La fantastica lettera del capo Indiano Seathl al Presidente degli Stati Uniti

 

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La fantastica lettera del capo Indiano Seathl al Presidente degli Stati Uniti

Lettera di Capo Seathl

Penso sia molto utile divulgare il testo della lettera scritta il 12 settembre 1855 dal Capo Indiano Seathl della Lega dei Suquamish e Duwamish in risposta alla proposta del presidente americano Franklin Pearce di acquistare tutte le terre indiane esclusa una riserva. L’anno successivo le terre indiane vennero invase dai minatori e coloni. La conseguente guerra durò tre anni, prima di riuscire a piegare definitivamente la strenua resistenza indiana.
Di questa ci colpiscono parecchie cose:

  • il profondissimo senso del rispetto della Vita e della sua Sacralità.
  • Il concetto, per molti di noi “civilizzati”, sconosciuto o dimenticato, che “i fiumi sono nostri e vostri fratelli”, così come tutte le altre creature
  • “Fare male alla terra significa disprezzare il suo Creatore.”
  • che non è la terra ad appartenere all’uomo, ma è l’uomo che appartiene alla Terra
  • che “formiamo una grande fratellanza con tutte le cose”
  • quella frase profetica, pronunciata nel 1855!, quando la produzione di rifiuti era limitatissima, in cui si dice “Continuate a contaminare il vostro letto e verrà una notte che rimarrete soffocati dai vostri stessi rifiuti.”
  • “Il suo stolto appetito divorerà la terra e lascerà dietro di sé solo un deserto”.

Ci conoscevano da poco ma avevano capito immediatamente di che stoffa eravamo fatti. Una Grande Cultura cancellata ed popolo brutalmente sterminato in un modo molto ben descritto da Fabrizio De Andrè in “Fiume Sand Creek”. In un momento in cui la Regione Piemonte concede ai cacciatori il libero accesso con mezzi motorizzati su alcune strade e propone di consentir loro di cacciare nei parchi, desidero ricordare che i Pellerossa erano un popolo di cacciatori-raccoglitori, ma se qualcuno di loro avesse mai detto che si “divertiva” ad uccidere fratello Cervo o fratello Bisonte, lo avrebbero severamente punito. Erano perfettamente consapevoli che stavano uccidendo un loro fratello! Dopo aver ucciso un animale o abbattuto un albero, chiedevano scusa a Manitù (o Wakan Tanka) per aver ucciso un loro fratello, ma si scusavano dicendo che di quel legno o di quella carne ne avevano assoluto bisogno. Uccidere per passatempo era considerata una cosa assolutamente inaccettabile e questo dovrebbe valere anche per noi. Leggete questa lettera con molta attenzione e grande rispetto.

Lettera di Capo Seathl

“l grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. Ciò è gentile da parte sua poiché sappiamo che egli non ha bisogno della nostra amicizia in cambio. Noi considereremo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili e prendere la nostra terra. Quello che dice il Capo Seathl il grande Capo di Washington può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle e non tramontano.

Ma come potete comprare o vendere il cielo ed il calore della terra?

Questa idea è strana per noi. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria e lo scintillio dell’acqua come puoi tu comprarle? Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni radura, ogni velo di nebbia in mezzo ai boschi oscuri, ogni goccia di rugiada, sono sacri nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che scorre negli alberi porta la memoria del mio popolo, mentre i morti dell’uomo bianco dimenticano la terra della loro nascita quando vanno a camminare fra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa bella terra perché noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono le nostre sorelle, ed il cervo, il cavallo e la grande aquila sono i nostri fratelli. Le cime rocciose, le essenze dei prati, il colore del corpo del cavallo e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Perciò, quando il Grande capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra ci chiede troppo.

Egli ci manda a dire che ci riserverà un luogo dove potremo vivere comodamente per conto nostro. Dice che lui sarà per noi come un padre e che noi saremo i suoi figli. Perciò noi prendiamo in considerazione la sua offerta, ma non sarà facile accettarla perché la terra ci è sacra. L’acqua pura e scintillante dei nostri torrenti e dei nostri fiumi non è soltanto acqua per noi, ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi saremo costretti a vendervi la terra voi dovrete ricordare ed insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni riflesso nell’acqua limpida dei nostri laghi parla di eventi e memorie della vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli che estinguono la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe ed i loro pesci nutrono i nostri bambini. Se vi venderemo la nostra terra, voi dovrete ricordare ed insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri e vostri fratelli e dovrete perciò trattare i fiumi con la gentilezza e l’amore con cui trattate i vostri fratelli. L’uomo rosso si è sempre ritirato di fronte all’avanzata dell’uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino.

Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce i nostri pensieri ed il nostro modo di vivere.

Per lui un pezzo di terra è uguale ad un altro, poiché lui è uno straniero che vive di notte e prende dalla terra tutto ciò che vuole. La terra non è sua sorella ma sua nemica e quando l’ha conquistata egli continua la sua strada. Lascia dietro di se la tomba di suo padre e non se ne cura, così come dimentica il luogo di nascita dei suoi figli. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose che si possono comperare, usare, vendere come pecore. Il suo stolto appetito divorerà la terra e lascerà dietro di sé solo un deserto. Le nostre maniere sono diverse dalle vostre. La vita nelle vostre città urta con la nostra sensibilità: non vi è alcun posto quieto nella città dell’uomo bianco, nessun luogo in cui sentir vivere la natura. Io sono un uomo rosso e non riesco a capire: il rumore delle vostre città ferisce le nostre orecchie. Come può vivere sereno un uomo che non può ascoltare il grido solitario del succiacapre, lo stormire delle foglie in primavera o il gracidare delle rane intorno agli stagni di notte? L’indiano preferisce i suoni smorzati del vento che muove le foglie nel bosco, e anche l’odore stesso del vento pulito dalla pioggia e profumato dai pini.

Per l’uomo rosso l’aria è preziosa perché tutti gli esseri viventi dividono la stessa aria, lo stesso respiro.

L’aria è un aspetto delle spirito che ci fa vivere. Il vento che ha permesso il primo respiro ai nostri antenati è anche quello che riceve il nostro ultimo respiro. L’uomo bianco non sembra però accorgersi dell’aria che respira e, come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza. Se noi vi venderemo la nostra terra, poi dovrete tenerla come sacra, considerarla un luogo dove l’uomo può gustare il vento fra i fiori e gli arbusti del bosco. L’uomo bianco dovrà trattare gli animali e tutti gli esseri viventi di questa terra come fratelli. Noi non conosciamo altro modo di vivere. Abbiamo visto migliaia di bisonti imputridire nella prateria, abbattuti e lasciati lì dall’uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. Noi non comprendiamo come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più importante dei bisonti che noi uccidiamo solo per vivere. Che cosa è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l’uomo morirebbe in una grande solitudine di spirito poiché ciò che accade agli animali prima o poi accade all’uomo: tutte le cose sono legate fra di loro. Dovete insegnare ai vostri figli che la terra sotto i loro piedi contiene la cenere dei nostri antenati.

Dite ai vostri figli che la terra è ricca per la vita dei nostri antenati che l’hanno amata. Insegnate ai vostri figli, come noi l’abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è la nostra madre. Tutto ciò che è buono proviene dalla terra ed arriva ai figli della terra. Qualunque cosa viene fatta alla terra, la stessa cosa succede ai figli della terra: se l’uomo sputa sulla terra egli sputa sopra se stesso. Noi conosciamo queste cose: sappiamo che la terra non appartiene all’uomo, ma è l’uomo che appartiene alla terra. Tutte le cose sono legate fra di loro, tutto ciò che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non è l’uomo che ha tessuto la trama della vita, egli ne è soltanto un filo. Tutto quello che fa alla terra lo fa a se stesso. Tutte le cose sono collegate fra di loro come il sangue che unisce una famiglia. Ma noi considereremo la vostra offerta di andare nella riserva che avete stabilito per il mio popolo. Noi vivremo per conto nostro e in pace. I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta, i nostri guerrieri hanno provato la vergogna e, dopo la sconfitta, essi passano la giornata nell’ozio e contaminano i loro corpi con cibi dolci e bevande forti. Importa poco dove noi passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti.

Ancora pochi inverni e nessuno dei figli delle grandi tribù che una volta vivevano sulla terra, e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà per piangere le tombe di un popolo una volta potente e pieno di speranze come il nostro. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Le tribù sono fatte di uomini:niente di più. Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche l’uomo bianco, con il quale il Buon Dio si accompagna e parla da amico, non può essere dispensato dal destino comune. Prima di tutto, forse, noi siamo fratelli. Noi lo vorremmo volentieri. Formiamo una grande fratellanza con tutte le cose. Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco dovrà conoscere un giorno: il nostro Dio è il suo stesso Dio. Può darsi che ora voi pensiate di possedere Dio, come desiderate possedere la nostra terra, ma voi non potete possederlo. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per l’uomo bianco. La terra è preziosa a Lui e nuocere alla terra è pura ignoranza. Fare male alla terra significa disprezzare il suo Creatore.

L’uomo bianco, se continua a nuocere alla terra, si distruggerà da solo.

Continuate a contaminare il vostro letto e verrà una notte che rimarrete soffocati dai vostri stessi rifiuti. Ma se voi perirete sarà solamente per il volere di Dio che vi portò su questa terra e che, per un qualche scopo, vi diede il dominio sulla terra e sull’uomo rosso. Questo destino è un mistero per noi. Quando i bisonti saranno stati tutti massacrati ed i cavalli selvaggi tutti domati, quando tutti gli angoli della foresta saranno invasi dall’odore di molti uomini e la vista delle verdi e boscose colline sarà rovinata dai fili che parlano, allora l’uomo si chiederà: dove sono gli alberi ed i cespugli? Non ci sono più. Dov’è l’acqua? Non c’è più.
L’inizio della sopravvivenza, la fine della vita.

29 dicembre 1890 – Lo sterminio di Wounded Knee: l’ultima strage di pellirosse – Quando gli indiani del capo Big Foot sventolando, disarmati, bandiera bianca furono MASSACRATI dal glorioso esercito degli Stati Uniti – E parliamo di uomini, donne, bambini e anziani!!

 

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29 dicembre 1890 – Lo sterminio di Wounded Knee: l’ultima strage di pellirosse – Quando gli indiani del capo Big Foot sventolando, disarmati, bandiera bianca furono MASSACRATI dal glorioso esercito degli Stati Uniti – E parliamo di uomini, donne, bambini e anziani!!

Sioux vivevano ormai nelle riserve, affamati e in miseria.

Toro Seduto era appena stato ucciso e per paura il capo Big Foot (Piede Grosso) decise di spostarsi con la sua gente verso sud e di raggiungere la riserva di Pine Ridge per mettersi al sicuro.

Big Foot era ormai vecchio e malato di polmonite e non aveva nessuna intenzione di combattere ancora i bianchi; per questo sventolava una bandiera bianca quando il reggimento del colonnello Sturgis lo raggiunse e costrinse tutta la sua tribù ad accamparsi nella pianura di Wounded Knee completamente circondati dalle giacche blu (così i pellerossa chiamavano i soldati bianchi) e dai cannoni.
Faceva un freddo terribile quel giorno, nevicava ed un vento gelido spazzava la prateria.

Il popolo di Big Foot (uomini, donne, bambini e vecchi) aveva poco per coprirsi e ancor meno da mangiare, mentre le truppe bianche erano perfettamente equipaggiate e rifornite e cominciarono a sequestrare tutte le armi degli indiani.

Pare che per errore sia partito un colpo e la reazione dei soldati fu terribile e spietata.

Fu aperto il fuoco a fucilate e a cannonate contro della gente disarmata, affamata e quasi congelata dal freddo.
Bastarono pochi minuti e 370 Sioux erano stesi a terra morti.

Non contenti i soldati inseguirono le donne e i bambini che fuggivano e non ebbero nessuna pietà neanche dei neonati!

Non contenti i soldati inseguirono le donne e i bambini che fuggivano e non ebbero nessuna pietà neanche dei neonati!

Per finire si avvicinarono ai pochi indiani ancora vivi che si erano arresi e uccisero anche loro.

Il massacro di Wounded Knee, fu una delle pagine più ignobili e vergognose della storia degli Stati Uniti d’America e oggi in quel posto c’è una targa che ricorda quel terribile ed inumano sterminio.

 

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/29-12-1890-vogliamo-ricordare-lo-sterminio-wounded-knee-lultimo-massacro-indiani-gli-indiani-del-capo-big-foot-piede-grosso-sventolando-disarmati-bandiera-bianca-fur/

I dieci modi in cui la cannabis legale sta migliorando la vita negli Stati Uniti

 

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I dieci modi in cui la cannabis legale sta migliorando la vita negli Stati Uniti

Sono passati 5 anni da quando i primi due stati americani, Washington e Colorado, legalizzarono la cannabis. Era il novembre 2012 e da allora gli stati in cui acquistare marijuana è legale stanno continuando ad aumentare, spinti soprattutto dai dati positivi che arrivano da questi due stati pionieri, che stanno dimostrando che la legalizzazione non è positiva solo per l’economia, ma anche per molti altri settori, a cominciare da salute e sicurezza.

  • 1. LE ENTRATE FISCALI

Cominciamo dal dato più semplice ed ovvio, quello delle tasse. Lo stato di Washington in questo 2017 ha già raccolto 281 milioni di dollari dal settore della cannabis, mentre il Colorado a fine ottobre si attestava a 205 milioni. Cifre importanti per gli stati e per i programmi sociali (come vedremo) e che sono in costante aumento. Nel 2015 i due stati avevano raccolto complessivamente 260 milioni, 449 milioni nel 2016, mentre nell’anno ancora in corso si è già arrivati a 486 milioni.

  • 2. I POSTI DI LAVORO

Dati precisi a livello federale non esistono, ma secondo le stime degli osservatori economici il settore della cannabis legale impiega già oggi oltre 165mila lavoratori impiegati in molteplici mansioni più o meno specializzate: coltivatori, trimmer, produttori di derivati della cannabis, commercianti, trasportatori, controllori della qualità, ricercatori e molto altro.

  • 3. LO STATO SOCIALE

Le entrate provenienti dalla cannabis legale hanno permesso agli stati di inaugurare nuovi progetti sociali e di potenziare le attività di informazione e monitoraggio sulle droghe. Il Colorado con i proventi della marijuana ha elargito borse di studio agli studenti, pianificato la costruzione di nuove case popolari e aumentato i fondi a disposizione delle scuole pubbliche.

  • 4. CONTRASTO DELLA TOSSICODIPENZA

Per decenni la propaganda proibizionista ha utilizzato come cavallo di battaglia la teoria della cannabis come “droga di passaggio”: il solito discorso secondo cui “si inizia con le canne e poi si passa all’eroina”. Ebbene, sono bastati pochi anni di legalizzazione per capire come le cose stiano esattamente all’opposto. In Colorado uno studio ha dimostrato come solo nel primo anno post legalizzazione, le morti a causa degli oppiacei siano scese del 6,5 per cento, invertendo un trend pluriennale che vedeva le morti per overdose in costante aumento.

  • 5. TASSI DI INCARCERAZIONE

Ovviamente dopo che la cannabis è diventata legale, sono diminuiti gli arresti per possesso e spaccio. I numeri in questo campo sono sorprendenti: nello stato di Washington già nel primo anno di legalizzazione gli arresti per cannabis sono diminuiti del 98% (da oltre 5000 ad appena 112), in Colorado di oltre il 50%. Questo comporta una serie di buone notizie: meno persone vengono incarcerate per crimini non violenti, i tempi della giustizia si abbreviano perché i tribunali non sono più imballati di procedimenti contro i consumatori di cannabis, e i dipartimenti di polizia risparmiano mezzi e uomini da poter destinare alla persecuzione dei veri reati.

  • 6. IL CRIMINE

Un altro degli argomenti preferiti dei proibizionisti era quello che teorizzava che con la legalizzazione sarebbe aumentato il crimine: stupri, rapine, omicidi, incidenti colposi, eccetera. Anche qui si è rivelato vero l’opposto: dove la cannabis è stata legalizzata il crimine non solo non è aumentato, ma è diminuito. In Colorado sono calati del 3% omicidi, rapine e stupri. Gli analisti sottolineano come non sia possibile essere certi che la diminuzione dei tassi di criminalità sia correlata alla legalizzazione, ma di certo si può affermare che questa non ha comportato nessun aumento dei reati.

  • 7. CONSUMO TRA I GIOVANI

Anche l’idea, largamente diffusa, che con il mercato legale delle droghe leggere il consumo da parte degli adolescenti sarebbe aumentato si è rivelato infondato. In Colorado, anzi, è diminuito anche questo dato. A certificarlo è una ricerca del Dipartimento di Stato per la Salute e i Servizi Sociali che ha riscontrato come, dopo la legalizzazione, il numero degli under 20 che abbiano consumato cannabis almeno una volta durante l’anno è passato dal 20,81% al 18,35%, con un calo del 2,46%.

  • 8. MERCATO IMMOBILIARE

Questa è una buona notizia a metà, visto che soddisfa il mercato in senso lato, ma genera problemi per chi cerca case in affitto. La legalizzazione, almeno in Colorado, ha portato anche a una ripresa del mercato immobiliare e dei prezzi degli immobili. I prezzi delle case sono aumentati del 6,4 percento nelle aree dove la vendita di marijuana ricreativa è legale, con punte dell’8% per le abitazioni che si trovano a meno di 100 metri di distanza dai dispensari che vendono cannabis.

  • 9. IL TURISMO

Il mercato della cannabis legale ha comportato anche una impennata del settore turistico. Migliaia di visitatori ogni anno arrivano in Colorado o a Washington anche per poter assaporare il gusto di acquistare e fumare cannabis legalmente, un beneficio che a cascata investe anche tutti i settori ricettivi e commerciali dello stato. In Colorado il turismo è aumentato del 33% negli ultimi anni, più del doppio della media statunitense che si attesta al 16%.

  • 10. IL FUTURO

Secondo gli analisti quello che gli americani hanno visto in questi cinque anni è nulla rispetto a ciò che avverrà in futuro se la cannabis dovesse essere legalizzata in tutta la nazione. Si stima che entro il 2020 il mercato della cannabis legale potrebbe valere 28,1 miliardi di dollari, mentre sono 800.000 i posti di lavoro che potrebbero essere generati a livello nazionale. Insomma, nel prossimo futuro la cannabis potrebbe rappresentare uno dei settori economici di punta degli Usa, mentre anche i servizi sociali, la giustizia e la salute pubblica godranno dei suoi benefici.

 

fonte: http://www.dolcevitaonline.it/i-10-modi-in-cui-la-cannabis-legale-ha-aiutato-gli-stati-uniti/

Addio schiavitù dalla batteria, negli Stati Uniti realizzato il primo cellulare che funziona “ad aria”

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Addio schiavitù dalla batteria, negli Stati Uniti realizzato il primo cellulare che funziona “ad aria”

Alla Washington University hanno inventato il primo cellulare “ad aria”. Non ha bisogno di batteria e consuma molta meno elettricità degli smartphone in commercio. Vediamo come funziona

Pronto? Sto chiamando da un telefono senza batteria!”. Sono state queste le prime parole pronunciate attraverso un cellulare di nuova invenzione, progettato dall’Università di Washington (WU) a Seattle. Com’è possibile che sia senza batteria?

Sono due i fattori che hanno reso possibile l’invenzione. Innanzitutto un abbattimento verticale dell’energia necessaria. Secondo: la possibilità di accumulare la poca energia necessaria grazie semplicemente all’aria circostante. Vediamo com’è nata l’idea e come funziona.

Il cellulare ad aria: com’è nata l’idea

Il prototipo realizzato dalla WU è frutto di una ricerca durata anni. Tutto è cominciato da una conversazione tra Joshua Smith, ricercatore al CSE dell’università, e Vamsi Talla, suo collega. Smith ha chiesto, alcuni anni fa, a Talla: “Se potessi scegliere di creare un dispositivo elettronico senza batteria, quale sceglieresti?“.

La risposta è stata immediata: “Il cellulare! Perché è uno degli oggetti più utili che possediamo. Immagina, per esempio, una situazione di emergenza: la batteria si esaurisce e tu puoi ancora chiamare e mandare messaggi“.

Da qui è nata l’idea rivoluzionaria.

Cellulare ad aria: come funziona

Riuscire a realizzare questa vision ha richiesto a Talla e soci di ripensare praticamente tutto il funzionamento dei cellulari. Per operare anche senza batteria, un telefono mobile deve essere in grado di raccogliere energia ‘dall’aria’, cioè dalle fonti di energia che liberamente troviamo nell’atmosfera.

Un esempio? La luce solare può essere trasformata in una scintilla di elettricità attraverso pannelli solari o fotodiodi. Le frequenze televisive e del Wi-Fi possono essere convertite in energia utilizzando un antenna. Ma come è possibile far funzionare completamente un telefono con così poca energia (parliamo di poche decine di microwatt)? I nostri cellulari, infatti, consumano decine di migliaia di volte di più.

La risposta sta nel cosiddetto ‘backscatter’. Si tratta di un dispositivo che riflette le onde radio in arrivo, permettendo quindi di comunicare. Durante la Guerra Fredda, questa tecnologia analogica veniva utilizzata per spiare i ‘nemici’. Per farla breve, il backscater applicato a una cimice veniva attivato solo a distanza, da remoto. In questo modo, si poteva evitare di aggiungere una batteria al dispositivo, che sarebbe stata poi impossibile da sostituire.

Il padre di Smith lavorava come spia durante la Guerra Fredda e il ricercatore conosceva bene questa tecnica. Si è chiesto quindi: perché non provare ad applicarla anche a un cellulare?

E ci sono riusciti. Per esempio, i circuiti necessari per la conversione e la connessione della rete analogica in digitale sono stati alloggiati in remoto. Anche per connettersi alla rete digitale utilizza un dispositivo a distanza, che si collega via Skype.

Cellulare ad aria: la commercializzazione

Si tratta ovviamente di un prototipo estremamente basilare. Attualmente può unicamente fare chiamate in un range di 15 metri e inviare messaggi di testo. Il dispositivo non ha praticamente display (a parte una piccola luce rossa a LED) e funziona come una specie di walkie-talkie: bisogna premere un pulsante per parlare e un altro per ascoltare.

A favore della commercializzazione c’è l’elemento economico. Trattandosi di un dispositivo minimale costerebbe molto di meno rispetto a uno smartphone di ultima generazione. E in più non servirebbe spendere soldi in corrente per ricaricarlo!

In ogni caso, Talla promette che il prossimo prototipo avrà un display E-Ink (32mila colori e consumi bassissimi), una qualità della conversazione migliore e magari anche una fotocamera per i selfie.

 

fonte: https://www.ambientebio.it/ambiente/energia/primo-cellulare-ad-aria/

Una vergogna per l’intera umanità che non possiamo assolutamente dimenticare: 29 dicembre 1890, il massacro di Wounded Knee, quando il glorioso esercito degli Stati Uniti sterminò 300 indiani disarmati (tra cui 200 donne e bambini)…

 

Wounded Knee

 

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Una vergogna per l’intera umanità che non possiamo assolutamente dimenticare: 29 dicembre 1890, il massacro di Wounded Knee, quando il glorioso esercito degli Stati Uniti sterminò 300 indiani disarmati (tra cui 200 donne e bambini)…

 

Da Wikipedia

Negli ultimi giorni del dicembre 1890, la tribù di Miniconjou guidata da Big Foot (Piede Grosso), alla notizia dell’assassinio di Toro Seduto, partì dall’accampamento sul torrente Cherry per recarsi a Pine Ridge, sperando nella protezione di Nuvola Rossa.

Il 28 dicembre furono intercettati da quattro squadroni di cavalleria Settimo Reggimento guidato dal maggiore Samuel Whitside, che aveva l’ordine di condurli in un accampamento di cavalleria sul Wounded Knee. 120 uomini e 230 tra donne e bambini furono portati sulla riva del torrente, accampati e circondati da due squadroni di cavalleria e sotto tiro di due mitragliatrici.

Il comando delle operazioni fu preso dal colonnello James Forsyth e l’indomani gli uomini di Piede Grosso, ammalato gravemente a causa di una polmonite, furono disarmati. Coyote Nero, un giovane Miniconjou sordo, tardò a deporre la sua carabina Winchester, fu circondato dai soldati e, mentre deponeva l’arma, partì un colpo a cui seguì un massacro indiscriminato. Il campo venne falciato dalle mitragliatrici e i morti accertati furono 153. Secondo una stima successiva, dei 350 Miniconjou presenti ne morirono quasi 300.

Venticinque soldati furono uccisi, alcuni probabilmente vittime accidentali dei loro compagni. Dopo aver messo in salvo i soldati feriti, un distaccamento tornò sul campo dove furono raccolti 51 indiani ancora vivi, 4 uomini e 47 tra donne e bambini. Trasportati a Pine Ridge, furono in seguito ammassati in una chiesetta ove (per gli addobbi natalizi) si poteva leggere la scritta:

« Pace in terra agli uomini di buona volontà. »

A Wounded Knee, sul cartello rosso dove si può leggere la storia del massacro, è riportata la scritta Massacre of Wounded Knee. La scritta massacre venne aggiunta sopra la vecchia scritta Battle in quanto inizialmente venne dato il nome di battaglia di Wounded Knee e, spesso, viene tuttora riportata e ricordata come ultimo scontro armato tra nativi e Governo.[1]

fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Wounded_Knee

Da Sentierorosso.com:

wounded knee 1890

Era quasi il crepuscolo quando la colonna avanzò lentamente sull’ultima altura e cominciò a scendere il pendio, verso Chankpe Opi Wakpala, il torrente chiamato Wounded Knee. L’oscurità invernale e i minuscoli cristalli di ghiaccio che danzavano nella luce morente davano una nota soprannaturale al paesaggio melanconico. In qualche luogo segreto lungo quel corso d’acqua ghiacciato giaceva il cuore di Cavallo Pazzo e i Danzatori degli Spettri credevano che il suo spinto disincarnato attendesse con impazienza la nuova, terra che sarebbe certamente venuta con la prima erba verde di primavera.
Nell’accampamento della cavalleria sul torrente Wounded Knee, gli indiani furono fermati e contati accuratamente. Vi erano 120 uomini e 230 donne e bambini. A causa della crescente oscurità, il maggiore Whitside decise di attendere il mattino per disarmare i suoi prigionieri. Egli assegnò loro per accamparsi un’area a sud nelle immediate vicinanze del campo militare, distribuì loro razioni e poiché scarseggiavano i rivestimenti dei tepee, fornì loro diverse tende. Whitside ordinò che venisse messa una stufa nella tenda di Piede Grosso e mandò un chirurgo del reggimento a curare il capo malato. Per essere sicuro che nessuno dei prigionieri fuggisse, il maggiore mise di guardia due squadroni di cavalleria intorno ai tepee dei Sioux e poi piazzò i suoi due Hotchkiss in cima a un’altura che dominava l’accampamento. Questi cannoni scanalati, che potevano lanciare cariche esplosive a più di due miglia, furono messi in posizione tale da colpire le tende degli indiani da un capo all’altro dell’accampamento.
Più tardi, in quella notte di dicembre, il resto del 7° reggimento marciò da est e bivaccò a nord degli squadroni di Whitside. Il colonnello James W. Forsyth, comandante dell’ex reggimento di Custer, prese ora il comando delle operazioni» Informò Whitside che aveva ricevuto ordine di mettere la banda di Piede Grosso su un treno della Union Pacific Railroad e di portarla in una prigione militare di Omaha.
Dopo aver piazzato altri due cannoni Hotchkiss sul pendio accanto agli altri, Forsyth e i suoi ufficiali si accinsero a trascorrere la notte con un barilotto di whiskey per festeggiare la cattura di Piede Grosso.
Il capo si trovava nella sua tenda, troppo ammalato per dormire, in grado appena di respirare. Perfino con le loro protettive Camicie degli Spettri e la loro fede nelle profezie del nuovo Messia, i Miniconjou avevano paura dei soldati a cavallo accampati intorno a loro. Quattordici anni prima, sul Little Bighorn, alcuni di questi guerrieri avevano contribuito alla sconfitta di alcuni di questi capi soldati – Moylan, Varnum, Wallace, Godfrey, Edgerly – e gli indiani si domandavano se nei loro cuori vi era ancora un desiderio di vendetta.
«II mattino seguente sentii uno squillo di tromba» disse Wasumaza, uno dei guerrieri di Piede Grosso che alcuni anni dopo cambiò il suo nome con quello di Dewey Beard. «Poi vidi i soldati che montavano a cavallo e ci circondavano. Fu annunciato che tutti gli uomini dovevano venire al centro del campo per un colloquio e che dopo il colloquio dovevano andare nell’agenzia di Pine Ridge. Piede Grosso fu portato fuori dal suo tepee e sedette davanti alla sua tenda e gli uomini più anziani si riunirono intorno a lui e si sedettero proprio vicino a lui al centro.»
Dopo aver distribuito le gallette per la colazione, il colonnello Forsyth informò gli indiani che ora dovevano essere disarmati. «Chiesero i fucili e le armi,» disse Lancia Bianca «così tutti noi consegnammo i fucili e li ammonticchiammo al centro.» I capi dei soldati non erano soddisfatti del numero delle armi consegnate e così mandarono squadroni di soldati a perquisire i tepee. «Entrarono nelle tende e uscirono con fagotti e li strapparono per aprirli» disse Cane Capo. «Presero le scuri, i coltelli e i pali delle tende e li ammonticchiarono vicino ai fucili.»
Non ancora soddisfatti, i capi dei soldati ordinarono ai guerrieri di togliersi le coperte di dosso e di sottoporsi a una perquisizione. I volti degli indiani esprimevano tutta la loro rabbia, ma solo lo stregone, Uccello Giallo, protestò apertamente. Accennò pochi passi della Danza degli Spettri, e intonò un canto sacro, assicurando i guerrieri che le pallottole dei soldati non avrebbero forato i loro indumenti sacri. «Le pallottole non andranno verso di voi» egli cantò in Sioux. «La prateria è grande e le pallottole non andranno verso di voi.»
I soldati di cavalleria trovarono solo due fucili, uno dei quali era un Winchester nuovo che apparteneva a un giovane Miniconjou di nome Coyote Nero. Coyote Nero sollevò il Winchester sopra la testa gridando che aveva pagato molto denaro per il fucile e che apparteneva a lui. Alcuni anni dopo Dewey Beard ricordò che Coyote Nero era sordo. «Se lo avessero lasciato solo egli sarebbe andato a deporre il fucile nel posto indicato. Essi invece lo afferrarono e lo spinsero in direzione est. Egli non si preoccupò nemmeno allora. Il suo fucile non era puntato su nessuno. La sua intenzione era di mettere giù quel fucile. Essi si fecero avanti e afferrarono il fucile che egli si stava accingendo a deporre. Lo avevano appena circondato quando si udì un colpo di fucile abbastanza forte. Non saprei dire se qualcuno fu colpito, ma dopo quel colpo ci fu un gran fracasso.»
« Quel rumore assomigliava molto al suo suono della tela strappata» disse Penna Frusta. Colui-Che-Teme-il-Nemico lo descrisse come lo «scoppio di un fulmine».
Falco Rotante disse che Coyote Nero «era un uomo pazzo, un giovane che aveva una cattiva influenza sugli altri e in realtà era una nullità». Disse che Coyote Nero sparò col suo fucile e «immediatamente i soldati risposero al fuoco e ne seguì un massacro indiscriminato».
All’inizio del tumulto, il fuoco delle carabine era assordante, e l’aria era piena di fumo. Fra i moribondi che giacevano accasciati sulla terra gelata vi era Piede Grosso. Poi il fragore delle armi cessò per un momento, mentre piccoli gruppi di indiani e di soldati combattevano corpo a corpo, usando coltelli, mazze e pistole. Poiché solo pochi indiani avevano armi, dovettero presto fuggire e allora i grandi fucili Hotchkiss sulla collina aprirono il fuoco su di loro, sparando quasi un proiettile al secondo, falciando l’accampamento indiano, facendo a pezzi i tepee con gli shrapnel, uccidendo uomini, donne e bambini.
«Cercammo di fuggire,» disse Louise Orsa Astuta «ma essi ci sparavano addosso come se fossimo bisonti. Io so che vi sono alcune persone bianche buone, ma i soldati che spararono sui bambini e sulle donne furono infami. I soldati indiani non avrebbero fatto una cosa simile ai bambini bianchi.»
«Corsi via da quel luogo e seguii quelli che stavano scappando» disse Hakiktawin, un’altra giovane donna. «Mio nonno, mia nonna e mio fratello furono uccisi quando attraversammo la gola, e poi una pallottola mi trapassò il fianco destro e poi anche il polso destro e lì mi fermai perché non ero in grado di camminare e dopo il soldato mi raccolse e si avvicinò una ragazzina e si nascose sotto la coperta.»
Quando finì l’esplosione di follia. Piede Grosso e più della metà della sua gente erano morti o erano gravemente feriti; i morti accertati furono 153, ma molti dei feriti si allontanarono strisciando e morirono in seguito. Secondo una valutazione, dei 350 Miniconjou che si trovavano lì, i morti, fra uomini, donne e bambini, furono quasi trecento. Fra i soldati vi furono venticinque morti e trentanove feriti, per la maggior parte colpiti dalle loro stesse pallottole o shrapnel.
Dopo che i soldati di cavalleria feriti furono mandati all’agenzia di Pine Ridge, un distaccamento di soldati si recò sul campo di battaglia di Wounded Knee, raccolse gli indiani che erano ancora vivi e li caricò sui carri. Poiché appariva chiaro che prima di sera si sarebbe scatenata una tempesta di neve, gli indiani morti furono lasciati là dove erano caduti. (Dopo la tempesta di neve, quando un gruppo di affossatori tornò a Wounded Knee, trovò i corpi, compreso quello di Piede Grosso, congelati in posizioni grottesche.)
I carri carichi di Sioux feriti (quattro uomini e quarantasette donne e Bambini) raggiunsero Pine Ridge quando era già notte. Poiché tutte le baracche disponibili erano occupate dai soldati, gli indiani furono lasciati sui carri scoperti, esposti al freddo intenso, mentre un inetto ufficiale dell’esercito cercava un riparo. Infine fu aperta la chiesa episcopale, furono tolte le panche, e il pavimento fu ricoperto con uno strato di paglia.
Era il quarto giorno dopo Natale dell’anno del Signore 1890. Quando i primi corpi straziati e sanguinanti furono portati nella chiesa illuminata dalle candele, quelli che non avevano perso la conoscenza poterono vedere gli addobbi natalizi che pendevano dalle travi del soffitto. Da un capo all’altro del presbiterio, sopra il pulpito, era appeso uno striscione con la scritta: PACE IN TERRA AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTÀ.
“Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose. Quando guardo indietro, adesso, da questo alto monte della mia vecchiaia, ancora vedo le donne ed i bambini massacrati, ammucchiati e sparsi lungo quel burrone a zig-zag, chiaramente come li vidi coi miei occhi da giovane. E posso vedere che con loro morì un’altra cosa, lassù, sulla neve insanguinata, e rimase sepolta sotto la tormenta. morì il sogno di un popolo. Era un bel sogno… il cerchio della nazione è rotto ed i suoi frammenti sono sparsi. Il cerchio non ha più centro, e l’Albero sacro è morto.”
Alce Nero (Hehaka Sapa)

 

fonte: http://www.sentierorosso.com/storia-dei-nativi-americani/la-storia-degli-indiani-d-america/wounded-knee-1890

C’è un Indiano d’America in prigione da 40 anni. La sua colpa? Aver difeso il suo popolo! …E da 40 anni nessuno, proprio nessuno ne parla!!

 

Indiano

 

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C’è un Indiano d’America in prigione da 40 anni. La sua colpa? Aver difeso il suo popolo! …E da 40 anni nessuno, proprio nessuno ne parla!!

 

Chi è Leonard Peltier?

Leonard Peltier è un nativo americano in carcere da 40 anni per difendere i diritti del suo popolo. Nasce nel 1944 e già dalla sua infanzia capisce che la vita per i nativi d’America è dura, tra miseria, razzismo, emarginazione.

Cresce anche in un istituto dove conosce la prima “istituzione totale”, ma ha un buon carattere e la sua gioventù è carica di socialità, mentre impara a riparare vecchie automobili. Ma sono gli anni in cui lacomunità indiana comincia ad alzare la testa e si organizza.

Nasce l’AIM, American Indian Movement, di cui dopo poco Peltier entra a far parte. Nel 1973 oltre trecento indiani d’America tengono testa agli uomini del governo, che per scacciare i Lakota dal loro territorio, si erano alleati con il capo di un’altra tribù, Dick Wilson, che con una sorta di polizia privata mieteva terrore nella comunità indigena con pestaggi ed omicidi.

“Quando ci arrestarono, i soldati toccavano le donne davanti agli uomini, cercando di farci reagire così da poter giustificare le nostre esecuzioni.”
 
Leonard Peltier
 

Lo stesso Wilson stava trattando in gran segreto la vendita di parte delle terre della riserva dei Lakota Oglala di Pine Ridge, nel sud Dakota, agli Stati Uniti.
Consapevole della fierezza e dell’ostinazione delle popolazione native, il governo statunitense cerca in tutti i modi di cacciare i Lakota dal loro territorio per impossessarsi dei loro giacimenti. E’ un periodo durissimo, per due anni quella regione vede una presenza spropositata di agenti dell’FBI, e i morti tra i nativi sono almeno 60.

“Quelli di noi che furono riconosciuti come capi, vennero pestati nelle celle della prigione militare dell’esercito.”
 
 

Nel giugno del 1975 dalla comunità di Oglala viene lanciato un appello all’AIMperchè qualcuno vada ad aiutarli, la tensione è altissima. Arrivano 17 membri del AIM, di questi solo 6 sono uomini, tra loro c’è Leonard Peltier. Il 26 Giungo 1975 nei pressi della comunità indiana si presentano in auto, senza alcun segno di riconoscimento, due agenti dell’FBI: la scusa è la ricerca di un uomo che ha rubato degli stivali.

E’ probabilmente una trappola, tanto che nel giro di poco tempo si scatena una sparatoria tremenda con centinaia di agenti e militari.
 

Gli Oglala Lakota si difendono, rispondono al fuoco e alla fine sul terreno restano tre corpi: due agenti dell’FBI e un indigeno.

Tutta la comunità riesce a scappare e a nascondersi, si scatena una caccia all’uomo di dimensioni impressionanti. Per l’indiano americano morto non fu aperta alcuna indagine, mentre per i due agenti vennero imputate tre persone.

I primi due arrestati vengono processati ed assolti sulla base della legittima difesa, rimane il terzo accusato, Leonard Peltier, il quale nel frattempo è scappato in Canada. Su di lui si riversa tutta la rabbia dell’FBI, è il capo espiatorio.

Viene arrestato in Canada il 6 Febbraio 1976 e dopo pochi mesi estradato sulla base di false testimonianze, tanto che successivamente il governo canadese protesterà per i modi in cui si ottenne l’estradizione. Ma oramai Leonard Peltier è nelle mani dei coloro che vogliono letteralmente vendicare i due agenti morti.

Nel suo libro “La mia danza del Sole”, Leonard Peltier racconta:

A Milwaukee rimasi coinvolto in un episodio strano e inquietante.
Stavo mangiando in una trattoria con un paio di fratelli indiani, quando una coppia di uomini seduti al tavolo accanto cominciò a indicarci ridendo rumorosamente e facendo battute razziali.
Non potevo sapere che erano poliziotti in borghese.
 
Ci alzammo per andarcene, ma quei due ci aspettavano fuori, proprio davanti alla porta, impedendoci di uscire.
 
– Cosa c’è da ridere? – chiesi.
 
Ero furioso e pronto a battermi, ovviamente è quello che aspettavano.
 
Non appena parlai, prima ancora di poter alzare una mano, mi trovai due Magnum calibro 357 puntate alla testa. (…cercavo di ripararmi mentre loro mi colpivano a sangue. Venni poi a sapere che, a forza di picchiarmi, uno dei due, poverino, si era ferito una mano e aveva dovuto chiedere due giorni di  riposo.”
 
 

Questa volta il processo viene organizzato diversamente: si svolge nella città di Fargo, storicamente anti-indiana, la giuria è formata da soli bianchi e il giudice è noto per il suo razzismo.

Il processo prende ben altra piega e Peltier viene condannato a due ergastoli consecutivi. Durante il processo non si tiene conto delle prove a suo favore, ma solo di testimonianze manipolate, vaghe e contraddittorie.

Dopo cinque anni, accurati esami balistici riescono a provare che i proiettili che uccisero i due agenti non appartenevano all’arma di Leonard, e alcuni dei testimoni che lo avevano accusato ritirano le loro dichiarazioni, confessando di essere stati minacciati dall’FBI.

Leonard Peltier nel suo libro scrive:

“E’ così che fanno. Ti prendono di mira, t’incastrano, t’arrestano, ti picchiano a sangue, ti appioppano un’accusa falsa. Poi ti trascinano in prigione e in tribunale e t’impoveriscono con le spese legali.”

A Leonard è stata negata la possibilità di avere una revisione del processo, nonostante le prove che dimostrano la sua innocenza. Non gli è stato nemmeno permesso di presenziare ai funerali di suo padre, di sua madre, dei suoi zii. Per almeno due volte si è cercato di ucciderlo in carcere, mentre le sue condizioni di salute sono difficili. Operato ad una mascella solo grazie alle pressioni popolari, quasi cieco da un occhio, malato di diabete e di prostata, ma Leonard Peltierresiste e non rinnega nulla della sua lotta.

A settembre Leonard ha compiuto 70 anni.

Mentre tu stai leggendo Peltier è ancora in prigione. Fino a quando?

Leonard Peltier è in carcere perché lottava per i diritti del suo popolo e la sua storia è un esempio delle tante ingiustizie che avvengono in ogni parte del mondo e che vengono taciute perché “scomode”.

Perché punire con il carcere a vita questo indiano d’america di nome Leonard Peltier?

Per lanciare il messaggio a tutti gli indiani oppressi, per dire loro che se oseranno ribellarsi alla democratica civiltà americana moderna, essi pagheranno e saranno puniti anche se innocenti.

Ma i governi non sanno che gli indiani non hanno mai smesso di lottare, ne mai lo faranno, perché come dicevano i loro antenati, è meglio morire da uomini liberi che vivere da schiavi:


Fonte : Infoaut