosity 

.

.

Migranti, Andrea Camilleri: NON IN NOME MIO – Io mi rifiuto di essere complice di questa volgarità nazista…

“Ci tengo da cittadino italiano, a dire questa frase: Non in nome mio”. Così lo scrittore Andrea Camilleri è intervenuto commentando lo sgombero avvenuto a Castelnuovo di Porto di una comunità di 540 migranti, definendolo “persecutorio, cioè a dire che stiamo entrando in un regime di violenza e di prepotenza”. Camilleri ha anche sottolineato la necessità di “tenere aperti i porti a tutti, mai chiusi, mentre si perseguitano anche coloro che ormai sono italiani perfettamente integrati. Questa è un’ossessione, rendetevene conto. Mi rifiuto di essere un cittadino italiano complice di questa nazista volgarità”.

A. Camilleri

Andrea Camilleri, in un video inviato a Fanpage.it, ha commentato lo sgombero avvenuto al centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto, alle porte di Roma, di più di 500 migranti: “Non in nome mio. Questa è un’ossessione, rendetevene conto. Io mi rifiuto di essere un cittadino italiano complice di questa nazista volgarità”.

“Ci tengo da cittadino italiano, a dire questa frase: Non in nome mio”. Comincia così lo sfogo dello scrittore Andrea Camilleri, intervenuto inviando un videomessaggio a Fanpage.it per commentare lo sgombero avvenuto a Castelnuovo di Porto, alle porte di Roma, di una comunità di 540 migranti “che erano riusciti perfettamente a integrarsi nella società italiana, com gente che lavorava e pagava le tasse in Italia”, come effetto del Decreto Sicurezza voluto dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Un provvedimento, quello attuato nel Cara capitolino, che Camilleri ha definito “persecutorio, cioè a dire, attenzione, stiamo entrando assolutamente in un regime di violenza e di prepotenza”.

Lo scrittore di origine siciliana ha anche sottolineato la necessità di  “tenere aperti i porti a tutti, mai chiusi, perché i porti spesso sono la riva sognata dalla gente, da migliaia di persone. Gli si chiude la porta in faccia e non solo, si comincia a perseguitare anche coloro che ormai sono italiani perfettamente integrati. Questa è un’ossessione, rendetevene conto. Io mi rifiuto di essere un cittadino italiano complice di questa nazista volgarità”. Dal 22 gennaio scorso è iniziato lo sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto, che dovrebbe terminare entro il 31 gennaio, quando circa 500 migranti saranno trasferiti altrove. Ieri la protesta della parlamentare Leu Rossella Muroni, che si è messa davanti al pullman in partenza con i primi profughi chiedendo indicazioni precise del luogo dove i migranti venivano portati. Il tutto tra gli applausi dei presenti. Dopo il centro di accoglienza alle porte di Roma, è stato già annunciato dalle autorità competenti che la stessa procedura sarà avviata per il più grande centro di rifugiati d’Europa, il Cara di Mineo in provincia di Catania, e poi ancora in quelli di Bologna, Crotone, Bari e Borgo Mezzanone, nel Foggiano. Circa seimila, in tutto, le persone che saranno trasferite, mentre molti rischiano il rimpatrio perché non hanno più la protezione umanitaria.

Tratto da: https://www.fanpage.it/migranti-camilleri-tenere-i-porti-aperti-non-saro-complice-di-questa-volgarita-nazista/

Parole durissime di Padre Zanotelli: la strage nel Mediterraneo peserà sulla coscienza di Salvini

 

Padre Zanotelli

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook Curiosity 

.

.

 

Padre Zanotelli: la strage nel Mediterraneo peserà sulla coscienza di Salvini

Il missionario pacifista: abbiamo un governo di barbari senza cuore, stiamo perdendo la nostra umanità.

Parole durissime: La nuova strage di migranti nel Mediterraneo dove secondo i dati forniti dall’Oim ci sono state altre 120 vittime “peserà sulla coscienza di Salvini”.

Padre Alex Zanotelli, il missionario pacifista, interpellato dall’Adnkronos, dice di non trovare “quasi più parole per quanto sta avvenendo”.

Racconta: “In questi giorni mi sono letto il rapporto dell’Onu su diritti umani dei rifugiati in Libia datato 18 dicembre 2018: è devastante. Abbiamo un governo di barbari senza cuore, stiamo perdendo la nostra umanità. La situazione è insostenibile. Non riesco a capire come si possa avere un governo a cui manca l’umanità”.

Padre Zanotelli riflette quindi sul nuovo recupero, da parte della Sea Watch, di altri 47 immigranti e pensa alle parole del ministro dell’Interno che ha detto che “finchè i porti resteranno aperti, i trafficanti continueranno ad uccidere”. Al che osserva Zanotelli: “Vediamo se ora riceve questi 47 disperati. Dal momento che i porti sono aperti – perché per chiuderli serve un documento scritto del ministro e non mi pare di averlo mai visto – li dovrà ricevere da qualche parte”.

Il missionario pacifista riflette anche sui sondaggi che danno sempre la Lega in testa: “Questa è un’altra sofferenza enorme. Purtroppo nel popolo italiano, ma nel resto dell’Europa la situazione non è diversa, non so cosa sia avvenuto. Siamo usciti da una Seconda guerra mondiale, da un crogiuolo terribile, avevamo la patria dei diritti e ora all’improvviso è caduta. Le ragioni fondamentali credo siano che la tribù bianca si sente ora minacciata. Abbiamo conquistato tutto e adesso ci sentiamo minacciati, abbiamo paura e allora dobbiamo difendere il nostro benessere. E’ assurdo vivere in un mondo così disuguale. Questo è ancora peggio di Salvini”.

 

fonte: https://www.globalist.it/news/2019/01/19/padre-zanotelli-la-strage-nel-mediterraneo-pesera-sulla-coscienza-di-salvini-2036277.html

Salvini ricorda De André con i suoi versi “All’ombra dell’ultimo sole si era assopito un pescatore” …ora, cos’è che il nostro Ministro non ha capito di quel pescatore che “versò il vino e spezzò il pane per chi diceva ho sete e ho fame”…?

Salvini

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

 

Salvini ricorda De André con i suoi versi “All’ombra dell’ultimo sole si era assopito un pescatore” …ora, cos’è che il nostro Ministro non ha capito di quel pescatore che “versò il vino e spezzò il pane per chi diceva ho sete e ho fame”…?

 

Matteo Salvini, il vicepremier, in occasione del ventennale della sua scomparsa ha postato una foto di Faber accompagnata da una frase della canzone “Il pescatore”:  “All’ombra dell’ultimo sole si era assopito un pescatore”…

…Ora, cos’è che il nostro Ministro degli interni non ha capito di quel pescatore che “versò il vino e spezzò il pane per chi diceva ho sete e ho fame”…?  Cos’è che non ha capito del vero significato di quel brano, un messaggio di tolleranza e accoglienza…?

Mai gaffe fu tanto evidente. Tutti sanno (forse tutti tranne Salvini) che quel pescatore non indugiò: “Non si guardò neppure intorno/Ma versò il vino spezzò il pane/Per chi diceva ho sete ho fame”…

Dai Matteo… dare pane e vino a chi ha fame ed ha sete non è proprio tra le tue abitudini…

E poi… Ma ve lo immaginate quante glie ne avrebbe cantate il “poeta degli ultimi” al cinico razzista di Salvini? Come può Salvini nominare De André, quello che ha dedicato la sua poesia alle minoranze, dai rom ai migranti, ai nativi americani, alle prostitute, ai tossicodipendenti.

“Fabrizio appartiene a tutti, ma sarebbe meglio ascoltarlo”, aveva consigliato la compagna Dori Gezzi in un’intervista HuffPost. Un consiglio che a Salvini forse è sfuggito proprio nel giorno del 20esimo anniversario dalla morte di De André.

By Eles

tratto da: Il Fastidioso

 

Testo
All’ombra dell’ultimo sole
S’era assopito un pescatore
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso
Venne alla spiaggia un assassino
Due occhi grandi da bambino
Due occhi enormi di paura
Eran gli specchi di un’avventura
E chiese al vecchio “dammi il pane
Ho poco tempo e troppa fame”
E chiese al vecchio “dammi il vino
Ho sete e sono un assassino”
Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
Non si guardò neppure intorno
Ma versò il vino e spezzò il pane
Per chi diceva “ho sete, ho fame”
E fu il calore d’un momento
Poi via di nouvo verso il vento
Davanti agli occhi ancora il sole
Dietro alle spalle un pescatore
Dietro le spalle un pescatore
E la memoria è già dolore
È già il rimpianto d’un aprile
Giocato all’ombra di un cortile
Vennero in sella due gendarmi
Vennero in sella con le armi
Chiesero al vecchio se lì vicino
Fosse passato un assassino
Ma all’ombra dell’ultimo sole
S’era assopito il pescatore
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso

Lettera di una immigrata nigeriana al nostro Ministro degli Interni – “La pacchia la state facendo voi. Sulla nostra pelle. Sulla nostra vita…”

immigrata

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

Lettera di una immigrata nigeriana al nostro Ministro degli Interni – “La pacchia la state facendo voi. Sulla nostra pelle. Sulla nostra vita…”

La pacchia la state facendo voi. Sulla nostra pelle. Sulla nostra vita…

…sui nostri poveri sogni di una vita appena migliore.

Lettera di una immigrata nigeriana al Ministro della Paura e dell’odio.

“Ho visto la sua faccia ieri al telegiornale. Dipinta dei colori della rabbia. La sua voce, poi, aveva il sapore amarissimo del fiele. Ha detto che per noi che siamo qui nella vostra terra è finita la pacchia. Ci ha accusati di vivere nel lusso, rubando il pane alla gente del suo paese. Ancora una volta ho provato i morsi atroci della paura…

Chi sono? Non le dirò il mio nome. I nomi, per lei, contano poco. Niente. Sono una di quelli che lei chiama con disprezzo “clandestini”.

Vengo da un paese, la Nigeria, dove ben pochi fanno la pacchia e sono tutti amici vostri. Lo dico subito. Non sono una vittima del terrorismo di Boko Haram. Nella mia regione, il Delta del Niger non sono arrivati. Sono una profuga economica, come dite voi, una di quelle persone che non hanno alcun diritto di venire in Italia e in Europa.

Lo conosce il Delta del Niger? Non credo. Eppure ogni volta che lei sale in macchina può farlo grazie a noi. Una parte della benzina che usa viene da lì.

Io vivevo alla periferia di Port Harkourt, la capitale dello Stato del Delta del Niger. Una delle capitali petrolifere del mondo. Vivevo con mia madre e i miei fratelli in una baracca e alla sera per avere un po’ di luce usavamo le candele. Noi come la grande maggioranza di chi vive lì.
E’ dura vivere dalle mie parti. Molto dura. Un inferno se sei una ragazza. Ed io ero una ragazza. Tutto è a pagamento. Tutto. Se non hai soldi non vai a scuola e non puoi curarti. Gli ospedali e le scuole pubbliche non funzionano. E persino lì, comunque, se vuoi far finta di studiare o di curarti, devi pagare. E come fai a pagare se di lavoro non ce ne è? La fame, la miseria, la disperazione e l’assenza di futuro, sono nostre compagne quotidiane.

La vedo già storcere il muso. E’ pronto a dire che non sono fatti suoi, vero?

Sono fatti suoi, invece.

Il mio paese, la regione in cui vivo, dovrebbe essere ricchissima visto che siamo tra i maggiori produttori di petrolio al mondo. E invece no.

Quel petrolio arricchisce poche famiglie di politici corrotti, riempie le vostre banche del frutto delle loro ruberie, mantiene in vita le vostre economie e le vostre aziende.

Il mio paese è stato preda di più colpi di stato. Al potere sono sempre andati, caso strano, personaggi obbedienti ai voleri delle grandi compagnie petrolifere del suo mondo, anche del suo paese. Avete potuto, così, pagare un prezzo bassissimo per il tanto che portavate via. E quello che portavate via era la nostra vita.

Lo avete fatto con protervia e ferocia. La vostra civiltà e i vostri diritti umani hanno inquinato e distrutto la vita nel Delta del Niger e impiccato i nostri uomini migliori. Si ricorda Ken Saro Wiwa? Era un giovane poeta che chiedeva giustizia pe noi. Lo avete fatto penzolare da una forca…

Le vostre aziende, in lotta tra loro, hanno alimentato la corruzione più estrema. Avete comprato ministri e funzionari pubblici pur di prendervi una fetta della nostra ricchezza.

L’Eni, l’Agip, quelle di certo le conosce. Sono accusate di aver versato cifre da paura in questo sporco gioco. Con quei soldi noi avremmo potuto avere scuole e ospedali. A casa, la sera, non avrei avuto bisogno di una candela…

Sarei rimasta lì, a casa mia, nella mia terra.

Avrei fatto a meno della pacchia di attraversare un deserto. Di essere derubata dai soldati di ogni frontiera e dai trafficanti. Di essere violentata tante volte durante il viaggio. Avrei volentieri fatto a meno delle prigioni libiche, delle notti passate in piedi perché non c’era posto per dormire, dell’acqua sporca e del pane secco che ti davano, degli stupri continui cui mi hanno costretta, delle urla strazianti di chi veniva torturato.

Avrei fatto a meno della vostra ospitalità. Nel suo paese tante ragazze come me hanno come solo destino la prostituzione. Lo sapete. E non fate niente contro la nostra schiavitù anzi la usate per placare la vostra bestialità. Io sono riuscita a sfuggire a questo orrore, ma sono stata schiava nei vostri campi. Ho raccolto i vostri pomodori, le vostre mele, i vostri aranci in cambio di pochi spiccioli e tante umiliazioni.

Ancora una volta, la pacchia l’avete fatta voi. Sulla nostra pelle. Sulle nostre vite. Sui nostri poveri sogni di una vita appena migliore.

Vedo che non ho mai pronunciato il suo nome. Me ne scuso, ma mi mette paura. Quella per l’ingiustizia di chi sa far la faccia dura contro i deboli, ma sa sorridere sempre ai potenti.

Vuole che torniamo a casa? Parli ai suoi potenti, a quelli degli altri paesi che occupano di fatto casa mia in una guerra velenosa e mai dichiarata. Se ha un po’ di dignità e di coraggio, la faccia brutta la faccia a loro.

fonte QUI

Durissima presa di posizione di Padre Alex Zanotelli: i Cristiani scelgano o il Vangelo o Salvini…!

 

Padre Alex Zanotelli

 

.

.

seguiteci sulla pagina Facebook Curiosity 

.

.

 

Durissima presa di posizione di Padre Alex Zanotelli: i Cristiani scelgano o il Vangelo o Salvini…!

 

Padre Zanotelli durissimo: i cristiani scelgano o il Vangelo o Salvini

Il missionario comboniano critica anche i silenzi della Chiesa: perché i vescovi non prendono posizione contro chi diffonde odio?

Parole durissime dopo unj decreto sicurezza che è un atto di guerra contro poveri e diseredati. E lui, padre Zanotelli, che è stato a lungo missionario, queste cose le comprende meglio di tanti altri: “Quanto durerà Salvini? Non lo so. Non mi interessa molto. Quello che mi domando è perché il popolo italiano non sta reagendo. E qui mi metto sotto accusa come Chiesa”.
Padre Alex Zanotelli, intervistato dall’agenzia Dire, ha criticato senza incertezze le politiche del governo in materia di sicurezza. Politiche sbagliate, che tuttavia raccolgono un consenso crescente. “La Lega non è nata ieri, sono 30 anni che l’abbiamo. Io chiedo alla Chiesa italiana: la Conferenza episcopale ha mai scritto un documento sulla Lega? Oppure i vescovi di Piemonte, Lombardia e Veneto hanno mai fatto un testo da leggere nelle parrocchie che dice: ‘guardate Gesu’ ci dice questo. Il Vangelo di Salvini ci dice qualcosa d’altro. Quindi scegliete’. Non lo abbiamo mai fatto, quindi abbiamo delle profonde colpe anche come Chiesa”.
Chi segue Salvini è un cattivo cristiano? “Ma certamente. Non ho dubbi. Per Gesù hai il Vangelo dell’accoglienza, del perdono, della riconciliazione. Qui è il Vangelo dell’odio. Quindi, o l’uno o l’altro, per un credente. Poi ognuno è libero di scegliere”.

fonte: https://www.globalist.it/news/2018/10/04/padre-zanotelli-durissimo-i-cristiani-scelgano-o-il-vangelo-o-salvini-2031770.html

Caro Salvini, avevi ragione

 

Salvini

 

.

.

seguiteci sulla pagina Facebook Curiosity 

.

.

 

Caro Salvini, avevi ragione

In un sabato qualunque qualcuno di noi muore. E quando a farlo sono bambini non si può vedere.

In un sabato qualunque mentre noi ci svegliamo, svegliamo i nostri bambini, lì prendiamo tra le braccia, gli prospettiamo la giornata insieme, gli sussurriamo parole come sabbia, mare, sole, ti proteggerò; qualche altro bambino non ha più un nome. E nessuno, probabilmente, potrà piangerlo. Non ci sarà una madre sulla sua tomba. E nemmeno una tomba.

In un sabato qualunque mentre noi sappiamo che c’è un presente e pure un futuro per i nostri figli, qualche altro bambino non ha più né uno né l’altro.

Sarà solo un corpo appoggiato al suolo, forse un numero. E ci dimenticheremo di lui.
Come non ci fosse mai stato.

Ci dimenticheremo di averlo visto abbandonato tra le braccia di un uomo che l’ha sottratto al mare troppo tardi.

Ci dimenticheremo che aveva una madre e un padre e forse dei fratelli. Che non eravamo noi.

Ci dimenticheremo che non era solo, che altri con lui hanno intrapreso il viaggio e non hanno trovato una terra.

Ci dimenticheremo che aveva già mosso i suoi primi passi sotto lo sguardo attento di sua madre e che lei era felice. Che prima di morire lo ha stretto a sé, come farebbe ognuno di noi, e forse gli ha sussurrato una storia con un lieto fine.

E quel finale che di lieto non ha niente, nemmeno per un bambino, ci vede protagonisti purtroppo.

Ci dimenticheremo che la sua vita, dal mare in poi, non sarebbe stata come quella dei nostri figli. Che per lui avere un luogo in cui esistere e crescere sarebbe stata una scommessa.

Bene, caro Salvini, abbiamo chiuso i porti e ci siamo tolti il problema. Il nostro confine è salvo. La nostra terra pure. L’anima però, quella, l’abbiamo persa. Per sempre. È rimasta incagliata in mezzo al mare insieme all’anima di quel bambino e a tutti quelli che sono morti insieme a lui. Questa sarà la nostra punizione. Non avere più un’anima con cui fare i conti.

Sarà, soprattutto, la tua e di tutti quelli che la pensano come te.

La mia, e di quelli come me, invece, è di stare a guardare. Di non fermarvi. Di non urlare a gran voce che per me quel bambino conta. Che è un po’ figlio mio. Che ogni bambino conta, e pure ogni uomo conta.

E se l’umanità, come sostieni tu, ha pesi differenti. Conterebbero questi uomini con i loro bambini. Molto più di te.

di Cinzia Pennati*

* Insegnante, scrittrice e madre di due ragazze adolescenti. Sul sul suo blog sosdonne.com – dove questo articolo è apparso – dice di scrivere “per necessità” e che la sua ragazza quindicenne fa i disegni (davvero belli, come quello di questo articolo). Il suo primo romanzo si intitola Il matrimonio di mia sorella. Ha autorizzato con piacere Comune a pubblicare i suoi articoli e ha aderito alla campagna Un mondo nuovo comincia da qui

tratto da: https://comune-info.net/2018/06/caro-salvini-avevi-ragione/